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Alla radice della crisi: il cuore di pietra

sintesi della relazione di Armido Rizzi
Verbania Pallanza, 31 marzo 2012

Da molto tempo rifletto e lavoro sul tema biblico del cuore, anche in riferimento alla crisi. Quando mi è capitato di parlare di questo argomento, di solito, avevo a disposizione una decina di ore. Nelle due ore previste, di conseguenza, dovrò sintetizzare molto la presentazione. Nella prima ora cercheremo di mettere in luce il significato del termine "cuore" nella bibbia. Nel secondo momento parleremo della crisi del cuore, al centro di tutte le crisi, le quali non sono mai solo economiche ma anche antropologiche, riguardano cioè ciò che vuol dire essere uomini e donne.

il cuore nella bibbia

Nella bibbia ebraica il termine cuore, in ebraico leb (o lebab nei testi deuteronomici), ricorre poco più di 850 volte. In un centinaio di casi è usato con un significato che è abituale ancor oggi, almeno in occidente, quello affettivo, psicologico. È il cuore come sede degli affetti, affetti che possono essere sia positivi che negativi, possono essere di trasporto, di simpatia, di innamoramento, oppure anche di paura, di angoscia, di fuga. A volte è presente anche il significato fisiologico del cuore, del cuore come muscolo, del "cuore che batte".
In oltre 700 casi invece, sempre nell'Antico Testamento, perché nel nuovo prevarrà il termine "agape" per esprimere la realtà del cuore, la voce "cuore" è usata, spesso unita al termine amore o a vocaboli affini, con un significato non più psicologico, ma etico-teologale. Il cuore cioè è la sede dove Dio parla, dove Dio pone la sua legge. Il cuore è la sede dove spunta quella che fino a non molto tempo fa si chiamava la voce della coscienza, della coscienza intesa non come semplice consapevolezza, ma come coscienza etica. A differenza del tedesco, nelle lingue neolatine si impiega uno stesso termine, quello di coscienza, per indicare due realtà diverse, sia la consapevolezza che la coscienza etica.
Ho analizzato minuziosamente la traduzione della Cei della bibbia per verificare se al termine "cuore" corrispondeva l'ebraico leb. Qualche volta ho riscontrato dei sinonimi, altre volte il vocabolo "cuore" è stato impiegato per dire altre cose. Una volta, nella penultima traduzione Cei del Nuovo Testamento, al posto di cuore si è usato "mente" : "gli occhi della mente", al posto del bellissimo "gli occhi del cuore".
La mia tesi è che esiste una distinzione fondamentale tra cuore psichico, proprio dell'uomo naturale come abitatore del mondo (il desiderio ecc.) - in quanto abitatore del mondo l'uomo è "colpito" da ciò che accade nel mondo - e il cuore etico, proprio dell'uomo nella grazia, come abitatore dell'alleanza, come abitatore di quella realtà che si è manifestata con la vocazione di Israele, con l'alleanza tra Dio e l'uomo. Dio ha chiamato Israele, in rappresentanza di tutta l'umanità, a fare alleanza con lui. Secondo la bibbia, la coscienza etica per Israele non è un fatto naturale come successivamente sarà invece ritenuto dalla tradizione cristiana, dalla Scolastica, da Tommaso d'Aquino. Succede spesso che i biblisti non pensino secondo la bibbia.
Non è vero per esempio come sostengono alcuni biblisti che il popolo di Israele, liberato dalla schiavitù egiziana, non sa amare la libertà poiché nel deserto, prima della stipulazione dell'Alleanza, rimpiange le cipolle d'Egitto. La libertà che fino a quel momento ha sperimentato è solo la libertà "da" e non ancora la libertà nella sua pienezza e cioè la libertà "per". La libertà si definisce per il fine che essa ha. E il fine si manifesterà successivamente nell'Alleanza, nel dono della Legge.
La mia tesi è che le due accezioni di cuore, cuore affettivo e cuore etico, sono irriducibili, anche se sono integrabili.

Shemà Israel (Dt 6,4-9): chiamati a compiere la volontà di Dio

Nello Shemà Israel, la principale professione di fede dell'ebraismo, si dice: "Ascolta Israele, il Signore è il nostro Dio, unico è il Signore. Tu amerai il Signore tuo Dio con tutto il cuore, con tutta l'anima e con tutte le forze. questi precetti che oggi ti do ti stiano fissi nel cuore. Li ripeterai ai tuoi figli, ne parlerai quando ti troverai in casa tua, quando camminerai per via, quando ti coricherai e quando ti alzerai. Te li legherai alla mano come un segno e saranno come un pendaglio tra gli occhi e li scriverai sugli stipiti della tua casa e sulle tue porte.".
In questa professione di fede troviamo i due termini principali "cuore" e "amore". Il cuore di cui qui si parla non è però il cuore dell'eros, del desiderio. Non è il cuore che apre gli occhi davanti al mondo e, stupefatto della sua bellezza, vi si abbandona. La tradizione patristica e quella Scolastica hanno sempre pensato che c'è un amore naturale di Dio presente nell'uomo che lo spinge alla ricerca dell'assoluto. Anche nella filosofia greca si trova una concezione analoga. Esemplare è il percorso che Platone descrive nel "Simposio" in cui dalla bellezza del corpo del bel giovinetto si risale per tappe alla bellezza con la B maiuscola. Dio, come Bellezza, è oggetto del desiderio umano, della ricerca umana, del cuore umano così come è fatto naturalmente.
Nello "Shemà Israel" invece Dio non è oggetto di una ricerca appassionata, ma è colui che ha posto nel cuore dell'uomo i suoi precetti, la sua legge, i suoi comandamenti. Questi precetti devono occupare il cuore e poi dilatarsi nel tempo (" Li ripeterai ai tuoi figli...") e nello spazio (il corpo e la casa). Si tratta in questo testo non più dell'uomo naturale, che fa naturalmente alleanza con il mondo, ma dell'uomo chiamato da Dio all'Alleanza, del cuore etico.
Amare Dio, allora, non è innamorarsi di lui, ma compiere la sua volontà, espressa nella sua legge e sentita nella coscienza.

Dt 30,10-14+15ss: il bivio tra bene e male, tra vita e morte

"Quando obbedirai alla voce del Signore, tuo Dio, osservando i suoi comandi e i suoi decreti, scritti in questo libro della legge, e quando ti sarai convertito al Signore, tuo Dio, con tutto il cuore e con tutta l'anima. Questo comando che oggi ti ordino non è troppo alto per te, né troppo lontano da te, non è nel cielo, perché tu dica: "Chi salirà per noi in cielo per prendercelo e farcelo udire affinché possiamo eseguirlo". Non è di là dal mare perché tu dica: "Chi attraverserà per noi il mare per prendercelo e farcelo udire affinché possiamo eseguirlo?" Anzi, questa parola è molto vicina a te, è sulla tua bocca e nel tuo cuore, perché tu la metta in pratica.
Vedi, io pongo oggi di fronte a te la vita e il bene, la morte e il male. Oggi, perciò io ti comando di amare il Signore, tuo Dio, di camminare per le sue vie, di osservare i suoi comandi, le sue leggi e le sue norme, perché tu viva e ti moltiplichi e il Signore tuo Dio ti benedica nella terra in cui tu stai per entrare. Ma se tu non farai così..."
La legge non ci porta spontaneamente ad agire in un certo modo. La coscienza è sempre posta di fronte ad un bivio tra bene e male, tra vita e morte. La chiamata divina della coscienza o del cuore, pone il cuore davanti alla scelta radicale tra il bene e il male. Bene è amare Dio con tutto il cuore, cioè obbedire alla sua volontà, ai suoi comandamenti, mentre il male è disobbedire.
I comandamenti a cui obbedire iniziano quasi tutti con un "non" (non uccidere, non rubare, non commettere adulterio...). Questa formulazione del comandamento non vuol dire che sia possibile fare tutto ciò che si vuole ad eccezione del non uccidere o del non rubare ecc. Non siamo chiamati semplicemente a non fare il male, a non danneggiare gli altri e, con questo limite, a poter fare tutto quello che si vuole (concezione presente nella Dichiarazione dei diritti dell'uomo della Rivoluzione francese al cap. IV: "La libertà consiste nel poter fare tutto ciò che non nuoce ad altri"). Siamo chiamati a fare il bene, a camminare positivamente sulla strada di Dio.
In questo brano del Deuteronomio non si parla di diritto dell'uomo, ma del dovere, dell'amore comandato. I diritti sono i bisogni dell'uomo letti alla luce del dovere, quindi letti alla luce del cuore, alla luce dell'amore comandato, dell'amore come imperativo.
Questa visione apre alla libertà come responsabilità. Se non fossimo liberi di fare la scelta tra il bene e il male, non saremmo responsabili delle nostre scelte. Per la bibbia non è vero che tutto dipende dal DNA o dall'educazione ricevuta. Non è vero che siamo riducibili a quello che siamo per natura o cultura. Resta sempre almeno una piccola dimensione, quella del cuore, dove siamo noi in prima persona ad essere responsabili di quello che facciamo.

Dt 10,12: temere, camminare e servire Dio

"Che cosa ti chiede il Signore tuo Dio, se non che tu lo tema, che tu cammini per le sue vie, che tu lo ami e che tu lo serva con tutto il cuore e con tutta l'anima".
La bibbia usa anche altri termini per parlare dell'amore che viene richiesto da Dio, come "temere" "camminare" "servire".
Il timor di Dio non è l'aver paura, ma l'aver rispetto, l'amore reverenziale.
L'amare è presentato poi come servire. La storia di Israele è un passaggio dalla schiavitù, dalla servitù, alla libertà del servizio, al servizio dato liberamente a Dio (culto) e ai fratelli (giustizia), al farsi prossimo.
L'amare è presentato anche come un camminare sulla strada di Dio, verso un fine che inizialmente era la Terra Promessa e successivamente, constatata (v. Giobbe) l'impossibilità che Dio doni in questa vita tutto ciò che ha promesso, diventerà la "vita eterna". In questa vita si cammina verso Dio, ma anche con Dio: un camminare che prende il suo significato non sola dalla meta, ma in cui ogni passo ha dentro il suo scopo. Ogni passo è come un kairòs, come il momento buono per raggiunger qualcosa.

Salmi e libri sapienziali: cuore etico e cuore-desiderio sono irriducibili e integrabili

Questo significato primario, centrale del cuore nella bibbia, del cuore come coscienza etica, del cuore legato all'amore come obbedienza alla volontà di Dio, è certamente irriducibile al cuore dell'eros, al cuore-desiderio, al cuore affettivo. Ma affermare che è irriducibile non vuol dire che non sia integrabile. Irriducibile vuol dire solo che l'uno non diventerà mai l'altro. Molti passi biblici, in particolare dei Salmi, di fatto, presentano l'amore alla legge con il linguaggio affettivo, dell'eros: "Corro sulla via dei tuoi comandamenti perché mi hai dilatato il cuore"(Sal 119, 34).
Nei salmi e nei libri sapienziali l'amore alla legge è avvolto da un'atmosfera di affettività, di trepidazione, di desiderio, di gioia, di entusiasmo. Il teologale (il cuore legato all'amore come obbedienza alla volontà di Dio) non esclude l'affettivo ma lo purifica e lo invera.
Nei salmi il termine "cuore" ricorre 137 volte: è il libro in cui ricorre più spesso e in tutti i suoi significati.

Nel salmo 19, dopo una prima parte (1-7) in cui si parla dei cieli e del sole con un inno alla creazione ("i cieli narrano la gloria di Dio, / l'opera delle tue mani annuncia il firmamento... / Là pose una tenda per il sole...") si passa improvvisamente alla esaltazione della legge (8-11): "La legge del Signore è perfetta, / rinfranca l'anima, / la testimonianza del Signore è stabile, / rende saggio il semplice. / I precetti del Signore sono retti, / fanno gioire il cuore, / il comando del Signore è limpido, / illumina gli occhi. / Il timore del Signore è puro, / rimane per sempre, / i giudizi del Signore sono fedeli, / sono tutti giusti, / più preziosi dell'oro, / di molto oro fino, / più dolci del miele / e di un favo stillante". Si parla della legge con espressioni che trasudano festosità, affettività, eroticità, nel senso ampio di desiderio.

Il salmo 15: "Signore chi abiterà nella tua tenda? / chi dimorerà nella tua santa montagna? / Colui che cammina senza colpa, / pratica la giustizia / e dice la verità che ha nel cuore, non sparge calunnie con la sua lingua, / non fa danno al suo prossimo, / e non lancia insulti al suo vicino. / Ai suoi occhi è spregevole il malvagio, / ma onora chi teme il Signore. / Anche se ha giurato a proprio danno, / mantiene la parola, / non presta il suo danaro ad usura / e non accetta doni contro l'innocente (sembra la descrizione della nostra situazione economica...) / Colui che agisce in questo modo resterà saldo per sempre"
Colui che agisce in questo modo, in modo giusto, può avvicinarsi al tempio. È il rapporto tra liturgia e vita. La vita buona, la pratica della giustizia, il cuore giusto è la condizione di verità della liturgia, è la condizione per entrare nel tempio.
Altri passi della bibbia diranno che il cuore giusto non solo è la condizione del vero culto, ma è il vero culto.

Il Salmo 57, 8-9 ci offre un motivo affine a quello del salmo 19.
"Saldo è il mio cuore o Dio, / saldo è il mio cuore. / Svegliati, mio cuore! / Svegliatevi arpa e cetra, / voglio svegliare l'aurora"
In questo salmo stranamente si parla del cuore che addirittura fa risvegliare l'aurora. Di norma è l'aurora che ci risveglia, è il mondo creato che sveglia il cuore dell'uomo. Viene rovesciato invece in questo testo il rapporto tra creazione e alleanza. Non è dalla contemplazione della bellezza del mondo creato che, per via razionale o per via affettiva, oggi privilegiata, si risale al Dio dell'alleanza, ma è il cuore umano, abitato dalla vocazione all'alleanza, a risvegliare il mondo, a coinvolgerlo. Leggere l'universo alla luce dell'alleanza vuol dire leggerlo come cosa buona e giusta, come si afferma nei racconti della creazione di Genesi 1 e 2.

Il coinvolgimento del cosmo nell'alleanza con Dio è espresso in modo stupendo in Baruch 3,32-36.
"... Le stelle hanno brillato nei loro posti di guardia e hanno gioito; / egli le ha chiamate ed hanno risposto: "Eccoci!", / e hanno brillato di gioia per colui che le ha create. / Egli è il nostro Dio / e nessun altro può essere confrontato con lui."
È una lettura che si può fare durante la veglia pasquale. In quel "Eccoci!" si afferma in qualche modo il coinvolgimento del cosmo nell'obbedienza a Dio. Si tratta ovviamente di un simbolo, dato che il cosmo, privo di libertà, non può veramente obbedire. Ma in quel "Eccoci" delle stelle risuona l' "eccomi" di Abramo alla richiesta del sacrificio del figlio e l' "eccomi" di Mosè alla chiamata di Dio alla missione di condurre Israele fuori dalla schiavitù egiziana.

Il salmo 51, il miserere: "Contro te, contro te solo ho peccato..." (v.6) "nel peccato mi ha concepito mia madre" (v.7)
Non si vuol dire che siamo figli della colpa, perché frutto di un rapporto sessuale peccaminoso, ma che da sempre, fin dal primo istante del concepimento, siamo in un mondo di peccato.
"Tu non gradisci il sacrificio; / se offro olocausti, tu non li accetti. / Uno spirito contrito è sacrificio a Dio; / un cuore contrito e affranto tu, o Dio, non disprezzi." (vv.18-19)
Dio gradisce l'obbedienza ai suoi comandamenti o, in caso di disobbedienza, il pentimento che cancella la colpa. Il vero sacrificio è dunque l'amore a Dio, che si incarna nell'amore agli altri nel bisogno, e, in caso di mancanza, il cuore si rinnova nel pentimento.
"Crea in me, o Dio, un cuore puro..." (v.12)
Non è la creazione dell'artista che realizza una statua, una pittura o un'opera musicale. Il verbo impiegato "crea", in ebraico "bara'", è esattamente lo stesso verbo usato per la creazione del mondo (In principio Dio creò il cielo e la terra) e per la creazione di Israele. Israele esiste come popolo solo a partire dall'alleanza, nasce come popolo solo nel momento in cui accetta l'alleanza che Dio gli propone. Quindi come Dio ha creato il mondo, come Dio ha creato Israele, così Dio crea il cuore di ogni pentito.

Il salmo 73 è una specie di sintesi del libro di Giobbe. Viene presentato lo scandalo del giusto che assiste alla prosperità dei malvagi, alla fortuna dei prepotenti ("I loro occhi sporgono dal grasso / dal loro cuore escono follie" (v.7)) e che sprofonda nel dubbio ("Invano dunque ho conservato puro il mio cuore, / e ho lavato nell'innocenza le mie mani! /Perché sono colpito tutto il giorno / e fin dal mattino sono castigato?" (v.13)). Il risveglio del giusto avviene quando entra nel tempio ("Quanto era amareggiato il mio cuore... io ero insensato e non capivo" (v.21)) e finalmente comprende e si riconverte ("vengono meno la mia carne e il mio cuore, ma Dio è roccia del mio cuore, mia parte per sempre" (v.26))
Si incomincia ad intravvedere una prospettiva dell'al di là, di un'altra vita, sia in senso spaziale (i cieli), che temporale (la fine dei tempi).

Tutti questi motivi sono ripresi e dispiegati, come in un grande affresco, nel salmo 119, tutto dedicato alla legge e dove il termine "cuore" compare con frequenza e con una ricca modulazione tematica: nel santo timore della parola di Dio (v.161), nell'osservanza dei suoi precetti (m.69), nel cercarlo con tutto il cuore (vv.2.10), nel lodarlo (v.7), nell'invocarlo e supplicarlo (vv.58.145), nel chiedergli di "piegare il cuore" verso i suoi comandamenti (vv.36.112), nell'attestazione di custodire in cuore i suoi precetti (v.34), coniugandoli con la sua promessa (v.11) e in quella, stupenda: "corro per la via dei tuoi comandamenti / perché hai dilatato il mio cuore" (v.32).

La crisi e la promessa

Non si può capire la crisi del cuore, argomento specifico dell'incontro di quest'oggi, se prima non si sia precisato, come abbiamo fatto in modo sintetico nella prima parte dell'incontro, il significato o, meglio, i significati del termine "cuore" secondo la bibbia, in particolare secondo l'Antico Testamento.

la crisi: il cuore di pietra

Quando nel Nuovo Testamento troviamo l'espressione "la legge e i profeti", i due termini non indicano la stessa realtà. I profeti certamente predicano la legge, ma soprattutto denunciano e protestano il venir meno dell'efficacia della legge, la morte del cuore.
Vi propongo ora alcuni dei testi più significativi che presentano come nasce e si forma la crisi o addirittura la morte del cuore

Ezechiele 36,16-19.22-23: l'idolatria e l'ingiustizia

"Mi fu rivolta questa parola del Signore: «Figlio dell'uomo, la casa d'Israele, quando abitava il suo paese, lo rese impuro con la sua condotta e le sue azioni. Come l'impurità di una donna nel suo tempo è stata la loro condotta davanti a me. Perciò ho riversato su di loro la mia ira per il sangue che avevano sparso nel paese e per gli idoli con i quali l'avevano contaminato. Li ho dispersi fra le genti e sono stati dispersi in altri territori: li ho giudicati secondo la loro condotta e le loro azioni."..."Annunzia alla casa d'Israele: Così dice il Signore Dio: Io agisco non per riguardo a voi, gente d'Israele, ma per amore del mio nome santo, che voi avete disonorato fra le genti presso le quali siete andati. Santificherò il mio nome grande, disonorato fra le genti, profanato da voi in mezzo a loro. Allora le genti sapranno che io sono il Signore - parola del Signore Dio - quando mostrerò la mia santità in voi davanti ai loro occhi."
In questo brano del profeta Ezechiele c'è la denuncia di una colpa che viene chiamata idolatria e spargimento di sangue. Lo spargimento di sangue potrebbe alludere ai sacrifici umani molto diffusi nelle religioni dei popoli vicini, ma vietati per Israele, oppure potrebbe indicare la violenza omicida non sacrificale presente tra gli israeliti. Ezechiele pertanto denuncia il venir meno dell'obbedienza all'amore verso Dio (idolatria) e all'amore verso il prossimo. Dio punisce Israele con l'esilio.

Osea 2,1-15: idolatria

Osea sposa su comando di Dio una prostituta, la quale, poco tempo dopo, torna a fare il suo mestiere. E Dio dice: "ecco quello che Israele ha fatto con me". Il popolo di Israele cioè si è prostituito agli idoli. Israele nel suo peregrinare quarantennale verso la Terra Promessa si è nutrito con la manna, un cibo proveniente dal cielo. Giunto nella terra di Canaan si trova tra popoli (Filistei ecc.) che traggono dalla coltivazione della terra il proprio nutrimento. In quelle culture perché la terra dia frutto occorre compiere una serie di azioni insegnate dagli dei, attraverso la narrazione di miti e la celebrazione di riti. Per lavorare la terra occorre allora adottare la religione praticata dalle popolazioni cananaiche. Israele così terrà i piedi in due staffe. Per un verso non può dimenticare il suo Dio che lo ha liberato dall'Egitto e per un altro verso si rivolge ai baalim, alle divinità cananaiche, per ottenere pane, olio, vino... Allora Dio si indigna. C'è il motivo dell'abbandono da parte del Dio di Israele, perdendo quei beni che Israele pensava di ottenere dai baalim.
Sia Ezechiele che Osea denunciano l'indurirsi del cuore di Israele.
Per la comprensione del testo di Osea 2,1-15 si deve seguire questo ordine: vv.10/7/11-14/9d-c.

La promessa di un cuore nuovo

Ezechiele 36,24-28: il cuore nuovo

Dio, dopo aver punito Israele con l'esilio, con la deportazione delle classi dirigenti a Babilonia, con la distruzione del tempio, vuole richiamare il suo popolo. Per poterlo fare deve cambiargli il cuore.
"Vi prenderò dalle genti, vi radunerò da ogni terra e vi condurrò sul vostro suolo. Vi aspergerò con acqua pura e sarete purificati; io vi purificherò da tutte le vostre sozzure e da tutti i vostri idoli; vi darò un cuore nuovo, metterò dentro di voi uno spirito nuovo, toglierò da voi il cuore di pietra e vi darò un cuore di carne. Porrò il mio spirito dentro di voi e vi farò vivere secondo i miei statuti e vi farò osservare e mettere in pratica le mie leggi. Abiterete nella terra che io diedi ai vostri padri; voi sarete il mio popolo e io sarò il vostro Dio."
L'alleanza viene così ricostruita: io vi darò un cuore nuovo, di conseguenza voi tornerete a osservare la mia legge (il cuore è l'uomo in quanto osserva la legge divina) e sarete ricondotti nella vostra terra. E' il rinnovamento del cuore e di conseguenza il rinnovamento della vita di Israele.

Osea 2,16ss: Dio sposa Israele per sempre

Anche in Osea si hanno simili accenti: "Perciò io la sedurrò..." Il linguaggio utilizzato è quello nuziale: Dio ha sposato Israele e Israele si è prostituita. Ora Dio la richiama, la seduce "la condurrò nel deserto e parlerò al suo cuore..." "Ti farò mia sposa per sempre, / ti farò mia sposa nella giustizia e nel diritto, / nell'amore e nella benevolenza. / Ti farò mia sposa nella fedeltà /e tu conoscerai il Signore. / E avverrà in quel giorno / - Oracolo del signore - /io risponderò al cielo / ed esso risponderà alla terra; / la terra risponderà al grano, / al vino nuovo re all'olio / e questi risponderanno a Izreèl"
Anche in questo brano, tra i più belli dell'intera bibbia, si allude al cuore nuovo. Dio dà a Israele un cuore nuovo, che vivrà di giustizia e di diritto. È il cuore rinnovato della sposa, attorno alla quale tutta la natura si ricostituisce.

Geremia 31,31-34: la legge scritta nel cuore

"Ecco, verranno giorni - oracolo del Signore - nei quali con la casa di Israele e con la casa di Giuda concluderò un'alleanza nuova. Non sarà come l'alleanza che conclusi con i loro padri quando li presi per mano per farli uscire dalla terra d'Egitto, alleanza che essi hanno infranto benché io fossi loro Signore - oracolo del Signore. Questa sarà l'alleanza che concluderò con la casa di Israele dopo quei giorni, oracolo del Signore: porrò la mia legge dentro di loro, la scriverò nel loro cuore. Allora sarò il loro Dio ed essi saranno il mio popolo. Non dovranno più istruirsi l'un l'altro dicendo: Conoscete il Signore, perché tutti mi conosceranno, dal più piccolo al più grande, oracolo del Signore, perché io perdonerò la loro iniquità e non ricorderò più il loro peccato."
In questo famoso brano della nuova alleanza emerge la responsabilità personale: "scriverò la mia legge nel loro cuore... Tutti mi conosceranno dal più piccolo al più grande". La riscoperta della legge scritta nel cuore, farà emergere che, come afferma esplicitamente Ezechiele 18, ognuno sarà responsabile di quello che farà. E' il passaggio dall'organicismo, presente anche in Israele, alla responsabilità individuale rappresentata dal cuore.

immoralità e amoralità

L'espressione metaforica "cuore di pietra", della quale si parla in questi testi, va rettamente intesa. Il cuore di pietra non deriva da un difetto di fabbricazione, non è qualcosa di malriuscito, ma è il prodotto della reiterata disobbedienza alla legge di Dio. È non solo un cuore immorale, un cuore che non obbedisce alla legge di Dio, ma anche un cuore amorale, un cuore che non percepisce più di disobbedire. Il ripetersi delle colpe spegne la consapevolezza che siano colpe. Il cuore di pietra è il cuore colpevole di essersi reso incolpevole, amorale. Il cuore di pietra è il cuore morto, calcificato.

la pietrificazione del cuore oggi

La pietrificazione del cuore è molto diffusa nella società di oggi.
Ricordo un vecchio film, El verdugo (il boia), che vidi negli anni sessanta ai tempi dei miei studi di teologia in Spagna. All'inizio si vedono due giovanotti, molto amici tra loro, uno dei quali è figlio di un boia. A quei tempi esisteva ancora in Spagna la pena di morte, eseguita per strangolamento con la garrota. Il figlio del boia afferma che non se la sente di continuare il lavoro del padre. Qualche anno dopo i due si ritrovano e il figlio del boia annette di aver proseguito il lavoro del padre. Alla prima esecuzione confessa di essere stato malissimo, di aver vomitato. Alla seconda un po' meno. Alla terza ancor meno. In seguito è diventato per lui un lavoro come un altro.
Con la ripetizione la coscienza si ottunde, e non percepisce più il male come male.
Lo spegnimento della coscienza è abbastanza evidente nella mentalità mafiosa o camorristica, a proposito del quinto comandamento "non uccidere". Perché don Pino Puglisi, ucciso dalla mafia a Palermo il 15 settembre del 1993, è stato ammazzato? Non perché ha denunciato qualche mafioso, ma perché ha cercato di educare, umanamente e cristianamente, tutta la sua parrocchia e soprattutto i bambini ad una coscienza onesta. Il risveglio della coscienza è un pericolo mortale per la visione mafiosa. Stesso trattamento mortale ha ricevuto don Giuseppe Diana l'anno dopo ad opera della camorra, in Campania, a Casal di Principe.
Anche per il sesto comandamento (non commettere adulterio) c'è un diffuso ottundimento di coscienza. La trasgressione del "non commettere adulterio" non viene più percepita come male. Si sta perdendo il senso profondo di ciò che è il matrimonio, non a caso diventato già nell'Antico Testamento l'espressione più alta del rapporto tra Dio e l'uomo. Il matrimonio è certamente un'utopia, la fedeltà tra marito e moglie è un'utopia. Non dobbiamo prendercela con chi non ce la fa, ma non bisogna accettare l'attuale banalizzazione.
Il "non fare adulterio" vuol dire non disfare un matrimonio.
Simili considerazioni possono essere fatte per il "non rubare". Anche la trasgressione ripetuta di questo comandamento può diventare un peccato di cui non si ha più consapevolezza, come evidenzia l'impressionante attuale divario tra i compensi stratosferici di pochi e l'indigenza di molti, anzi, addirittura, la morte ogni anno di due milioni di bambini al mondo.
Oltre alla metafora del cuore di pietra, la bibbia utilizza anche altre immagini, come quella del cuore ostinato, cieco, oscurato, incirconciso.

Genesi 3: la pietrificazione del cuore dell'intera umanità

Il cuore di pietra conduce ad una situazione in cui è impossibile liberarsi da soli. Israele, a motivo della pietrificazione del cuore, non può liberarsi da solo. La colpa, a causa della ripetizione di atti negativi, cancella la consapevolezza. La volontà di Dio non viene più percepita. La colpa, come dice Bultmann, diventa destino.
L'indurimento del cuore di Israele è il segno dell'indurimento del cuore dell'intera umanità. È quanto è narrato nei primi tre capitoli della Genesi, nei racconti della creazione, scritti diversi secoli dopo la stipulazione dell'alleanza. Ci soffermeremo soprattutto sul terzo capitolo, quello riguardante la colpa.
L'uomo e la donna, creati ad immagine e somiglianza di Dio, hanno nel giardino di Eden tutto a disposizione ad eccezione del frutto dell'albero della conoscenza del bene e del male. L'espressione "conoscere il bene e il male" può essere da noi fraintesa, perché non sta ad indicare la nascita della coscienza etica, il riconoscere quello che è bene e quello che è male, ma lo spegnersi della coscienza etica, cioè il decidere quanto è bene e quanto è male.
La pietrificazione del cuore riguarda l'intera umanità, secondo questo racconto. L'uomo, creato a immagine e somiglianza di Dio, cioè chiamato a vivere come Dio, ad assumersi la responsabilità del mondo, a diventare rappresentante di Dio nel mondo, vuole diventare un altro dio, accanto a dio. Mangia il frutto e viene cacciato dal giardino. L'Eden non c'è più, il mondo buono è scomparso: l'uomo e la donna litigano tra loro, il lavoro diventa fatica, il parto avviene con dolore. Adamo ed Eva, rappresentanti del genere umano, si rendono responsabili di questo peccato radicale che comporta la rovina di tutto il mondo: dall'uccisione di Abele da parte di Caino sino alla torre di Babele.
Dio allora pone un nuovo inizio scegliendo Abramo per dire nuovamente come deve essere l'umanità, rifacendo l'alleanza con un popolo, quell'alleanza che alle origini era universale, per tutti. Il cuore di pietra è allora la perdita dell'umanità, la sconfitta di tutta l'umanità, il suicidio di tutta l'umanità.

la promessa di Dio: un cuore nuovo per tutti

La promessa di Dio è il dono di un cuore nuovo che sarà capace di osservare la legge di Dio e che permetterà al mondo di tornare a rifiorire, ad essere una terra promessa, ad essere un Eden, ad essere la Gerusalemme celeste. Questa promessa di Dio sarà mantenuta. Come si afferma in 2Cor 1,20 "tutte le promesse di Dio sono diventate sì in lui (Gesù)"
Sia nella prima alleanza, come nella nuova in Gesù, si dice tra le righe che Dio parla al cuore dell'uomo anche al di fuori del popolo di Israele, anche al di fuori delle religioni. Se il cuore dell'uomo è osservare il comandamento divino, se è la coscienza etica, la coscienza etica, contrariamente a quanto si è sostenuto per secoli, ce l'hanno anche coloro che non professano alcuna religione.
È stato il Vaticano II nella Gaudium et spes a dichiararlo in due paragrafi. Anzitutto nel paragrafo 16, dove si afferma che nel santuario della coscienza tutti, credenti e non credenti, avvertono la voce di Dio. E poi nel paragrafo 22, in cui si sostiene che la partecipazione al mistero pasquale vale non tantum pro christifidelibus (non solo per i cristiani), sed et pro omnibus hominibus bonae voluntatis in quorum corde gratia invisibili modo operatur (ma anche per tutti gli uomini di buona volontà, nel cui cuore lavora invisibilmente la grazia). È un'affermazione grandiosa che finalmente riconosce che ci può essere un'obbedienza a Dio anche in chi non crede in lui, perché la presenza di Dio radicale è quella della coscienza etica anche in chi non professa una religione. Le religioni sono un bellissimo rivestimento che l'umanità ha dato alla coscienza etica. Il cuore della religione è la coscienza etica. È quanto vado affermando da tantissimi anni, come frutto del mio pensare dentro la bibbia.

riassunto
Per il pensiero biblico la radice della crisi è nel cuore di pietra.

il cuore

Il termine "cuore" ricorre tantissime volte nelle Scritture, oltre 850. In un centinaio di casi è utilizzato con il significato ancora oggi abituale, il cuore come sede degli affetti. Nella stragrande maggioranza dei casi, oltre 700, il termine cuore assume il significato di coscienza etica, di sede dove Dio parla e pone la sua legge. E' il cuore come voce della coscienza, della consapevolezza etica.
C'è una distinzione fondamentale tra il cuore affettivo, psichico, proprio dell'uomo come abitatore del mondo, e il cuore come coscienza etica, il cuore dell'uomo come abitatore dell'alleanza tra Israele, in rappresentanza di tutta l'umanità, e Dio
La coscienza etica per Israele, a differenza di quanto sostenuto da una lunga tradizione cristiana, non è un fatto naturale, ma sorge nell'alleanza tra Dio e l'uomo.
Nel famoso testo del Deuteronomio dello Shemà Israel, (Dt 6,4-9), la principale professione di fede dell'ebraismo, si dice: "Tu amerai il Signore tuo Dio con tutto il cuore, con tutta l'anima e con tutte le forze. Questi precetti che oggi ti do ti stiano fissi nel cuore...". In questo testo si parla di amore e di cuore, ma non nel senso del cuore dell'eros, del cuore che, affascinato dalla bellezza del mondo, risale fino al suo autore, a Dio. Dio non è visto come oggetto del desiderio umano, del cuore umano come è fatto naturalmente. Secondo la Bibbia, cioè, Dio non è oggetto della ricerca appassionata dell'uomo, ma è colui che fissa nel cuore dell'uomo i suoi comandamenti, la sua legge. Amare Dio allora non è innamorarsi di lui ma compiere la sua volontà, espressa nella sua legge scritta nel cuore dell'uomo.
Ma la legge non ci porta spontaneamente ad agire in un certo modo: siamo sempre posti di fronte ad un bivio, come ci ricorda Deuteronomio 30,15ss: "Vedi, io pongo oggi davanti a te la vita e il bene, la morte e il male. Oggi perciò io ti comando di amare il Signore tuo Dio...". Il cuore è posto dalla chiamata divina di fronte alla scelta radicale tra vita e morte, tra bene e male, dove il bene è obbedire alla volontà di Dio, mentre il male è disobbedire. Non siamo chiamati semplicemente a non fare il male, a non danneggiare gli altri. La libertà non consiste "nel poter fare tutto ciò che non nuoce ad altri", come afferma la Dichiarazione dei diritti dell'uomo della Rivoluzione francese. Siamo chiamati a fare il bene, a camminare positivamente sulla strada di Dio.

Questo significato primario, centrale del cuore nella bibbia, del cuore come coscienza etica, del cuore legato all'amore come obbedienza alla volontà di Dio, è certamente irriducibile al cuore dell'eros, al cuore-desiderio, al cuore affettivo. Ma affermare l'irriducibilità non vuol dire negarne la integrabilità. Nei salmi e nei libri sapienziali l'amore alla legge è avvolto da un'atmosfera di affettività, di trepidazione, di desiderio, di gioia, di entusiasmo. Ad esempio nel salmo 19 si dice che la legge del Signore illumina gli occhi...i suoi precetti più preziosi dell'oro... più dolci del miele...
Addirittura si parla del cuore che fa risvegliare l'aurora, nel salmo 57. Non è il mondo creato che sveglia il cuore dell'uomo, non è dalla contemplazione della bellezza del mondo creato che si risale al Dio dell'alleanza, ma è il cuore umano, abitato dalla vocazione all'alleanza, a risvegliare il mondo.

La crisi e la promessa

I profeti, come Ezechiele ed Osea, denunciano e protestano la crisi del cuore, la sua morte.
Ezechiele (36, 16-19.22-26) denuncia la colpa dell'idolatria e dello spargimento di sangue, il venir meno dell'obbligo verso Dio e verso gli umani. Dio punisce Israele con l'esilio.
Osea (2,1-15) denuncia la prostituzione di Israele, che abbandona il Dio dell'alleanza per inseguire i Baalim, le divinità cananaiche, ritenute più adatte ad ottenere la fertilità del terreno e la fecondità del bestiame. Allora Dio si indigna e Israele perde quei beni che pensava di ottenere dai Baalim.
Il ritorno dall'esilio e il rifiorire della terra promessa richiedono che l'alleanza sia ricostituita. Ezechiele parla di un cuore nuovo che sostituirà quello di pietra, che renderà nuovamente possibile l'osservanza della legge divina, e la vita di giustizia.
Il cuore di pietra, di cui si parla in questi testi, è un'immagine che va interpretata. Il cuore di pietra non deriva da un difetto di fabbricazione, ma è prodotto dalla reiterata disobbedienza alla legge di di Dio. È non solo un cuore immorale, un cuore che non obbedisce alla legge di Dio, ma anche un cuore amorale, che non percepisce più di disobbedire. Il ripetersi delle colpe spegne la consapevolezza che siano colpe. È il cuore colpevole di essersi reso incolpevole. È il cuore calcificato, morto.
La pietrificazione del cuore è molto diffusa nella realtà contemporanea.
Pericolo mortale per la mafia è il risveglio della coscienza: ecco perché don Pino Puglisi e don Giuseppe Diana sono stati uccisi, perché volevano educare le persone ad una coscienza onesta.
L'ottundimento e la calcificazione del cuore non riguarda solo il quinto comandamento. Anche il "non commettere adulterio" non viene più percepito come male, con la banalizzazione del matrimonio. La stessa considerazione può essere fatta per il non rubare di fronte alla scandalo di milioni di persone che muoiono di fame e la ricchezza senza limiti di alcuni.
Il cuore di pietra conduce ad una situazione in cui è impossibile liberarsi da soli.
L'indurimento del cuore di Israele è il segno dell'indurimento del cuore dell'intera umanità, come si narra nei primi tre capitoli del libro della Genesi, scritti secoli dopo l'Alleanza. L'uomo creato ad immagine e somiglianza di Dio, chiamato a vivere come Dio, ad assumersi la responsabilità del mondo, vuole diventare un altro Dio. Vuole decidere, non più riconoscere, ciò che è bene e ciò che è male. Il risultato è la fine dell'Eden, del mondo buono, e la rovina si diffonde tra l'umanità. Dio allora sceglie Abramo, per esprimere da capo come deve essere l'umanità rifacendo l'alleanza con un popolo... Il cuore di pietra è allora la perdita dell'umanità, la sconfitta di tutta l'umanità, il suicidio di tutta l'umanità.
La promessa è il dono di un cuore nuovo che sarà capace di osservare la legge di Dio e permetterà al mondo di tornare a rifiorire, ad essere una terra promessa, ad essere un Eden.
Sia nella prima alleanza che nella nuova alleanza in Gesù è detto tra le righe che Dio parla al cuore dell'uomo anche al di fuori della bibbia e delle religioni. La coscienza etica, il cuore di carne, come ha finalmente riconosciuto il Vaticano II nella Gaudium et spes 16, è presente anche in coloro che non professano alcuna religione: "nel santuario della coscienza tutti, credenti e non credenti, avvertono la voce di Dio".

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