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Etica economica e pace

sintesi delle relazioni di Enrico Chiavacci e Giancarlo Graziola
Verbania Pallanza, 21-22 febbraio 1987

(Enrico Chiavacci)

il concetto cristiano di pace

Il tema della pace è stato trascurato dalla teologia tradizionale, dopo il Civitate Dei di Agostino. È stato il Vaticano II ha riprendere la riflessione in modo approfondito sul tema della pace, in particolare nella Gaudium et spes: "La pace sulla terra è figura e effetto della pace di Cristo". La pace è dono del risorto e compito. Secondo il vangelo di Giovanni il Signore appare agli apostoli nella sera della risurrezione e dice: "Pace a voi, come il Padre ha mandato me così io mando voi". La pace, che è dono, diventa immediatamente compito e riassume il progetto di Dio per la famiglia umana. Nella visione biblica la pace è il mondo secondo il progetto di Dio, sono le relazioni umane secondo il disegno di Dio. In altri termini, sempre biblici, la pace come dono e compito è frutto della giustizia. Ma la giustizia di Dio è una giustizia squilibrata, parziale, è la giustizia resa al povero.
Si può riassumere l'idea biblica di pace in due proposizioni. Anzitutto la pace è la fine di ogni dominio dell'uomo sull'uomo, di ogni forma di oppressione e prevaricazione (prendersi cura dello straniero).
Secondariamente la pace è corresponsabilità, fraternità universale che non conosce frontiere. Prima del concilio non esisteva l'idea della famiglia umana come un tutt'uno. Il bene comune veniva identificato con il bene della nazione, dello stato, non dell'intera umanità. Si tendeva ad assolutizzare l'amore della patria. L'esperienza del secondo conflitto mondiale, la dichiarazione universale dei diritti dell'uomo contribuiscono a far riscoprire l'idea di una famiglia umana in cammino verso il traguardo finale della Gerusalemme celeste, quando sarà pienamente la famiglia di Dio, con la chiesa compagna di questo cammino. La giustizia di Dio diventa il criterio di misura di tutte le relazioni che legano tra loro gli esseri umani. Il dono della pace del risorto è il compito di realizzare relazioni tra persone e popoli secondo la logica del dono. Con la resurrezione di Cristo l'umanità ha in sé questo germe di pace.
Questo compito di pace deve essere storicizzato. Sia le forme di oppressione e di dominio che le possibilità di solidarietà e di nuove forme di relazioni tra gli esseri umani variano da cultura a cultura e secondo il momento storico. È un dovere morale preciso vedere come oggi si presenta il problema dell'impegno contro ogni forma di dominio e per una corresponsabilità universale. Non ci sono ricette valide per sempre.
La pace sulla terra è sempre figura della pace di Cristo, cioè non solo simbolo ma già realtà iniziale. Se la pace sulla terra è realtà iniziale della pace di Cristo, il cammino della pace non finirà mai finché ci sarà storia. L'ideale di pace non sarà mai raggiunto nella storia dell'umanità, che sarà sempre una lotta contro il potere delle tenebre (egoismo, prevaricazione, dominio dell'uomo sull'uomo), fino all'ultimo giorno.
Essere cristiani non è fuggire dalle preoccupazioni del mondo: sarebbe un tradire il compito affidatoci. Compito e dovere di tutti è lo storicizzare, leggere la realtà in cui siamo immersi, cercare di fare il possibile per diminuire le forme di oppressione e per far crescere ogni forma di solidarietà.

le più gravi mancanze di pace

Ci sono tre settori di non pace, tre forme di oppressione aventi conseguenze planetarie: l'oppressione di tipo politico-militare, l'oppressione di tipo macroeconomico, l'oppressione mediale. Queste forme di non pace sono state riconosciute gradualmente.
Anzitutto l'oppressione politico militare.
Due dottrine tradizionali della morale cristiana hanno favorito e legittimato questa non pace. La Chiesa ha sposato la dottrina della sovranità dello stato, secondo la quale il bene comune non è il bene dell'intera famiglia umana, ma il bene del singolo stato. È una bestemmia. Il Vaticano II parla di bonum commune generis humani, che deve prevalere sull'interesse dei singoli stati.
Inoltre la tradizionale morale cristiana ha legittimato la guerra giusta, secondo la quale ogni stato ha il diritto di intervenire militarmente quando non riesce a tutelare l'interesse dei propri cittadini in forma pattizia. Di qui la necessità e doverosità del riarmo.
Secondo i dati oggi disponibili (Sipri di Stoccolma) le due superpotenze hanno più di 25.000 testate nucleari in grado di distruggere l'umanità decine di volte. L'irrazionale crescita delle spese militari ha come conseguenza la diminuzione delle spese sociali. Gli Stati Uniti, tra i paesi civilizzati, sono l'unico paese privo di un servizio sanitario gratuito, e con grandi sacche di povertà.
La realtà è comunque molto più complessa. Se è vero che è stato il potere politico ha determinare la corsa agli armamenti, data la redditività degli investimenti in armamenti, ora è il potere economico che può pesantemente condizionare il potere politico e indurlo al mantenimento e all'incremento delle spese militari. Non è un mistero che le grandi concentrazioni di potere economico, finanziario e industriale investono cifre enormi per far eleggere un presidente che poi condizionano.
Oltre il 50 per cento della ricerca scientifica sia negli Stati Uniti che nell'Unione Sovietica è fatta per il militare.
L'oppressione economica mondiale: il rapporto Nord-Sud
Nord e Sud sono due mondi, due umanità completamente diverse. Il prodotto interno lordo pro capite nei paesi del nord - sono dati del 1985 - va da 3.600 dollari a 10.500 dollari. Nei paesi del Sud la media è tra i 600-800 dollari che può scendere in alcuni paesi anche a 100 dollari l'anno.
Il dramma è che l'economia mondiale è governata da chi ha il potere, cioè dal Nord. La situazione del Sud non è irreversibile, solo se i paesi del Nord lo volessero, ma non lo vogliono. Wall Street e Londra decidono i prezzi delle merci comprate ai paesi poveri e delle merci vendute: è il libero mercato.
L'attesa di vita media nel Sud è di 50-52 anni, al Nord di 73 anni.
La divaricazione non è stata creata apposta da Nord - i motivi sono molti - ma è sicuramente mantenuta, attraverso il controllo dei prezzi, delle tecnologie, attraverso il controllo politico. Si pensi all'America Latina.
L'oppressione mediale
Oggi le nuove tecnologie sono rappresentate dalla informatica e dalle telecomunicazioni, che hanno potentemente ampliato la comunicazione di massa. Ora il controllo delle comunicazioni di massa si concentra sempre di più in poche mani. Il comunicatore ha un enorme potere.
Nonostante sia palesemente falso, i giornali ci fanno credere che è assolutamente indispensabile il riarmo per fronteggiare la potenza sovietica. L'equilibrio invece c'è e dipende da noi.
Coloro che hanno il possesso dei mezzi di comunicazione controllano i modelli culturali, inducono la gente a pensare, a volere, a desiderare determinate cose (bisogni indotti). In questo modo è stata esportata l'idea del successo, propria dell'etica protestante calvinista (il successo in terra come segno di predestinazione) diffusa negli Stati Uniti. Una tradizione culturale non europea sta diventando la nostra. Gli effetti più devastanti sono al Sud, in cui è in atto una nuova colonizzazione culturale.
Le riviste missionarie sono rivoluzionarie perché denunciano la demolizione di culture nobili fatta nell'interesse economico e politico dei grandi padroni della comunicazione di massa.
Queste tre forme di oppressione costituiscono per noi oggi la sfida. L'etica economica tradizionale si limitava al concetto di non rubare: se non rubo, ma affamo la gente, distruggo un patrimonio culturale, creo milioni di disoccupati, non faccio nessun peccato. C'è la necessità e l'urgenza di una nuova etica economica più attenta alle istanze evangeliche e al bene dell'intera famiglia umana.


(Giancarlo Graziola)

la militarizzazione del mondo

Se guardiamo ai rapporti economici, sociali e politici in una prospettiva mondiale siamo colpiti dalla presenza di forze contrastanti.
Da una parte c'è l'intensificarsi delle forze che spingono verso l'unificazione della economia mondiale. L'inizio è stato dato dall'affermarsi del modo capitalistico di produzione (tecnologie e organizzazione del lavoro). Sono emersi a partire dalla seconda metà dell' 800 sistemi di divisione internazionale del lavoro. Anche l'emigrazione, le esportazioni di capitali, gli investimenti diretti all'estero (sia i movimenti del fattore lavoro che del fattore capitale) sono causa ed espressione della crescente unificazione dell'economia.
D'altra parte però a queste spinte all'unificazione si contrappongono spinte di natura disgregativa che producono conflitti, che tendono a spaccare il sistema economico mondiale. Il sistema di mercato non sembra agire secondo giustizia, provocando fortissimi squilibri tra una notevole dose di ricchezza prodotta a favore di alcuni paesi e l'indebitamento progressivo di altri, che chiedono moratorie o cancellazioni del debito. Inoltre le politiche economiche dei singoli stati spesso causano squilibri e conflittualità, come le politiche protezionistiche dei paesi sviluppati (ad es. il cartello multifibre per proteggere la propria industria tessile, il protezionismo in agricoltura).
Evidente inoltre è un altro contrasto tra la pace globale del secondo dopoguerra unita ad una militarizzazione massiccia e al pullulare di conflitti locali. Alla radice c'è la conflittualità tra le due grandi potenze.
Il risultato è che una certa pace senza conflitto globale c'è non perché voluta ma perché è un dato di fatto prodotto dalle circostanze.
La militarizzazione del mondo ha alcune caratteristiche fondamentali.
1. Nel secondo dopoguerra si è avuto una crescita sostenuta e continua delle spese militari delle due maggiori e contrapposte alleanze, Nato e Patto di Varsavia. Abbiamo una pace globale e gli investimenti nella difesa sono enormi. L'Inghilterra spende più adesso rispetto a quando era la più grande potenza navale del mondo. In percentuale spende di più la Nato rispetto al Patto di Varsavia.
2. C'è stato uno sbalorditivo progresso delle tecnologie militari. La tecnologia militare nel secondo dopoguerra si è basata sulla scienza. Ad iniziare è la stata la Germania nazista (V1 e V2). La guerra diviene sempre più un fatto meno umano e più automatizzato. Inoltre una cospicua fetta delle ricerche scientifiche è dedicata alla ricerca bellica (un quarto delle spese mondiali per la ricerca è dedicato alla difesa).
3. Inoltre la militarizzazione si è diffusa in tutto il mondo. Fino agli anni '50 i paesi armati erano quelli del Nord (Est e Ovest), che aiutavano militarmente i paesi del Sud. A partire dagli anni '60 cessa la politica degli aiuti militari sostituita dal commercio delle armi: le due superpotenze hanno iniziato a vendere armi al Terzo Mondo. L'indipendenza nazionale, conseguita in quegli anni da parte di molti paesi del Sud, ha significato l'avere proprie forze armate (si ritiene inconcepibile uno stato sovrano senza forze armate). I paesi europei, consolidatisi economicamente, hanno incentivato produzione e commercializzazione di armi. La crisi del petrolio del '73 ha fornito i mezzi di pagamento, intensificando il commercio delle armi. Tre quarti del commercio internazionale di armi è in direzione nord-sud.
4. Infine l'ultimo punto della militarizzazione è la bomba atomica. Solo dopo Hiroshima e Nagasaki è apparso chiaramente che i disastri della bomba atomica erano tali da negare il significato della vittoria. Le superpotenze sono impegnate nello sforzo di render usabile questa arma, sia sul versante della duttilità dell'impiego (precisando obiettivi e contenendo i danni) sia sul versante della individuazione dei centri di comando come obiettivi da colpire. Ma al momento la limitazione del danno è più auspicata che perseguibile.
Il fatto che la pace globale sia stata sino ad oggi garantita dalla presenza di due superpotenze sta a indicare che è frutto più delle circostanze che da scelte volute. Qui sta la debolezza dal punto di vista etico: una pace come risultato di equilibri internazionali, che coesiste con la militarizzazione e le guerre nel terzo mondo, con lo spreco collettivo delle risorse è ben diversa da una pace risultato di processi che fanno emergere i valori della concordia, del pluralismo, della convivenza pacifica. La pace deve essere un obiettivo voluto dagli uomini.

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