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La vita morale tra desiderio e obbligazione

sintesi della relazione di Giannino Piana
Verbania Pallanza, 19 febbraio 2000

Il rapporto dialettico tra desiderio e obbligazione caratterizza l'agire morale e la fondazione stessa dell'etica che si muove tra il bisogno di autorealizzazione dell'uomo e l'impegno a orientarla verso obiettivi che garantiscano la piena espressione di sé nei rapporti con gli altri e con il mondo.
Lungo tutto il corso della riflessione occidentale c'è una permanente oscillazione tra i due poli, tra etiche del desiderio ed etiche dell'obbligazione, spesso non conciliate in modo corretto.

1. alcuni modelli storici di declinazione del rapporto desiderio - obbligazione.

Nella cultura occidentale c'è stata una polarizzazione, che emergerà da alcuni modelli dell'interpretazione dell'agire morale secondo le dinamiche del desiderio o secondo le dinamiche dell'obbligazione. Nel pensiero greco delle origini già si manifesta la polarizzazione.

l'epicureismo
L'epicureismo pone al centro dell'interpretazione dell'agire morale il piacere: vale ciò che piace e non vale ciò che non piace. Ma il piacere di cui parla Epicuro, seppure in un'ottica sostanzialmente materialista, non è solo il piacere del corpo, ma anche il piacere dell'anima, come principio psichico che rende possibile il superamento di momenti difficili del presente facendo memoria di un passato più felice e aprendo ad un futuro diverso.
Il piacere, criterio interpretativo del senso dell'agire, nasce dal desiderio, dall'essere l'uomo costitutivamente un soggetto desiderante. Non ogni desiderio però è eticamente accettabile. Ci sono anche desideri vani, come la ricerca del successo, della ricchezza, del potere. Epicuro è meno "epicureista" di quanto sembra.

platonismo e stoicismo
Sul versante dell'etica dell'obbligazione troviamo il platonismo e lo stoicismo. Alla radice della negazione del desiderio c'è il dualismo corpo - anima, c'è la svalutazione della materia e del corpo e quindi con tutto ciò che ha a che fare con la corporeità (istinti, passioni, sessualità...). Il desiderio in quanto connesso alla sfera del corporeo, deve essere represso, perché l'uomo possa esprimere ciò che è veramente, il suo essere spirito. Per lo stoicismo vera saggezza è l'atarassia, la liberazione da tutte le pulsioni della corporeità
Stoicismo, platonismo, manicheismo e gnosticismo avranno un'influenza decisiva sul cristianesimo delle origini nella direzione della repressione del desiderio e del piacere.

positività del desiderio nella visione ebraica e cristiana
La visione positiva del desiderio si radica nella concezione non dualistica del mondo e dell'uomo. Spirito e corpo indicano la totalità dell'essere umano. Il "verbo si è fatto carne" significa che il verbo si è fatto uomo.
Inoltre nel mondo ebraico c'è una esaltazione del desiderio, una valutazione positiva della sessualità come si riscontra nel "Cantico dei Cantici", poema di amore, che esalta l'eros in tutte le sue sfaccettature.
Vi è inoltre una visione positiva del godimento della vita, visione che corrisponde alla logica del desiderio. Il Qoelet invita a cogliere la vita di ogni giorno con tutte le sue soddisfazioni.
Questa positività è recuperata da Gesù, che, criticato dai farisei e dagli scribi come un beone e un mangione, non parla mai di sessualità in termini repressivi.
Nel Nuovo Testamento delle cadute al riguardo, derivanti da correnti di pensiero del mondo ebraico (Qunram) o da influenze della cultura greca. Paolo a volte ha accenti svalutativi.

svalutazione del desiderio nella tradizione cristiana
Tutta la tradizione cristiana successiva è fortemente segnata da una visione fortemente negativa del desiderio e del piacere. I Padri della Chiesa utilizzeranno le categorie stoiche e platoniche nello sforzo di acculturazione del cristianesimo e soprattutto del suo messaggio etico. La conseguenza è che il desiderio viene considerato come pericoloso, da tenere sempre sotto controllo per evitare la frantumazione dell'identità.
Queste polarizzazione del passato si ritrovano anche nell'epoca moderna.

l'etica imperativa kantiana
E' il modello dell'etica dell'imperativo categorico, del dovere per il dovere. Poiché per Kant non esiste un ordine morale che va al di là della coscienza, l'eticità si definisce a partire dalla coscienza del soggetto. E per evitare derive soggettivistiche (ciascuno si fa la propria etica) dota la coscienza morale di una struttura imperativa ("devi perché devi").
L'etica kantiana è l'etica dell'imperativo assoluto, i cui contenuti si sostanziano nel considerare sempre ogni soggetto come fine e mai come mezzo.
L'etica kantiana influenzerà l'etica successiva. Il militante cattolico e quello marxista degli anni '50 nel nostro paese avevano la stessa etica del dovere, dell'impegno, del sacrificio, (seppure per finalità diverse). In nome della giusta causa si sacrificavano tempi e affetti, si sacrificavano i desideri...

maestri del sospetto e valorizzazione del desiderio
I maestri del sospetto, soprattutto Freud e Nietzsche, hanno messo sotto processo questa visione repressiva del desiderio.
Freud rinnova e ribalta la concezione dell'uomo e del suo agire, vista in chiave di razionalità (l'uomo animale razionale - l'agire misurato sulla ragione) per una concezione che fa largo spazio alle pulsioni, ai sentimenti, alla psicoaffettività, al subconscio. Al centro dell'agire dell'uomo c'è la libido, le pulsioni istintuali e quindi il desiderio e la ricerca del piacere.
Nietzsche mette sotto processo come virtù dei deboli le virtù tradizionali del cristiano (umiltà, moderazione...). L'ascesi cristiana è il massimo di immoralità. L'uomo forte, il superuomo è colui che va oltre la morale, che si butta e va alla ricerca della soddisfazione del proprio piacere e desiderio.

elementi della cultura contemporanea e radicalizzazione del desiderio
Alcuni elementi della cultura di oggi sono in sintonia con la radicalizzazione dell'etica del desiderio. Innanzitutto la cultura della soggettività, che anima il movimento femminista e quello ecologico: E' una cultura che fa perno sulla soggettività, sull'autorealizzazione, sulla felicità, sull'eros, sul piacere.
L'ideologia radicale fa perno sul diritto soggettivo utilizzando come criterio il principio del piacere e della soddisfazione del desiderio: vale ciò che vale per me come individuo, vale per me ciò che mi piace.
Il pensiero unico, incentrato su logiche consumistiche e utilitaristiche, è diventato sempre più una mentalità dominante. Si guarda la realtà in termini utilitaristici di beni da consumare (non solo beni materiali ma anche rapporti). Chi è inefficiente e improduttivo viene emarginato.
La crisi della ragione occidentale, ridotta ad essere una ragione ideologica totalizzante o una ragione strumentale (la ragione tecnologica), per la quale il sapere è potere, è dominare, è manipolare. I limiti sempre più evidenti di questa ragione ha prodotto la fuga dalla ragione stessa , l'abbandono all'irrazionale, lasciando spazio alla sfera delle passioni, delle pulsioni, dei desideri.
Il risultato è stato la messa sotto accusa della tradizionale etica della obbligazione e delle sue parole d'ordine come sacrificio e dovere. Questa radicalizzazione, giustificata per certi aspetti, presenta elementi problematici.

2. un tentativo di correlazione tra desiderio e obbligazione.

Dei tentativi di sintesi sono già stati fatti in passato di mediare tra desiderio e obbligazione.

l'etica aristotelica
Aristotele si muove nell'ottica di attenzione del desiderio. La sua etica è un'etica eudemonistica, un'etica della ricerca della felicità, della soddisfazione personale, che parte quindi dall'attenzione al desiderio e alla soggettività, ma che viene costruita a partire dalle quattro virtù cardinali (giustizia, fortezza, prudenza e temperanza). La felicità e la realizzazione personale è centrale, ma i contenuti di questa felicità e realizzazione sono determinati dal filtro delle virtù. Non ogni desiderio, non ogni forma di felicità viene accolta, ma quella che si concilia con la vita virtuosa, che sono in qualche misura obbliganti.

il tentativo di Tommaso d'Aquino
Tommaso assume Aristotele come interprete del suo pensiero teologico, sostituendolo a Platone, che aveva una concezione svalutativa della corporeità.
Seguendo Aristotele, Tommaso non solo dà valore all'autonomia del mondo (è il primo secolarizzatore) ma introduce una visione positiva delle passioni, viste come un arricchimento dell'umano se canalizzate correttamente.
Per Tommaso la vera preghiera si esprime anche attraverso l'impeto delle passioni, dei desideri, della corporeità, coinvolgendo così la totalità dell'essere umano.
Oggi vi è una ripresa soprattutto di temi aristotelici, in particolare della centralità delle virtù. Sia la casistica cattolica che buona parte dell'etica positivista laica erano attestate su un'etica normativa, nel definire precisamente ciò che si deve fare in una situazione concreta. Il tema delle virtù conduce invece a mettere in primo piano l'atteggiamento di fondo, l'habitus da assumere, il modo di sentire e di essere al posto dell'obbedienza ad una serie di norme prestabilite.

il contributo della riflessione fenomenologica (Husserl e Scheler)La riflessione fenomenologica è il primo importante contributo in vista di una mediazione tra desiderio e obbligazione. Mette al centro dell'attenzione la ricerca del senso profondo del valore, del suo manifestarsi alla coscienza, dei suoi connotati. Più spiccato è l'interesse per i valori etici.
I valori si presentano immediatamente all'orizzonte della coscienza con il carattere di desiderabilità e il carattere di obbligazione, come realtà desiderabili e che nello stesso tempo si impongono. Desiderabile perché emerge all'orizzonte della coscienza come ciò che soddisfa il bisogno-desiderio di autorealizzazione, ma anche lo avverto come trascendente la mia persona in quanto mi si impone. L'autorealizzazione pertanto è orientata verso, non è una qualsiasi forma di autorealizzazione. C'è un filtro del desiderio, l'esperienza del valore come trascendente.
L'esperienza del rimorso appare laddove compio un'azione di ingiustizia, percependo così che non mi sono autorealizzato in qualcosa che obbligatoriamente dovevo fare.
Il valore appare come bene, che soddisfa una mia esigenza soggettiva e nello stesso tempo appare come dovere.

esperienza di libertà
L'eticità si fonda sull'esperienza della libertà, Non c'è eticità là dove non c'è libertà. Eticità e libertà sono grandezze direttamente proporzionali.
L'eticità inoltre presuppone la responsabilità nell'agire. Sono responsabile quando faccio qualcosa che sento dipendere da me, qualcosa che chiama in causa la mia libertà. C'è correlazione tra eticità, libertà, responsabilità.
Ciascuno di noi fa l'esperienza della libertà, della libertà morale, che presenta due aspetti complementari. La libertà come "libertà di", come libero arbitrio, come libertà di scelta, come possibilità di, e la libertà come libertà di perfezione, come libertà-liberazione, come "libertà per", come scelta in vista di un fine.
Se la libertà fosse solo "libertà da", in quanto non ha finalità, sarebbe destinata allo scacco.
La scelta, e non solo il saper scegliere, è decisiva nella realizzazione piena della libertà. Sono tanto più libero quanto più scelgo. E' vero che la scelta implica la rinuncia ad altre possibili scelte, ma è l'attuazione della libertà come liberazione che consente di autorealizzarmi.
Ora mentre la "libertà da" è la libertà del desiderio, aperta, sconfinata, senza orizzonti, una libertà piena, la "libertà per", si ha quando la libertà si lega e si obbliga ad una scelta.. La libertà per realizzarsi ha bisogno di sposare il dovere, che è un dovere che sgorga dall'interno della persona..
Persona si nasce, come apertura verso un certo obiettivo, come possibilità di scelta, ma persona si diventa attraverso un processo segnato dalla libertà come scelta.
Ecco allora la necessità di mediazione tra l'elemento soggettivo (la libertà da) e l'elemento oggettivo (il fine che mi si impone).

rapporto tra soggettività e oggettività
La specificità del fatto etico consiste nel non essere né un fatto puramente oggettivo, né un fatto puramente soggettivo. Il luogo di mediazione tra il dato soggettivo (libertà e coscienza) e il dato oggettivo (il mondo dei valori) è l'essere umano in quanto persona, che è nello stesso tempo natura (dato oggettivo) e individualità (unicità e irripetibilità). La moralità sta nell'intreccio tra coscienza e valore, tra libertà e norme.
La coscienza, il soggetto, la libertà, è il punto di partenza dell'eticità. Ma la coscienza non è irrelata, ma si costruisce in un mondo di relazioni, che costituiscono il piano dell'oggettività e quindi del dovere.
Se voglio autorealizzarmi devo costruire condizioni perché anche gli altri possano autorealizzarsi.
Se voglio realizzarmi deve valere la regola della reciprocità: fare all'altro ciò che piace sia fatto a me. Appare qui la necessità della mediazione tra desiderio (l'autorealizzazione) e l'obbligazione (i valori da rispettare nel rapporto con gli altri).
I valori devono poi essere incarnati in norme che definiscono concretamente ciò che devo fare nel cammino verso una autorealizzazione rispettosa dell'autorealizzazione altrui.
Nell'affrontare le tematiche etiche non è possibile anzitutto bypassare il momento del desiderio, dell'autorealizzazione, della felicità, ma anche è necessario il riferimento ad un ordine morale formato da valori (l'obbligazione) che formano i criteri di valutazione, di filtro, di discernimento dei bisogni-desideri.

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