Spiritualità della famiglia
sintesi della relazione di Carlo Felice Manara
Verbania Pallanza, 3 dicembre 1965
Vorrei ricollegarmi alla costituzione conciliare "De Ecclesia" che parla dei laici e dice : "per loro vocazione è proprio dei laici cercare il regno di Dio trattando le cose temporali e, ordinandole secondo Dio: vivono nel secolo, cioè implicati in tutti i singoli doveri e affari del mondo e delle ordinarie condizioni di vita familiare e sociale, di cui la loro esistenza è come intessuta". E poi più avanti dice questa stessa costituzione "se nella chiesa non tutti camminano per la stessa via però tutti sono chiamati alla santità ed hanno ugualmente la bella sorte della fede per la giustizia di Dio."
Sono parole veramente consolanti queste perché fanno pensare ad una nuova visione della condizione dei laici nella chiesa ed anche ad una nuova visione della spiritualità della vita coniugale e familiare o meglio ad una rivalutazione, per i cristiani di oggi, di tutte le ricchezze di grazia nella vita familiare. Non è mia intenzione parlare dell'aspetto teologico della questione perché non sono il competente, tuttavia vorrei fare qualche accenno anche ad un'altra questione: alla teologia delle realtà umane, di cui uno degli aspetti più importanti è proprio la rivalutazione del matrimonio. Quando fui invitato per questa relazione eravamo vicino alla festa dei santi ed a quella messa sentii la lettura di quel passo misterioso dell'Apocalisse di Giovanni dove enumerava tutti i segnati, i predestinati delle tribù: dodicimila della tribù di Giuda, dodicimila della tribù di Beniamino , ecc. e poi dopo questi segnati in modo particolare c'è una turba innumerevole, tutti vestiti delle stole bianche che inneggiano all'agnello divino. Lasciatemi pensare che in quella "turba" di cristiani, che la Chiesa non ha creduto di porre agli onori degli altari, ci siano tanti padri e madri che hanno passato la loro vita in modo nascosto dedicandola alla propria famiglia, ai propri figli.
cristiani di serie B?'
Non è molto difficile il compito di presentare la famiglia come una comunità. Siamo tutti consci del fatto che la famiglia è la prima cellula fondamentale della società, la iniziale comunità umana dove avviene il primo scambio di beni fondamentali e quella in cui ognuno di noi ha ricevuto i primi beni essenziali, ha imparato la propria virtù del comportamento verso Dio e verso gli uomini. Eppure la famiglia, pur dotata di una essenzialità così radicale, viene talvolta dimenticata nella pratica, anche se in teoria le si dedicano tante lodi e tanti apprezzamenti e sta di fatto che il movimento di pensiero, tendente a rivalutare le grazie che sono particolari nella vita religiosa della famiglia, è soltanto relativamente recente. Effettivamente la famiglia è stata trascurata dagli scrittori ascetici delle grandi correnti della spiritualità. Si ha l'impressione che questi si siano dedicati ad elaborare la dottrina della spiritualità dei grandi ordini religiosi non preoccupandosi di coloro che restano nel mondo, quasi che per questi ultimi non sia possibile la consacrazione a loro modo e una dedizione totale pure a loro modo. I cristiani che hanno abbracciato lo stato matrimoniale hanno avuto di conseguenza l'impressione di essere considerati quasi come cristiani di ruolo B Cristiani che si salvano in qual che modo, che si salvano nonostante siano sposati, e non proprio in quanto e perchè sono sposati.
Ora tutta questa situazione di pensiero sta tramontando e direi che era ora: perché se vogliamo costruire una società veramente cristiana, che viva e faccia vivere e rivivere il cristianesimo dobbiamo cominciare a riconsacrare la famiglia. E questa consacrazione deve essere fatta in modo esplicito, cosciente, evoluto, non deve più essere lasciata alla buona volontà del singolo, come avveniva nelle generazioni passate o all'accettazione supina di tradizione e di comportamenti. Non si dica che la famiglia, poiché cellula fondamentale della società e comunità essenziale nella vita, abbia in quanto tale dei caratteri così proficui da giustificare la trascuratezza degli scrittori ascetici. Vale quindi la pena di esaminare le caratteristiche della comunità familiare, perché dalla conoscenza di queste si può dedurre il tipo dì spiritualità che in essa si può realizzare e quindi sì può pensare quale sia la strada che dovremmo percorrere in futuro per ricostruire una visione cosciente della spiritualità della famiglia.
La famiglia, comunità finalizzata ed in continuo cambiamento vitale.
Due caratteristiche fondamentali: si tratta innanzitutto di una comunità finalizzata e di una comunità che è in continuo cambiamento vitale. Anzitutto la finalizzazione: questa è la fisionomia fondamentale della famiglia, lo scopo è quello di iniziare e di conservare la vita, di conferire l'educazione ai figli e l'aiuto mutuo ai componenti, aiuto concepito nel modo più vario e vasto possibile. D'altra parte questi fini essendo così fondamentali, quali altri non si possono pensare nella vita umana a livello naturale, sono tuttavia capaci di una vasta gamma di realizzazioni che accettano dentro di se tutta la varietà della società umana vivente: la famiglia varia come varia la vita. C'è bensì nella vita una scelta fondamentale, basata sulla simpatia, sull'amore reciproco ma poi tale scelta non viene più fatta, ma sussiste una accettazione di membri così come li manda il buon Dio: non esiste chi può scegliere i propri genitori, nè entro certi limiti è possibile determinare le caratteristiche fisiche e morali dei figli che si attendono.
Gli ordini religiosi, da un certo punto di vista, hanno un vantaggio perché hanno una fisionomia molto ben ristretta, molto ben determinata: i postulanti vengono esaminati, provati, accettati o rifiutati. Ciò fa sì che si possa parlare di una determinata fisionomia della spiritualità, per esempio, una spiritualità gesuita, domenicana, francescana. La singola famiglia deve darsi, costruirsi, una propria fisionomia, tenendo conto degli elementi che vengono di volta in volta. Questo tipo di comunità vitale e vivente fa sì che non si possono dare delle regole fisse e stabili, neppure per una singola famiglia, perché ogni famiglia deve affrontare le circostanze della vita e del mondo in cui si trova a vivere, con i problemi di volta in volta mutevoli, come sono mutevoli in numero, caratteri, ed attitudini i suoi componenti. Questo discorso ci introduce in un'altra caratteristica: la variabilità dei fini particolari e delle circostanze in cui la famiglia si trova a vivere. Essa è un organismo vitale che nasce, vive, cresce e muore e quindi non si può costringere in schemi fissi. La sua spiritualità non ammette regole invariabili nello spazio e nel tempo e perciò va indagato più a fondo il motivo o anche i motivi fondamentali che possono portare alla considerazione della vita spirituale della comunità familiari.
Se dunque non si possono dare delle regole fisse e valide per tutti nello spazio e nel tempo, se la fisionomia cambia continuamente, se i caratteri, i gusti dei componenti non rimangono mai stabili, si potrebbe pensare al compito di delineare la spiritualità familiare come ad un compito assurdo e impossibile. Invece queste circostanze hanno anche un aspetto positivo: esse ci portano a rimeditare su ciò che è veramente sostanziale nella visione cristiana della vita ed a staccarli da certi aspetti esteriori, che, pur essendo santi, pur essendo di grandissimo valore, hanno tuttavia una validità limitata e non possono essere assunti ad aspetti costitutivi della vita cristiana in quanto tale. Siamo allora portati a legare la valutazione morale della vita più alle azioni che alle pratiche esteriori, più al modo di essere che al modo di parlare, più alla visione interiore che a un'affermazione esteriore, più allo spirito che anima la vita nel profondo che alle dichiarazioni programmatiche. Ciò che dico troverà il suo posto particolare quando parlerò della funzione educatrice della famiglia. Per ora limitiamoci a constatare che questa diversità di aspetti della vita della famiglia, diversità che quasi raggiunge, come ho detto, la varietà propria della stessa vita porta naturalmente a cercare quale sia l'essenziale nella visione cristiana della vita familiare. Se vogliamo dire meglio le cose riferiamoci al famoso passo di Matteo, che parla del comandamento della carità, ossia dell'amore di Dio e del prossimo, come del massimo comandamento: ci si domanda allora quale sia l'aspetto sotto il quale tale comandamento possa essere realizzato in modo eminente e caratteristico nella vita familiare. Io non vorrei sbagliarmi, perché in questo campo è anche troppo facile sbagliare, ma mi pare che questo comandamento della carità, che vale per tutti, nella vita familiare trova una sua chiamata e una sua realizzazione particolare, per esempio in quello che S.Teresa del Bambin Gesù chiamava la piccola via: la via delle piccole virtù di tutti i giorni, dei piccoli atti fatti bene e per amore, delle imprese poetizzanti, che appunto perché logoranti e sempre uguali a se stesse, rappresentano talvolta una somma di fatiche poco facilmente descrivibili. Penso, a questo proposito, alle fatiche quotidiane e notturne delle madri, ai sacrifici dei padri, agli eroismi silenziosi di fratelli e di sorelle, alla dedizione dei figli ai genitori vecchi o inabili. Evidentemente non si può codificare tutto questo in un tipo di spiritualità, in una massa regolarizzata di pratiche e di orientamenti intellettuali e letterari, perché tutto ciò si può dire, e molto di meno da una parte e molto di più da una altra: molto di meno perché appare come informe frammentario, privo di metodo e dì organizzazione: e molto di più perché si tratta del sacrificio quotidiano in tutto; nelle piccole cose come nelle grandi; in quelle piccole che danno noia e fastidio e che non lasciano neanche la compiacenza in se stessi di aver compiuto delle grandi imprese.
Ricordo un articolo comparso su un settimanale, non di ispirazione cattolica, a proposito della legge Merlin, dove in una intervista con un noto scrittore che è anche regista riferiva una frase che forse contiene, senza che l'autore l'abbia voluto, una grande verità; questo uomo, a proposito delle donne che si pagano, diceva: a ben guardare ogni donna è pagata, se non la paghi col denaro la paghi con la fatica, con il sangue e con la vita. Una grande verità, intesa in un senso giusto, perché l'amore è una comunicazione di beni e di sacrifici. E' molto molto ben più comodo pagare con denaro e poi sentirsi liberi, perché l'altro pagamento, di cui parlava questo regista, con il sangue, con la fatica e con la vita è ben più duro; ma non si tratta soltanto di qualità di moneta con cui l'amore viene pagato, si tratta di ricambiare l'amore con un altro amore, tale che la massa di beni dati come pagamento non viene poi più conteggiata, perché non si tratta di pagamento, si tratta di dono di un bene che liberamente si dà e che liberamente
si riceve e che dista dal pagamento quanto ovviamente l'amore dista dalla moneta.
Caratteristica della spiritualità familiare
Quale è allora la caratteristica della spiritualità della famiglia intesa in particolare come comunità? quale è la particolare la realizzazione del precetto fondamentale e universale della carità, che si può avere in particolare nella vita familiare ?
Evidentemente questa realizzazione trova la sua caratterizzazione non in un particolare tipo di pensiero o di opere di pietà e di misericordia: nella famiglia evidentemente non ci si può specializzare. Si tratta di realizzare lo spirito con cui vivere la vocazione comune cristiana, piuttosto che una particolare realizzazione specializzata per così dire, e questo spirito, pare a me, di vederlo in una particolare apertura, in una particolare disponibilità al servizio del prossimo che è, a mio parare, anche l'essenza dell'umiltà cristiana e che fa tanto della virtù della vita familiare vissuta in modo cristiano: apertura agli altri, apertura al futuro, a quello che può succedere.
Certo quando due giovani si promettono amore senza fine la promessa può essere considerata come facile, ed è comunque facilitata dall'attrazione reciproca e dall'entusiasmo dell'età; ma quando tale promessa viene mantenuta nel grigiore della vita quotidiana, quando si è fedeli ad essa anche nelle ore buie, nelle quali si pensa che l'altro o gli altri tutto prendono senza dare niente in cambio, quando si ha l'impressione che la nostra vita quasi ci sfugga dalle mani come una manciata di sabbia, senza che a noi resti in mano nulla, allora ricomincia ad intravvedere quanto sia grande la portata di questa disponibilità senza limiti, di questo servizio a cui ci siamo votati con entusiasmo che è proprio dell'amore. Allora il pagamento, per restare nel discorso del regista, incomincia a farsi salato, ma è proprio allora che incomincia ad avere senso un tipo di pagamento, per così dire, in natura, cioè con tutto il suo essere, in confronto al pagamento in danaro, che distingue quello che il mondo chiama amore, che amore non è , e ricordiamo qui che il pagamento in denaro non è soltanto quello che si dà alla donna che offre i suoi servigi all'istinto, è anche il pagamento in beni materiali che fonda un calcolo e non l'amore di donazione. Non voglio fare il paladino dell'amore romantico a qualunque costo: del tutto chiaro che nella fondazione della famiglia debbono anche entrare delle considerazioni materiali perché la famiglia è chiamata proprio a vivere nel mondo e, come suo fine primario, a realizzare la società anche materiale, a provvedere ai figli il necessario, perché essi possano inserirsi vitalmente nella comunità umana. Il detto dei nostri vecchi, che veniva spesso ricordato ai giovani inesperti, infatuati "l'amore non fa bollire la pentola" ha un suo aspetto cristiano, in quanto la virtù della prudenza deve avere la sua parte nella formazione e nel governo della famiglia: questa virtù è quella che dispone della vita familiare al servizio di Dio. Del resto basta rileggere la bellissima pagina del poemetto del libro dei "Proverbi 31, 10-31" sulla donna forte per rendersi conto di quanto questo aspetto sia preso in considerazione dalla sapienza divina per la realizzazione di una sana vita religiosa. Non è quindi in senso romantico che voglio parlare, ma semmai in senso propriamente antiromantico, perché dove il romanticismo imponeva una visione di amore come infatuazione passeggera, con conseguente libertà di scioglimento da vincoli e da impegni quando l'infatuazione fosse passata, la visione cristiana introduce la generosità della costanza e della pazienza, che supera di molto i confini di ciò che per il romanticismo era considerato amore. E ciò per dare la misura del vero amore, che è, come abbiamo detto, disponibilità e apertura senza limiti, valido sempre, ma in particolare quando diventa difficile raggiungere l'altro e comunicare con l'altro. Chi ha esperienza di vita familiare sa bene che i momenti in cui è facile trovarsi d'accordo sono pochi e brevi. Ricordo ciò che dice l'Imitazione di Cristo: "quando" ti sembro più lontano forse sono più vicino". Spesso ci si trova in disaccordo con il coniuge, ci si trova separati dalla vita e dal pensiero dei figli, e torna alla mente quella preghiera così profonda di Rosmini: "Signore fa che io sia d'accordo con coloro con i quali tu sai che io sono d'accordo!' e interviene allora la ricerca quotidiana dell'accordo.
Comunità vivente
Interviene un altro aspetto della fisionomia della famiglia come società e comunità vivente.
Questo fattore proprio della famiglia, comunità che nasce, cresce, vive e muore, ci introduce in un aspetto particolare che può avere la relazione di comunità tra i suoi componenti. Si potrebbe dire che essa è una relazione che va costruita ogni giorno. Vi è un aspetto che può essere considerato entusiasmante oppure esasperante, a seconda dei punti di vista della giornata. Non vi è mai niente di definitivo: anche quell'amore iniziale tra i giovani sposi, che questi sono portati a considerare eterno e massimo non ulteriormente ampliabile, e passabile di logorio e di affaticamento, se non viene coltivato con impegno paziente e quotidiano.
È questo un altro aspetto della disponibilità al prossimo, disponibilità che non si realizza "una tantum", con un gran gesto, ma trova il suo pieno rendimento con la fatica di piccole cose di tutti i giorni, a seconda del mutare e del maturare di se stessi e degli altri.
La famiglia ha le sue stagioni e in ogni stagione deve avere delle cure assidue, adatte alle stagioni. Vi è un modo di amarsi dei giovani sposi, dei genitori giovani, dei genitori maturi, dei vecchi. Vi è un modo di amare i figli quando sono piccoli, quando sono giovani, quando sono maturi e questo modo va cercato con pazienza e costanza. Non esiste la possibilità di fermarsi sulle posizioni che si credono conquistate, perché questo fermarsi costituisce un regresso, un inizio di rovina e di decadenza. E questo che dico dell'amore, della forma di dedizione degli uni agli altri, va detto anche in particolare della forma di rapporto tra famiglia e Dio, del tipo di spiritualità che la famiglia può realizzare, appunto perché troppo varie sono le circostanze nella quali la vita della famiglia si deve realizzare. Non si può di conseguenza dare dei precetti validi per tutti, per la vita di pietà e per la realizzazione della relazione con Dio. Vi sono per esempio delle stagioni nella quali appare facile la vita di pietà comune, portare per esempio i figli alla messa parrocchiale, vi sono altre stagioni in cui la prudenza, e quindi l'amore, consiglia di lasciare a ciascuno o a qualcuno la sua strada particolare: questo non è una rinuncia alla vita religiosa comune, è forse soltanto un superamento di certi schemi mentali, che cercano solo l'unità esteriore e per conquistare questa, feriscono, forse, l'unità interiore e vera. Anche fra i coniugi che si amano veramente e che se lo dimostrano non soltanto in modo esteriore, che cercano tutti i giorni di accrescere questo amore, può essere difficile conservare un unico modo per realizzare la propria vita di pietà. Ma forse non è questo che viene richiesto alla vita religiosa della famiglia; viene richiesto l'amore vero e totale che è quasi sempre rinuncia che può ogni giorno essere diverso da quello del giorno precedente e che sarà quasi sicuramente ancora diverso da quello del giorno successivo.
Questa apparente instabilità e questo continuo divenire della vita di se stessi e degli altri domanda spesso autentici eroismi e sacrifici, ma è un altro degli aspetti grandi della dedizione e del servizio che è richiesto alla vita di famiglia. Essa tuttavia fa parte di una ri cerca che è ricerca di uno stile, ricerca di uno spirito piuttosto che di una forma esterna; lo spirito che avrà la sua vitalità e la sua validità, anche se per avventura, le forme esterne lo dovessero cambiare. Quando la vita della famiglia come comunità viene concepita all'interno allora appare del tutto naturale la prosecuzione di una vita così fatta di comunità anche all'esterno della famiglia.
Questa visione fa parte di una serie di nuovi sviluppi di vecchi temi, di una rivalutazione dell'acquisizione dei valori e della realtà umana da parte del pensiero religioso che si verifica in questa nuova primavera della vita della Chiesa che noi stiamo vivendo. Del resto già S. Paolo l'aveva detto "tutte le cose sono vostre e voi siete del Cristo".
Nessuna creatura realizza un disvalore per il cristiano, purché egli sia del Cristo: in queste nuove prospettive noi ritroviamo oggi, attraverso difficoltà, indecisioni e polemiche la rivalorizzazione dell'amore umano tra uomo e donna, che certi correnti di pensiero cristiano avevano quasi disprezzato e demolito, alla ricerca di un eroismo superiore che ha un suo altissimo contenuto, ma che non deve perciò stesso portare alla svalorizzazione degli altri aspetti della vita cristiana alla quale i molti sono chiamati.
Famiglia e società
In questa prospettiva si inserisce in modo naturale la visione della famiglia come facente parte di una comunità, perché nella famiglia così vissuta, il bene tende per sua natura a espandersi, a moltiplicarsi ed a comunicarsi. Prima di iniziare un discorso vago su questo punto vorrei ritornare su un primo aspetto della vita della famiglia nella comunità sociale e dell'inserimento della vita dell'una in quella dell'altra: l'aspetto della famiglia come primo ambiente che educa i giovani alla vita. A questo proposito molte idee vanno cambiando e forse non è mai troppo tardi perché questo avvenga. Pensiamo per esempio alle tradizioni della società cristiana dei periodi andati per la quale l'educazione dei giovani era affidata a ordini religiosi che si erano scelti questa loro specifica missione: non è mia intenzione dare una valutazione storica; forse nella società di allora questa missione era giusta e sacrosante: sono però quasi certo che oggi questa missione deve essere svolta dalla famiglia, almeno nella norma se vogliamo che la società futura sia veramente cristiana. Dico cristiana nello spirito e non nelle forme legali esterne, se vogliamo che il costume della società sia improntato allo spirito del vangelo e non ci accontentiamo dei concordati tra la Chiesa e i vari stati. Dobbiamo far sì che l'educazione allo spirito cristiano sia fatta dalle famiglie, almeno in linea di principio. Dobbiamo pensare che la gioventù di oggi non accetta più il principio di autorità e vuol tutto criticare, vuol tutto ritrovare e rivivere, e in certo senso, questo è un segno di ricerca di autenticità e di sincerità. Allora la famiglia deve offrire al giovane un teatro di vita cristiana vissuta nello spirito e non soltanto nelle forme. Non possiamo illuderci, l'educazione è fatta dall'aria che si respira, non dalle parole che sono dette o dalle formule che sono pronunciate. Se in una famiglia si proclama di essere cristiani e poi si fa maggior lutto per un podere perduto che per un peccato commesso, allora lo spirito che verrà respirato sarà ovviamente quello che mette nella gerarchia dei valori il podere al di sopra del peccato e cosi via.
Con questo non si vuol dire che i genitori debbano essere perfetti, che la famiglia debba essere perfetta per poter educare. I giovani, che sono meno ciechi di quanto possa sembrare, comprendono che la ricerca del bene è fatta con sincerità, con lealtà e con sacrificio; e questo convivere con i genitori che sudano e lavorano per migliorare se stessi è forse più educativo, ai fini della costruzione da una futura società cristiana, del contatto con educatori che vivono dietro un impenetrabile muro di una vocazione già abbracciata e, per quanto consta ai giovani, già conquistata e chiusa in se stessa. Ho detto che l'inserimento della famiglia nella società ha un primissimo e fondamentale compito nella preparazione dei futuri cittadini. In questo lo spirito della famiglia può fare molto, anche per orientare la realtà politica nella visione cristiana dell'intera società. Mi domando infatti come verranno preparati i giovani in certe famiglie, che pur dicendosi cristiane, non lasciano passare occasione per esprimere giudizi negativi sull'attività politica, sull'inserimento del singolo nel tessuto vivo della società, in certe famiglie dove la forma esterna della vita religiosa non giunge fino alla lealtà dei rapporti con lo stato, con il fisco magari, o anche soltanto con la scuola. Ovviamente è questa la costruzione della realtà viva della società futura e della cristianità in cui dovranno vivere i nostri figli ed è in questa società futura che non credo possa esservi azione più efficace di un'azione capillare eseguita attraverso le famiglie.
Vorrei concludere leggendo quella pagina dove S.Paolo, rivolto ai cristiani di Corinto, parla della carità. Quelle parole contengono un senso reale, d'applicabilità alla vita quotidiana spesso prosaica, stancante e umile, alla vita della più semplice famiglia che vuol vivere per sè e per gli altri, per amore del Signore. Dice S.Paolo (1 Corinti 13,1-7) "Se parlassi le lingue degli angeli e degli uomini e non ho l'amore sono come un bronzo che squilla e un cembalo che suona. Se avessi il dono della profezia e conoscessi tutti i misteri e possedessi tutta la scienza, se avessi tutta la fede che trasporta le montagne e non ho l'amore non sono niente e se distribuissi ai poveri tutte le mie ricchezze, se dessi il mio corpo da bruciare e non ho l'amore non mi servirebbe a niente. L'amore è paziente,è benigno, non cerca di sopravvanzare gli altri, non fa cose inutili, non si insuperbisce, non è ambizioso, non cerca il proprio vantaggio, non si irrita, non pensa al male, non gode del male, ma si rallegra per la verità, tutto soffre, tutto spera, tutto crede e tutto sopporta."
Chi ha qualche pratica della vita familiare sarà certo consolato dalla lettura di queste righe.
(Relazione del prof. Carlo Felce Manara = sintesi da registrazione).