Suggestive immagini della Chiesa negli scritti del Nuovo Testamento
La Chiesa come si autopresenta (Atti degli Apostoli)
sintesi della relazione di Carlo Ghidelli
Verbania Pallanza, 12 novembre 1969
La Chiesa è una comunione, è un'assemblea di oranti, è una comunità di missionari.
LA CHIESA COME SI AUTOPRESENTA
Il compito mio è quello di presentarvi,se possibile, un po' dal vivo, quella comunità cristiana primitiva i cui elementi essenziali, come abbiamo visto, sono stati voluti da Cristo stesso. Cristo si è prefissato una meta; aveva davanti a sé un certo traguardo da raggiungere,si è configurato la sua Chiesa secondo i lineamenti
che abbiamo cercato di definire. Ora vediamo se la primitiva comunità cristiana ha veramente realizzato ciò che di essenziale abbiamo visto nell'esame dei Vangeli, e questo ovviamente lo faccio partendo da un esame del libro degli Atti degli Apostoli, libro che vorrei considerare a una triplice profondità. Lo prendo innanzitutto come un libro storico, in quanto ci offre notizie attendibili circa gli inizi della chiesa; in secondo luogo come opera teologica, che offre cioè un'interpretazione della storia che vuol narrare; in terzo luogo come libro profetico, non nel senso che abbia predetto gli avvenimenti posteriori, ma nel senso che gli avvenimenti essenziali della Chiesa, come si autopresenta in questo libro e in questo periodo storico, si rivelano davvero profetici, tali cioè da condizionare e da ispirare per necessità interna ogni realizzazione storica susseguente.
GLI ATTI DEGLI APOSTOLI: OPERA STORICA
Innanzitutto il libro degli Apostoli può essere da noi considerato come un libro storico; in questo senso, una lettura per quanto affrettata del libro degli Atti ci permette di tracciare una storia caratteristica,assai peculiare della primitiva comunità cristiana. Onde tracciare la storia di questa comunità noi possiamo usare un duplice metodo: innanzitutto potremmo seguire un metodo costruttivo e, il secondo metodo, un metodo critico; devo spiegare queste due espressioni.
Metodo costruttivo è quello che ci porta a considerare il divenire della Chiesa, il costruirsi della Chiesa stessa, come una serie di anelli, una serie di situazioni che si susseguono in modo tale che il precedente stadio, il prece dente anello giustifica quello seguente. Più chiaramente:seguire cioè la storia della primitiva comunità cristiana secondo un miglioramento successivo, un consolidamento sempre più sicuro, una diffusione sempre più larga, passando cioè sempre dal meno al più; dal meno consolidato al più consolidato,da una sistemazione ancora provvisoria ad una sistemazione più sicura,in modo che ne risulti quasi un "crescendo", un quadro in costruzione, in continuo perfezionamento. Ma c'è un altro metodo che vorrei sperimentare ora con voi e che forse è più connaturale al libro stesso che vogliamo esaminare,un metodo che direi anche più connaturale a quello che avevo chiamato la politica del Regno, che si differenzia, anzi si oppone ad una politica che è piuttosto caratteristica del nostro modo di pensare e di comportarci; questo è il metodo critico. Cosa vuol dire tentare una lettura degli Atti degli Apostoli secondo un metodo critico? Non "critico" nel senso di puntualizzare gli elementi negativi, di sottolinearli, quasi col gusto di fare vedere che la Chiesa,nonostante tutto,incontrava molte difficoltà 'e non riusciva a superare le difficoltà ambientali e temporali; ma 'critico' nel senso di "krisis" in greco cioè un continuo avanzamento, sì, nella storia ma attraverso un superamento, attraverso una lotta continua, un superamento cioè di continue situazioni angosciose, situazioni anche pericolose per il sussistere della Chiesa stessa.
Un metodo critico sarebbe quello che vede questa storia fare un passo in avanti e poi semmai operare un arresto; io tenterò una lettura di questo tipo, stasera. Far vedere come la Chiesa guada gna un certo spazio intorno a sé e poi subisce una repressione
tremenda; cerca di espandersi e poi deve concentrarsi; cerca la diffusione missionaria e poi segue la persecuzione (ve lo anticipo, perché mi pare molto chiarificatore) secondo la logica della croce, secondo la logica di Cristo e la logica evangelica che dice: "Per arrivare alla vita bisogna passare attraverso la morte, per conquistare una posizione nuova bisogna lottare fino ai sangue cioè fino alla morte". La morte per la rinascita.
Questo è il tipo di lettura che io vorrei, sia pure brevemente, tentare con voi. Seguiamo fin dall'inizio il libro degli Atti e noi vediamo che Luca ci presenta la Chiesa primitiva in clima pentecostale; inizio col capitolo primo, che è piuttosto un "trait-d'union" tra il Vangelo e gli Atti. Col capitolo secondo abbiamo una Chiesa. che si presenta. nella luce folgorante della Pentecoste e constatiamo che subito, in quel giorno, tremila perso ne si lasciano battezzare; dopo aver espresso la loro "metanoia", la loro penitenza,la loro conversione interiore ,si lasciano battezzare,ricevono lo Spirito Santo; e per una predica tremila convertiti (vorremmo noi preti, oggi, per ogni predica che facciamo avere tremila convertiti): è già una bella affermazione!
Questo è un crescendo che praticamente continua nei primi cinque capitoli degli Atti degli Apostoli. Non manca a dire il vero, la persecuzione, anzi questa si fa sempre più insistente e minacciosa. Tuttavia il primo "ritornello" ci informa: "E la Parola di Dio cresceva e il numero dei discepoli in Gerusalemme aumentava assai..." (Atti 1,7). Tutte espressioni, queste, che dicono che la Chiesa è in crescendo; a un certo momento, però, appunto nei cap. 6° e 7°(dove appare la figura di S. Stefano) sembra che tutto questo crescendo abbia un arresto.
Lapidavano Stefano che pregava e diceva: "Signore Gesù, accogli il mio spirito". Saulo approvava l'uccisione di Stefano. "In quel giorno - scrive Luca - si scatenò una grande persecuzione contro la Chiesa di Gerusalemme e tutti si dispersero per le regioni della Giudea e della Samaria, e tutti quanti andarono qua e là". (Atti 8,1). È tremenda questa descrizione di una situazione storica veramente pericolosa.
La Chiesa non ha ancora affermato sé stessa e già deve fare i conti con un'autentica persecuzione, con il primo martire, Stefano, il protomartire, colui che per primo effonde il suo sangue in testimonianza di quella Fede, in forza della quale la Chiesa sta cercando la sua diffusione. Viene distrutto, questo primo consolidamento, dalla persecuzione; viene minacciata la vita stessa,quella vita che, secondo la descrizione di Luca, si caratterizzava per un amore, per un'agape veramente fraterna, per una gioia veramente esultante,soprattutto per un'adesione alla
parola di Cristo sempre presente (Atti cap 2,42-47; 4,32-37;
5,12-16). Tutto questo entra in crisi, ora, per l'opposizione di forze contrarie che tentano di operare l'arresto. Ma, da questo arresto, secondo la logica della Croce,che è poi la logica evangelica, da questa persecuzione rinasce la vita: un vero rilancio della Chiesa. (Sto cercando di fare una specie di fenomenologia della storia della primitiva comunità cristiana. Questa analisi però dovremmo portarla avanti, con coraggio, oltrepassando i limiti storici entro cui si contiene la narrazione lucana, fino ad arrivare ai nostri giorni; ma questo è un tentativo cui io alla fine farò un breve accenno, e che poi, soprattutto, lascerò continuare). Stavo dicendo che, alla fine di questo primo momento storico,la Chiesa andò soggetta alla persecuzione e proprio da quell'istante, che sembra essere la fine, rinasce la vita della Chiesa. Si avvera un rilancio. In che senso? Proprio in quel momento Filippo riprende la predicazione, si mette in viaggio per una zona da evangelizzare, incontra uno per la strada, lo evangelizza, lo battezza: è l'inizio di una ripresa.
Altri in Antiochia, la prima città nella quale i cristiani assumono questo nome, evangelizzano e convertono altri cristiani. Si inaugura una seconda tappa nella vita della Chiesa, descritta nei cap.8, 9, 10 e 11 del libro degli Atti, dove si riprende la narrazione di questa evangelizzazione senza confine, di questo rilancio di una Chiesa che vede spuntare una nuova aurora sull'orizzonte della sua storia. Abbiamo perciò la ripetizione di uno schema. Qualcuno potrebbe dire, e qualcuno di fatto l'ha scritto commentando gli Atti degli Apostoli, forse Luca segue uno schema letterario cui soggiace uno schema teologico.
Riconosciamo in primo luogo uno schema letterario perché praticamente, una volta che si è individuata questa tecnica, questo susseguirsi di elementi,noi vediamo che è come un gioco che si ripete. Questa però diventa anche una chiave interpretativa e non rimane solamente la scoperta di una tecnica letteraria. Diventa anche una chiave interpretativa per cogliere,in profondità, quella che e l'intenzione teologica soggiacente.
Vi dicevo che in questi capitoli 8,9,10,11 si assiste a un rilancio della Chiesa; ma ecco di nuovo una crisi e una crisi veramente mortale: quella crisi che porta al Concilio di Gerusalemme. Ci sono è vero delle conversioni, c'è gente che fa numero, che fa corpo, che fa Chiesa, ma a quali condizioni certi convertiti possono essere accettati? Quelli che vengono dal paganesimo, devono o non devono passare attraverso la circoncisione, cioè passare attraverso un costume, un'abitudine, una tradizione giudaica? Allora il passaggio obbligatorio è: paganesimo-giudaismo-cristianesino, oppure si può fare un salto diretto dal paganesimo al cristianesimo lasciandosi semplicemente battezzare? Una simile questione a noi sembrerebbe puramente giuridica, ma dobbiamo ambientarla in quel momento, in una Chiesa che fino ad allora era stata una Chiesa giudeo-cristiana. I primi convertiti infatti provenivano dal giudaismo, ed essi portavano con sé non solamente una serie di tradizioni, un certo numero di abitudini. La religione, per un israelita, per un giudeo, è qualcosa di assimilato, di assunto pienamente, di vitale, qualcosa di connaturale, così che tutto è religioso per lui, la religione è il tutto della sua vita. Questione quindi estremamente delicata e difficile che pone in crisi la Chiesa e la porta sull'orlo della divisione. Paolo infatti avendo intravvisto la soluzione - Cristo ci ha liberati,non c'è circoncisione che tenga - resiste con tutto il fuoco che ha nelle vene, non riesce neppure a star lontano da Gerusalemme. Deve salire, deve andare a combattere contro questa politica troppo giudaica, deve affermare che Cristo ci ha liberati morendo sulla croce e risorgendo. Per questo va e a Gerusalemme incomincia a organizzare la campagna pre-elettorale. Anche se Luca, da buon storico, non lascia trapelare certi particolari, è lo stesso Paolo che si incarica di farceli conoscere con accenti più focosi nel 1° ,e 2° cap. della lettera ai Galati. Luca cerca di attutire, ma la situazione storica doveva essere estremamente tragica: la Chiesa, a dir poo, era sull'orlo della divisione. Da un lato Giacomo, il rappresente del giudaismo, dall'altro c'è Paolo; ecco i due estremi, l'estre ma destra e l'estrema sinistra, se la terminologia non fosse un po' equivoca, e in mezzo ci sta Pietro: è in discussione anche il suo comportamento. Ad Antiochia, lui giudeo, va, in casa dei pagani. Là ha certo mangiato la carne di porco e qui invece non la vuol mangiare; insomma, si comporta ambiguamente. Ecco dunque due posizioni estreme e una posizione ambigua.
Paolo parte in quarta (cap.15 degli Atti) e fa il suo discorso, la sua difesa, pure Giacomo fa il suo discorso e finalmente avviene un accordo. Notiamo però una cosa molto bella: l'accordo avviene (questo per me è estremamente illuminante, e può illuminare anche il nostro momento presente), ma la conclusione non stabilisce la vittoria di uno sull'altro, di Paolo su Giacomo, come potrebbe sembrare, ma sancisce la vittoria della Carità nella ricerca
della Verità. In altri termini, Paolo, purché trionfi la Verità, è disposto ad accettare delle clausole. Noi siamo liberi, non dovremmo passare attraverso la circoncisione; però (e qui vien fuori un altro passo della lettera di Paolo), se il mangiare carne di porco con un mio fratello è motivo di scandalo,io non mangerò carne in eterno perché vale assai di più la carità fraterna, il non scandalizzare il fratello, che neppure il vantare, l'affermare la propria libertà. Trionfa a Gerusalemme la carità sopra tutti, sopra tutti gli estremisti e tutti gli estremismi; la carità nella ricerca della verità.
Vedete dunque che,attraverso una crisi,una crisi-limite direi, si ristabilisce l'unità e si verifica un vero rilancio,si constata una quasi-risurrezione della Chiesa primitiva; con questo primo Concilio un nuovo seme viene gettato nel solco della Chiesa, un seme capace di portare a nuove fioriture e a nuove maturazioni. Infatti, subito dopo, dal cap.15 in poi, noi constatiamo che la Chiesa si diffonde per l'apporto, ormai decisivo e prepotente di Paolo. Costui dà inizio ai suoi viaggi; il primo è già avvenuto, ne seguono altri due:(anche la sua vita - sia detto per inciso - potrebbe essere riletta con questo metodo critico, cogli alti del le rivelazioni e i bassi delle persecuzioni, secondo la logica del passaggio dalla morte per la vita). Ma andiamo avanti nel quadro generale.
Paolo praticamente fa conoscere a tutto il mondo le decisioni del Concilio e soprattutto il messaggio salvifico del Cristo. Non è però che finiscano così, con questo crescendo, gli Atti degli Apostoli. Di nuovo, ad un certo momento, subentra la crisi: al culmine della sua attività Paolo è imprigionato, e gli Atti si chiudono con questa visione di Paolo in prigione: il cap.28°, l'ultimo degli Atti, ci dice proprio che Paolo è imprigionato. Questa finale, non certo trionfalistica, non manca però di farci intravvedere come anche da questa situazione umanamente disperata possa derivare una nuova diffusione della Parola di Dio. Anche in catene Paolo, a Roma poteva annunciare liberamente la parola, ci dice Luca. Pure in catene egli annunciava e convertiva e battezzava; era più che altro un domicilio coatto, il suo, probabilmente. Ma nonostante questo egli ne approfitta, perché? Perché la parola non può essere incatenata, perché la parola è irresistibile, è invincibile; in fondo, è la parola che regna
attraverso questa storia e che domina sulla narrazione di questo libro. Questo è un tentativo di lettura critica, nel senso spiegato.
Se consideriamo così gli Atti degli Apostoli, ecco che ci si presentano come un libro storico. Ci portano dentro una situazione esistenziale, tipica di una comunità che cerca di definirsi, di prendere coscienza di sé; soprattutto ci permettono di fare una disamina fenomenologica di un divenire faticoso di una vita e di un'esperienza ecclesiale che, per essere agli inizi,forse sta cercando ancora il suo metodo e la sua vita.
LI ATTI DEGLI APOSTOLI: OPERA TEOLOGICA
Ma gli Atti degli Apostoli non sono solo questo, non sono solo un libro storico; sono anche un'opera teologica nel senso che vi dicevo. Soggiacente a questa fenomenologia noi troviamo una trama unica; al di sotto delle vicende narrate noi possiamo riconoscere delle linee portanti dei filoni teologici. Al di là delle alterne vicende di questa storia noi troviamo delle costanti. Quali sono i veri protagonisti della vita della Chiesa primitiva secondo il libro degli Atti? Egli segue le vicende di Pietro prima, di Stefano poi, di Giacomo e di Paolo oppure segue la corsa di un'altra realtà che cercheremo di definire presto? Egli è preoccupato di darci tanti quadri, di fare tante cose (per usare una terminologia fotografica) oppure al di sotto di questa sequenza ci sta un filo logico, ci sta una tesi? Senz'altro al di sotto di questa fenomenologia c'è una realtà costante, al di sotto di queste pose c'è una trama unica. Ci sono dei protagonisti, in questa storia, che meritano di essere conosciuti direttamente.
La Parola di Dio
Il primo protagonista di questa storia che noi abbiamo seguito attraverso la testimonianza dì Luca è la Parola di Dio. Notate: non è la Chiesa, strano parlando della Chiesa negli Atti, eppure per poter parlare della Chiesa degli Atti, abbiamo seguito prima certe vicende storiche; adesso però dobbiamo dire che il protagonista di questa narrazione, di questo libro, non è la Chiesa, ma è la Parola. Per definire, poi, la Chiesa sarà importante tenere in mente questo: il vero protagonista degli Atti è la Parola e Luca segue la corsa che la Parola di Dio effettua nel mondo. Essa negli Atti è descritta come qualche cosa di personificato, come qualcuno. La Parola di Dio cresceva, la Parola di Dio si dilatava, la Paola di Dio si rafforzava, tutte espressioni degli Atti queste. Anzi, c'è una frase, nel discorso che Paolo a Mileto rivolge agli anziani di Efeso, una frase che ci fa pensare. Paolo non dice "affido a voi la Parola" ,ma ",affido a voi la Parola di Dio". Vedete com'è personificata! La Parola non è per la Chiesa, ma è la Chiesa per la Parola. La Parola è la realtà primaria, la Chiesa è realtà secondaria; la Parala è realtà salvifica, la Chiesa è salvata dalla Parola e nella Parola. Nei confronti della Parola la Chiesa è diaconia, cioé servizio. La Parola di Dio dunque é una forza viva alla quale la Chiesa si sente e deve sentirsi affidata e dalla quale si sente condotta e deve lasciarsi condurre.
Si potrebbe dire che secondo la prospettiva lucana è la Parola che genera la Chiesa; la Parola ascoltata, la Parola assimilata, la Parola predicata. Ma è la Parola, la realtà primaria che genera la Chiesa. La genera nella predicazione (ecco perché Pietro, a nome degli altri, subito incomincia a parlare), la genera nei Sacramenti (ecco perché subito dopo la predicazione gli Apostoli battezzano; ecco perché, appena si costituisce una comunità cristiana, i cristiani si radunano nelle case per celebrare l'Eucarestia, per mangiare la cena del Signore, e la Parola genera la Chiesa nella vita cristiana di ogni giorno (così come dice Paolo in Romani 12, così che la vita cristiana diventa il sacrificio gradito a Dio. Senza il sacrificio della vita gli altri sacrifici, fosse anche il sacrificio della messa, non hanno il significato pieno).
La Parola genera ed è capace di rigenerare continuamente la Chiesa, purché la Chiesa si tenga in questo atteggiamento di ascolto, di assimilazione e di propagazione della Parola.
La Fede
C'è un secondo protagonista nel Libro degli Atti, oltre la Parola. Forse questa espressione "oltre la Parola" non è esatta. C'è un altro protagonista, un'altra realtà, un altro atteggiamento di vita che accanto alla Parala si afferma, che consegue alla Parola stessa ed è la Fede. L'elemento che caratterizza i primi raggruppamenti cristiani, le prime comunità, le prime Chiese,e li fa apparire come membro di un corpo che si sviluppa e cresce, è la Fede; la Fede in Cristo Gesù che segue all'ascolto della Paro la(la Fede dunque consegue alla Parola). Ma è sempre la Parola quella che sollecita, quella che scuote, quella che trasforma, quella che conduce alla Fede, all'accettazione cioè.
E' certo però che in questa Fede c'è tutto un dinamismo personale e unitario, c'è tutta la reazione umana di fronte al dono di Dio: la Parola è il dono e la Fede è questo atteggiamento umano di risposta al dono di Dio. (Già essa stessa è dono, la Fede, ma è un dono che si sostanzia in noi, che si deposita in noi, che cresce con noi; è un germe che scende dalla Parola e sollecita una risposta da parte nostra. Ecco perché i cristiani vengono chiamati dagli Atti degli Apostoli coloro che hanno creduto" oppure "i discepoli", cioè quelli che hanno accettato la Parola, anche "coloro che hanno abbracciato la Fede" (tutte espressioni degli Atti). Ancora "coloro che invocano il nome del Signore Gesù " oppure "coloro che sono salvati nel nome e per la Grazia del Signore nostro Gesù Cristo". Sono tutte definizioni dei cristiani fatte in subordine, in rapporto, in dipendenza, dalla Parola ascoltata e accettata e abbracciata.
Lo Spirito Santo
Poi c'è un terzo protagonista del Libro degli Atti, ed e lo Spirito Santo. Il Libro incomincia proprio con la narrazione della Pentecoste (questo per dire che non c'è Chiesa senza Spirito, come non c'è Chiesa senza Cristo, e non c'è Chiesa senza Fede). Lo Spirito Santo è veramente l'anima della Chiesa, è l'origine della Chiesa. Secondo alcuni Padri della Chiesa, infatti la Chiesa è nata appunto dalla Pentecoste; per altri invece è nata dalla Croce, dal costato aperto di Cristo. Ma forse le due cose non sono così disparate perché si potrebbero anche ricondurre ad una possibile unità: ma questo è un problema che non ci interessa adesso.
Comunque è certo che Luca negli Atti degli Apostoli non ci narra solamente la prima Pentecoste, quella del cap.2°, ma tutta una serie di Pentecosti. Se voi avrete la pazienza di leggere, proprio come uno dei propositi che spero farete dopo questo primo ciclo, di leggere per intero gli Atti degli Apostoli cercando di meditarli, voi incontrerete ogni due o tre capitoli, una piccola Pentecoste, cioè una discesa dello Spirito Santo. Il che vuol dire che non c'è solo una Pentecoste, quella che è avvenuta per gli Apostoli per farli diventare missionari, araldi del Vangelo, quella che è narrata all'inizio del Libro, ma c'è tutta una serie di Pentecosti che si ripete allorquando col Battesimo lo Spirito viene donato. Il che vuol dire che lo Spirito non è solo all'inizio, ma è Colui che accompagna la Chiesa nel suo evolversi, nel suo svilupparsi, nel suo diffondersi.
Sentite cosa si legge nel cap.9,31: "La Chiesa godeva pace e si rafforzava progredendo nel timore di Dio e piena della consolazione dello Spirito Santo". Dunque,la Chiesa si formava e acquistava certamente una sua struttura ben definita, struttura anche gerarchica (Atti 1,12-14) sempre però sotto la guida, la spinta e la sollecitazione dello Spirito. Lo Spirito è davvero uno dei protagonisti di questo Libro.
In sintesi, cercando di mettere a fuoco questa lettura teologica del Libro degli Atti, potrei dire che la Chiesa è quella comunità che si costruisce, si afferma e si consolida innanzitutto per l'ascolto della Parola, accettando questa Parola e lasciandosi condurre dallo Spirito
E' la Parola la realtà primaria e la fede è la risposta dell'uomo a questa Parola, mentre lo Spirito rende possibile questo aggancio tra una Parola che viene offerta ed una risposta che viene sollecitata. E' lo Spirito, infatti, che fa riecheggiare la Parola per i primi cristiani ed è lo Spirito che sollecita nei primi cristiani la risposta a quella Parola. La Parola di Dio, dunque la fede dei cristiani, lo Spirito di Cristo.
Questa é una possibile lettura teologica che si accompagna a quella che ho fatto prima, più fenomenologia, di carattere piuttosto storico.
GLI ATTI DEGLI APOSTOLI: OPERA PROFETICA.
Ma vi dicevo che il Libro degli Atti, oltre ad essere un libro storico, oltre ad essere un'opera teologica, è anche un libro profetico; intendo dire che il libro degli Atti ci presenta, di questa Chiesa, gli elementi essenziali, costitutivi, fondamentali che sono destinati a reggere, a continuare attraverso i secoli. La vita della Chiesa primitiva e la vita della Chiesa contemporanea possono dunque essere lette in continuità, nel senso che gli elementi essenziali di quella devono caratterizzare anche questa, cioè la Chiesa nostra. Quali sono, secondo Luca, gli elementi caratteristici, fondamentali della Chiesa? Quando si può dire che c'è Chiesa? Dove si costituisce una Chiesa autentica di Cristo e quando si costituisce? Ecco, perché ci sia Chiesa, bisogna che ci siano alcuni elementi fondamentali senza dei quali non si può parlare di Chiesa.
Innanzitutto perché ci sia la Chiesa di Cristo,si esige un luogo, un luogo geografico. Secondo: evidentemente un luogo geografico non è sufficiente, però la Chiesa deve essere "in" infatti Paolo scrive alla Chiesa di Dio che è 'in" Antiochia,"in" Corinto; "in" dice il luogo come primo elemento, perché ci sia una Chiesa. Occorre però che ci sia una convocazione intorno a questo luogo:
che ci sia un'assemblea (vedete allora che il luogo, da geografico, diventa piuttosto sociologico, meglio, teologico, perché questa convocazione la fa la Parola: è la Parola che convoca). Dunque, è un'adunanza, questa, di persone che si sentono attratte da un punto di attrazione, da un epicentro, che è la Parola di Dio. Non solamente un luogo, quindi, ma una comunità, una assemblea; e non una assemblea qualunque (sia pure un'assemblea religiosa per il fatto che sono lì, tutti insieme uniti per ascoltare la Parola; questo potrebbe verificarsi in moltissimi luoghi, in moltissimi momenti storici, come anche dirò rispondendo ad una delle domande che sono state presentate); questa comunità si caratterizza per qualcosa di più; per che cosa? Perché è una comunità pasquale: essa è qui radunata per il fatto che Cristo se l'é conquistata con il suo sangue (Atti,20,28). La Chiesa che il Padre si è acquistata con il sangue del suo proprio (sottinteso Figlio);non è dunque una comunità religiosa qualunque, è una comunità che chiamerei "pasquale". Perciò un luogo, l'assemblea, il suo rapporto a Cristo e a un Cristo pasquale (Pasquale vuol dire che è passato attraverso quella "krisis", di cui si diceva dalla morte alla vita).
Una Chiesa cristiana si storicizza là dove, contemporaneamente, ci sono questi tre elementi: un luogo intorno al quale si coagula un'assemblea, un'assemblea però che si raduna in nome di Cristo, un'assemblea pasquale. Quando dico "luogo" (riprendo questi tre elementi cercando di approfondirli un po' teologicamente) non mi affido ad una categoria che mutuo dalla geografia civile, ma piuttosto da una geografia della salvezza. In che senso? Nel senso che questo luogo, per sé, non è specificante in ordine a fare di questa comunità la Chiesa di Cristo e tuttavia è necessario perché non c'è Chiesa se non incarnata, se non localizzata, se non posta in una città o in un villaggio, o almeno in una casa (perché Paolo chiama Chiese anche quelle comunità che si raccolgono nelle varie case). Ecco, c'è un minimo di spazio terrestre che è necessario per far sì che la Chiesa sia Chiesa di Cristo. L'economia della Incarnazione qui fa capolino.(E qui viene spontanea una domanda che mi è stata proposta anche per scritto, cioé se veramente il luogo, la cultura, l'ambiente, non specifica la stessa comunità, la stessa realtà salvifica. Su di essa ritorneremo dopo in fase di risposta). Il luogo dunque va preso non in senso geografico ma in riferimento ad una geografia della salvezza; va preso in senso sacramentario, nel senso che oggi non è concepibile una Chiesa che non sia piantata nella terra.(Guai a quelli che vogliono la Chiesa senza peccatori, dove tutto vada bene, una Chiesa in cui tutti, dai più grandi ai più piccoli, possano rispondere alle nostre previsioni o alle nostre aspettative; una Chiesa tutta fatta di gente pura, di gente impeccabile, non sarebbe più una Chiesa di Cristo, una Chiesa coi piedi in terra, localizzata. Questo non per giustificare il peccato, ma per comprendere il peccatore in questa economia che è un'economia d'Incarnazione, dove lo spirito deve fare i conti con la carne, dove la Grazia ha da fare i conti con il peccato, dove la luce ha da fare i conti con le tenebre (ricordate l'inizio del Vangelo di S.Giovanni), dove la ricchezza di Dio che potrebbe stravincere la nostra miseria ha da fare i conti, invece, con la nostra povertà. E questo, è proprio nella sostanza dell'economia all'interno della quale noi ci moviamo. Ecco in che senso va inteso "luogo".
In che senso va intesa "comvocazione"? Forse anche qui una parola di specificazione si impone. Convocazione che non è il punto di arrivo o la somma di iniziative marginali, di singole iniziative che risalgono a singole persone; non è il trovarsi per caso insieme perché parecchi si sono mossi da vari punti e si sono trovati lì a far comunità, no! Non è una convergenza casuale, non è neppure la convergenza di gente che ha preso l'iniziativa per raggiungere una mèta comune. Così nascono le associazioni profane, così nascono le società: collaborazione di molti membri per raggiungere un'unica finalità. La Chiesa non è una società di questo tipo. La Chiesa invece è un'assemblea convocata dalla Parola. L'iniziativa risale alla Parola, la quale vi echeggia, e chi ascolta la Parola forma la Chiesa.
Convocazione, dunque, in senso non sociologico ma teologico. Non si può fare della Chiesa il punto di arrivo di tante iniziative collaterali. La Chiesa non risulta dalla somma dei nostri sforzi e qui è il giudizio che Dio dà un po' a tutto il nostro arrabattarci, a tutto il nostro indaffararci, ed è un giudizio che veramente ci squalifica nella misura in cui noi vogliamo imporci, direi, a1la forza di Dio, che è il Vangelo.
Questo non vuol dire che possiamo rassegnarci alla presente situazione; anzi la testimonianza fa parte della risposta nostra alla Parola che ci ha convocati; la predicazione è esigita perché la parola possa veramente riecheggiare nel mondo intero, è il martirio, la testimonianza fino al sangue, può essere la logica consequenza di questa adesione alla Parola mediante la Fede. Finalmente il nostro adunarci insieme sta in stretto rapporto a Cristo: in che senso? Nel senso che questa comunità che vuol essere Chiesa si deve radunare per celebrare la Pasqua del Signore e la comunità celebra la Pasqua del Signore (negli Atti degli Apostoli questo è evidentissimo) soprattutto in due momenti: nell'amministrazione del Battesimo che ci fa passare attraverso le acque della salvezza e nella celebrazione, nella consumazione della Cena del Signore.
La Chiesa si afferma, incomincia ad esistere nel momento in cui il Battesimo e l'Eucarestia vengono amministrati, nel momento in cui gli uditori della Parola si lasciano battezzare e partecipano alla Cena del Signore. Io faccio Chiesa con tutti quelli che come me si son fatti battezzare e come me mangiano l'unico pane. Ci ritroviamo dunque fratelli nel guadare le stesse acque e nel mangiare lo stesso pane. Senza questa celebrazione della Pasqua
del Signore non c'è Chiesa; la Chiesa dunque realtà eminentemente sacra, liturgica, sacramentale. E qui viene una sollecitazione per noi, a rivalutare in pieno, a recuperare in pieno il senso del nostro Battesimo e del nostro mangiare il Corpo del Signore.
Eppure il Battesimo, almeno fino a un po' di tempo fa e forse per tanti ancora fino ad ora, essendoci per così dire stato buttato addosso, è rimasto il grande dimenticato. Nel migliore dei casi si ragiona così: "Buon per me che mia madre mi ha fatto portare in Chiesa e mi ha fatto consegnare a un sacerdote e buon per me che, il sacerdote mi ha messo un po di acqua addosso. Questo può essere considerato un capitolo chiuso della mia vita" Invece no! Il Battesimo va ripreso come un momento di passaggio, mio personale passaggio appunto, dal peccato alla grazia, dalle tenebre alla luce, da Satana a Cristo. Questo va fatto innanzitutto, a livello personale e ognuno di noi avrebbe già molto da rivedere e da fare. Ma pure a livello comunitario dobbiamo vivere il nostro Battesimo. Viviamo noi in questa economia battesimale? Accettiamo noi, come comunità, di passare attraverso le acque ristoratrici di un Battesimo che sia davvero rigeneratore? Eppure se non si fa rivivere la grazia del battesimo e non si vive del battesimo non si forma, non si è Chiesa. E ciò vale a maggior ragione dell'Eucarestia, del mangiare insieme il corpo del Signore. Si fa Chiesa nel trovarsi attorno ad uno stesso tavolo. Che bella esperienza per me in queste sere trovarmi a tavola con i vostri sacerdoti e mangiare con loro lo stesso pane!
Che bella esperienza quella di intavolare un discorso e soprattutto di mettere sullo stesso tavolo lo stesso pane e mangiare tutti dello stesso pane. Questa è un'esperienza che ognuno di noi fa in famiglia; ma la facciamo questa esperienza anche a livello liturgico, proprio come Chiesa? E finché io non vado a mangiare il pane consacrato con i miei fratelli e le mie sorelle nella fede, io non posso dire di formare la Chiesa di Cristo. Non c'è Chiesa senza Battesimo,non c'è Chiesa senza Eucarestia.
C'è un altro elemento costitutivo della Chiesa secondo gli Atti degli Apostoli che non va dimenticato, ed è l'Apostolo. Non c'è Chiesa di Cristo se non c'è la presenza dell'apostolo che Cristo ha mandato. Anche questa presenza va intesa in senso sacramentale; cioè l'apostolo è per definizione colui che Cristo ha mandato: "Andate nel mondo intero, e predicate il Vangelo a tutte le creature, fate discepoli tutti gli uomini, battezzate nel Nome del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo, io sono con voi per sempre fino alla fine del mondo". (Finale del Vangelo di Marco e di Matteo). L'apostolo è il mandato, l'inviato per definizione e se non c'è l'aggancio di una comunità ad un apostolo non c'è Chiesa. Le prime Chiese sono nate e si caratterizzavano proprio in rapporto al nome di un apostolo. A Gerusalemme Giacomo, Ad Antiochia si registra la presenza prima di Pietro e poi di Paolo. A Roma Pietro e poi tutti gli apostoli si sono diffusi e hanno stabilito una Chiesa in varie parti del mondo,perché se non c'è l'apostolo, come rappresentante di Cristo, inviato da Cristo, non c'è Chiesa. Parimenti se non c'è il Vescovo e se non c'è il rapporto vitale (e non solo giuridico) col Vescovo non c'è Chiesa. Un rapporto vitale, tale cioè da essere per noi, oggi, il modo ordinario per avere la vita soprannaturale,la partecipazione alla grazia.
Quindi ogni tentativo di secessione e di allontanamento dalla comunione col Vescovo, successore degli apostoli, evidentemente è destinato a fallire: non si può pretendere di creare un'altra Chiesa al di là o al di fuori di quella che Cristo ha voluto realizzare per mezzo dei suoi apostoli. E non dobbiamo pretendere che il Vescovo sia fatto a nostra immagine e somiglianza; il Vescovo ha un valore sacramentario che è assai superiore alla sua persona. E' con questi occhi che noi dobbiamo guardare il Vescovo; egli vale per la "grazia" che lo lega agli apostoli, e quindi a Cristo. Dunque se non c'è l'apostolo non c'è Chiesa e chi non è in comunione con l'apostolo non forma la Chiesa di Cristo.
Concludendo vorrei sottolineare l'importanza, anzi l'indispensabilità della presenza dello Spirito di Cristo nella Chiesa. Lo Spirito sta all'origine e nel continuo evolversi della Chiesa. Ogni Chiesa deve, non solo ascoltare la Parola, non solo celebrare la Pasqua, non solo passare attraverso la mediazione dell'apostolo, ma deve soprattutto obbedire allo Spirito. Qual è quella realtà che rende possibile a noi oggi di celebrare la Pasqua di Cristo così da sentirne in noi gli effetti salvifici?. Qual è quella realtà che rende possibile a noi oggi innestarci in Cristo, attraverso la mediazione dell'apostolo? E' lo Spirito. E lo Spirito esercita proprio questa funzione nei confronti della Chiesa: quella di rendere continuamente presente Cristo alla Chiesa e di tenere la Chiesa in continuo stato di missione. Chi ha Lo Spirito non può dormire: chi si sente veramente invaso, abitato, visitato dallo Spirito non può accettare un facile compromesso col mondo, nel senso peggiorativo del termine. Lo Spirito tiene nella Chiesa il cristiano in continuo stato di missione; per questo la Chiesa deve sentirsi sempre inviata e mai sistemata. Lo Spirito tiene ancora la Chiesa in continua tensione nella ricerca di una comunione sempre più profonda e sempre più vasta attraverso un movimento di sistole e di diastole, di concentrazione e di diffusione, di meditazione e di proclamazione. Lo Spirito finalmente tiene la Chiesa in continua tensione escatologica, cioè sempre proiettata "verso", sempre "in attesa di" e questo ancora una volta lo opera lo Spirito. Se un cristiano, se una comunità entra in pieno in questa logica, e nella dinamica interiore di questa realtà che è la Chiesa, come ce la presenta Luca attraverso il libro degli Atti, allora si sente ed è in realtà salvato. Infatti chi si lascia trascinare da questo insegnamento di Luca si sentirà davvero nel la necessità di porsi in ascolto della Parola, di porsi in obbedienza verso lo Spirito, e mediante l'apostolo di porsi in rapporto sostanziale e dinamico con il Cristo: ed è appunto da questo triplice rapporto che nasce la Chiesa. La Chiesa dunque è realtà essenzialmente relativa, relativa alla Parola da cui è convocata, relativa a Cristo che l'ha voluta,relativa allo Spirito che la anima.