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La penitenza nella parola di Dio (2)

sintesi della relazione di Carlo Ghidelli
Verbania Pallanza, 20 gennaio 1971

La penitenza negli atti degli apostoli e nella prima lettera di giovanni

Dagli Atti degli Apostoli e dalla prima lettera di Giovanni possiamo ricavare l'atteggiamento penitenziale dei cristiani delle chiese primitive e la concezione che essi avevano della penitenza. Il discorso di Pietro dopo la guarigione dello storpio alla porta del tempio (Atti 3, 12-26) può servire come testo riassuntivo di tutti gli elementi riguardanti la penitenza.

Atti degli apostoli

Nella predicazione pasquale degli Apostoli la penitenza è un elemento essenziale. Gli Apostoli hanno di fronte uomini responsabili di un peccato: l'uccisione di Gesù. Da questo dato esistenziale scaturisce l'esigenza della penitenza, della conversione.

Per peccato gli Atti intendono o il singolo atto o una caratteristica della natura umana o una potenza personificata. La prospettiva con cui gli Atti ci presentano la penitenza è diversa da quella dei sinottici:

Sinottici: Gesù dà direttamente il perdono dei peccati: "Figlio, io te lo dico, alzati, i tuoi peccati ti sono rimessi".

Atti: gli Apostoli esortano a ricevere il perdono dei peccati, previa la penitenza. Non sono essi che lo danno, ma: "Pentitevi, fate penitenza, e riceverete il perdono dei peccati".
Diversa è anche la prospettiva degli Apostoli da quella di Giovanni Battista:
Mentre Giovanni Battista esorta a ricevere il perdono, in previsione dell'evento salvifico: "Fate penitenza perché Gesù è vicino", gli Apostoli esortano a ricevere il perdono perché l'evento salvifico è già avvenuto, perché Cristo è già risorto. Atti 5,31 :"Dio lo ha esaltato in cielo, per darvi il pentimento e il perdono dei peccati". Questa riflessione è molto importante per nei, la prospettiva degli Atti è la nostra stessa prospettiva. Per noi cristiani la situazione dell'essere penitenti ha un significato tutto suo. Noi siamo uomini già salvati, e poiché già salvati dobbiamo fare penitenza.
Il peccato nel Nuovo Testamento non è presentato nella sua essenza, ma esistenzialmente: è presentata la situazione dell'uomo peccatore e conseguentemente dell'uomo penitente.

Analisi del testo degli Atti
Atti 2,38: "Pietro disse loro: Fate penitenza e lasciatevi battezzare uno per uno nel none di Gesù Cristo per ottenere il perdono dei peccati e allora riceverete il dono dello Spirito Santo".
Sono qui descritti tutti gli elementi costitutivi del processo salvifico, del nostro essere salvati.
La penitenza è il primo atto senza il quale non può iniziare il processo salvifico. La penitenza presuppone il peccato, un peccato fondamentale: "Voi avete crocifisso Gesù, lo avete messo a morte" (Atti 2,23). È considerata qui la situazione di peccato e non i singoli atti peccaminosi.
Il Battesimo succede al fare penitenza.
C'è un rapporto molto stretto tra perdono dei peccati e penitenza e perdono dei peccati e resurrezione.
Se Cristo non fosse risorto io non potrei sperare salvezza: la resurrezione è la massima manifestazione dell'onnipotenza di Dio (Atti 3,26: "Per voi dunque, in primo luogo, Iddio, dopo aver resuscitato suo Figlio, lo ha mandato per portarvi la benedizione, perché ciascuno di voi si allontani dalle sue iniquità").
Atti 3, 19-20: "Fate penitenza e convertitevi ... affinché vengano i tempi... della consolazione". È qui evidenziata la dimensione escatologica della penitenza. Il fare penitenza affretta, fa maturare il tempo della salvezza piena e definitiva.
Qual è il peccato di cui gli Apostoli invitano a pentirsi?
l) L'ignoranza. I giudei hanno agito per ignoranza (Atti 3,17) mettendo a morte Gesù. Stefano dimostra che i giudei nelle varie generazioni hanno agito per ignoranza. In questo peccato sono coinvolti anche i pagani (Atti 17).
Questa ignoranza ha per oggetto Gesù come profeta escatologico, messia e signore, e perciò il piano di salvezza di Dio. Questa ignoranza che coinvolge tutta l'umanità è responsabile e colpevole,
2) L'incredulità, Atti 28,24: "Alcuni credettero a quello che diceva, ma altri non vollero credere". Questo non credere è il rifiuto di rispondere alla proposta di Dio in Cristo, di accettare il disegno di Dio. Questa incredulità è colpevole. Paolo citando una profezia (Atti 28,26) parla di durezza di orecchi, ottusità di mente, chiusura di occhi.

Sintesi degli Atti sul peccato

Concezione del peccato
Gli Atti hanno una concezione primariamente teologica e non puramente etica del peccato. Il peccato va direttamente contro Dio, non è semplicemente trasgredire una legge.
Presentano anche una concezione cristologica del peccato: è il rifiuto di Cristo, è la chiusura di fronte alla salvezza operata o presente in Cristo. Conseguentemente la penitenza è accettazione di Dio in Cristo.
La concezione comunitaria del peccato è sottolineata fortemente da due testi degli Atti:

  • - Pentecoste come antitesi a Babele. A Pentecoste viene dato lo Spirito per riparare ciò che era avvenuto ai tempi della Torre di Babele. A Babele la confusione, la separazione delle lingue, a Pentecoste viene donato lo Spirito di unità, di coesione, di comprensione reciproca. Babele è la sintesi del dilagare del peccato descritto nei primi capitoli della Genesi: il peccato crea una frattura fra gli uomini, fa esattamente l'opposto di quanto fa lo Spirito Santo. Ogni attentato contro Dio è un attentato contro la comunità.
  • - Anania e Saffira raccontano una bugia agli Apostoli non mettendo tutti i loro beni a servizio della comunità e ricevono una punizione per noi incomprensibile. Questo episodio significa che ogni attentato alla comunità è un attentato contro Dio.

La penitenza è perciò accettare di rientrare nella comunità.
Gli Atti presentano anche una concezione storica del peccato, o meglio una concezione della storia in termini di peccato. Discorso di Stefano in Atti 7: alla storia di salvezza è contrapposta una storia di peccato, la costante infedeltà del popolo di Dio all'alleanza, l'opposizione allo Spirito di Dio che si concretizza nell'insensibilità ad accogliere i segni di Dio, che rivelano il suo disegno di salvezza in Mosé, nei profeti ed infine in Cristo. Il peccato perciò supera infinitamente l'interesse di una persona: io sono peccatore in quanto figlio di Adamo e di Eva, figlio di tutte le generazioni che mi hanno preceduto, le quali non hanno fatto altro che peccare.
La penitenza al contrario reinserisce in una storia di salvezza.

Conseguenze del peccato
La conseguenza del ,peccato è una sola: l'esclusione dai beni di Dio, è separazione da Dio, è autolesione.
Giuda (Atti l) per il suo peccato viene tagliato fuori dal numero dei Dodici, e deve essere sostituito. Nel discorso di Pietro dopo la guarigione dello storpio si dice :"Chi non ascolterà questo profeta, sarà sterminato dal popolo" (Atti 3,23). Anche qui la conseguenza del peccato è l'esclusione dal numero degli eletti.
La penitenza, come opera di Dio, è perciò essere riammessi alla comunione con Dio, con Cristo, con i fratelli salvati con noi.

Prima lettera di Giovanni
In l Gv 3,4 si afferma : "il peccato è l'iniquità". Questa affermazione non è una tautologia, ma è la descrizione più profonda del peccato.
I primi versetti del capitolo terzo esprimono la realtà della filiazione divina: "Quale bontà ha avuto verso di noi Dio che, ci ha resi veramente figli di Dio perché siamo chiamati e lo siano in realtà". Poi vengono espressi gli atteggiamenti concreti che sono esigiti da quella realtà nuova. Da una realtà nuova, da una situazione di vita (siamo figli di Dio), deriva un comportamento filiale. Giovanni per mettere maggiormente in luce questo oppone i figli di Dio ai figli del diavolo:
"Chi ha questa speranza in lui (realtà), si rende puro come lui è puro (comportamento)";
"Chi dimora in lui (realtà), non pecca (comportamento)";
"Chi pratica la giustizia (comportamento), è giusto '(realtà)";
"Chi è nato da Dio (realtà), non commette peccato (comportamento)".
I figli del diavolo invece:
"Chiunque commette il peccato (comportamento), commette l'ingiustizia (realtà)";
"Chiunque pecca (comportamento), non ha visto e conosciuto Dio (realtà)";
"Colui che commette il peccato (comportamento), è dal diavolo (realtà)".
L'iniquità perciò, il non essere da Dio, l'essere dal diavolo, serve ad indicare la situazione, la realtà del peccatore, il suo modo di essere e non l'atto cattivo. L'importante per l'uomo è la situazione di vita in cui viene a trovarsi, la scelta fondamentale. Non sono gli atti che mi condannano, ma è la scelta di fondo, è l'essere con o senza Dio. E per Giovanni il peccato è l'incredulità, il rifiutare di accettare e di credere in Cristo. Il fare penitenza perciò non è il porre un atto contrario a quello fatto precedentemente, è un atteggiamento di fondo.

[++Conclusione++]

peccato

  • è un divorzio da Dio: dal Dio Creatore, perché non ho saputo riconoscere il volto di Dio nella creatura, dal Dio dell'Alleanza: il peccato è adulterio dal Dio sposo;
  • è rifiuto di Cristo, è uccisione di Cristo, dichiarazione di morte di Dio;
  • è offesa allo Spirito Santo;
  • è un attentato alla comunione della Chiesa;
  • è un disorientamento. Quanto al nostro destino, è un rifiuto del dono escatologico.

penitenza

  • è un ritorno all'amico, allo sposo, all'amato;
  • è accettazione di Cristo, è abbracciare di nuovo Cristo nella la logica del Cristo pasquale;
  • è lasciarsi invadere di nuovo dallo Spirito di Dio;
  • è tentare di ricostruire la comunione;
  • è accettare che Dio può dare un senso nuovo alla mia vita.

bibliografia
AA.VV. La Penitenza. Dottrina, Storia, Catechesi e Pastorale, L.D.C., Torino 1967
K.Rahner La penitenza nella Chiesa. ed.Paoline, Roma 1964
K.Rahner Il sacramento della penitenza come riconciliazione con la Chiesa, in "Nuovi saggi III", ed.Paoline, Roma 1969;
B. Häring Shalom: Pace. Il sacramento della riconciliazione. ed. Paoline, Roma 1969.

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