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La violenza nella storia di cattolici e protestanti

sintesi della relazione di Alberto Bondolfi
Verbania Pallanza, 14 gennaio 1995

Si parlerà solo della violenza fisica e collettiva, cioè della guerra o conflitto armato (la violenza non è riducibile al conflitto armato). Dietro al termine violenza sta la vis, la forza, e la potestas, il potere legittimo. La violenza è fatta in nome del potere o contro il potere. La forza diventa violenza, quando assume il carattere della arbitrarietà.
La storia del cristianesimo mostra diverse ambiguità rispetto alla violenza, sia accogliendo movimenti violenti sia giustificando la violenza. Ciò è avvenuto sia nella fase iniziale (impazienza anche violenta dei tempi finali) sia con la svolta costantiniana.
Il tema della violenza riguarda anche altre dimensioni oltre la guerra (violenza tra stati), come la violenza contro di sé (suicido, droga), la violenza dello stato contro i cittadini (tortura) o dei cittadini contro lo stato (diritto di resistenza).

diversi atteggiamenti della chiesa lungo la storia

Riprendo la distinzione di Bainton tra tre attitudini del cristianesimo nei confronti della guerra: pacifismo radicale, guerra giusta e guerra santa.

pacifismo radicale
La concezione che la violenza fisica è sempre incompatibile con il messaggio cristiano è sempre rimasta minoritaria nel cristianesimo, ad eccezione dei primi tre secoli, quando la chiesa stessa era perseguitata dallo stato per motivi religiosi. Anche se, a differenza di oggi, il pacifismo era motivato più dal rifiuto della idolatria che dalla adesione alla non violenza. Con la svolta costantiniana il pacifismo diventa del tutto minoritario: sono minacciati di scomunica coloro che abbandonano l'esercito romano in tempo di pace (concilio di Arles).

guerra giusta
La teoria della guerra, sviluppatasi nel Medioevo, utilizza affermazioni di Agostino. Agostino prende le distanze dal pacifismo radicale a causa della lotta antimanichea. I manichei predicavano la fuga mundi, il disimpegno nei confronti della cosa pubblica. Agostino sostiene invece che i cristiani sono disposti ad assumersi le responsabilità sociali, anche di mantenimento dell'ordine pubblico. Distingue tra guerre che si possono far risalire alla volontà di Dio e quello che non si possono. La volontà di Dio si manifesta nell'autorità politica che agisce in maniera retta (la pace è possibile solo quando c'è un ordine ben stabilito, in cui ciascuno ha un proprio posto predeterminato: non si nasce come liberi cittadini, ma come soldati, monaci...). La violenza è dovuta al voler cambiare posto.
Per Agostino inoltre le guerre sono lecite solo se intraprese in vista di una pace futura (non sono lecite le guerre preventive, ma solo quelle per riparare un torto) e devono essere intraprese solo dall'autorità legittima.
Sono così presenti gli elementi della dottrina della guerra giusta e molti elementi che saranno utilizzati nel Medioevo per giustificare una infinità di cose (guerra agli eretici, crociate).
Nel Medioevo, in particolare da parte di Tommaso, si sistematizza il pensiero di Agostino e si elabora la dottrina compiuta della guerra giusta. Si pensa alla guerra in termini di punizione collettiva (responsabilità collettiva), vindicatio. I criteri della guerra giusta sono:

  1. l'autorità legittima;
  2. la giusta causa (ci deve essere una colpa);
  3. un'intenzione retta che guidi la violenza (ottenere la pace);
  4. con mezzi legittimi (ha impedito lo sviluppo di tecniche strategiche).

I protestantesimi hanno avuto un'attitudine abbastanza diversa. Condividono tutti la dottrina dei due regni, del vangelo (siamo giustificati per grazia) e della legge (rimaniamo cittadini di questo mondo). Lutero è contrario a qualsiasi commistione tra i due regni. Non si può usare il vangelo per realizzare la legge, come volevano gli anabattisti, né usare la legge per diffondere meglio il Vangelo. La dottrina della pura grazia non può essere diffusa con la costrizione e con la spada.
In campo calvinista c'è maggiore tolleranza a contaminazioni. Calvino pensa ad un uso pedagogico della legge.
La teologia spagnola del XVI sec. (Francisco de Vitoria) svolgerà una funzione moderatrice nei confronti della guerra giusta, nello sforzo di limitare i danni della guerra.
La teoria contrattualistica della guerra e della pace ha un contesto diverso. La pace è garantita all'interno dalla sottomissione alla autorità legittima, al sovrano, all'accettazione delle regole del contratto sociale, mentre all'esterno, tra stati sovrani, vale la logica della dissuasione.
A partire dal XIX secolo la valutazione della guerra si sposta sul piano strategico: è una modalità tra le altre del processo storico. Per von Clausewitz la guerra è il vero strumento politico, una continuazione della relazione politica, una esecuzione della stessa con altri mezzi.
Ciò che caratterizza la vita politica è il rapporto amico-nemico: la guerra è il presupposto della politica (Schmitt).

rimessa in discussione odierna della dottrina tradizionale

Oggi appare quanto meno problematica la nozione di difesa:

  • difesa come reazione collettiva ad una ingiustizia collettiva precedente: è molto vaga;
  • tendenza a parlare di difesa come di una esigenza ineluttabile dello stato, altrimenti c'è il caos;
  • maggior radicamento della difesa nel diritto internazionale;
  • chi giudica quando la difesa è legittima, adeguata e proporzionale?

discussioni etiche contemporanee

  • in campo cristiano c'è stata una risposta convergente sull'interrogativo della legittimità della minaccia, soprattutto nucleare;
  • si ritiene sempre più importante il ricorso al diritto internazionale per gestire i conflitti tra popoli e nazioni, al posto della guerra;
  • riprende centralità il rapporto tra pace e giustizia e, è una novità, tra pace tra gli uomini e rispetto dell'ambiente naturale.

figure del pacifismo cristiano

Il pacifismo radicale cristiano non è scomparso dopo il terzo secolo, ma, marginale, ha continuato la sua testimonianza.
Movimenti medievali propugnano la non violenza, come quello di Francesco d'Assisi. Nella struttura piramidale medievale il non portare le armi è riservato ai nullatenenti e ai monaci. Francesco tenta una doppia appartenenza: insieme nullatenente e predicatore itinerante. Dovrà accettare una qualche forma di vita monacale, una regola.
La vena pacifista prosegue nella riforma e dopo la riforma, per esempio nei Quaccheri. Sono comunità che hanno una presenza minima di ministeri (più una chiesa è strutturata più tende ad approvare strutture di violenza). Sono comunque marginali.
Sia il luteranesimo che il calvinismo sopravvissero in quanto sposarono lo stato territoriale moderno (cuius regio eius et religio). Forse l'unica diversità rispetto al cattolicesimo è un minor legame con l'assolutismo e una maggiore disponibilità ad accogliere le libertà moderne.

Tutte le chiese cristiane poi abbandonano le guerre di religione. Continuano le guerre, ma il motore non è più a religione.

Non è legittimabile né una guerra santa, né di religione, ma, appena vi sono certe condizioni tende a riproporsi.
Se sosteniamo che, secondo il cristianesimo, dal punto di vista puramente morale, la violenza non può che essere necessaria come male minore, lo possiamo fare con condizioni molto rigide.
La prima difficoltà riguarda il potere legittimo, che, negli stati democratici è quello legittimamente eletto.
Chi ha combattuto la guerra partigiana, ritenuta legittima, lo ha fatto perché ha delegittimato il potere costituito del tempo, rimettendo in questione il potere di chi era stato definito uomo della provvidenza.
Inoltre (esperienza jugoslava) il criterio etnico e territoriale non conta più: le divisioni passano all'interno della stessa famiglia. Quale è la base teorica della democrazia?
Sono comunque certamente da escludere le pratiche violente che non possono mai essere legittimate (tortura, stupri...).
Occorre una nuova etica della politica per ripensare il tema della violenza.

compiti delle chiese per la pace

Evitare la tentazione di non sporcarsi le mani. Magari dispensando i cristiani dall'uso dei mezzi violenti, lasciando questa possibilità o necessità agli altri. Nel Medioevo la violenza era delegata ai laici. Per i cristiani è doveroso ridurre al minimo la violenza, non la fuga dal mondo.
Evitare la tentazione ecclesiocentrica. C'è ecclesiocentrismo quando si considera la pace tra gli uomini solo come una condizione favorevole all'evangelizzazione. Occorre rinunciare all'affermazione primaria del proprio interesse nelle lotte per il potere e essere attenti a diminuire la violenza presente dentro la chiesa.
Evitare la tentazione della privatizzazione, interessandosi solo della pace delle persone e non di quella degli stati.
Rielaborare la storia, facendo un lavoro di ricostruzione critica per discernere il grano dalla zizzania (le teorie delle guerre giuste vanno contestualizzate).
Costruire strutture che promuovono la pace, essendo super partes e mettendo in opera i diritti umani anche all'interno della chiesa.
Creare possibilità di incontro e allenamento alla prassi non violenta, alimentando la comunicazione tra le religioni, utilizzando un linguaggio non violento...
Offrire aiuto nei conflitti sociali, sperimentando prassi di riconciliazione.
Curare la prassi sacramentale: non c'è possibilità di superare la violenza, nascosta o manifesta, se non con riti simbolici.

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