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Il Dio della Bibbia

sintesi della relazione di Giuseppe Barbaglio
Verbania Pallanza, 28-29 novembre 1982

1. Premessa metodologica

Desidero in proposito fare tre osservazioni. La prima è che nella bibbia non si fa un discorso diretto su Dio. Il discorso biblico su Dio è indiretto, parte dall'esperienza degli uomini: il popolo di Israele nei suoi diversi momenti, Gesù, le comunità cristiane primitive. Il punto diretto di attenzione è il vissuto religioso dei patriarchi, della generazione dell'Esodo, del popolo dei profeti, di Gesù, delle prime comunità cristiane. Per vissuto religioso intendo i rapporti che questi uomini avevano con Dio, espressi in immagini e in simboli religiosi. Bisogna fare attenzione a questi simboli, che fanno parte della storia di queste persone, della loro esperienza religiosa, della loro ricerca. Nella misura in cui siamo convinti che si tratti di una esperienza valida, istituiremo un rapporto con Dio sulla lunghezza d'onda di questi rapporti con Lui. Se siamo convinti di questo, il confronto con queste esperienze si rivelerà significativo e stimolante.
Una seconda osservazione riguarda i codici di comportamento che i simboli, le immagini religiose inducono. E' infatti evidente che oltre ai simboli bisogna cogliere il codice di comportamento sociale, familiare, storico che ne deriva. Questi uomini infatti agivano nella storia mossi da questi simboli religiosi, che determinavano comportamenti precisi. Si tratta quindi di vedere il passaggio dal simbolo religioso al codice etico. Tra i due c'è un rapporto di dipendenza: il primo determina il secondo. Ad esempio, se una religione (come può essere quella sciita) suscita l'immagine di un dio guerriero, ne deriverà un codice di comportamento bellicoso. Perchè è importante questo rapporto simbolo-codice? Noi non possiamo giudicare direttamente il simbolo religioso, ma siamo chiamati a giudicare i codici di comportamento. Dalla valutazione che diamo di questi ultimi si può risalire ad un giudizio sui simboli che li ispirano. E' il solo modo per giudicare se un simbolo è alienante oppure no. Ecco perché oggi non si può più accettare il discorso che faceva Carlo Marx secondo il quale ogni simbolo religioso è, in se stesso, alienante. Commette lo stesso errore chi giudica, a priori, la religione una cosa buona. L'atteggiamento più corretto rimane quello di esaminare i codici di comportamento e, da questi, risalire ai simboli religiosi che li ispirano.
Il discorso poi che mi propongo di fare, ed è questa l'ultima osservazione, procede a sprazzi, per sondaggi, non è una ricognizione organica del discorso biblico.

2. Il Dio di Abramo, Isacco e Giacobbe

Il "Dio di Abramo, Isacco e Giacobbe" è un'espressione che troviamo nella bibbia dall'Antico al Nuovo Testamento. E' una formula tradizionale nella storia del popolo. La si trova, ad esempio, nel Libro del Deuteronomio che risale al settimo secolo avanti Cristo, 1000 anni dopo l'esistenza dei patriarchi. Leggendolo vi si trova questa formula stereotipata: il Dio di quei padri, il Dio di Israele. La stessa formula si ritrova nei profeti, anche se in essi la tradizione è un po' in ombra, ad esempio in Isaia: "Abramo tuo padre".

simbolo religioso: Dio protettore e della promessa

Il Dio di Abramo, Isacco e Giacobbe è un Dio di persone vive, concrete non un Dio del pensiero, un Dio costruito a tavolino. Nella Genesi, nei capitoli dal 12 al 50 dedicati all'epopea dei patriarchi, bisogna distinguere ciò che appartiene alla riflessione successiva fatta su quel periodo dalle testimonianze più antiche che descrivono come questi uomini vedevano Dio. E' un'esperienza religiosa che precede l'esistenza stessa del popolo di Israele e risale grosso modo al 1700-1600 a.C. Quale caratteristica aveva la religione di questi uomini? Nel capitolo 15° della Genesi è descritto il primo incontro di Abramo con questo Dio. Abramo si trova nella terra di Canaan e Dio gli si rivela durante una "notte di fuoco" che egli trascorre in uno spazio sacro, una specie di seminario locale dove i patriarchi amavano di tanto in tanta rifugiarsi per meditare. Questo Dio si rivela ad Abramo come protettore. La cosa ha un suo significato: Abramo è un capo tribù, vive in un paese che non è il suo, viene dalla Mesopotamia ed ha esperienza di pericoli e rischi molto forti. Egli vive come un uomo braccato in una situazione difficile, è a capo di una minoranza etnica in un mondo straniero. Questo Dio si presenta a lui come protettore.
Ma Abramo non è solo afflitto dal problema della insicurezza, lo tormenta anche la impossibilità di avere una discendenza: Sara, sua moglie, non può avere figli e questo, in una cultura come la sua, è un problema gravissimo. Ebbene, questo Dio promette ad Abramo un figlio. Non è solo un Dio scudo ma è anche un Dio della promessa.
La cosa più sconcertante, per noi, è che ad Abramo non si presenta un Dio esigente sul piano dei comportamenti. Questo Dio non emette leggi, non dà norme, non giudica. Questo a noi crea alcune difficoltà perchè, nella nostra cultura, Dio è identificato come il datore di una legge morale. Il Dio di Abramo è un Dio puro, privo di questo versante. Il Dio fonte di norma è, ai tempi di Abramo, assente totalmente. C'è, al contrario, un Dio benefico, gratuito che dona protezione e un figlio. Questo Dio chiede fiducia ad Abramo, entra nella sua vita, diventa tutt'uno con le sue esigenze di esistenza, parla con lui, promette, entra in rapporto di amicizia. Quando, ad esempio, Dio decide di distruggere Sodoma e Gomorra ne parla ad Abramo.

codice di comportamento: cammino nella storia

Se questo è il simbolo religioso che ha animato la vita di Abramo, qual è il codice di comportamento che ne deriva? Come, in concreto, si è mosso quest'uomo dopo aver conosciuto Dio? Egli non ritorna nella terra dei suoi padri, rimane un uomo alla ricerca di una terra nuova. Anche oggi, le narrazioni che si conservano dei patriarchi seguono lo schema delle tappe di un viaggio. Abramo è in continuo viaggio: resta nella terra e va alla ricerca della terra. Qui il simbolo religioso provoca in Abramo un comportamento di cammino nella storia.
Il codice di comportamento che deriva da quel simbolo è il coraggio, il cammino verso la scoperta, la ricerca della terra promessa da Dio. Se noi crediamo alla positività di questa prospettiva, possiamo valutare positivamente questo simbolo religioso.

3. Il Dio dell'Esodo e il Dio del Sinai

Occupiamoci ora dell'esperienza storica fatta dalla generazione dell'Esodo, dalla generazione di Mosè. E' una generazione che si colloca a 3, 4 secoli di distanza da quella dei patriarchi. Questa esperienza religiosa è, probabilmente, separata dalla precedente. E' l'esperienza di alcuni gruppi semiti che non hanno niente a che vedere con i discendenti dei patriarchi, un'esperienza che si svolge nel Nord dell'Egitto, nel delta del fiume Nilo. Successivamente, le due esperienze verranno collegate.

simbolo religioso del Dio liberatore e antifaraonico

Anche in questo caso c'è un gruppo limitato di persone, poche centinaia al massimo, che vive un'esperienza di minoranza etnica (sono semiti in una nazione di altra stirpe e cultura). Questa minoranza etnica, di pastori, vive un momento drammatico quando viene assunta come mano d'opera dagli egiziani e sottoposta ai lavori forzati. Se la loro situazione economico-sociale è grave, anche quella culturale è delicata data l'attrazione esercitata dall'Egitto.
In questa situazione l'esperienza religiosa delle tribù mosaiche si definisce come esperienza religiosa di uomini oppressi. Il simbolo religioso che nasce è quello del Dio dell'Uscita, dell'Esodo, del fuoriuscire dalla situazione di lavori forzati, dell'uscire dalla terra d'Egitto. Nasce il simbolo religioso del Dio liberatore che dice: "io vi libererò, sono con voi, sono il Dio degli schiavi". Non solo è il Dio della vita (che salva il suo popolo quando è bloccato dal mare e inseguito dagli Egiziani) ma è anche il Dio antifaraonico (un simbolo religioso nuovissimo per il mondo egizio).
Il dio faraonico legittima il potere costituito, legittima anche i lavori forzati cui sono sottoposti gli ebrei. Il faraone è, secondo la tradizione, figlio di questo dio, e i suoi poteri sono divini. Il gruppo in questione deve essere stato molto vitale (di ciò va dato merito a Mosè) se è riuscito a far nascere dentro di sé questo simbolo religioso alternativo. E' un Dio alternativo a quello legittimatore dell'ordine costituito, è un Dio del cambiamento della situazione, della rivoluzione.

codice di comportamento esodico

Questo simbolo, che contiene una carica polemica di denuncia del dio faraonico, diventa fonte di un codice di comportamento di coloro che "escono", superano la rassegnazione, si ribellano e vogliono affermare la loro identità di popolo. E' un simbolo religioso che provoca un comportamento di coraggiosa iniziativa da parte di questo piccolo gruppo che fugge e supera le difficoltà che incontra. Il codice di comportamento adottato è "esodico": fuoriuscire, abbandonare una situazione di schiavitù, mettersi in cammino. E' un cammino diverso da quello dei patriarchi, un cammino di lotta e di opposizione alla volontà del faraone. E' un simbolo religioso che fa nascere un codice di comportamento di coraggio nel deserto, fa ritrovare la propria identità. La lunga peregrinazione non è esente dai pericoli dei ricordi nostalgici ("In Egitto stavamo meglio") ma, per merito di Mosè, è animata dal sogno di una propria terra. E' un popolo che si "autocrea" e si unisce successivamente ai gruppi eredi dei patriarchi: da questa unione nasce il popolo di Israele vero e proprio, la federazione delle 12 tribù il cui Dio è il Dio del Regno. Si uniscono le due tradizioni: il Dio dell'Esodo e il Dio del Regno diventano tutt'uno. Questo simbolo religioso è alla base della autocreazione di Israele. Se noi valutiamo positivamente tutto ciò, questo simbolo religioso diventa altamente positivo poiché ha fatto scaturire da queste persone i comportamenti migliori. I due simboli religiosi esaminati si uniscono in un unico grande simbolo: il Dio che ha promesso la terra e il Dio che ha guidato il suo popolo verso la libertà.

parentesi: un approccio fenomenologico

Il simbolo religioso è l'immagine religiosa che sta dentro la vita di queste persone. Perché si usa il termine simbolo? La realtà divina non si può definire, essa è vissuta attraverso dei simboli, delle immagini con cui gli uomini si confrontano. Non si può dire: Dio è. Si può invece dire: io vivo Dio così. Questo breve accenno serve ad illustrare il metodo fenomenologico che ho adottato finora. Si tratta in definitiva di descrivere il fenomeno religioso: dei patriarchi, della generazione mosaica, dei profeti, ecc. Il metodo fenomenologico è anche storico: coglie il vissuto, la realtà di questi uomini. La religione è un loro prodotto. Il simbolo religioso di Abramo è un Dio protettore e della promessa, il Dio dell'Esodo è un Dio liberatore. Questi simboli sono il portato di esperienze storiche determinate. Si analizzano situazioni storiche particolari, particolari comportamenti, i simboli religiosi che li ispirano e poi si esprime un giudizio. Questa è la fenomenologia. Si compie, in sostanza, una rilevazione storica.
Dove interviene la fede? Essa si manifesta quando si ritiene che i simboli siano autorivelativi. Questi simboli, queste immagini divine emergono nella vita di questi uomini perchè è Dio che li fa emergere e, in questo modo, si autopresenta. Ma questi simboli di origine divina sono il prodotto della vita di questi uomini. La loro origine divina non contraddice la loro natura di prodotti umani: la parola di Dio si incarna nella storia.

il simbolo del Dio alleato

Esaurita la parentesi metodologica, torniamo in argomento. Il Dio dell'Esodo è anche il Dio del Sinai. Il Sinai è una montagna attorno alla quale hanno vissuto questi scampati dall'Egitto e hanno approfondito, sotto la guida di Mosè, la loro esperienza religiosa. C'è un evidente rapporto tra i due momenti: l'Esodo rappresenta l'uscita, il Sinai il punto di arrivo. Al Sinai questi profughi ripensano al loro cammino, rimeditano la loro esperienza. Il Dio dell'Esodo si presenta al Sinai come il Dio alleato. E' un Dio liberatore che non ripropone il Dio faraonico: non ha liberato questi uomini per procurarsi dei sudditi. E un Dio alternativo in tutti i sensi: non sta "sopra" ma sta "con". Nasce così il simbolo del Dio alleato che si mette insieme, solidarizza, chiede collaborazione al popolo per un progetto comune. L'iniziativa è sempre di Dio, non c'è parità fra i due partner: l'alleanza è promossa da Lui, ma Egli intende essere con il popolo non sopra di esso (cap. 19 dell'Esodo). E' sintomatica la nascita successiva dell'immagine di Dio sposo e di Israele sua sposa.

codice di comportamento dell'alleanza fraterna

Ebbene, questo simbolo quale codice comportamentale produce? Il simbolo di Dio alleato con il popolo produce un codice di comportamento di alleanza all'interno del popolo: tutti sono fratelli, non esistono discriminazioni di alcun tipo, i rapporti tra gli uomini devono essere all'insegna del "con" e non del "sopra" o del "su". Ma non sempre Israele ha colto il valore dirompente di questo simbolo. Ciò é avvenuto perché Israele vive questo rapporto con il Dio alleato non come un'esperienza pura ma come una esperienza inquinata. Il valore del simbolo religioso del Dio alleato si è mescolato e in un certo senso è stato compromesso da simboli padronali e signorili: il Dio alleato diventa anche il Dio signore e padrone. Tutte le religioni del tempo hanno un simbolo religioso padronale, è un dato universale. Israele, nonostante l'esperienza religiosa del Sinai, ondeggia fra quest'ultima e i simboli dell'ambiente circostante. E' relativamente facile mantenere la purezza quando si è isolati nel deserto ma dal momento in cui si entra a contatto con altri popoli, altri modelli di vita, le cose cambiano. L'inquinamento a livello del simbolo religioso si ripercuote sul codice di comportamento: ad esempio, nel matrimonio il marito diventa il padrone della moglie così come Jahvè è il padrone del popolo. E' interessante osservare come questi uomini facciano esperienze originali ma poi ricadano nella cultura del loro tempo che cattura il simbolo e cerca di depotenziarlo: si parla di Dio alleato ma, nello stesso tempo, di Dio padrone. L'immagine originale rimane la prima ed è alternativa e contraddittoria rispetto al passato. L'inquinamento ha delle ripercussioni nel vissuto: se all'inizio erano tutti uguali, tutti proprietari terrieri, si verifica poi una progressiva differenziazione economica, sociale, religiosa.

4. Il Dio dei profeti

Il movimento profetico, che è posteriore a Mosè di 4 secoli, ha inizio nel secolo ottavo. Da allora si assiste ad una fioritura di profeti, soprattutto nel periodo dell'Esilio del popolo di Israele. Le figure più suggestive sono Amos, Osea, Isaia, Geremia, Ezechiele. I profeti iniziano un processo di revisione critica. Dopo la generazione creativa dell'Esodo, quella mosaica, si verificano dei fenomeni degenerativi. Il movimento profetico è un movimento di verifica dell'esperienza religiosa dell'Esodo, di revisione volta a recuperare l'immagine di Dio affermatasi al tempo dell'Esodo. Esso intende denunciare e contrastare le successive cadute di quella immagine.
Quando gli ebrei dal deserto, anche culturale, arrivano nella terra, entrano in contatto con i Cananei, una civiltà significativa anche dal punto di vista culturale. I differenti simboli religiosi entrano in contatto con quelli dell'Esodo e del Sinai e determinano un cedimento ed un "annacquamento" di questi ultimi. Il Dio dell'Esodo viene unito agli dei cananaici e avviene il cosiddetto processo di "baalizzazione": Javhè assume i caratteri del dio Baal, il dio dei Cananei simbolo di fertilità.
Se da un punto di vista culturale Israele si é arricchito, dall'altro ha pagato un prezzo molto alto: la caduta della purezza javhistica. I profeti con la loro critica tentano il recupero, in una situazione nuova, di questa purezza.

simbolo religioso: Dio è presente nel mondo, non in recinti separati. Codice di comportamento della responsabilità

Un primo inquinamento denunciato dai profeti è la separazione fra sacro e profano: una separazione che investe i luoghi, gli edifici, le persone, i gesti.
Facciamo un esempio: i templi. Essi erano l'area sacra per eccellenza: Dio era presente in quel luogo. E' presente qui l'influsso delle religioni degli dei legati a luoghi particolari. La separazione investe anche le persone, nascono i sacerdoti e si costituiscono in casta. Nella religione mosaica non esistevano i sacerdoti. Questo Dio viene legato, chiuso dentro ai luoghi, alle persone, ai gesti sacri. Al di fuori di queste realtà non esiste incontro con Dio. Si è verificato così un processo di dissociazione tra la realtà del mondo e la realtà di Dio. Il profeta contesta duramente questo imprigionamento del Dio dell'Esodo e annuncia un Dio che è di ogni spazio, tempo, persona. E' una critica violenta come si può leggere in Amos (5,21-27) e in Isaia (1,10 e 5e). Viene annunciato un simbolo religioso alternativo, un Dio presente nel mondo per il quale non esistono spazi consacrati. Tutto è mondo, tutto è profano e il mondo diventa la piattaforma dell'incontro dell'uomo con Dio. Il loro rapporto nasce e si sviluppa all'interno della vita quotidiana. Il codice di comportamento che ne deriva è la responsabilità mondana.
L'esperienza religiosa non sta accanto all'esperienza mondana ma è quest'ultima ad essere assunta come esperienza privilegiata, simbolo religioso unificante, dimensione della totalità dell'uomo: l'uomo non si può scindere.

simbolo religioso del Dio della storia e del futuro

Un altro cedimento denunciato dai profeti è quello naturalistico: Dio è diventato simbolo della fertilità come Baal dio dei Cananei. Ciò provoca nel popolo la tendenza a rifugiarsi nell'utero materno, a deresponsabilizzarsi, a diventare un popolo di lattanti. L'uomo dimentica le contraddizioni della storia, assume questa immagine del Dio materno, adotta la religione dell'infantilismo, fugge dalla storia. E' questo Dio baalizzato a scatenare la lotta dei profeti, una lotta impari perché questa religiosità dell'eterno fanciullino è seducente. Il Dio dell'Esodo recepito dai profeti è il Dio della storia: immette gli uomini nella storia ed essi sono chiamati ad assumere le proprie responsabilità. E' un Dio degli uomini adulti che cammina con loro senza farsi delegare nulla. Tutto ciò determina un codice adulto di comportamento. Il movimento profetico riscopre il Dio Esodico contro i condizionamenti di tipo ritualistico e naturalistico. I profeti combattono l'immagine del dio rassicurante sul piano istituzionale. Essi predicano Dio per quello che è non per quello che ha a livello istituzionale. La loro predicazione sottrae il popolo al senso di autosicurezza che si è costruito con la pratica sacramentale, Dio toglierà ogni garanzia che deriva dall'esercizio di certe pratiche religiose. Il Dio dei profeti però è anche un Dio del futuro, i simboli che essi recuperano devono servire ad affrontare una nuova situazione, problemi nuovi. C'era la tendenza a rispondere alle difficoltà del presente restaurando il passato; i profeti si ribellano a questa prospettiva: il passato è dimenticato, si riparte da zero, di fronte al nuovo Esodo quello antico è poca cosa, il popolo viene riportato in avanti in una prospettiva di progresso.

5. Il Dio di Gesù Cristo

I simboli prevalenti nel vissuto religioso di Gesù presentano un carattere di originalità, di novità, anche quando vengono ripresi dalla tradizione.
Gesù impiega i simboli religiosi per fondare nuovi codici di comportamento fra gli uomini.
Recupera il simbolo religioso regale, quello del Dio re e quello del Dio Padre, ma lo fa proprio in modo molto originale.
Il simbolo regale è il nucleo essenziale della predicazione di Gesù conservato dagli evangelisti, in particolare da Marco (1,5) e da Matteo (4,17). E' l'annuncio che il Regno dei Cieli è vicino con l'appello a convertirsi. Il Regno dei Cieli sta per venire, è il regno di Dio. Dio si definisce in questa regalità. Il simbolo viene ripreso dall'Antico Testamento. Dio non è re nel senso istituzionale del termine. Nell'antico Medio Oriente il re ha una carica simbolica molto ampia: rappresenta la difesa per tutti coloro che, nella società, non sono difesi da nessuno, per gli oppressi, per i poveri, per quelli che non hanno peso politico. Le speranze, le attese di questi esclusi sono riposte in una giustizia che colpisca i prepotenti. Ma i re storici di Israele hanno disatteso queste speranze, non hanno reso giustizia ai poveri, agli esclusi ma hanno peggiorato la situazione aumentando le ingiustizie. Il desiderio di giustizia del popolino viene allora proiettato in Dio: sarà Dio il nostro re, e attendiamo che venga lui a renderci giustizia. Oltre alla speranza che Dio si faccia re, matura anche l'attesa di un re storico che finalmente renda giustizia. La speranza trascendente è abbinata a una speranza storica: che venga un Messia. Il Messia è lui, il Cristo.

il simbolo religioso del regno di Dio che è alle porte

Nell'antico testamento la speranza del Regno di Dio e quella della venuta di un re storico rimangono separate, corrono parallele, non si mescolano. Nel nuovo testamento invece si collegano strettamente. Quando Gesù parla di Regno dei Cieli che sta per venire tutti capiscono. Quale, allora, la sua originalità? Egli dice che l'attesa non è lunga: il regno è alle porte. Prima di lui la speranza prevede tempi lunghi, Gesù li raccorcia. Se l'attesa è breve, ecco spiegato il secondo appello fondamentale contenuto nel suo messaggio: convertitevi! Cristo chiama alla mobilitazione religiosa ed etica degli uomini. Una mobilitazione che provoca un cambiamento profondo: di mentalità e prospettive. Le cose stanno per cambiare, gli uomini devono essere pronti, uscire da una fase di stallo, e mobilitare energie profonde. Marco (1,15) aggiunge a questo invito: "Credete, abbiate fiducia". Il simbolo religioso monarchico opera in Gesù; egli lo ha raccolto dall'antico testamento ma dona ad esso una urgenza, la dimensione di un tempo prossimo. Da questo simbolo nasce il codice comportamentale della mobilitazione, dell'apertura totale al nuovo. Ad esempio, in Matteo (5,3) e Luca (6,20), cioè nella prima delle "Beatitudini" Gesù dice: beati voi poveri. Egli mette al primo posto gli esclusi che devono gioire perchè Dio sta per diventare re a loro favore.
Questo simbolo religioso provoca gioia e attesa per la prossima liberazione, è un codice comportamentale gioioso e fiducioso. Gesù si congratula con i poveri, condivide la loro gioia: alla attività di annuncio si accomuna, in Gesù, la solidarietà sentimentale.

e si rende presente nelle azioni di Gesù

Un altro esempio di come il simbolo regale agiva in Gesù lo troviamo in altre due pagine di Matteo (12,21) e Luca (11,20) laddove egli guarisce gli indemoniati e gli ossessi. Sono persone afflitte da malattie che, secondo la cultura del tempo, vengono dall'opera del demonio. Gli avversari di Cristo sostengono che lui è uno strumento di Satana e guarisce queste persone per conto del diavolo. Gesù ribatte che sono assurdità: Satana non combatte se stesso, non distrugge ciò che ha costruito. Poi Cristo aggiunge: "Se io scaccio il demone con il dito di Dio, allora vuol dire che il Regno di Dio è venuto" (Luca 6, 20). Fino a quel momento Gesù aveva sempre parlato del Regno che sta per venire, adesso annuncia che esso è venuto, è in mezzo al popolo. Dio ha anticipato la sua venuta nella storia, si è fatto re attraverso il comportamento di Gesù che rende giustizia a questi uomini disumanizzati.
Ma Gesù è anche un Messia diverso da quello che si attendeva. Ne abbiamo un esempio nella risposta ai due discepoli di Giovanni il Battista che lo interrogano per conto del loro maestro (Matteo 11, 2-6 e Luca 7,18 e segg.). Il Battista vedeva Gesù comportarsi in modo diverso da come si aspettava e aveva annunciato. Egli se lo figurava come un contadino con l'accetta venuto a compiere la separazione finale. Ma il Battista aveva tuttavia intuito e individuato nel Cristo un possibile Messia. Allora egli manda due dei suoi discepoli da Gesù per accertarsene e quest'ultimo manda a dire a Giovanni che i ciechi vedono, i sordi odono, gli storpi camminano, la lieta notizia viene annunciata ai poveri e felice sarà colui che non si sarà scandalizzato. Gesù manda dunque a Giovanni una risposta indiretta, mediata, dalle sue azioni. Queste azioni (ciechi che vedono, ecc.) sono indicate da Isaia, nell'antico testamento, come i segni della venuta del Messia, della venuta del regno. Mentre nelle Beatitudini il regno veniva solo annunciato, ora Gesù dichiara che la nuova era è iniziata come testimoniano le sue azioni. Attraverso la sua opera Gesù Cristo realizza il simbolo religioso del Dio Re. E' ciò che testimonia la sua intera vita: nell'essere solidale con i diseredati, nel visitare le loro case dove si fermava per il pranzo. Per questo Gesù viene accusato dai suoi avversari di essere amico dei pubblicani, dei peccatori, delle prostitute. Il simbolo religioso del Dio Re opera in lui spingendolo ad un comportamento di solidarietà messianica. Quando Gesù insegna il Padre Nostro ai suoi discepoli chiama Dio suo padre e auspica la venuta del regno. Egli è cosciente che esso si realizzerà solo alla fine ma invita a pregare perchè i tempi si raccorcino. Dio, nel vissuto di Gesù, diventa re attraverso la sua azione: il regno si compirà quando giustizia sarà resa a tutti. E' un simbolo aperto: Dio è re ma lo sarà pienamente solo dopo la scomparsa dell'ingiustizia. Il codice di comportamento che ne deriva è volto ad anticipare il compimento della giustizia. C'è un solo modo per realizzare questa speranza: far germinare i segni di essa.

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