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Psicologia della colpa (1)

sintesi della relazione di Tebaldo Galli
Verbania Pallanza, 26 febbraio 1971

colpa, elemento costitutivo della psiche
Anche lo psicologo o lo psichiatra hanno qualcosa da dire sulla colpa, perché la colpa o meglio la colpevolezza o il senso di colpa è una struttura fondamentale dell'esistenza umana, un elemento costitutivo della psiche umana.
All'osservazione dello psichiatra arrivano spesso persone che si accusano, che si sentono in colpa. Si tratta quasi sempre di una colpa patologica, che non ha caratteri di comprensibilità. Tuttavia ad un esame approfondito appare costituita dagli stessi dinamismi della colpa non patologica, anche se è sentita dal paziente in modo tale da non poter apparire comprensibile. Il fatto che la malattia si presenti spesso sotto la luce della colpa denota come questa sia uno degli elementi di base dello psichismo, che emerge soprattutto quando lo psichismo è destrutturato dalla malattia.

esperienza empirica
Le cognizioni che vengono qui presentate non sono frutto di meditazioni o di elucubrazioni più o meno credibili o opinabili, ma sono dati dell'esperienza empirica (analisi di fantasie e di sogni di piccoli bambini) che mostrano la struttura della nostra psiche così come ci è dato conoscerla allo stato attuale del sapere scientifico.
L'esistenza dell'uomo e la sua psiche si fondano su elementi strutturali costanti: tutta una gamma di sentimenti che informano il nostro agire cosciente sono dovuti a queste strutture di fondo. Di questi elementi costanti fa parte il senso di colpa. Ecco perché anche dal punto di vista religioso la colpa sia un fatto così importante nel rapporto uomo-Dio.

Tappe della psicologia del profondo a proposito della colpa

La psicologia del profondo ha percorso alcune tappe.
Freud e il senso di colpa
Freud non concepiva il senso di colpa come lo concepiscono gli psicanalisti d'oggi. Il senso di colpa, secondo Freud, affiora nell'uomo quando nella sua psiche si forma il Super-io. Il Super-io è una struttura psicologica che consiste nell'introiezione delle figure dei genitori e degli educatori, viste come figure che permettono alcune cose e ne proibiscono altre. È una struttura psicologica che regola la vita istintuale, impedisce agli istinti di esprimersi con assoluta libertà. Diventa un censore, un giudice interno, formato da entrambe le figure dei genitori.
Freud constata che anche prima dell'età in cui si forma il Super-io (3-4 anni) il bambino vive degli stati penosi, degli stati d'ansia, ma questi sono dovuti solo al fatto che teme di essere abbandonato dai genitori. È un'angoscia abbandonica, un senso di solitudine, determinato dalla mancata soddisfazione di un desiderio, cioè il non poter avere l'amore del genitore. Solo quando il bambino mette dentro di sè il giudice e quindi comincia a proibirsi o ad approvare da sè determinate azioni nasce il senso di colpa.
Per Freud questo senso di colpa è legato soprattutto alle vicende del complesso di Edipo, che consiste nel desiderio del bambino di avere dei rapporti sessuali col genitore di sesso opposto, con la conseguente punizione per l'incesto. Nel bambino maschio, per esempio, il desiderio di congiungersi con la madre verrebbe punito dal padre che lo mutilerebbe, lo castrerebbe (complesso di castrazione). Tutto ciò viene realmente vissuto e sperimentato dal bambino, anche se solo nella sua fantasia.
Freud aveva analizzato soprattutto gli adulti, e veramente le fantasie degli adulti, soprattutto dei nevrotici, non rivelano altri problemi che quelli sopraddetti. Problemi più antichi bisogna ricercarli nelle fantasie, nei giochi dei bambini più piccoli, o anche nelle fantasie degli psicotici (cioè dei più gravi malati di mente), i cui deliri e fantasie riproducono e rispecchiano quelli della primissima infanzia.

Melania Klein
I discepoli di Freud, e soprattutto Melania Klein, continuarono ed approfondirono le prime scoperte, dimostrando l'esistenza nei bambini di desideri aggressivi, distruttivi, fin dai primi mesi di vita.
La Klein riuscì a stabilire come questi desideri si sviluppino congiuntamente a vicende e vicissitudini del corpo o delle funzioni fisiologiche.
Analizzando un piccolo bambino che aveva frequenti sensazioni di soffocamento, Melania Klein vide come queste sensazioni si accompagnavano a delle fantasie. Il bambino fantasticava di possedere degli animali feroci chiusi in un, serraglio e che lasciava in libertà a suo piacimento. Proseguendo nella sua analisi, la Klein riuscì a farsi dire dal bambino che questi animali feroci corrispondevano a delle parti del suo corpo, ai denti, alle mani, alle unghie, agli organi sessuali, e che questi animali feroci, nel momento in cui stava soffocando, si rivoltavano contro di lui e lo sbranavano. Di questi animali feroci il bambino se ne serviva (sempre nell'elaborazione. fantastica, s'intende) soprattutto contro i genitori, e questo lo metteva in una gravissima angoscia.
La Klein riuscì a dimostrare come nel bambino, anche piccolissimo, elemento istintuale e libiotico primario sia l'aggressività, la distruttività. Freud aveva già intravisto questo problema quando, considerando i mali dell'umanità da un punto di vista sociale e politico, presupponeva nell'uomo due forze principali

  • la "libido", nel senso di "istinto di vita",
  • e l' "istinto di morte", istinto distruttivo.

Ogni qualvolta perciò il bambino si trova di fronte a situazioni penose, l'istinto aggressivo, distruttivo, lo porta a fantasticare di distruggere e di essere distrutto.

Il senso di colpa nel bambino
La nascita è per il bambino la prima situazione penosa, la prima esperienza angosciante. Infatti da una posizione di tranquillità, di sicurezza, in cui non prova stimoli fisici,' né fame né sete, in cui non subisce urti o alterazioni della sua omeostasi, ed è raccolto e racchiuso dentro l'acqua che lo protegge, improvvisamente deve passare attraverso un canale stretto, un canale poco pervio, nel percorrere il quale più volte viene a subire strette che lo soffocano, o quando raggiunge l'esterno non riesce a respirare, e vive un momento drammatico in cui sta veramente per morire.

i distinti sentimenti di odio e di amore
Il bambino vive tutto questo fantasticando che una forza cattiva e distruttiva lo voglia annientare. È questa la sua aggressività, che egli proietta all'esterno di sé per liberarsene. E poiché l'oggetto esterno più prossimo e che lo espelle fuori è la madre, il bambino fantastica che la madre lo voglia uccidere e che lo abbia espulso dal proprio corpo tenendosi dentro gli oggetti buoni che erano a lui riservati (la placenta e gli altri annessi, gli oggetti che lo fanno vivere). Di qui nasce il sentimento di invidia: il bambino invidia la madre che tiene per sé le cose buone,a lui, lo rigetta, lo butta su una strada o lo separa da sé.
L'invidia per gli oggetti buoni che la madre tiene per sé è uno dei sentimenti più potenti che l'uomo conserva per tutta la vita, è una grande molla del vivere umano, senza la quale non ci sarebbe quasi alcuna dinamica di progresso.
Il bambino si sente minacciato dalla madre che è anche il suo oggetto d'amore. Perciò si trova nell'ambivalenza continua tra il desiderio di congiungersi con questo oggetto, che è l'oggetto che lo farà vivere che gli procurerà piacere, che lo gratificherà sensualmente - vale a dire la madre - ed il timore e l'odio per lo stesso.
Quando il bambino è così piccolo non vive questo oggetto come una realtà unica, ma separa la madre in due oggetti: uno buono e l'altro cattivo. Se c'è quello buono non c'è quello cattivo e viceversa. Se la madre dà delle piccole frustrazioni al bambino di questa età (quando ad esempio il bambino si sveglia ed ha fame e la madre non è immediatamente presente a dargli da mangiare), questi fantastica che alla madre come oggetto buono, che lo fa vivere e lo gratifica sensualmente, e che gli dà il piacere sensuale della suzione, si sia sostituito l'oggetto cattivo: al posto della fata c'è la strega. Le favole sono piene di questi esempi. Nella favola di Biancaneve, alla mamma si sostituisce la strega che dà la mela avvelenata (la mela è il simbolo del seno).
Il bambino distingue i suoi sentimenti, i sentimenti di odio, di invidia, di distruzione nei confronti dell'oggetto cattivo, e sentimenti di amore, di sicurezza nei confronti dell'oggetto buono.
riparare la perdita dell'oggetto
In seguito però, già verso i tre o quattro mesi, incomincerà a vedere la madre come un oggetto globale e si renderà conto quindi che quanto più lo si danneggia, quanto più lo si distrugge, tanto più questo oggetto è nella condizione di non poterlo gratificare, di non potergli più dare il piacere. Cioè l'oggetto distrutto dalle cariche aggressive del bambino non è solo l'oggetto cattivo, ma anche l'oggetto buono, la parte buona di questo oggetto. Il bambino di conseguenza sente il peso del suo agire disastroso. Tutto questo è aggravato dal fatto che il bambino, quando mangia, introietta, mette dentro, capta l'oggetto e capta tanto l'oggetto buono come l'oggetto cattivo, così che le cariche aggressive che aveva proiettato al di fuori, sul seno materno cattivo, se le ritrova dentro. Questo accresce la sua ansia e il desiderio di rigettarlo fuori, accrescendo quindi l'aggressività dell'oggetto che sta fuori, in un giro ozioso per cui la sua angoscia aumenta sempre più. L'unica cosa che può far sedare questa angoscia è solo la presenza dell'oggetto buono, gratificante.
Il bambino, che si rende conto come l'immagine gratificante e l'immagine cattiva siano tutt'una, sente la necessità di ricostruire questa immagine distrutta dal suo odio e dalla sua aggressività, e nasce in lui una ansia che la Klein chiama depressiva, perché nella perdita dell'oggetto sente la necessità di ripararlo, di ricostruirlo.
Quando il bambino si rende conto di aver ricostituito, ricreato l'oggetto (naturalmente è tutto lavoro fantastico che però il bambino veramente fa) allora prende coscienza che le sue cariche distruttive non sono così forti o potenti come immaginava ed in tal modo si rassicura e riprende fiducia, rafforzando il suo bisogno di una buona relazione con l'oggetto.
Il senso di colpa sta nel sentire che l'oggetto buono è stato distrutto per causa propria, dalle proprie cariche aggressive, dal proprio odio, e nel sentire la necessità di ripararlo.
Quindi la colpa non è solo la paura della punizione, della castrazione, come riteneva Freud, ma è sostanzialmente riparazione, necessità di riparare l'oggetto che è stato distrutto con le proprie mani. I due elementi fondamentali sono perciò
a) da una parte l'aggressività e l'odio;
b) dall'altra la necessità di riparazione.
Tutto lo sviluppo psicologico ulteriore è determinato da queste primissime vicende.
Per esempio, la vita affettiva della coppia ha una possibilità di essere equilibrata, di svolgersi veramente nell'amore solo nella misura in cui questi clementi riparatori sono molto forti.

colpevolezza e amore
La colpevolezza non è solo un elemento strutturale dell'esistenza umana, non è timore, angoscia, paura, ma è l'elemento costitutivo dell'amore. Senza colpevolezza non può esserci amore. Mentre l'odio e l'aggressività sono primari, l'amore, l'altro elemento costitutivo di base, perché si possa esprimere, bisogna che sia preceduto dall'esperienza della colpevolezzza.
L'amore, e ciò è evidente nella vita della coppia, attraverso il meccanismo di "identificazione".
L'identificazione ad un'altra persona sostanzialmente consiste nel mettersi al posto dell'altro così che le situazioni, i sentimenti, i desideri dell'altro si sostituiscano ai nostri, diventino più importanti dei nostri.
Così facendo, da un punto di vista psicologico, ci si comporta come un genitore buono, affettuoso e rassicurante noi confronti del proprio figlio. Praticamente ci si assume il ruolo del genitore e in questo modo ci si rassicura che quei sentimenti di odio che si aveva nei confronti di quel genitore non l'hanno distrutto. Tanto è vero che possiamo fare quello che noi da bambini avremmo voluto che lui facesse a noi.
E nello stesso tempo ci assumiamo anche il ruolo del bambino, facendo in questo modo diventare genitore l'altro nel quale ci siamo identificati, nuovamente constatando che l'altro non è distruttivo nei nostri confronti e che noi a nostra volta non lo distruggiamo.
L'amore perciò si fonda sulla necessità di ricostruire quelle figure da noi odiate e constatare che il nostro odio non ha portato danno, tanto è vero che noi stessi siamo ancora amati e amiamo nella misura in cui noi avremmo desiderato essere amati.
Tutto questo è molto importante perché nel fenomeno dell'identificazione noi veramente realizziamo il più alto livello dell'amore, mettendo i bisogni dell'altro al posto dei nostri. Ciò avviene però in via mediata, realizzando nella vita adulta quei desideri o quelle fantasie che da bambini non avevamo potuto appagare.
Particolarmente questo si verifica nella vita della coppia. La donna si identifica alla madre, risolvendo così il conflitto d'odio avuto con lei, riparando la figura della madre da lei odiata, facendo nei confronti del marito quello che da bambina avrebbe voluto che la madre facesse nei suoi confronti.
D'altra parte il marito nella misura in cui soddisfa la moglie e la rende felice rafforza in lei la sicurezza che, per esempio, i suoi complessi edipici non sono stati distruttivi né per lei, né per la madre, rinforza e rassicura la sua identificazione all'immagine materna. Ad esempio, i sentimenti di invidia, avuti da bambina nei confronti della madre, che sola poteva avere figli dal padre, spariscono in lei nell'esperienza della maternità felice.
Innumerevoli sono gli stati d'invidia, di aggressività, di distruttività, che il bambino attraversa lungo il corso della crescita. Per esempio, l'odio e la distruttività sperimentati nei confronti dei fratelli, che vengono rivissuti anche nell'ambito della coppia. Il marito è anche un fratello, oltre ad essere un figlio. I figli ad una certa età diventano fratelli o sorelle, come identificazione. Perciò anche i sentimenti di invidia e di aggressività nei confronti dei fratelli devono essere riparati.
È singolare notare come le riparazioni avvengono in tappe che forse sono distanziate di anni. C'è un intervallo tra il momento in cui vengono prodotte le fantasie distruttive da parte del bambino, quando cioè il bambino subisce una frustrazione anche banale, e il momento della riparazione. In tutto questo periodo si sviluppa la colpevolezza, che, se giustamente elaborata, diventa la possibilità di amare. Solo attraverso l'elaborazione della colpevolezza si scopre che l'oggetto un tempo aggredito e distrutto è rimasto intatto, che si può vivere in armonia con quell'oggetto, ritrasferendo le relazioni avute da bambino nelle nuove relazioni della vita, nelle relazioni tra padre e figli, nelle relazioni della coppia ed in tutte le infinite relazioni esterne.
È possibile però che la colpevolezza, la persecutività, l'odio siano sentiti in modo eccessivo. In questo caso si sviluppano delle strane reazioni.
Per esempio, le madri che non possono occuparsi dei loro bambini e che preferiscono affidarli a delle balie, perché evidentemente non riescono a fare il processo di identificazione, ad identificarsi alla madre ed a fare al proprio figlio quello che avrebbero voluto che la madre facesse loro. I loro sentimenti di odio sono così forti che non riescono ad operare la riparazione.
Oppure la persecutività é così grande che l'oggetto deve essere tenuto lontano, per paura che sia veramente distruttivo. Le madri in questo caso soffocano i loro figli dì attenzioni, ad evitare che crescano, che si emancipino, che diventino cioé oggetti minacciosi.

tipi di coscienza morale
Money-Kyrle ha tentato una classificazione dei tipi di coscienza morale che gli uomini si fanno, in rapporto allo sviluppo delle prime relazioni affettive del bambino:
1° - Coloro che dicono di non avere morale. In realtà il loro senso di colpa é così forte che negano la morale, la colpa, per sentirsi sicuri, in un comportamento ipomaniacale che sacrifica la capacità di autocomprendersi.
2° - Coloro che hanno una coscienza morale molto rigida. La loro aggressività è così grande, il loro senso di colpa è così forte, che lo vivono proiettandolo di fuori, scaricandolo sugli altri. Sono sempre pronti a trovare difetti e lacune negli altri, non riconoscendo in se stessi la più piccola imperfezione. Sono degli ipoparanoidi che vivono nel terrore di scoprire la verità su se stessi.
3° - Coloro che vivono il senso di colpa come proprio, prevalendo in essi le angoscie persecutive. Cercano la loro sicurezza in una autorità assoluta che li rassicuri.
4° - Coloro che vivono il senso di colpa come proprio prevalendo in essi le angoscie depressive. Sono coloro che hanno il migliore senso di sé. In essi prevale la preoccupazione perché non vengano distrutti i valori e le persone che ritengono buone, e quindi costoro mettono al di sopra del loro personale interesse, l'interesse di questi valori, di queste persone. Possono essere cittadini poco sottomessi alla legge, ma più pronti ad insorgere contro torti fatti ad altri.
Il comportamento di queste quattro categorie di persone è, ad esempio, ben distinguibile di fronte alla guerra.
Gli amorali che vanno in guerra, possono commettere le più. gravi atrocità senza nessun problema, anzi divertendosi, perché in fondo per loro è un gioco maniacale.
Coloro che tendono a proiettare la colpa al di fuori vogliono le guerre o le vogliono come sante crociate. La colpa la proiettano su un nemico esterno, un capro espiatorio, che deve essere distrutto, perché si possano sentire tranquilli.
Coloro che vivono un'angoscia prevalentemente persecutiva non andrebbero in guerra, ma, se comandati, ci vanno, e ci vanno qualsiasi siano le conseguenze del loro andare, anche se, al limite, l'andarci vuol dire distruggere l'avversario, ma non per difendere i propri cari, perché il loro problema è quello di obbedire e di placare l'autorità.
Mentre invece coloro che vivono un'angoscia di tipo depressivo, cioè riparativo, non attaccherebbero mai, discuterebbero gli ordini della autorità, però sarebbero pronti a combattere per difendere i valori nei quali credono e che credono danneggiati.
Questi ultimi sono certamente i più dotati da un punto di vista umano, perché in loro la colpa è vissuta ad un livello più profondo e più vero, cioè come necessità di riparare, non come angoscia di fronte al persecutore o all'autorità, né come necessità di negarla, né come necessità di proiettarla fuori di sé per non sentirsi in colpa. Sono costoro che hanno perciò più possibilità di amare e che, anche sul piano sociale, per esempio, possono tener conto delle giuste esigenze della comunità, possono tener conto delle giuste esigenze del proprio gruppo senza distruggere o danneggiare gli altri :gruppi.
Da tutto quello che s'è detto risulta che il senso di colpa è un elemento non solo necessario, ma fondamentale perché l'amore possa esprimersi, perché l'uomo possa vivere il suo rapporto agli altri, il suo rapporto alle cose, come un costante bisogno di riparare quello che la sua aggressività distrugge.

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