L'etica di Papa Francesco: tra radicalità e misericordia
La bellezza dell'ideale evangelico per le donne e gli uomini di oggi - un'ecologia integrale contro esclusione e inequità
sintesi della relazione di Giannino Piana
Verbania Pallanza, 28 gennaio 2017
Con l'elezione del nuovo vescovo di Roma (marzo 2013) nella chiesa è risuonato un linguaggio più evangelico che ridesta speranze, apre a orizzonti di libertà e chiede a tutti maggiori assunzioni di responsabilità.
Papa Francesco ha rimesso al centro della vita e della predicazione della chiesa il vangelo annunciato ai poveri, ha rilanciato la visione di una chiesa povera e dei poveri. Solo una chiesa povera può annunciare il vangelo seguendo la strada di Gesù. Serve un chiesa che sappia ascoltare, dialogare... Una chiesa che accompagni il cammino mettendosi in cammino con la gente... una chiesa misericordiosa, una chiesa capace di scaldare il cuore.
Abbiamo chiesto a Giannino Piana, che ha recentemente curato un volume proprio sulla visione teologica di papa Francesco (Papa Francesco, quale teologia?, Cittadella), di introdurre la riflessione sulla nuova primavera ecclesiale inaugurata dal vescovo di Roma. Ci si concentrerà in particolare sulla sua proposta etica.
Dopo un lungo inverno ecumenico, un insieme di gesti di papa Francesco ha ridato forza al desiderio di unità dei cristiani, come la visita alla chiesa valdese di Torino, l'incontro con il patriarca Kirill a Cuba, il viaggio a Lund per il 500° anniversario della Riforma per riconoscere l'autentica passione per una chiesa più evangelica da parte di Lutero. Di questo nuovo clima ecumenico ci parlerà Gianfranco Bottoni, già responsabile dell'ecumenismo della diocesi di Milano con Martini e Tettamanzi.
Con un linguaggio più quotidiano ed evangelico sono ritornate alla luce pagine dimenticate del concilio, come quelle relative alla chiesa come popolo di Dio, alla chiesa povera e dei poveri, al senso di fede dei fedeli e al sacerdozio comune, alla lettura dei segni dei tempi. Il cammino di riforma (ecclesia semper reformanda), di rinnovamento del volto della chiesa, a partire dalle nostre piccole comunità nelle quali ci mettiamo in ascolto della Parola, celebriamo l'eucaristia nel giorno del Signore, ci facciamo prossimi nell'accoglienza e nel dialogo, spetta a ciascuno di noi. Di questa riscoperta ci parlerà Serena Noceti, esperta di ecclesiologia, che già abbiamo potuto apprezzare una decina di anni fa.
Il popolo di Dio nutre attese di riforma della chiesa, ma le riforme ispirate al primato del vangelo suscitano avversioni e resistenze anche dentro la chiesa. Condividere e accompagnare questo processo di riforma è compito di ogni credente. Più che di folle plaudenti e deleganti, c'è bisogno di credenti corresponsabili e consapevoli.
(gm)
È perlomeno singolare un programma dei "finesettimana" dedicato alla teologia di chi sta al vertice della gerarchia della chiesa cattolica. Frequentemente nel passato è emerso il disagio per pesantezze, rallentamenti, chiusure dell'autorità magisteriale. Oggi, al contrario, il mutato clima ecclesiale e la critica anche aperta nei confronti di papa Francesco e della sua prospettiva teologica giustificano ampiamente la scelta di soffermarsi sulla sua teologia che ha un taglio eminentemente pastorale e un esplicito riferimento alle radici evangeliche.
Della teologia di papa Francesco sarà presa in considerazione l'etica, mentre altri aspetti, come quello ecumenico e quello ecclesiologico, saranno oggetto di analisi in incontri successivi.
La dimensione etica costituisce un aspetto rilevante della sua teologia, tutta orientata all'ortoprassi, all'impegno diretto nella vita quotidiana, e quindi all'etica.
Anzitutto cercheremo di cogliere le categorie di fondo dell'etica di papa Francesco, il modello di etica che propone, evidenziandone gli aspetti più rilevanti e assegnando particolare rilievo alla mediazione tra l'annuncio della radicalità evangelica e l'esercizio della misericordia verso se stessi e verso gli altri come frutto della percezione della propria condizione di precarietà e di peccato. In un secondo momento affronteremo il tema dell'etica ecologica, così come è esposta nella Laudato si'.
la proposta di carattere etico
Il centro attorno a cui ruota l'annuncio di papa Francesco, reso trasparente dal suo stile di vita, è il ritorno alla radicalità evangelica, l'adesione integrale al messaggio di Gesù. In questa prima parte l'attenzione sarà posta anzitutto sul contesto sociale e culturale contemporaneo che rende difficile la proposta del messaggio cristiano. Verrà quindi presa in considerazione la necessaria mediazione tra radicalità e misericordia per poi segnalare alcuni criteri valutativi del comportamento etico.
un contesto secolarizzato
Il papa è consapevole della difficoltà della proposta cristiana nel contesto sociale e culturale contemporaneo, segnato da una secolarizzazione radicale nella quale i parametri di valutazione del comportamento sono alternativi alla logica evangelica:
Il processo di secolarizzazione... con la negazione di ogni trascendenza, ha prodotto una crescente deformazione delle coscienze, un indebolimento del senso del peccato personale e sociale e un progressivo aumento del relativismo, che danno luogo ad un disorientamento generalizzato, specialmente nella fase dell'adolescenza e della giovinezza, tanto vulnerabile dai cambiamenti. (Evangelii Gaudium, n. 64)
La secolarizzazione attuale non è più solo crisi del sacro, come negli anni postconciliari, durante i quali ci si era impegnati in uno sforzo di purificazione della religione da una diffusa sacralità magico-religiosa, con l'affermazione dell'autonomia della dimensione profana. Oggi ci troviamo di fronte ad una crisi del senso, ad una crisi degli stessi valori. Dove scompaiono le domande di senso lo spazio per l'etica si esaurisce.
La conseguenza di questa crisi è una mancata attenzione della coscienza ai valori fondamentali su cui si costruisce la vita personale e collettiva. Ciò che conta non sono i valori, ma le procedure e i dati sociologici, quantitativi, in base a cui ciò che è lecito, buono e giusto corrisponde a quello che la maggioranza delle persone fa o pensa.
Pur evitando uno sguardo pessimistico e apocalittico maggiormente presente nei papi precedenti, papa Francesco non rinuncia a guardare con realismo la realtà e quindi le ragioni che hanno determinato l'atrofizzazione e la deformazione della coscienza.
ragioni della crisi dell'etica
Una prima ragione della crisi dell'etica è l'individualismo, la centralità dell'individuo e della sua autorealizzazione, la ricerca di ciò che può soddisfare le esigenze e i bisogni dell'individuo o tuttalpiù del gruppo di appartenenza. Per la dimensione etica, la cui radice è l'attenzione all'altro, si riducono gli spazi.
Una seconda ragione è l'ideologia del mercato, diventata pensiero unico. Se prevale una logica mercantile, utilitarista che valuta le cose da fare non in base al senso che hanno ma alla loro utilità ("mi serve o non mi serve?"), lo spazio per l'etica, che risponde a domande di senso, si assottiglia.
Una terza ragione è il relativismo, che, in assenza di verità obiettive, ritiene legittimo qualsiasi comportamento. Un conto è il relativismo, un conto la relatività, la cui importanza non va negata. Nella valutazione di un comportamento devo tenere presente la sua relazione con un preciso contesto storico-culturale.
L'assenza di ogni riferimento valoriale proprio del relativismo induce a ritenere valido esclusivamente ciò che mi piace, ciò che corrisponde al mio desiderio. Anche in questo caso non c'è spazio per l'etica.
La cultura del relativismo è la stessa patologia che spinge una persona ad approfittare di un'altra e a trattarla come un mero oggetto, obbligandola a lavori forzati, o riducendola in schiavitù a causa di un debito ... Se non ci sono verità oggettive né principi stabili al di fuori della soddisfazione delle proprie aspirazioni e delle necessità immediate, che limiti possono avere la tratta degli esseri umani, la criminalità organizzata, il narcotraffico, il commercio dei diamanti insanguinati e di pelli di animali in via di estinzione? Quando è la cultura che si corrompe e non si riconosce più in alcune verità oggettive o principi universalmente validi, le leggi verranno intese solo come imposizioni arbitrarie e come ostacoli da evitale (Laudato si', n.123)
Questi mutamenti di carattere culturale, che influenzano direttamente il modo di pensare e di vivere, sono rafforzati da dati di carattere strutturale, come la rapidità dei cambiamenti in corso. Sta crescendo il divario tra il ritmo accelerato delle trasformazioni tecnologiche e la più lenta evoluzione delle coscienze che hanno difficoltà a mettersi in sintonia con i mutamenti con conseguente disorientamento e disagio.
L'ideologia tecnocratica, alimentata dalla rapida evoluzione tecnologica, diventa un fattore antietico perché non favorisce un processo di crescita della coscienza, ed esercita una forte pressione sulle scelte delle persone. L'insorgere di un atteggiamento di scetticismo e di indifferenza ha ripercussioni sullo stesso annuncio del messaggio evangelico, il quale, estrapolato dal contesto, rischia di non essere compreso e accolto, perché poco appetibile.
Nel mondo di oggi, con la velocità delle comunicazioni e la selezione interessata dei contenuti operata dai media il messaggio che annunciamo corre più che mai il rischio di apparire mutilato e ridotto ad alcuni suoi aspetti secondari. Ne deriva che alcune questioni che fanno parte dell'insegnamento morale della chiesa rimangano fuori dal contesto che dà loro senso ... Dunque conviene essere realisti e non dare per scontato che i nostri interlocutori conoscano lo sfondo completo di ciò che diciamo e che possano collegare il nostro discorso con il nucleo essenziale del Vangelo che gli conferisce senso, bellezza, attrattiva (Evangelii Gaudium, n. 34)
La proposta del messaggio cristiano, che tiene conto della radicalità evangelica e della debolezza e fragilità umana, non può prescindere dal contesto sociale e culturale e quindi anche dalla sempre più rapida evoluzione tecnologica.
il radicalismo della proposta evangelica
Papa Francesco non esita a presentare le istanze del Vangelo nella loro radicalità. Tanto nella sua predicazione quotidiana quanto in diversi messaggi annuncia con forza l'ideale cristiano, rifacendosi prevalentemente al discorso della montagna, alle beatitudini e alle antitesi del "fu detto agli antichi" e "ma io vi dico". Il "ma io vi dico" non è in opposizione al "fu detto agli antichi", ma è un compimento nel senso della radicalizzazione delle istanze e della loro interiorizzazione. Occorre passare da una giustizia della legge esteriore, ad una giustizia della legge interiore, del cuore. L'etica non è riducibile alla uniformità alla norma, alle leggi, ai precetti della chiesa, ma rinvia alla radicalità evangelica.
Papa Francesco respinge la tendenza a identificare l'etica evangelica con una forma di morale o di ascesi semplicemente filosofica, per quanto elevata. E sottolinea al tempo stesso l'esigenza di andare oltre una casistica puramente negativa - come nella manualistica teologico morale in auge fino al Vaticano II - che riduce tutto a un catalogo di peccati. L'accento va posto piuttosto su di una prospettiva positiva, con un'etica dialogica, in cui la vita cristiana è vista come risposta all'amore di Dio, riconoscendolo nel volto del prossimo.
Quando la predicazione è fedele al Vangelo, si manifesta con chiarezza la centralità di alcune verità e risulta chiaro che la predicazione morale cristiana non è un'etica stoica, è più che un'ascesi, non è una mera filosofia pratica né un catalogo di peccati ed errori. Il Vangelo invita prima di tutto a rispondere al Dio che ci ama e che ci salva, riconoscendolo negli altri e uscendo da sé stessi per cercare il bene di tutti. Quest'invito non va oscurato in nessuna circostanza! Tutte le virtù sono al servizio di questa risposta di amore. Se tale invito non risplende con forza e attrattiva, l'edificio morale della Chiesa corre il rischio di diventare un castello di carte, e questo è il nostro peggior pericolo. Poiché allora non sarà propriamente il Vangelo ciò che si annuncia, ma alcuni accenti dottrinali o morali che procedono da determinate opzioni ideologiche. Il messaggio correrà il rischio di perdere la sua freschezza e di non avere più "il profumo del Vangelo". (Evangelii Gaudium, n. 39)
Il papa insiste su questa visione positiva, mettendo in evidenza l'importanza di annunciare ciò che è possibile fare piuttosto che attestarsi sul negativo, ponendo esclusivamente l'accento sulle proibizioni e i divieti.
Altra caratteristica è il linguaggio positivo. Non dice tanto quello che non si deve fare ma piuttosto propone quello che possiamo fare meglio. In ogni caso, se indica qualcosa di negativo, cerca sempre di mostrare anche un valore positivo che attragga, per non fermarsi alla lagnanza, al lamento, alla critica o al rimorso. (EG, 159)
Papa Francesco intende soprattutto sottolineare il carattere di risposta dell'esperienza morale del credente all'azione dello Spirito che agisce nel profondo delle coscienze.
L'impegno morale del credente non è fine a se stesso, non ha come fine l'autoperfezionamento o l'autorealizzazione, come nel caso della nobilissima etica stoica. Non si tratta di una prospettiva centrata sulla ricerca di sé, ma sulla perdita di sé per fare dono della propria vita a Dio e ai fratelli.
Potremmo sinteticamente dire che si tratta di un'etica dell'alleanza, di risposta dell'uomo ad una chiamata di Dio. La partecipazione alla vita di Dio, pienamente attuata in Cristo, (indicativo di salvezza), obbliga all'imitazione della sua condotta, a fare proprio il suo stile di vita, che nel dono di sé ha la sua piena espressione (imperativo di salvezza). In questo contesto vanno inseriti i contenuti della morale evangelica delineati dal discorso della montagna.
Il papa insiste in modo particolare sulla virtù della povertà, intesa non come miseria, che è da combattere, ma come capacità di vivere la sobrietà, come libertà nei confronti delle cose (no al consumismo), come solidarietà nei confronti dei poveri.
La vita morale trova la sua espressione ultima nel comandamento nuovo: l'amore del prossimo in quanto radicato nell'amore di Dio. Alla sera della vita saremo giudicati sull'amore.
È evidente che quando gli autori del Nuovo Testamento vogliono ridurre ad un'ultima sintesi, al più essenziale, il messaggio morale cristiano, ci presentano l'ineludibile esigenza dell'amore del prossimo: «Chi ama l'altro ha adempiuto la legge ... pienezza della Legge è la carità» (Rm 13,8.10). «Se adempite quella che, secondo la Scrittura, è la legge regale: Amerai il prossimo tuo come te stesso, fate bene» (Gc 2,8). «Tutta la legge infatti trova la sua pienezza in un solo precetto: Amerai il tuo prossimo come te stesso» (Gal 5,14). Paolo proponeva alle sue comunità un cammino di crescita nell'amore: «Il Signore vi faccia crescere e sovrabbondare nell'amore fra voi e verso tutti» (1 Ts 3,12). (EG, 161)
nel segno della misericordia
La teologia di papa Francesco è influenzata dalla teologia della liberazione propria dell'Argentina, e soprattutto dalla formazione gesuitica, grazie alla quale la realtà è vista in tutte le sue sfaccettature, nelle mille tonalità di grigio non riducibili al bianco e al nero, come vorrebbero alcuni detrattori di Francesco.
Ecco perché il rigore con il quale papa Francesco presenta l'ideale evangelico si accompagna ad un'attenzione, sul piano soggettivo, al limite e alla precarietà della condizione umana (alla creaturalità) e alla presenza del male che si annida anche nel cuore dell'uomo. Per questo la radicalità evangelica viene mediata dal papa dalla misericordia, come criterio di valutazione del comportamento.
La "misericordia", una delle parole che ricorrono con maggiore frequenza nel vocabolario papale, è la prima delle virtù morali anche per Tommaso d'Aquino, spesso citato da papa Francesco. La misericordia rivela la vera onnipotenza di Dio, in quanto onnipotenza nell'amore.
La misericordia si esprime nel piegarsi sulla varietà e sulla complessità delle situazioni soggettive, nell'astenersi da ogni giudizio, nel non condannare e colpevolizzare, nell'incoraggiare a invertire la rotta, nell'aiutare a crescere.
L'esperienza di un Dio che perdona in modo illimitato induce l'uomo a non guardare alla propria debolezza e alla propria situazione di peccato in termini paralizzanti spingendolo alla conversione.
Pertanto, senza sminuire il valore dell'ideale evangelico, bisogna accompagnare con misericordia e pazienza le possibili tappe di crescita delle persone che si vanno costruendo giorno per giorno. Ai sacerdoti ricordo che il confessionale non dev'essere una sala di tortura bensì il luogo della misericordia del Signore che ci stimola a fare il bene possibile. Un piccolo passo, in mezzo a grandi limiti umani, può essere più gradito a Dio della vita esteriormente corretta di chi trascorre i suoi giorni senza fronteggiare importanti difficoltà. A tutti deve giungere la consolazione e lo stimolo dell'amore salvifico di Dio, che opera misteriosamente in ogni persona, al di là dei suoi difetti e delle sue cadute. (EG 44)
Il modello di etica che emerge è quello che media tra l'ideale della radicalità evangelica - aspetto oggettivo della moralità - e la misericordia - aspetto soggettivo - che presta attenzione alla realtà, alla varietà della situazioni.
L'etica che scaturisce è l'etica del possibile, che sta tra l'ideale, a cui sempre tendo e verso cui cammino, e la realtà.
L'etica del possibile evita sia l'indulgenza lassista al male, la tranquilla rassegnazione alla realtà così come è, sia il rigorismo arido colpevolizzante e paralizzante, che riduce tutto all'osservanza della legge.
L'etica cristiana è un'etica aperta, dinamica, che propone l'ideale della perfezione, in una logica di gradualità, in un processo che si snoda nel tempo e nella varietà delle situazioni esistenziali.
i criteri per un corretto discernimento
La preoccupazione di papa Francesco, nel proporre una visione positiva dell'esperienza morale, è quella di offrire una serie di criteri in base ai quali valutare i comportamenti, ponendo l'accento su ciò che conta ed evitando la caduta in una arida casistica.
Un primo criterio è l'abbandono della tendenza alla moltiplicazione dei precetti. Proprio perché i cristiani hanno il dono dello Spirito, la nuova legge, bisogna dar loro pochi precetti, solo quelli strettamente necessari per la vita della comunità, e lasciare tutto il resto al discernimento personale (Tommaso d'Aquino), favorendo la capacità di scoprire quanto lo Spirito di volta in volta ci chiede.
... ci sono norme o precetti ecclesiali che possono essere stati molto efficaci in altre epoche, ma che non hanno più la stessa forza educativa come canali di vita. San Tommaso d'Aquino sottolineava che i precetti dati da Cristo e dagli Apostoli al popolo di Dio «sono pochissimi». Citando sant'Agostino, notava che i precetti aggiunti dalla Chiesa posteriormente si devono esigere con moderazione «per non appesantire la vita ai fedeli» e trasformare la nostra religione in una schiavitù, quando «la misericordia di Dio ha voluto che fosse libera». Questo avvertimento, fatto diversi secoli fa, ha una tremenda attualità. Dovrebbe essere uno dei criteri da considerare al momento di pensare una riforma della Chiesa e della sua predicazione che permetta realmente di giungere a tutti. (EG 43)
Un secondo criterio è la necessità di fare i conti con la gerarchia delle virtù: come non tutte le verità vanno poste sullo stesso piano così pure le virtù morali hanno una loro gerarchia. Ci sono situazioni nelle quali devo scegliere, prestando attenzione al valore più importante in vista del bene possibile. Addirittura ci son situazioni in cui è impossibile evitare il male e devo perseguire il male minore.
Un terzo criterio ricorda che nel passaggio dalle norme generali al caso particolare cresce l'indeterminazione. Le norme generali non sono in grado di ricomprendere tutte le situazioni. Come dice Aristotele "la legge vale per la pluralità dei casi e non per la totalità". Eccezioni sono sempre possibili. Ecco il perché dell'obiezione di coscienza. Inversamente, ciò che vale per una situazione particolare non può assurgere a legge generale. È quanto afferma il papa in Amoris laetitia al n. 304:
È meschino soffermarsi a considerare solo se l'agire di una persona risponda o meno a una legge o a una norma generale, perché questo non basta a discernere e ad assicurare una piena fedeltà a Dio nell'esistenza concreta di un essere umano...
Un ultimo criterio, ma non per importanza, afferma che la valutazione dell'agire morale deve tenere in considerazione la storicità. Innanzitutto si deve tener conto della storicità dell'uomo, che è un essere in divenire che evolve nel corso della sua esistenza con diversi gradi di responsabilità. Ma occorre prestare attenzione anche alla storicità dei contesti socioculturali che influenzano la percezione dei valori e la codificazione dei valori in norme. I mutamenti dei contesti socioculurali provocano il mutamento di valori e norme. Le norme non sono mai definitive e applicabili a tutte le situazioni. La moralità non è un sistema definito una volta per tutte dal quale posso dedurre indicazioni concrete per ogni tempo e ogni luogo.
L'ecologia integrale nella "Laudato si'"
La riflessione etica di papa Francesco non si limita alla ricostruzione delle strutture e dell'impianto dell'etica cristiana. Entra anche, in modo rilevante, nel cuore di problemi di carattere personale e sociale legati all'esperienza dell'uomo contemporaneo; problemi che interpellano la coscienza del credente e della comunità ecclesiale. Il quadro tracciato al riguardo dai vari interventi papali è molto ampio: si va dalle questioni riguardanti la vita socioeconomica e politica a quelle relative alla ecologia, alla bioetica e all'etica sessuale e familiare, fino al tema della pace. Le posizioni assunte dal pontefice sono tutte ispirate alla logica evangelica e sono espresse con chiarezza e franchezza.
Ci soffermeremo in questo secondo intervento sulla questione ecologica, alla quale il papa ha dedicato una specifica enciclica, la "Laudato si'". Nell'enciclica, accanto a una diagnosi accurata e puntuale dell'odierna situazione e delle cause che l'hanno prodotta, vi è soprattutto l'offerta di interessanti chiavi interpretative per ridefinire il rapporto uomo-ambiente e l'indicazione di alcuni comportamenti che devono presiedere alla gestione di tale rapporto.
L'aspetto di maggiore novità sta nell'accentuazione dello stretto rapporto esistente tra questione ecologica e questione sociale, mentre quello più caduco concerne le soluzioni tecniche che andrebbero lasciate ad altre competenze specifiche.
Il campo dell'ecologia è trattato nell'enciclica in modo articolato e complesso secondo molteplici punti di vista: quello scientifico, antropologico, culturale e etico.
Il linguaggio usato nell'enciclica, come del resto anche in altri documenti, è molto diverso rispetto a quello di altri papi, in particolare rispetto a quello di Ratzinger, molto preciso e rigoroso dal punto di vista teologico. Papa Francesco usa un linguaggio più evocativo, più simbolico, più accessibile ad un pubblico allargato e quindi non riservato ad un pubblico di soli specialisti ed esperti.
Al concetto di "ecologia integrale" è dedicato in modo specifico il quarto capitolo della "Laudato si'", ma tutta la riflessione dell'enciclica sottintende tale concetto.
La riflessione si svolgerà in tre momenti, il primo dei quali è dedicato a delineare il concetto di ecologia integrale, per poi mettere a fuoco in un secondo momento le radici antropologiche e teologiche del discorso ecologico e quindi, da ultimo, individuare delle prospettive di impegno etico-culturale e anche socio-politico.
il concetto di ecologia integrale
Il dato di partenza è la costatazione che esiste una stretta correlazione tra questione ambientale e questione sociale.
Degrado ambientale e degrado sociale vanno di pari passo. Esiste una circolarità, una interdipendenza tra i due aspetti.
Oggi non possiamo fare a meno di riconoscere che un vero approccio ecologico diventa sempre un approccio sociale, che deve integrare la giustizia nelle discussioni sull'ambiente, per ascoltare tanto il grido della terra quanto il grido dei poveri (Laudato si' 49)
Analogamente, in positivo, vanno di pari passo e sono interdipendenti anche sviluppo ambientale e sviluppo sociale.
cause del disastro ecologico
Il papa cerca di mettere a fuoco tre cause del disastro ecologico messo in correlazione al disastro sociale. Nella messa a fuoco di queste cause emerge il concetto di ecologia integrale.
Una prima causa è costituita dal paradigma tecnocratico. L'ideologia tecnocratica dominante ritiene che lo sviluppo tecnologico e lo sviluppo umano siano sostanzialmente la stessa cosa, ed esalta il dominio assoluto e illimitato dell'uomo sull'ambiente, senza vincoli. Più si produce innovazione tecnologica, più si interviene sull'ambiente, più c'è crescita umana. È una visione fondamentalmente illuminista. Rispetto all'illuminismo originario, che identificava la ragione con la interpretazione totale della realtà, l'attuale illuminismo tecnologico fa della tecnologica il luogo interpretativo della realtà nella sua totalità e considera la natura e l'ambiente come qualcosa su cui è possibile intervenire indefinitamente.
Una seconda causa è l'economicismo, secondo cui il mercato è metro di misura della realtà in modo esclusivo. L'economicismo persegue la massimizzazione della produttività e del profitto e propugna una visione solo strumentale dell'ambiente, inteso come contenitore di risorse da sfruttare. L'ambiente non è visto come l'habitat dentro il quale l'uomo vive e si sviluppa, e da cui trae significati non solo materiali.
Una terza causa è la razionalità tecnico-strumentale, per la quale conoscere è potere (Bacone), è possibilità di intervento sulla realtà. Tutto ciò che è tecnicamente possibile è lecito e persino umanizzante. La conoscenza è finalizzata esclusivamente al potere di intervento sulla realtà. Ma la crescita causata dallo sviluppo tecnico e scientifico non ci deve far dimenticare l'ambivalenza di ogni progresso scientifico-tecnologico, che ha aspetti sia positivi che negativi, i cui risultati vanno pertanto di volta in volta valutati.
La razionalità tecnico strumentale è guidata solo da logiche efficientistiche e produttivistiche e trascura le dimensioni valoriali e di senso.
ricerca di un'alternativa
La ricerca di un'alternativa va portata avanti su più fronti, anzitutto concependo l'ambiente come habitat globale. L'analisi dei problemi ambientali è inseparabile dall'analisi di tutti i contesti in cui si svolge la vita quotidiana, dal contesto familiare, a quello abitativo, a quello lavorativo... Occorre guardare l'ambiente in una prospettiva globale alla luce dei vari contesti.
In secondo luogo l'ambiente non va ricondotto solo ad un'ipotetica natura originaria, ma implica anche il patrimonio storico, artistico, culturale. La natura con cui abbiamo a che fare è una natura già coltivata dall'uomo. Parlare di rispetto dell'ambiente significa anche parlare dell'aver cura del patrimonio culturale, con attenzione alle culture locali.
Inoltre l'ambiente è lo spazio abitativo nel quale si rende possibile lo sviluppo delle relazioni umane. In questa prospettiva l'ambiente è visto come contesto relazionale. Certe megalopoli sono luoghi di massificazione sociale, di omologazione culturale, che alimentano conflittualità e violenze, e ostacolano un corretto sviluppo della relazionalità umana. La penuria di spazi di verde, la mancanza di luoghi di incontro facilitano forme di anonimato sociale.
Questo insieme di elementi, che definiscono l'ambiente, delineano anche il contesto dentro cui si muove l'idea di ecologia integrale. Intesa così, l'ecologia diventa una prospettiva sotto cui guardare l'intera realtà, dalla quale muovere per considerare la realtà umana in tutti i suoi aspetti.
radici antropologiche e teologiche
Il concetto di ecologia integrale rinvia alla elaborazione di un nuovo umanesimo, con una ridefinizione del rapporto uomo-natura. Il rapporto dell'uomo con l'ambiente è un rapporto originario, radicato nell'essere stesso dell'uomo.
un nuovo umanesimo
Il dualismo uomo natura è alimentato dal dualismo corpo spirito, in base al quale il corpo è inteso come oggetto, come strumento e non come parte integrante, costitutiva dell'identità umana. Il superamento del dualismo nell'ambito dell'umano implica il superamento del dualismo uomo-natura. L'ambiente non è oggetto e strumento, non è semplicemente un contenitore di risorse da utilizzarsi indiscriminatamente ma è parte della mia soggettività.
Occorre pertanto recuperare questo rapporto di continuità e assimilazione reciproca tra uomo e ambiente.
Un secondo elemento di un nuovo umanesimo riguarda il recupero della dimensione estetica. La realtà ambientale non va vista solo nella prospettiva del "che fare" o del "a che serve", ma anche della ricerca della bellezza come dimensione costitutiva della vita personale. Il bello è ciò che trasfigura il bene e il vero. Un bene senza bellezza è moralismo, il vero senza bellezza è dogmatismo. Il bello consente al vero di superare il dogmatismo, dato che dischiude, evoca, rinvia. "Il mondo - scrive papa Francesco nella Laudato si' al n. 12 - è qualcosa di più che un problema da risolvere, è un mistero gaudioso che contempliamo nella letizia e nella gioia".
la teologia della creazione
Su questa visione dell'uomo si innesta l'aspetto più propriamente teologico, in particolare quello della teologia della creazione. La tradizione ebraico-cristiana offre motivazioni importanti per prendersi cura dell'ambiente.
In realtà ebraismo e cristianesimo sono stati spesso accusati da scienziati e filosofi di avere favorito lo sviluppo di una mentalità dominativa nei confronti della natura. La sollecitazione rivolta all'uomo di dominare la terra (Gen 1,28) fornirebbe l'avallo a un suo sfruttamento selvaggio. La concezione storica della salvezza e della stessa immagine di Dio, resasi definitivamente trasparente nell'evento-persona di Gesù di Nazaret, fanno senza dubbio da supporto a una visione evolutiva della realtà che presuppone l'intervento dell'uomo a trasformarla, ma questo non significa che vi sia nella Bibbia il consenso all'esercizio di una signoria assoluta. In essa vi è la chiara affermazione della necessità di porre un limite preciso all'azione trasformatrice.
La creazione è vista nella bibbia dinamicamente. Non è solo ciò che è avvenuto alle origini, ma è anche un processo a cui l'uomo partecipa per portare a compimento ciò che Dio ha inaugurato. La realtà creata che esce dalle mani di Dio è rimessa alle mani dell'uomo perché la porti a compimento, intervenendo su di essa per migliorarla rispettandola nella sua identità originaria. Il concetto biblico di creazione è dunque un concetto aperto: creazionale è, in primo luogo, l'atto con cui Dio dà inizio al mondo, ma creazionale è anche il processo successivo con il quale l'uomo è chiamato a conferire piena attuazione a ciò che Dio ha inaugurato.
Questa visione dinamica è contenuta nei due verbi della Genesi, "dominare e custodire:" un esercizio, seppure parziale, di signoria, per portare a compimento il mondo, rispettando il dato costitutivo originario. Custodire il giardino non vuol dire lasciarlo così com'è, ma portarlo a compimento in tutte le sue potenzialità.
La natura, come creazione, poi è data all'uomo nel contesto dell'alleanza (è un aspetto non sviluppato da papa Francesco). Tutta la realtà è un tessuto di relazioni, con Dio, con l'altro, con il cosmo, in cui l'uomo ha il compito non del despota, ma del custode che si assume la responsabilità del processo creazionale (antropocentrismo moderato).
La natura, secondo questa visione, per un verso non è sacralizzata, non è vista come qualcosa di intangibile, e neppure per altro verso è riducibile a cultura. Tra natura e cultura vi è circolarità.
Il rapporto con la natura si declina nei termini del lavoro (che trasforma) e della contemplazione (che coglie e accoglie bellezza e senso dell'habitat di cui facciamo parte).
prospettive di impegno socio-culturale
Da questa visione del rapporto uomo-natura scaturiscono varie prospettive di impegno socio-culturale.
Anzitutto il papa insiste sulla necessità del cambiamento del modello di sviluppo, alla radice del sistema economico attuale, che produce deturpazione dell'ambiente, inquinamento dell'aria, dell'acqua, della terra, spreco di risorse non rinnovabili. Questo modello di sviluppo, oltre a essere eticamente riprovevole, è anche improduttivo sul piano economico per gli immani costi di risanamento che comporta.
La cura degli ecosistemi richiede uno sguardo che vada aldilà dell'immediato, perché quando si cerca solo un profitto economico rapido e facile, a nessuno interessa veramente la loro preservazione. Ma il costo dei danni provocati dall'incuria egoistica è di gran lunga più elevato del beneficio economico che si può ottenere. Nel caso della perdita o del serio danneggiamento di alcune specie, stiamo parlando di valori che eccedono qualunque calcolo. Per questo, possiamo essere testimoni muti di gravissime inequità quando si pretende di ottenere importanti benefici facendo pagare al resto dell'umanità, presente e futura, gli altissimi costi del degrado ambientale. (Laudato si', n. 36)
Questo primo aspetto implica che la politica recuperi la propria centralità rispetto all'economia, perché sia orientata a servizio dell'uomo, con una significativa partecipazione della società civile come soggetto economico.
In secondo luogo è necessario operare un allargamento del concetto di bene comune, da intendersi non solo relativo a tutto l'uomo e a tutti gli uomini esistenti, ma anche relativo alle generazioni future, alle quali occorre consegnare un mondo abitabile, non inquinato e ancora ricco di risorse. Inoltre questa visione allargata del bene comune implica anche l'attenzione alle altre specie viventi del mondo animale e vegetale.
L'ecologia integrale poi implica il rispetto e la promozione dei diritti dei popoli e delle culture. Nel nostro mondo globalizzato, sempre più interdipendente, centrale è diventata la problematica dei diritti delle culture. È necessario predisporre spazi pubblici perché le diverse culture possano esprimersi (moschee...). Non si tratta solo di integrazione, cioè di ricondurre le altre culture alla nostra, ma anche di interazione e quindi di riconoscimento delle diversità culturali. È necessario e assodato che ci debba essere un processo di integrazione sul terreno del rispetto delle regole, delle norme costituzionali, ma senza che questo comporti il fare scomparire il volto delle culture altre.
Il riconoscimento delle diversità culturali è la condizione perché si realizzino interscambi positivi tra cultura ospitante e culture ospitate.
Questa visione di ecologia integrale comporta anche la conservazione e la rivalutazione del paesaggio, non solo come ambiente naturale, ma anche come ambiente modellato dall'uomo.
Ultimo aspetto di questa ecologia integrale riguarda il mutamento degli stili di vita, che ha come premessa l'educazione ambientale, che si traduce nella sobrietà nell'uso dei beni, nella riduzione e nel discernimento dei bisogni, nella distinzione tra bisogni autentici e inautentici, tra quelli liberanti e alienanti.
Come afferma papa Francesco, in "Laudato si'" ai nn 211-212:
È molto nobile assumere il compito di avere cura del creato con piccole azioni quotidiane, ed è meraviglioso che l'educazione sia capace di motivarle fino a dar forma ad uno stile di vita. L'educazione alla responsabilità ambientale può incoraggiare vari comportamenti che hanno un'incidenza diretta e importante nella cura per l'ambiente, come evitare l'uso di materiale plastico o di carta, ridurre il consumo di acqua, differenziare i rifiuti, cucinare solo quanto ragionevolmente si potrà mangiare, trattare con cura gli altri esseri viventi, utilizzare il trasporto pubblico o condividere un medesimo veicolo tra varie persone, piantare alberi, spegnere le luci inutili, e così via. Tutto ciò fa parte di una creatività generosa e dignitosa, che mostra il meglio dell'essere umano. Riutilizzare qualcosa invece di disfarsene rapidamente, partendo da motivazioni profonde, può essere un atto di amore che esprime la nostra dignità.
Non bisogna pensare che questi sforzi non cambieranno il mondo. Tali azioni diffondono un bene nella società che sempre produce frutti al di là di quanto si possa constatare, perché provocano in seno a questa terra un bene che tende sempre a diffondersi, a volte invisibilmente. Inoltre, l'esercizio di questi comportamenti ci restituisce il senso della nostra dignità, ci conduce ad una maggiore profondità esistenziale, ci permette di sperimentare che vale la pena passare per questo mondo.
dibattito
Nel mio intervento ho sottolineato soprattutto gli aspetti positivi di quel cambiamento di rotta così intenso che possiamo definire "rivoluzione di papa Francesco".
Come alcuni di voi hanno fatto notare, vi sono però anche alcuni limiti, legati in particolare all'etica della vita matrimoniale e familiare. Uno riguarda il tema del gender, un altro l'omosessualità.
Del gender, il papa ritiene solo un'accezione limitativa rispetto al concetto originario, secondo cui l'uomo non è solo "bio", non è solo "sex", è anche "gender". Vi sono, è vero, diverse "teorie del gender", alcuni approcci ideologici a questo tema che anch'io non condivido. Ma squalificare il "gender" in quanto tale significa negare un aspetto dell'identità umana che è il costrutto socioculturale di cui l'uomo è fatto.
Osservazioni analoghe possono essere fatte sul tema dell'omosessualità.
Un altro aspetto della pastorale del papa che ci può lasciare perplessi è una certa acquisizione acritica della religiosità popolare, dovuta forse al contesto latinoamericano. In America Latina - come osserva Giuseppe Angelini in un articolo - la religiosità popolare ha una connotazione prevalentemente innovativa, di cambiamento, e ha svolto un ruolo importante anche per la teologia della liberazione, come elemento di trasformazione rivoluzionaria. In Occidente, invece, la religiosità popolare è per lo più conservatrice, con caratteri involutivi.
Per quanto riguarda la vita di coppia e di famiglia, secondo me, in Amoris laetitia, al capitolo 8, c'è un grosso passo avanti rispetto allo stesso Sinodo, sui criteri che vengono applicati in riferimento alle situazioni irregolari. C'è un'attenzione alle singolarità delle situazioni, che consente, per esempio, nel caso dei divorziati risposati, l'accesso ai sacramenti della penitenza e dell'eucaristia. Sono molto d'accordo sulla prospettiva di fondo, di evitare di imporre una regola generale, e di sollecitare il discernimento sui singoli casi.
Vi leggo una prospettiva veramente innovativa di accostamento ai problemi, secondo un'etica che non è né rigidamente deduttiva, né puramente induttiva, ma è circolare. Ha la capacità per un verso di rispettare i valori, i principi, e per altro verso di capire la complessità delle situazioni (che non significa essere indulgenti) e quindi agire per il bene della persona. È la misericordia applicata attraverso dei criteri.
Il papa si "aggancia" molto alla dottrina sociale della Chiesa, sia per dimostrare di essere in continuità con i predecessori, che spesso cita, sia perché vi ritrova aspetti senz'altro molto interessanti (pensiamo a importanti scritti di Paolo VI, alle riflessioni sull'economia di Ratzinger, ecc.). Recupera quindi questi aspetti, ma, a mio avviso, va anche oltre. La sua è un'interpretazione della realtà mondiale vista con gli occhi di un latinoamericano, e giustamente mette l'accento sulle enormi disuguaglianze presenti nel mondo. Certe povertà sono così radicali che, rispetto ad altri aspetti, è prioritaria la lotta per superarle. Evidenziando gli squilibri mondiali a livello economico-sociale, mette l'accento sulla necessità di reagire.
Riassunto
Da quattro anni nella chiesa cattolica soffia un nuovo vento e risuona un linguaggio più evangelico. L'elezione del nuovo vescovo di Roma sembra avere inaugurato una nuova primavera e rimesso in moto un'istituzione che, secondo il cardinal Martini, è rimasta indietro di duecento anni. L'esigenza di prender parte responsabilmente a questo processo riformatore e la critica anche aperta nei confronti del nuovo corso giustificano ampiamente la scelta di soffermarsi sulla teologia di papa Francesco, una teologia che ha un taglio eminentemente pastorale, costantemente alimentata dalle radici evangeliche. Giannino Piana ha preso in considerazione la dimensione etica, un aspetto rilevante della teologia di papa Francesco, tutta orientata all'impegno diretto nella vita quotidiana.
La sua proposta etica ruota attorno al rapporto che deve esistere tra la radicalità del messaggio evangelico e la misericordia che tiene conto della fragilità umana.
L'attuale processo di secolarizzazione radicale rende difficile oggi qualsiasi discorso etico. Sono ritenuti importanti non i valori, ma ciò che la maggioranza delle persone fa o pensa. L'individualismo, il prevalere della logica utilitarista (vale ciò che serve, non ciò che ha senso), il relativismo (legittimità di qualsiasi comportamento) riducono lo spazio per l'etica.
L'etica cristiana è caratterizzata dalla radicalità evangelica delle beatitudini e delle antitesi ("vi è stato detto... ma io vi dico...") del discorso della montagna. Non è riducibile all'osservanza delle norme e dei precetti della chiesa ma rinvia alla interiorizzazione e alla radicalizzazione delle istanze evangeliche, al "siate perfetti come è perfetto il padre vostro che è nei cieli".
Quella cristiana è un'etica dialogica, di risposta alla chiamata di Dio, che ha come fine non la ricerca di sé, ma il dono di sé, il perdersi. È una morale che trova la sua espressione ultima nel comandamento dell'amore: alla sera della vita saremo giudicati sull'amore.
L'esigente radicalità evangelica è mediata sul piano soggettivo dalla misericordia, che rivela la vera onnipotenza di Dio. Si è misericordiosi nel piegare il proprio cuore, nel piegarsi sulla varietà e complessità delle situazioni, interpretandole con benevolenza, non per condannare e colpevolizzare, ma per far crescere.
Quella che emerge è un'etica del possibile, che propone l'ideale della perfezione in una logica di gradualità.
"Meschino - scrive il papa - guardare semplicemente se l'agire corrisponde ad una norma" (Amoris laetitia). L'etica è così vista non come osservanza di una legge esterna ma come risposta alla chiamata di Dio, alla legge interiore che risuona dentro di noi grazie al dono dello Spirito.
Papa Francesco elabora una serie di criteri per quest'etica del possibile. Innanzitutto è bene dare pochi precetti, solo quelli indispensabili per la vita della comunità e lasciare tutto il resto al discernimento personale. La chiesa è "chiamata a formare coscienze, non a pretendere di sostituirle".
Poi occorre fare i conti con la gerarchia delle virtù, con le eccezioni sempre possibili sul piano dei casi particolari. Non c'è un sistema morale definito una volta per tutte dal quale posso dedurre indicazioni concrete per ogni tempo e ogni luogo.
La visione etica di papa Francesco si è espressa più compiutamente in un campo preciso, quello della ecologia integrale della "Laudato si'".
L'aspetto di maggiore novità è il rapporto stretto tra questione ecologica e questione sociale. Degrado e sviluppo ambientale vanno di pari passo con il degrado e sviluppo sociale. Il degrado sociale ha anzitutto come causa il dominio assoluto e illimitato dell'uomo sull'ambiente esaltato dall'ideologia tecnocratica dominante. Anche la visione solo strumentale dell'ambiente, inteso come contenitore di risorse da sfruttare, propria dell'economicismo, favorisce il degrado.
L'ambiente, nell'ottica della ecologia integrale, è visto come habitat globale, che comprende tutti gli ambiti in cui si svolge la vita umana (familiare, abitativo, lavorativo...). È visto anche come habitat che comprende il patrimonio storico artistico culturale, e come il contesto nel quale sono rese possibili le relazioni umane.
L'ecologia integrale richiede un nuovo modo di concepire il rapporto tra uomo e ambiente, che superi la diffusa visione dualistica di contrapposizione e di estraneità. Il rapporto con l'ambiente è originario, radicato nell'essere stesso dell'uomo. L'ambiente non è solo un contenitore di risorse, ma fa parte della soggettività umana.
Anche la dimensione estetica va recuperata in questo rapporto. Il bello trasfigura il bene e il vero. Il bello consente al vero di superare il rigido dogmatismo, poiché dischiude, evoca, rinvia. "Il mondo è qualcosa di più che un problema da risolvere, è un mistero gaudioso che contempliamo nella letizia e nella gioia".
Questo nuovo umanesimo è innervato dalla teologia della creazione, vista in modo dinamico, non solo come atto originario, ma come processo a cui l'uomo partecipa per portare a compimento ciò che Dio ha inaugurato. I verbi "dominare e custodire" indicano questa partecipazione dell'uomo, non despota, ma custode e responsabile del processo creazionale grazie al lavoro che trasforma e alla contemplazione che coglie e accoglie la bellezza e il senso dell'habitat di cui facciamo parte.
L'enciclica indica anche alcune prospettive di impegno socio-culturale.
Anzitutto il cambiamento del modello di sviluppo, che produce deturpazione dell'ambiente e spreco di risorse non rinnovabili.
In secondo luogo l'allargamento del concetto di bene comune, che tenga conto anche delle generazioni future, alle quali occorre consegnare un mondo abitabile.
L'ecologia integrale, nel nostro mondo globalizzato, implica poi il rispetto e la promozione dei diritti dei popoli e delle culture, la predisposizione di spazi pubblici perché le diverse culture possano esprimersi (moschee...), con interscambi positivi tra cultura ospitante e culture ospitate.
Infine l'ecologia integrale implica il mutamento degli stili di vita: educazione ambientale, sobrietà nell'uso dei beni, riduzione e discernimento dei bisogni, distinzione tra bisogni autentici e inautentici, tra quelli liberanti e alienanti.