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Incontri di "Fine Settimana" percorsi su fede e cultura |
anno 31° - 2009/2010 "Ero forestiero e mi avete ospitato" |
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![]() Giannino PianaNato nel 1939, insegna etica cristiana presso la Libera Università di Urbino. È stato presidente dell'Associazione Italiana dei Teologi Moralisti. Fa parte delle redazioni delle riviste Hermeneutica, Credere oggi, Rivista di teologia morale e Servitium; collabora al mensile Jesus con la rubrica "Morale e coscienza" e al quindicinale Rocca con la rubrica "Etica Scienza Società". Ha diretto:
Tra le sue pubblicazioni ricordiamo inoltre:
Articoli di Giannino Piana apparsi nella nostra rassegna stampa:
"dove non c'è trasparenza, dove non c'è una scelta fatta liberamente - che sia orientata in una direzione o nell'altra - inevitabilmente nell'esercizio del ministero non è garantita quella autenticità necessaria e richiesta, quella trasparenza che deriva dal nocciolo più profondo di una persona." "la morale cattolica ha mantenuto, soprattutto a livello normativo, una visione fortemente negativa della sessualità, con la conseguenza di mettere in moto un meccanismo perverso di colpa e di auto-giustificazione"
"L'uscita dal tunnel è ancora lontana, ed esige, per potersi realizzare, una svolta radicale nelle politiche degli Stati,(...)Ma, nel contempo, esige la presenza di una società civile matura, che sappia sostenere responsabilmente l'azione politica,... e sia soprattutto in grado di reagire alla situazione presente con l'adozione di stili di comportamento che abbiano come obiettivo lo sviluppo di un nuovo modello di civiltà incentrato sulla promozione di una migliore qualità della vita."
"Il rifiuto di alcune prescrizioni normative, ribadite con rigidità anche di recente dalla chiesa cattolica, non è allora piuttosto rifiuto di una concezione della sessualità percepita come anacronistica, perché legata a una cultura repressiva del passato, che tuttavia continua a persistere? E non è giunto forse il momento di una revisione critica di tali prescrizioni - suggerita del resto anche da alcune importanti indicazioni del Concilio - che rimetta al centro i grandi valori umani ed evangelici che nobilitano la sessualità e restituisca alla coscienza dei singoli una effettiva possibilità decisionale da gestire responsabilmente nel vivo delle situazioni concrete?"
Circa il testamento biologico le argomentazioni razionali devono prevalere sulle reazioni emotive. La richiesta di legalizzazione del testamento biologico ha alla base anzitutto l'accresciuta consapevolezza della dignità della persona e quindi del diritto a morire dignitosamente, poi lo sviluppo della tecnologia in campo biomedico e infine la rimozione della dimensione della morte. Le questioni che affiorano nel testamento biologico sono anzitutto il principio di autodeterminazione, principio fondamentale ma non esclusivo (oltre una logica individualistica); la gestione del testamento biologico nel segno dell'alleanza terapeutica; la nutrizione e alimentazione artificiale da valutare caso per caso.
interessante dossier della rivista "mosaico di pace" volto ad esplorare la possibilità di un'antropologia cristiana aggiornata e inclusiva, mostrando l'inadeguatezza del ricorso ai tradizionali concetti di "natura umana" e di legge naturale".
Le differenti soluzioni alle grandi tematiche etiche rinviano alle diverse concezioni dell'uomo, del mondo e della vita. "Il concetto privilegiato dal magistero cattolico nell'accostare le tematiche etiche ricordate è quello di "natura". "Il concetto di "natura" sottostante a tali documenti è, infatti, un concetto tendenzialmente "statico" e "sacrale", che non fa debitamente i conti con il carattere storico e culturale proprio dell'esperienza umana; ma è soprattutto un concetto riduttivo che, identificando essenzialmente la natura umana con il dato biologico". Sarebbe necessario sostituire il concetto di natura con quello di humanitas, che salvaguarda la specificità dell'umano e soprattutto restituire centralità all'idea di persona.
"Contrariamente alla tradizione medievale, che fondava i diritti su un dato oggettivo (...) i diritti umani, che fanno la loro comparsa in epoca moderna, sono realtà ascrivibili alla soggettività, perciò attribuibili originariamente all'individuo prima dell'instaurarsi di ogni relazione sociale." "Il tentativo di superare questa concezione, evitando sia il pericolo dell'individualismo sia la caduta nelle vecchie fondazioni ontologiche astratte (e fisiciste), è rappresentato dal ricorso a una concezione «personalista» (...), dall'assenso cioè a un'antropologia, in cui al soggetto viene riconosciuto lo statuto di persona, perciò di essere spirituale e corporeo (in quanto tale unico e irripetibile) e di essere relazionale costitutivamente aperto agli altri e al mondo." Conseguenze: 1) "il riconoscimento che la persona si autopossiede, e non può essere pertanto considerata proprietà di nessuno" 2) "la percezione che essa è in ogni caso soggetto che necessita di alcuni beni fondamentali per il suo sviluppo." 3) " maggiore considerazione della rilevanza assunta dai legami strutturali".
"La ricerca di una soluzione adeguata (all'escalation della violenza nei confronti delle donne) non può tuttavia limitarsi alla semplice emanazione di pene più rigorose, (...) e tanto meno alimentare forme di colpevolizzazione a senso unico (...). Deve piuttosto muoversi nella direzione di una vasta azione sociale ed educativa" " la famiglia - non quella extracomunitaria ma quella italiana - è il luogo in cui continua a consumarsi il numero maggiore di violenze, anche sessuali, nei confronti delle donne e dei bambini di entrambi i sessi". E' necessario un cambiamento di mentalità, rispetto a una cultura maschilista propria di una società patriarcale e sostenuta anche dalla cultura cattolica (una concezione della donna come puro oggetto del piacere maschile, deprivata dunque di ogni dignità e di ogni diritto personale). Tutto ciò nel quadro di una concezione del matrimonio e della famiglia, in cui la dimensione istituzionale, considerata come il fattore costitutivo, e dunque prioritario, faceva da copertura e da giustificazione di qualsiasi comportamento "Il superamento di questa situazione,(...) è legato ... a una profonda rivoluzione culturale" sia nel recupero della uguaglianza che delle differenze antropologiche
Analisi e valutazione del documento Dignitas personae della Congregazione per la Dottrina della fede. "Al di là dei dubbi già espressi circa alcune affermazioni di principio, prima fra tutte quella relativa al momento di inizio della vita personale, l'impressione di fondo che immediatamente si ricava accostandolo è che l'intento perseguito sia più negativo che positivo; che prevalga, in altri termini, la tendenza a segnalare pericoli e a pronunciare divieti piuttosto che ad offrire prospettive positive di crescita, richiamando valori irrinunciabili e indicando concretamente le vie da percorrere per perseguirli." "Un atteggiamento che (...) sembra dettato dal peso assai rilevante riservato a comportamenti che riguardano la difesa della vita nell'ambito della sfera privata (e che sono in larga misura legati - non a caso - alla gestione della sessualità), mentre non si riserva altrettanta attenzione a comportamenti dello stesso segno riguardanti la sfera pubblica come quelli provocati dalle ingiustizie sociali e politiche - basti pensare alle varie forme di violenza e soprattutto alle guerre - che hanno peraltro un grande impatto sulla collettività."
Il timore "che la depenalizzazione dell'omosessualità provochi come effetto immediato la sollecitazione al pieno riconoscimento delle unioni omosessuali" non è una ragione sufficiente: "non si può certo venir meno alla tutela di un diritto semplicemente perché qualcuno può usarlo in un modo che si reputa distorto". La posizione vaticana mostra "la persistenza di un atteggiamento fortemente negativo nei confronti dell'omosessualità", che continua ad essere considerata una vera e propria anomalia. Fortunatamente, anche all'interno della Chiesa, esistono tuttavia (e sono sempre più numerosi) laici e pastori più attenti e comprensivi della condizione delle persone omosessuali.
"il momento della individualizzazione soggettiva è un momento che si sviluppa a distanza dall'atto della fecondazione. Laddove non c'è individuo, non ci può essere la persona" "Mi pare che la strada da battere dovrebbe essere quella di un'apertura verso le tematiche nuove"
"Dopo la stagione del Vaticano che sembrava aver aperto spiragli nuovi (e promettenti) nei rapporti tra fede e storia, la Chiesa ha vissuto (e vive tuttora) un momento di forte disagio" " Le posizioni che il Magistero ha assunto in questi anni, soprattutto sulle questioni della bioetica, risultano spesso frutto di un atteggiamento difensivo, volto più a riproporre il retaggio dottrinale del passato che a individuare chiavi interpretative nuove per affrontare orizzonti radicalmente inediti, che contengono chances altamente positive e nuovi (e gravi) pericoli." Anche il concetto di natura, di ordine naturale, merita alcune precisazioni. E' da scartare una sua riproposizione in termini essenzialistici e fisicisti, mentre è valida l'idea, di fronte a possibili gravi manipolazioni, di rifarsi a un dato originario, di stabilire un limite" (ndr.: la lettera e la risposta mostfano quanto potrebbe essere fecondo un vero dialogo all'interno della comunitò dei credenti)
"La celebrazione dei sessanta anni della Carta offre, d'altronde, anche l'opportunità di prendere in considerazione alcune nuove questioni," "La prima riguarda l'estensione dei diritti umani ad ambiti allora sconosciuti...dalla definizione dei diritti dell'embrione fino alla legittimità di sospensione dei trattamenti terapeutici in certe condizioni e alla stessa accelerazione della fine" "La seconda questione riguarda invece la ridefinizione del rapporto tra diritti e doveri." " la tentazione ricorrente in Occidente è di intendere i diritti in una prospettiva rigidamente individualista, dove tutto si esaurisce cioè nella rivendicazione di prestazioni soggettive, prescindendo da ogni apertura ai legami interpersonali e comunitari"
"Il ricupero di una laicità improntata a un confronto rispettoso tra cattolici e laici è tuttavia legato all'abbandono da parte della Chiesa della pretesa di imporre alla società in modo autoritativo la propria concezione dell'ethos pubblico - il frequente richiamo al «diritto naturale» con la conseguente rivendicazione di un approccio razionale alle tematiche etiche (approccio che si ritiene debba essere condiviso) e l'affermazione che si danno valori «non negoziabili» non favoriscono la creazione di un clima disteso; e al contemporaneo superamento, da parte del mondo laico, di un atteggiamento radicalmente dimissionano nei confronti della possibilità (anzi della necessità) di rintracciare un ethos comune"
Da anni Giannino Piana propone un dialogo e un confronto sui temi della bioetica per pervenire ad una piattaforma comune, superando la diffusa presenza di atteggiamenti ispirati a logiche clericali e laiciste. Ma "la condizione perché il confronto si sviluppi in termini costruttivi è la rinuncia da parte di ciascuna delle componenti ricordate a far valere la propria posizione come assoluta, il riconoscimento della parte di verità che vi è nelle posizioni altrui e la capacità di mettersi in discussione, avendo di mira il bene comune o l'interesse generale, i quali, nell'ambito di un sistema democratico, non possono che essere frutto di un processo di reciproca integrazione." La soluzione che viene proposta consiste nell'apertura di un dibattito pubblico, dove si confrontino le diverse posizioni oggi esistenti, avendo di mira non soltanto la tutela dei valori, ma anche l'attenzione alla complessità delle situazioni concrete e alla rilevanza sociale dei fenomeni in gioco e facendo riferimento a un modello di «etica del discorso» che consenta tra le varie «ragioni» di andare alla ricerca di una «ragione» condivisa. Il paradigma metodologico attorno al quale convergere per rendere possibile tale prospettiva, è quello dell'«etica della responsabilità» di matrice weberiana, dove tuttavia l'attenzione al peso oggettivo delle azioni, perciò alla misurazione delle loro conseguenze (rispondere di qualcosa) - è questa la posizione di Weber - si intrecci con una più ampia (e decisiva) attenzione all'altro (rispondere a qualcuno), il quale, nell'attuale contesto di globalizzazione, coincide con l'intera umanità presente e futura.
Oltre i toni dogmatici e trionfalistici, con la consueta chiarezza e lucidità, Giannino Piana cerca di districare l'aggrovigliata matassa della vicenda Eluana. 1) La natura dell'omissione (interruzione dell'alimentazione e idratazione artificiale a chi si trova in stato vegetativo permanente). Solo cure proporzionate (la proporzione è data non dal mezzo, ma dallo stato generale del paziente: lo stesso intervento può essere accanimento terapeutico o eutanasia passiva). Nel caso di Eluana c'è autentico accanimento terapeutico che compromette la qualità e dignità della vita personale. Poiché però l'interruzione di alimentazione e idratazione non è senza traumi, la scelta è pur sempre quella del "male minore". 2) Il soggetto della decisione. Il primato spetta alla volontà del paziente (principio di autodeterminazione), tramite consenso informato o testamento biologico, e, in assenza di questi, tramite il legale rappresentante. Le obiezioni non sono irrilevanti (non assolutezza del principio di autodeterminazione, difficoltà nel ricostruire la volontà di Eluana, eccesso di potere ai giudici). 3) molte difficoltà sono attribuibili ad una mancanza di legislazione adeguata. E' necessario promulgare una legge sul testamento biologico, per rendere più umana la frontiera della malattia e della morte.
"Il '68 ha esercitato nei confronti della teologia un ruolo ambivalente: da un lato, ha favorito, accelerandolo, il processo di riforma della teologia già in atto a partire dal Vaticano II; dall'altro, ha segnato l'inizio di una fase di tensione (a lungo perdurante) nei rapporti tra teologia e magistero." "A modificare profondamente il clima e a segnare una battuta di arresto del rinnovamento teologico è stata soprattutto la pubblicazione, nell'agosto del 1968, dell'enciclica Humanae vitae sulla regolazione delle nascite." "La teologia è in larga misura rientrata nei ranghi, ponendosi totalmente al servizio del magistero (rinunciando perciò a rivendicare lo spazio di autonomia che il Vaticano II le aveva riconosciuto) o, nel migliore dei casi, trincerandosi dietro il silenzio."
"Ciò che ai nostri giorni avviene sembra dunque confermare la plausibilità di alcune analisi di Marx; mette, in altri termini, in luce il realismo di alcune sue posizioni critiche e soprattutto la lungimiranza di quelle pagine in cui egli smaschera le illusioni del capitalismo e ne svela le contraddizioni."
"Ciò che rende infatti oggi difficile l'avvio di un confronto pacato tra posizioni diverse, attraverso il quale ricercare il bene «possibile», è il clima di grande tensione e persino di esplicita volontà di contrapposizione che si respira." "È dunque importante creare, anche in questo caso, le condizioni per un dibattito costruttivo, dove la dialettica tra le diverse posizioni si basi esclusivamente sulla intrinseca forza delle argomentazioni prodotte e dove soprattutto prevalga il rispetto profondo per le persone, e dunque la ricerca di un dialogo spassionato nel quale, senza rinunciare alle proprie ragioni, vengano attentamente considerate le ragioni degli altri con la disponibilità anche a cambiare e, in ogni caso, a individuare forme di mediazione largamente condivise."
La mancanza di rispetto delle istituzioni, e più in generale di preoccupazione per il bene comune, è il sintomo inquietante di una deriva della classe politica, che alimenta la disaffezione e il distacco dei cittadini." "Il tentativo di Mastella di scaricare le proprie responsabilità sull'intero sistema («così fan tutti») va decisamente respinto, sia perché getta impunemente fango sull'intera classe politica nella quale esistono tuttora (e non sono fortunatamente pochi) uomini di sicura probità morale, sia (soprattutto) perché la diffusione del malcostume (purtroppo vera), non può diventare un alibi per negarne la gravità" "in controtendenza, la testimonianza di dignità offerta dal Presidente Prodi, la cui «personalità austera e onesta - ha scritto in un editoriale del 27-28 gennaio 2008 Le Monde - rompeva decisamente con l'affarismo spudorato del suo predecessore»"
Il pagamento delle tasse è uno stretto dovere di giustizia, che non va subordinato ad alcuna condizione, o è condizionato dal fatto che le tasse siano giuste?
In regime di democrazia rappresentativa solo il potere politico può decidere in materia fiscale, ma le sue decisioni saranno poi approvate o disapprovate con il voto.
Le obiezioni sul sistema fiscale del nostro paese riguardano "sia la mancanza di equità nelle tassazioni sia il cattivo uso che lo Stato fa delle entrate ricavate dalle tasse e, più in generale, l'assenza di una politica economica e sociale che sappia rispondere alle esigenze del bene comune." Le obiezioni, che hanno una loro validità, richiedono l'impegno di tutti.
Predomina una visione puramente formale di democrazia, basata cioè non su un'idea di "bene comune", ma solo sul libero consenso di tutti. Ma l'assenza di riferimenti etici comporta la crisi e la fine di una democrazia senz'anima. E' necessario far riferimento a una piattaforma minima di valori comuni. "la vera democrazia è infatti quella in cui l'esercizio della libertà si coniuga con l'attenzione alle esigenze della giustizia e dell'equità sociale". Ma il modello etico deve essere duttile, sempre in divenire, nella ricerca del bene possibile e a volte nell'accettazione del male minore. Solo restituendo significato alla società civile ci potrà essere un recupero dell'ethos culturale per fronteggiare l'attuale crisi.
Sempre più l'evasione fiscale diventa questione morale. Oltre a combatterla con misure severe, occorre dunque recuperare il senso dell'appartenenza e della partecipazione civile
I precetti della Chiesa rinviano ad una ecclesiologia tridentina, fortemente segnata dalla reazione alla riforma protestante. Si dà ampio rilievo all'elemento istituzionale e gerarchico, con struttura piramidale, e netta distinzione tra chiesa docente (gerarchia) e chiesa discente. I fedeli sono chiamati ad una fedeltà non alla Parola, ma alle disposizioni della gerarchia. Il Vaticano II ribalta questa visione: nella chiesa mistero e popolo di Dio l'elemento istituzionale viene ridimensionato, a vantaggio della chiesa come comunità di battezzati, di pari dignità e corresponsabili. L'elemento istituzionale è a servizio della crescita della comunità fraterna. In questa prospettiva alcuni precetti sono anacronistici, altri poco utili, altri ancora nocivi (come quelli relativi alla vita sacramentale che non incitano alla partecipazione). Più che di precetti oggi, c'è bisogno di maggiore impegno nella formazione di coscienze, per una fede convinta e adulta.
La crescente contrapposizione tra cattolici e laici, secondo il docente di epidemiologia Paolo Vineis, risiede nella radicalizzazione dei presupposti di partenza dei due fronti. La Chiesa, scostandosi dal concilio, proclama un'etica essenzialistica, fatta di verità assolute e immutabili (fa appello a Dio e natura per parlare di valori non negoziabili). La cultura laica tende a ridurre tutto all'utile e al benessere, incapace di dare un solido fondamento all'etica, col prevalere di una prospettiva individualista e con scarsa attenzione alla dimensione sociale. Occorre ricuperare il concetto di limite, non dimenticando il carattere probabilistico della scienza e soprattuto recuperando il senso del sacro o del mistero oltre l'orizzonte dell'utile. Le posizione contrapposte e radicali di assolutismo e di relativismo sono inadeguate a rispondere all'esigenza di etica. Si pensi allo statuto dell'embrione: all'assolutezza della visione cattolica corrisponde una visone del tutto relativista e strumentale. L'individualizzazione è un processo tra cosa e persona: questo significa possibilità di intervento sull'embrione per finalità di alto valore sociale senza ridurre l'embrione a cosa strumentale. (ndr.: tempi cattivi per i costruttori di ponti)
le ragioni della crisi della famiglia sono molteplici: ragioni di carattere strutturale (interscambio sociale), di carattere culturale (individualismo, consumismo), di carattere economico (crescita reddito procapite e incremento lavoro femminile). Sono necessarie nuove politiche sociali adeguate e cammini formativi centrati su valori che ridiano importanza alla qualità delle relazioni.
I Dico non demoliscono la famiglia tradizionale fondata sul matrimonio - che è in crisi per altri motivi - ma tentano di garantire i diritti e di far assumere maggiori responsabilità alle persone, sia eterosessuali che omosessuali, che scelgono la convivenza. Il pregiudizio verso l'omosessualità è ancora molto forte, e non solo nella Chiesa.
la politica non ha bisogno di anime belle, ma di persone che si facciano carico della globalità e complessità dei problemi
La bella rivista bimestrale "Dialoghi" degli amici ticinesi, giunta quasi a 40 anni di esistenza e che respira a pieni polmoni il vento del concilio, dedica il suo ultimo numero ai temi dell'eutanasia, del testamento biologico, temi sempre più roventi anche in Italia. Del dossier proponiamo l'intervento di Giannino Piana sul tema dell'autodeterminazione.
La gerarchia cattolica si è opposta ai DICO per paura di minare alle radici l'istituto della famiglia fondata sul matrimonio: nessun riconoscimento pubblico ai conviventi, semmai tutelare meglio i diritti individuali. Sul piano politico la posizione assunta dai vescovi è una esplicita intromissione della gerarchia nel dibattito parlamentare. Sorprende questa reazione sproporzionata, che non c'è stata su temi ben più rilevanti di giustizia e di legalità (leggi ad personam, dichiarazioni di legittimità della evasione fiscale, inviti a votare secondo i propri interessi...). L'attenzione è rivolta più a questioni di "etica privata" che di "etica pubblica". Sul piano etico poi è grave miopia misconoscere che nella nostra società sono in aumento forme di unione extramatrimoniale e per ragioni che non sono riconducibili a capricci individiuali (precarietà economica, fragilità psicologica, impossibilità di accedere al matrimonio...). Le convivenze sono frutto della crisi della famiglia tradizionale e non la causa. Sulle vere cause occorrerebbe intervenire sia da parte delle istituzioni sociali e politiche che da parte delle agenzie educative come la chiesa. Infine poi perché insistere così tanto sui diritti individuali per persone che chiedono tutele giuridiche proprio in quanto sono in una stabile relazione? E' strano che paladini dei diritti individuali siano coloro che proclamano la necessità di superare la visione rigidamente individualista dell'essere umano.
Giannino Piana, con la consueta lucidità, competenza e misura riflette attorno alla vicenda di Piergiorgio Welby, sui problemi sollevati in campo etico (autodeterminazione eutanasia e accanimento terapeutico) in campo politico (poca competenza e misura e molto ideologicismo) e in campo ecclesiale (scarsa misericordia). Da leggere meditare e discutere.
Il rifiuto della morte, la coscienza del limite, i tempi del vivere e il diritto a morire bene.
Sul tema dell'evasione fiscale nuovamente dibattuto dopo la richiesa da parte di Prodi di una maggiore attenzione da parte della chiesa cattolica è utile rileggere quanto scriveva Giannino Piana in occasione di un precedente dibattito sul tema.
L'entità del fenomeno evasione manifesta la presenza di una questione morale, che ha radici antiche.
Da una parte con l'avvento della modernità è venuta meno l'idea di giustizia sociale, con il trionfo di una concezione individualistica dell'uomo. Dall'altra anche nella stessa chiesa cattolica con la modernità la giustizia privata soppianta quella sociale e si introduce l'idea di leggi meramente penali (in particolare quelle fiscali) che non obbligano in coscienza, ma solo a soddisfare la pena se si è scoperti.
Nello stato democratico, espressione diretta dei cittadini, il dovere di pagare le tasse è un dovere di stretta giustizia, ed evadere è un furto.
Articolo molto utile per comprendere le varie posizioni in campo nel dibattito sull'eutanasia: quella del mondo laico favorevole al principio dell'autodeterminazione, quella del mondo cattolico (dottrina ufficiale) che nega radicalmente quel diritto e infine ipotesi alternative.
Il magistero della chiesa cattolica si richiama spesso al concetto di natura o di legge naturale per condannare comportamenti "devianti" soprattutto in materia sessuale. Ora il concetto di natura è fonte di equivoci fuorvianti, soprattutto se inteso in modo fissista e appiattito sul dato fisico-biologico. Occorre distinguere tra ambito cosmico a cui riservare il concetto di natura e ambito umano per il quale impiegare il concetto di umanità o "humanitas", capace di stabilire un limite alle manipolazioni sempre più estese della vita umana e capace anche di individuare un elemento comune che consenta la comunicazione tra culture.
Già un anno e mezzo fa ci furono reazioni indignate di una parte del mondo cattolico alla proposta di Prodi di regolamentare le Unioni civili. In un articolo scritto nel 2005 Giannino Piana sosteneva che la regolamentazione delle coppie di fatto non costituisce un grave attentato alla famiglia fondata sul matrimonio. Anzi, la rigida difesa dei principi può contraddire il più autentico spirito evangelico.
Sul tema delle persone omosessuali è di grande attualità la riflessione svolta in un incontro dei " fine settimana" nel 2002 da parte di Giannino Piana e Domenico Pezzini. In questo sito è presente un'ampia sintesi (http://www.finesettimana.org/pmwiki/index.php?n=Db.Sintesi?num=155)
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