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Dire Dio: al femminile

sintesi della relazione di Maria Cristina Bartolomei
Verbania Pallanza, 17 febbraio 1996

pensare Dio al femminile

Parlare di Dio al femminile è come dire l'altra faccia della luna. Siamo agli inizi di un lungo cammino ed è possibile fare solo degli accenni.

una premessa: la necessità di una rivoluzione culturale
C'è stato un cambiamento di paradigma scientifico. C'è la consapevolezza che il modo di capire il mondo, la realtà, se stessi, Dio porta da cima a fondo l'impronta della maschilità degli autori. È una rivoluzione culturale. Non c'è una maniera umana neutra di rappresentare il mondo, di pensare. Il modo di pensare è strettamente legato all'esperienza di mondo che si fa e pertanto alla propria sessuazione. Il modo di capire e pensare è diverso.
Questa considerazione diventa rivoluzionaria quando viene detta in un mondo in cui una delle due sessuazioni ha preso se stessa come la norma dell'umanità. È non dichiarato, ma presupposto, che l'umanità normale è quella degli uomini e quindi il punto di vista normale è quello maschile. Pertanto quando accediamo all'arte, alla filosofia, alla religione ci accostiamo sì al frutto del lavoro della mente umana ma anche all'impronta maschile di chi l'ha prodotto.

"un" punto di vista, quello maschile, come "il" punto di vista
Non è solo un dato biologico l'essere maschio o femmina, ma anche un dato culturale. Nasciamo già con un patrimonio culturale che ci viene trasmesso con il cibo e l'aria che respiriamo.
La struttura del mondo ha preso l'impronta della maschilità è poi si è riprodotta (non è solo un fatto biologico): anche una donna puù trasmettere un'immagine maschile di mondo ed anche un uomo avvertire il problema. Nelle grandi strutture che reggono il mondo le donne scompaiono e non è presente il loro punto di vista di fronte all'uomo.
Il problema non è quello di rifiutare le produzioni culturali perché portano l'impronta maschile, né quello di accusare di cattiveria gli uomini. Un uomo puù anche essere bravissimo ma la struttura rimane al maschile.

scoprire la mostruosità del soggetto
Il soggetto tacito dei saperi e il soggetto esplicito dei poteri è al maschile. Si deve riconoscere che ciù che credevamo fosse il soggetto umano in generale è in realtà il soggetto maschile. La donna puù vedere di diventare da assoggettata "soggetta", togliendo all'uomo la maledizione di sentirsi un soggetto assoluto, che non sa di essere una parte.

una cultura al maschile dice Dio al maschile
La fede ci parla nella vita e nei gesti di Gesù, ci parla nella Scrittura, ma questo parlare di Dio avviene con categorie culturali umane. La parola di Dio ci raggiunge con un mezzo umano culturalmente condizionato e che va pertanto interpretato.
Gli esseri umani si rappresentano sempre Dio accogliendo la sua parola, dentro le loro categorie mentali e culturali.
Anche per i non credenti è interessante il linguaggio religioso, proprio perché nel dire Dio l'essere umano proietta l'immagine più grande di se stesso.
Ora l'essere umano che dice Dio è sempre un essere umano al maschile, con un punto di vista androcentrico. L'immagine di Dio porterà tratti unilateralmente maschili.

non la somma ma la tensione tra i due punti di vista
L'immagine più corretta di Dio non è quella che assomma i connotati maschili a quelli femminili. L'importante è essere consapevoli che il nostro modo di dire Dio comporta proiezioni maschili e femminili, che il nostro modo di dire Dio è sempre inadeguato, perché sempre qualcosa di nostro viene proiettato. La tensione tra i due punti di vista puù essere feconda. Occorre pensare la relazione di Dio con noi a partire dalla dualità del soggetto.

come puù la donna identificarsi nell'immagine maschile di Gesù?
In realtà in tutto l'evento di salvezza se c'è una cosa inessenziale è la maschilità dell'uomo Gesù di Nazareth. Gesù non ha mai assunto atteggiamenti maschilisti. Gesù ha decostruito tutti i tradizionali modi del potere maschile, sia nella sua relazione con le donne, sia nel suo modo di essere.
L'evento salvezza deve apparire in entrambi i generi: è la necessità di una teologia femminile, di una parola di Dio detta e interpretata da donne.

riandare alle Scritture
Non ci si puù limitare a denunciare i tratti maschilisti proiettati indebitamente su Dio o a indagare qual è lo sguardo di Dio sulle donne. È necessario rifare tutto il pensiero su Dio, da cima a fondo, rifacendo il percorso storico con il quale la teologia cristiana si è prodotta, incominciando con il commento alla Scrittura.
Ciù che è mancato non è stato la presenza femminile nella storia, ma il suo racconto (la storia non è il semplice fatto accaduto, ma il fatto interpretato e narrato). Per esempio le arti coltivate dalle donne, come il ricamo, sono rimaste anonime.
Occorre iniziare dalla Scrittura, nonostante sia stata scritta letta e interpretata da uomini, perché attraverso la Scrittura risuona la parola di Dio. La Scrittura, quando viene letta con altri occhi, quando le sono rivolte altre domande, non dà risposte monoliticamente maschiliste.
Occorre partire da sé, ma non rimanendo inchiodate a se stesse. Partire da una identità ritrovata per andare all'ascolto.
Solo attraverso la rilettura al femminile della Scrittura si colgono correttamente nella loro origine le risposte alle tre grandi questioni fondamentali: come Dio mostra di pensare la donna; quali immagini di Dio, non solo impregnate di tratti maschili, le donne possono ritrovare nella Scrittura; come ripensare la concezione di Dio Padre.

Dio Padre
Centrale è nella bibbia la cifra della paternità di Dio, e sembra del resto contrastare gli esiti nevrotici del complesso di Edipo. Dio è un padre totalmente altro: è difficile potersi mettere in concorrenza e ucciderlo per prenderne il posto. Inoltre la nostra figliolanza non è naturale, ma adottiva.
Dire che Dio è padre puù significare che il padre è Dio, da cui deriva tutta la concezione del padre padrone. Credo sia più giusto dire che il divino è il principio paterno. Il principio paterno ha la funzione di separare il figlio dalla madre e di rinviarlo alla propria autonomia.
Quindi dire che Dio nei miei confronti è padre significa che è alla mia origine, ma senza inglobarmi, rinviandomi alla mia autonomia.
Nel Cristianesimo il disegno del Padre è la pienezza di vita, l'autonomia del Figlio. E quindi della pienezza della vita del figlio e della figlia.

rilettura della bibbia da parte delle donne

È una rilettura fondamentale se si vuole che la riflessione teologica al femminile sia sufficientemente legata al dato originario. Mentre i Medi, i Parti e gli Elamiti (Atti2,11) hanno udito nella loro lingua le meraviglie di Dio, questo ancora non è accaduto nella lingua delle donne.

una breve storia della rilettura al femminile
Nella primitiva comunità cristiana c'era una significativa presenza femminile che sarà in seguito marginalizzata.
Nell'epoca moderna diverse donne rivendicano una loro diversa collocazione nella società e nella cultura, rifacendosi alla bibbia, al disegno originale, creazionale di Dio.
La grande rilettura biblica comincia negli Stati Uniti nell'ottocento: si sostiene che Dio non vuole né che i neri siano schiavi né che siano assoggettate le donne. Negli Stati Uniti erano presenti le Chiese di tradizione quacchera e metodista, per le quali la comunità è una comunità di eguali.
Elisabeth Cady Stanton pubblica tra il 1895 e il 1898 la Bibbia delle donne, serie di brani biblici con un commento che reinterpreta testi tradizionalmente letti come sfavorevoli alle donne. Nasce un movimento che non si fermerà più. Fioriscono studi biblici fatti da donne sia in campo accademico che militante. Esiste una comunanza, una convergenza tra donne cristiane di diverse confessioni da far apparire secondarie le differenze confessionali.

un nuovo modo di leggere la bibbia
È mutato il modo di leggere la bibbia: c'è il riconoscimento della dimensione ermeneutica.
La bibbia ha questo di particolare: i suoi racconti nascono da esperienze vissute che danno luogo ad un'interpretazione credente che coglie l'azione di Dio in quella storia. Questo testo, frutto della scrittura e della interpretazione credente dell'evento narrato, viene letto e interpretato. E la nuova interpretazione diventa a sua volta bibbia. La bibbia stessa è una storia di narrazione e di interpretazioni. Interpretare la bibbia è in qualche modo continuare ciò che è nella bibbia.
Quando le donne si mettono a leggere la bibbia hanno di fronte una lunga storia di interpretazioni molto condizionata dal punto di vista maschile. E assolutamente corretto che tra le varie interpretazioni ci sia anche il punto di vista delle donne.
Oggi siamo consapevoli che la risposta che un testo dà dipende molto dalla domanda che viene rivolta e quindi dalla prospettiva di chi pone la domanda. Le donne rivolgono delle domande diverse e quindi hanno delle risposte diverse.

da parte delle donne sono state sviluppate tre linee di ermeneutica biblica
La prima sottolinea di più l'aspetto storico, ricercando nella bibbia tracce di culture anteriori al patriarcato. Il limite riguarda l'affidabilità delle tracce.
La seconda afferma invece che ciò che è importante è che la bibbia è un testo che parla a me oggi. Non mi interessa l'origine del testo. Limite: sottovaluta che il testo è stato scritto e interpretato da uomini ed è stato usato per sancire la subordinazione femminile.
Un terzo filone sottolinea che forma e contenuto del testo sono inscindibili. Il punto di vista di chi ha scritto il testo è un punto di vista patriarcale e androcentrico, perciò inutilizzabile.
Io scelgo una via mediana tra le prime due, ritenendo importante riconoscere che ci sono strati prepatriarcali al testo e che il testo è un interlocutore vivo per me adesso e che quindi è importante il dialogo con il testo.
Questo significa riconoscere la potenza simbolica dell'evento biblico. Non si può separare il fatto dalla sua interpretazione.

Qualche frammento di lettura al femminile
La investigazione femminile fa assumere una luce diversa alla bibbia.
Nella bibbia si dice che Dio ha viscere di misericordia, bisognerebbe più correttamente tradurre che Dio ha uteri di misericordia. A Dio non ripugna comunicarsi con simbologia femminile (invece predomina un'immagine di Dio al maschile).
L'azione di Dio padre ha poi dei tratti femminili: lo spirito di Dio aleggiava sulle acque, dovrebbe essere più correttamente tradotto con covava sulle acque.
C'è poi un tema biblico sottaciuto, che è quello della presenza di Dio al femminile nella creazione secondo due modalità. Una è la Shekinàh, che indica la presenza di Dio tramite una figura al femminile. La Shekinàh poi continua nel tema della sapienza, della Sophia.
Se poi guardiamo a come si parla delle donne nella bibbia troviamo molte sorprese.
Innanzitutto Dio ha creato l'essere umano al maschile e al femminile: l'una è l'aiuto per "un di fronte".
Solo dopo la creazione di Eva Adamo parla: non si nasce come esseri umani finché non si è in due in questa differenza.
Se andassimo a cercare l'atteggiamento delle donne rispetto alla divinità troveremmo altre sorprese.
Tra le più belle preghiere della bibbia vi sono quelle pronunciate da donne, come ad esempio il Magnificat.

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