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Desiderio e volere nelle scritture cristiane

sintesi della relazione di Giuseppe Barbaglio
Verbania Pallanza, 11 dicembre 1999

Non esiste nel Nuovo Testamento una riflessione esplicita sul desiderio, ma si possono trovare delle annotazioni su desideri che Gesù e Paolo hanno avuto. Si incontra, invece, una riflessione teologica ed etica sul desiderio come cupidigia, sul desiderio connotato negativamente.
Il Nuovo Testamento, da un punta di vista culturale, dipende certamente anzitutto dalle Scritture Ebraiche, ma anche da correnti culturali del mondo greco-romano, come lo stoicismo, che ha una visione negativa del desiderio, ma non in quanto si volge verso oggetti negativi, come nella concezione biblica, ma in quanto tende alle cose materiali, sensibili. L'ideale stoico è l'apatia, la negazione delle passioni, dei desideri, per potersi dedicare totalmente alla sfera del pensiero, alla dimensione logica.

1. - i desideri di Gesù

Nei vangeli troviamo delle indicazioni su alcuni desideri avuti da Gesù.
Anzitutto in Matteo 14,34-35 Gesù, nell'orto degli Ulivi, dopo aver manifestato un bisogno di solidarietà (la vicinanza vigile dei discepoli), rinuncia la soddisfazione del proprio desiderio di evitare la fine tragica ("allontana da me questo calice") per fare la volontà del Padre. Il desiderio non è negato in se stesso, ma per affermare il proprio abbandono alla volontà di Dio.
In Luca 22,15-16, troviamo, invece, un desiderio di Gesù soddisfatto. Prima del momento dell'orto degli Ulivi, Gesù realizza il desiderio di cenare con i suoi amici ("ho desiderato intensissimamente mangiare con voi la Pasqua, prima che io affronti la passione"): è un desiderio di commensalità, di commensalità pasquale, di commensalità ultima, che rinvia alla futura e piena commensalità nel Regno di Dio.
Un altro desiderio di Gesù, espresso nuovamente in una preghiera, lo si trova nel "Padre nostro" (Luca 11,3). Il desiderio di Gesù riguarda l'attuazione della volontà di Dio: "venga presto il tuo Regno", che Dio Padre diventi presto re della storia. Tutta la predicazione e tutti i gesti di Gesù sono orientati all'annuncio del Regno, anticipandolo con le guarigioni, con il sedersi a tavola con i peccatori e i pubblicani, con tutti gli esclusi del tempo. Gesù desidera ardentemente l'avvento pieno del Regno, quando i malati saranno tutti guariti, quando tutti gli esclusi saranno fatti sedere a tavola.

2. - i desideri di Paolo

Uno dei testi più interessanti lo si trova in Filippesi 1, 21-24. Paolo, in carcere, vive un conflitto tra desideri, quello più intenso di essere condannato a morte per potersi unire pienamente a Cristo (Paolo è un mistico) e quello di essere assolto per poter continuare la propria opera missionaria a vantaggio delle comunità cristiane.
Paolo rinuncia a raggiungere quello a cui tende di più per poter essere utile agli altri con la propria opera.
Un umanissimo desiderio di Paolo è espresso in 1 Tessalonicesi 2, 17-18. Paolo, costretto a fuggire in fretta e furia da Tessalonica, a causa dell'ostilità dell'ambiente, ha uno struggente desiderio di rivedere il volto dei cristiani di Tessalonica ("siamo stati estremamente solleciti nel poter rivedere la vostra faccia con grande desiderio"). Ma le circostanze esterne avverse (Satana) gli hanno impedito di realizzare il desiderio.
Gli Atti degli Apostoli (20,33-34) riferiscono di un desiderio di Paolo che viene negato per affermare la libertà dell'azione missionaria. Perché nessuno possa sospettare un suo interesse privato dice: "Io non ho desiderato denaro, oro o vestito di nessuno. Voi stessi sapete bene che alle mie necessità e di quelli che sono con me hanno provveduto queste mie mani".
I desideri di Gesù e di Paolo si collocano all'interno di un quadro più vasto, quello del compimento della loro missione.

3. - il desiderio come cupidigia

Un'altra serie di testi rivolgono la propria attenzione al desiderio in quanto cupidigia. In questo caso il desiderio è qualificato con un aggettivo ("cattivo") o con un genitivo di specificazione ("di cose cattive").

  • Gli idolatri, in Romani 1, 24-27, in quanto non riconoscono il creatore e affermano la propria autosufficienza, sono consegnati da Dio alla "cupidigia del loro cuore", ad una sessualità licenziosa e sfrontata. Le cupidigie in questo caso sono i desideri rivolti verso una sessualità distorta. Non è la licenziosità che porta alla perdita delle fede, ma è l'idolatria che conduce alla licenziosità.
  • "Dunque il peccato non regni più nel vostro corpo mortale, così da ubbidire alle sue cupidigie" (Romani 6, 12). Paolo abbina il peccato alla cupidigia. Ha una concezione pessimistica e drammatica dell'uomo. Il peccato è visto come un sovrano dispotico che prende possesso dell'uomo e lo costringe a seguire desideri perversi. La salvezza per Paolo è morire al peccato, introdotto nel mondo dalle scelte negative di Adamo e di tutti i suoi discendenti. Per l'azione di Cristo noi siamo morti al peccato, ma il peccato rimane una realtà minacciosa e pertanto dobbiamo impedire che ritorni sul trono.
  • In Romani 7, 7-8 Paolo approfondisce la riflessione, sostenendo che la legge, data da Dio per la vita, è diventata uno strumento attraverso cui il peccato ha esercitato il suo dominio. Proprio il comando di Dio ad Adamo nel giardino di Eden ha reso il frutto desiderabile. Il desiderio come cupidigia non è tanto desiderio di cose materiali, quanto ricerca di autonomia radicale, negazione della propria creaturalità, desiderio quindi di affermare la propria onnipotenza: "Io infatti non avrei conosciuto la cupidigia se la legge non avesse detto: non concupire".
  • In 1 Corinti 10, 6 Paolo rievoca l'esperienza degli Israeliti nel deserto, i quali, per la propria cupidigia, sono periti prima di entrare nella terra promessa. Invita pertanto i cristiani a non coltivare false sicurezze, a non ritenersi salvi una volta per sempre.
  • In Galati 5, 13.16-17.24, Paolo afferma che la libertà dalla legge non significa assenza di responsabilità, anzi "mediante l'amore siate schiavi gli uni degli altri". In questo brano viene contrapposto il dinamismo dello spirito al dinamismo della carne e siamo invitati a lasciarci guidare dalla dinamica dello spirito, donataci da Cristo, che ci fa camminare nella logica dell'agape, dell'essere schiavi gli uni degli altri. L'uomo, anche quello liberato, è sempre sotto la minaccia del dinamismo della carne, del dinamismo del peccato, del dinamismo dell'egocentrismo. Connessi alla dinamica della carne e dello spirito ci sono due desideri antitetici: "La carne ha desideri contro lo spirito e lo spirito ha desideri contro la carne...". La salvezza dell'uomo si evidenzia nel lasciarsi guidare dalla dinamica dello spirito, nel coltivare i desideri che questa dinamica suscita, nell'essere schiavi gli uni degli altri per amore e nel contrastare i desideri e le azioni della dinamica dell'egocentrismo.
  • In Matteo 5,28, Gesù radicalizza le esigenze della legge mosaica, mettendo sullo stesso piano l'adulterio di fatto con l'adulterio di desiderio.
  • Singolare, infine, è il testo di Giacomo 4, 1-2, che mette in relazione la violenza, la guerra, la lotta, con il desiderio, quasi confermando anticipatamente la teoria di René Girard che vede nel desiderio mimetico l'origine della violenza. Imitando il desiderio dell'altro, il modello diventa il rivale se l'oggetto del desiderio non è condivisibile. E dalla rivalità si passa all'ostilità, dato che il rivale si presenta come il nemico che mi impedisce di realizzare il mio desiderio. Solo rinunciando al desiderio mimetico è possibile estirpare le radici della violenza. Per Girard il messaggio ebraico-cristiano è un messaggio antimimetico.
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