Il matrimonio nel cristianesimo, dagli inzi al Medio Evo
sintesi della relazione di Pier Angelo Gramaglia
Verbania Pallanza, 24 gennaio 1975
IL MATRIMONIO NEL CRISTIANESIMO, DAGLI INIZI AL MEDIOEVO
Cerchiamo di vedere il problema del matrimonio e della sessualità nell'ambito della evoluzione della coscienza cristiana almeno nei primi 6 o 7 secoli.
Leggerò alcuni testi, collocandoli nel loro contesto storico.
L'atteggiamento di Gesù
Chi legge il Vangelo e poi legge i testi successivi dei cristiani, nei primi secoli della storia della Chiesa, si accorge subito del formidabile equilibrio di Gesù Cristo su questo problema. Gesù deve discutere del problema del matrimonio in un contesto storico ben preciso, con altri maestri che parlano come lui alla gente e si preoccupa sempre di sottolineare il valore dell'esperienza familiare da un punto di vista molto popolare.
Partecipa alle feste di nozze, beve anche lui, se manca il vino ci pensa lui...
Conosce la polemica sulla famiglia, gli fanno un mucchio di domande su questo tema.
Noi conosciamo le sue risposte: insiste sempre sul valore dell'unità e della continuità dell'amore coniugale.
Non fa nessuna campagna contro la legge divorzista ebraica, che concede il divorzio per motivi a volte molto futili e banali. Gesù non perde tempo a far campagne contro la legge dell'ebraismo, ma propugna dei valori per coloro che accettano la sua parola. Parla però anche di strane possibilità che non tutti capiscono: la possibilità di vivere in modo autentico anche senza l'esperienza matrimoniale. Non c'è altro.
L'atteggiamento di Paolo nella prima lettera ai Corinti 7
C'è però un altro testo del Nuovo Testamento che invece farà furore ed è il capitolo settimo della prima lettera ai Corinti: la magna charta sul problema della sessualità e del matrimonio per la storia del cristianesimo primitivo. Tutti i cristiani, quando hanno dovuto affrontare questi problemi, si sono basati su quel capitolo.
Occorre tener presente il contesto storico in cui deve agire Paolo di fronte ai cristiani di Corinto.
Paolo indica alcuni consigli. Dice: "a me sembra così". Ammette che nella comunità cristiana ci possano essere altri che la pensino diversamente.
Paolo afferma che è meglio per l'uomo non toccare donna, però siccome se non si tocca donna c'è il rischio di diventare dissoluti, un po' troppo feroci sessualmente, allora il matrimonio ripara questo rischio, e va bene.
Paolo consiglia gli sposi cristiani di non privarsi troppo a lungo dell'amplesso, perché Satana può anche tentarli a causa di questa eccessiva astensione. Quindi se volete privarvi dell'amplesso per un certo tempo, per pregare, va bene, ma dopo ritornate.
E Paolo conclude affermando che ciascuno però ha il suo carisma ed è meglio non bisticciare troppo su questi problemi. E dà, come regola generale, il seguente consiglio: ciascuno resti nella situazione in cui si trovava al momento del battesimo. Eri celibe, resta celibe, eri sposato, resta sposato.
Come mai Paolo adotta il criterio di restare come si era al momento del battesimo? Il motivo lo indica poco dopo: la storia non ha più senso. La storia sta per finire, e allora perché impegnarsi in una vita matrimoniale troppo seria?
Nella comunità si trova di fronte a varie categorie, come i celibi e i vedovi; Paolo dice loro che è meglio che restino come sono, ma se si brucia, allora è meglio sposarsi. All'inizio i cristiani usano molto la parola bruciare per indicare la gran voglia di sposarsi.
Agli sposati Paolo riferisce un ordine del Signore e dà un consiglio.
L'ordine del Signore è di non separarsi, e se ci si separa, non risposarsi.
Il consiglio riguarda situazioni particolari: se ci sono delle coppie miste, un coniuge cristiano e l'altro no, bisogna convivere fin che è possibile, se poi non è più possibile, pazienza.
Un altro consiglio riguarda le ragazze da marito, le vergini, o i vergini: è meglio restare così come si è a causa di un rischio imminente, di un pericolo imminente. Però non è peccato sposarsi. Certo sposarsi significa avere una vita di sofferenza proprio nell'imminenza della fine della storia.
Il Signore Gesù sta per ritornare da un momento all'altro e pertanto bisogna restare in attesa. Ecco allora le famose parole: "vivere da sposati come se non si fosse sposati, vivere non divisi e senza preoccupazione" Chi si sposa rischia di distrarsi, di dividersi. La storia sta per arrivare al punto della soluzione finale, al punto critico, per cui anche l'impegno matrimoniale perde di significato.
Nella lettera agli Efesini.
I cristiani si sono accorti che, nonostante il passare degli anni, la storia non finiva, e allora hanno cercato di rinnovare la loro riflessione sul matrimonio, ed è nato quel testo favoloso, quasi mai citato dai Padri della Chiesa, di Efesini 5, 22ss.
La lettera agli Efesini nasce in un momento storico in cui i cristiani hanno assorbito la sbornia dell'imminenza della fine del mondo. In questo nuovo contesto l'impegno matrimoniale diventa addirittura il segno concreto dell'amore che Cristo ha avuto per ciascuno di noi. Questo segno si riesprime nell'amore con cui l'uomo ama la sua donna e la donna ama il suo uomo. È una affermazione globale, radicale, formidabile.
Ma mentre nella comunità cristiana stanno progredendo queste riflessioni, nascono i gruppi del dissenso. In genere sono gruppi giovanili, che sostengono che non ci si deve sposare e si deve adottare il sistema di vita vegetariano. Un testo di dissenso lo si trova in 1Timoteo 4,3.
Dopo il periodo apostolico da una parte c'è il dissenso, che si fa sempre più forte e che ha una posizione radicalmente negativa nei confronti del matrimonio, dall'altra ci sono gli altri cristiani, che ormai han capito che la cose vanno avanti più o meno bene, e quindi dicono che l'esperienza matrimoniale è seria e la giustificano rimandando al valore dell'amore di Cristo che dà la sua vita per gli altri. Il dare la propria vita viene preso come segno del matrimonio.
I Cristiani di fronte all'ellenismo.
Crescendo, i gruppi cristiani dovettero affrontare un grosso problema: si trovarono di colpo di fronte ad un mondo culturale, l'ellenismo, che aveva già espresso dei movimenti filosofici assai prestigiosi. I cristiani ovviamente hanno interesse a ricollegarsi ai movimenti filosofici che hanno e godono più prestigio, come il movimento stoico, almeno nella formulazione della morale.
Alcuni filosofi, che si convertono al cristianesimo, tentano di risolvere alcuni problemi del matrimonio in questo modo. Cominciano a dire che il matrimonio va normato secondo la legge di natura. La prima volta che compare nella storia del cristianesimo il principio della "legge di natura", è esattamente con Atenagora, uno scrittore del secondo secolo.
Il concetto della legge di natura viene applicato in questo modo: nella natura, quando il contadino ha arato e seminato il suo campo, una volta che il campo è stato seminato, non ci ripassa più una seconda volta, o una terza volta, ma attende che arrivi la messe e la raccoglie. In natura si semina una sola volta.
Questo principio viene trasferito da questi filosofi al matrimonio: quando tu ti accorgi che tua moglie è incinta devi astenerti dai rapporti. Hai già seminato e vai contro natura se continui i rapporti coniugali. Si afferma così nei gruppi cristiani il cosiddetto principio del matrimonio normato secondo la legge di natura.
Il rimando è totalmente culturalizzato, relativo a un preciso sistema ideologico.
Contemporaneamente progredisce la possibilità di vivere senza matrimonio, nella verginità. Si ritiene la verginità un valore perché dà all'uomo la speranza di potersi unire di più a Dio.
Per mantenere questa posizione di prestigio nei riguardi del mondo non cristiano, si prende posizione contro le seconde nozze. Un bravo cristiano se diventa vedovo, non si risposa. Secondo questi autori le seconde nozze sono un adulterio con i guanti gialli.
Il problema delle seconde nozze avrà un lungo strascico nella storia del cristianesimo; con grande sforzo si arriverà a sostenere la possibilità di un secondo o di un terzo matrimonio. Occorre ricordare che la mortalità per parto e quindi di rimanere vedovi nell'antichità era altissima.
Il romanzo cristiano del II e III secolo
La letteratura che affrontò di più questo problema fu la letteratura apocrifa di avanguardia, del romanzo cristiano di avanguardia. C'è abbondanza di documentazione sul romanzo cristiano del secondo e del terzo secolo. Perché dico romanzo cristiano? Perché si tratta di autentici racconti di avventura attribuiti agli apostoli. C'è tutta una letteratura apocrifa che va sotto il nome di atti degli apostoli: Atti di Tommaso, Atti di Pietro, Atti di Filippo, Atti di Paolo e Tecla. Il romanzo cristiano è quello che si impegna di più sul problema del matrimonio.
Atti di Tommaso
Tommaso è l'apostolo viaggia molto e arriva fino all'India. Il vangelo che predica si riduce alla alternativa matrimonio-celibato. Secondo questo romanzo Gesù Cristo un bel giorno si traveste da mercante e vende l'apostolo Tommaso ad un mercante indiano. L'apostolo Tommaso deve partire con questo mercante indiano perché Gesù vuole che lui vada a predicare lungo la Persia sino all'India. Durante il viaggio ci sono varie avventure. Ad un certo punto incontra una festa popolare di sposi. Sono figli di un principe. Si fa la festa del matrimonio. Alla sera si apre il talamo. I due giovani sposi entrano nel loro talamo e sul letto c'è seduto Gesù Cristo che li aspetta.
Mentre gli sposi si preparano a passare la prima notte nuziale, Gesù fa loro una introduzione alla vita cristiana: dovete vivere irreprensibili e santi, bisogna abolire le preoccupazioni inutili della vita, avere dei figli stimola solo ad essere disonesti verso gli altri, bisogna che attendiate nella castità il matrimonio celeste.
Insomma passano la notte a colloquiare con quell'ospite inatteso seduto sul loro letto. Al mattino dopo il re arriva e prima di entrare con tutta la sua corte aspetta un poco, poi apre la porta e trova il figlio e la giovane moglie seduti accanto al letto non sfatto. Il re si preoccupa un po', ma gli sposi convincono anche il re: abbiamo capito questa notte che dobbiamo liberarci dall'unione sessuale che è corrotta, che dobbiamo toglierci il vestito della vergogna, e il vestito della vergogna ce lo togliamo soltanto se rinunciamo ad ogni unione.
Per questi romanzi cristiani del secondo e terzo secolo, l'unione sessuale è sempre contaminante e quindi esclude dalla vita di Dio. L'apostolo Tommaso viene arrestato e processato, perché ad un certo punto tutti i mariti non possono più unirsi con le mogli convertite; allora arrestano l'apostolo per eliminarlo.
il martirio di san Pietro
Da questa letteratura cristiana emerge con evidenza la visione popolare: non si può accedere al divino praticando l'unione sessuale.
Un altro testo famoso, che noi conosciamo se non altro per quella frase che Gesù dice a San Pietro "Quo vadis", è il martirio di San Pietro.
È stato un romanzo molto letto nell'antichità cristiana. Di San Pietro che deve partirsene da Roma, noi sappiamo solo quella frase, ma gli antefatti non li conosciamo. È che San Pietro, secondo questo romanzo, a Roma, appena arriva, convince subito le Matrone romane a non andare più a letto con i loro mariti. Allora il Senato si ribella e dice: questo ci allontana le mogli; lo arrestiamo e lo facciamo condannare. L'accusa che viene fatta al processo contro l'apostolo Pietro, è quella di esigere il rifiuto della vita matrimoniale e di ogni altro piacere, come condizione per seguire il Cristo.
Atti di Paolo e Tecla
Tecla è una ragazza convertita da Paolo che si mette a seguire l'apostolo nella sua predicazione. Era già fidanzata e quando il suo fidanzato viene a saperlo succede il finimondo ma Tecla non cede.
C'è una cavalleria intera che la insegue, ma con un svariati miracoli Tecla si salva sempre. In questo romanzo c'è però una documentazione interessantissima: le beatitudini evangeliche che noi conosciamo vengono totalmente rielaborate e incentrate sul celibato. L'evangelizzazione consiste in questi due punti: predicare il monoteismo e la verginità. Il cristianesimo consiste nel credere in un solo Dio e condurre una vita senza matrimonio. E per rendere più incisiva la predicazione, si collega in modo strettissimo al celibato la resurrezione finale: alla fine risorgeranno solo quelli che non hanno fatto esperienze matrimoniali. Di fronte ad un futuro così prestigioso, conviene fare subito qualche scelta già oggi.
Oltre al celibato questi cristiani esigono povertà radicale: famiglie intere convertite si mettono per strada e si fanno mendicanti. Oltre a ciò, secondo questa letteratura diffusa nella Siria e nella Palestina nel secondo e nel terzo secolo, c'è sempre un'esigenza precisa: chi si fa battezzare, per essere ammesso al battesimo deve assolutamente promettere di rompere tutta la sua vita coniugale. Al battesimo si accettano solo i celibi.
Le donne che si fanno battezzare, dopo il battesimo, devono indossare abiti maschili, per indicare il superamento della loro sessualità.
Lo stesso per gli Atti di Filippo: la vita matrimoniale deve essere sciolta, il far figli è solo sofferenza, la visione di Dio è possibile solo nella verginità. Si parla sovente delle donne che devono imitare la fede maschile.
In genere questo radicalismo anti-matrimoniale è sempre stato portato avanti dai gruppi giovanili. Se non altro in questo caso non hanno il dono dell'equilibrio.
I ministeri
Nel frattempo si afferma un nuovo valore. Le comunità in genere sono villaggi molto poveri ed hanno bisogno dei ministeri, dei servizi. Chi si sceglierà per questi servizi? I servizi di cui si ha più bisogno sono curare gli ammalati, visitare i poveri, curare qualche ossesso del villaggio. A chi affidiamo questi ministeri? Chi è che deve andare da un ammalato e pregare per lui? Soltanto uno di cui si è sicuri che la sua preghiera sarà esaudita da Dio, vale a dire un celibe. E' il primo nucleo storico in cui i celibi, i non sposati, diventano i privilegiati nella scelta del ministero.
Siamo nella Siria, verso la fine del secondo, inizio del terzo secolo. Siria e Palestina, per i primi due secoli, sono un po' il focolare delle grandi idee del cristianesimo. Nello stesso tempo però nascono vari problemi perché si tratta di villaggi di contadini. I ministri asceti celibi, che girano per i villaggi, devono attenersi a delle regole. Si stabiliscono norme precise per indicare in quale capanna del villaggio possono entrare e in quale no. Se c'è una donna giovane deve scappare, se c'è una donna vecchia, al massimo può accendere la lucerna, poi deve andare via anche lei. Questa casistica serve a questi ministri itineranti celibi, che girano da un villaggio all'altro, e ai quali veniva affidato in modo preferenziale il servizio degli ammalati e quello di visitare i poveri, i bisognosi..
Gli scrittori
Nel mondo latino, il problema affiora con Tertulliano. Non possiamo analizzare tutta la produzione di Tertulliano, feroce su molti punti. Tertulliano passa in genere come l'antifemminista per eccellenza ma l'unico testo positivo sulla vita matrimoniale ce lo dà lui. Data l'imminente persecuzione dice alla moglie che non vuole farla soffrire e pertanto sospende con lei le relazioni. Le invia il libro "Ad uxorem", in cui si trovano gli unici testi del mondo latino in cui l'unità di fede viene presentata come il contesto dell'amore coniugale e si descrive in modo estremamente positivo ed efficace la vita dei due coniugi cristiani.
Del mondo egiziano conosciamo alcuni grandi autori come Clemente Alessandrino e Origene.
L'unico testo cristiano, si può dire di tutta la storia del cristianesimo primitivo, che riflette in modo positivo sull'esperienza matrimoniale è di Clemente Alessandrino. Afferma che il matrimonio è un bene. Primo, perché procreando si coopera con il creato, si fa andare avanti la creazione; secondo, perché si perfeziona il mondo, e terzo perché si fa un gesto di lealismo politico verso la patria: si fan dei figli per l'impero, si fan dei figli romani, che saranno educati nella civiltà ellenistica e non barbara. Clemente Alessandrino è anche l'unico autore che afferma che in fondo l'esperienza coniugale ha più valore del celibato perché la vita matrimoniale offre la possibilità di maggiore impegno che non la vita celibataria. Ma è l'unico ad avere questa visione, poi non ne troveremo più, per secoli e secoli !
Origene, da buon neo-platonico, non può avere una concezione positiva né della vita del mondo né di tutto ciò che ha rapporto con la corporeità dell'uomo. E difatti dice: tutte le volte che gli sposi cristiani praticano l'amplesso, lo Spirito Santo che è dentro di loro, scappa e ritorna quando hanno finito.
Dunque il secondo e terzo secolo, fatta eccezione per Clemente Alessandrino e per Tertulliano nel mondo latino, non è che si trovi una concezione positiva del matrimonio almeno pari a quella della lettera agli Efesini, del capitolo cinque.
I Padri
Ma veniamo ai colossi del cristianesimo, ai grandi padri.
Ne prendo uno greco e uno latino.
Crisostomo
Per i greci, ci soffermiamo brevemente su Crisostomo che tutti conoscono e che non è il più estremista.
Se prendete in considerazione la vita di tutti questi grandi uomini del cristianesimo primitivo, noterete una cosa stranissima: tutti, tra i 16-24 anni, hanno avuto la crisi del monachesimo; sono partiti, hanno lasciato tutto: padre, madre, famiglia e sono andati nel deserto. Ecco perché dicevo che l'istanza di critica al matrimonio è stata, nel cristianesimo primitivo, un frutto dei movimenti di avanguardia giovanile.
Che cosa dice Crisostomo. Innanzi tutto nelle sue omelie, in alcune sue opere, affronta il problema del rapporto tra matrimonio e verginità. Nessun cristiano da questo momento in poi si pone il problema del matrimonio in sé, bisogna sempre risolverlo in rapporto alla possibilità del celibato. Dice Crisostomo: Dio vuole che ogni uomo si astenga dal matrimonio (si veda 1 Corinti 7) Ma, siccome la carne dell'uomo è debole, non obbliga alla continenza, e la lascia alla nostra libera scelta. Allora, se è così, come giustifichiamo il matrimonio? Crisostomo, come altri, lo giustifica con due ragioni: primo, il matrimonio si giustifica per il far figli; secondo, si giustifica per spegnere il bruciore della natura, la fregola del sesso. È nel matrimonio che si può spegnere questo bruciore della natura.
Questa però è la motivazione matrimoniale alle origini della storia, ma ai nostri tempi, siamo verso il 390-406, adesso, dice Crisostomo, la terra è già abitata, e ragioni demografiche non ci sono più e quindi la procreazione non può più essere un fine del matrimonio, non si può più giustificare il matrimonio con il far figli, perché ormai la terra è abitata. Dunque non resta che un solo motivo: il matrimonio lo ritenamo possibile, in quanto toglie all'uomo il rischio di diventare una bestia, toglie il rischio di diventare un dissoluto. Ecco allora la conclusione: il matrimonio è per i deboli, per quelli che non ce la fanno, per quelli che bruciano, per coloro che altrimenti non potrebbero contenersi e cadrebbero, se non si sposassero, in dissolutezza.
Il precetto che Dio diede all'uomo all'inizio, "crescete e moltiplicatevi", era provvisorio, non vale per sempre. Valeva solo dopo la caduta, quando la natura era impazzita, e praticamente si era incapaci di contenerne le passioni.
Questa è l'ideologia dominante comune, scontata, per tutti.
Quando poi si passa al confronto tra matrimonio e verginità le cose diventano semplici: la verginità è sempre superiore al matrimonio perché se tu non ti sposi e rimani celibe, non devi aver paura delle nozze, perché hai lo sposo celeste sicuro, mentre invece la ragazza da marito, allora, conosceva lo sposo la prima volta che lo vedeva, la prima notte. Il matrimonio lo combinavano i genitori, secondo la prassi e il diritto antico: era dunque un rischio troppo grosso. Non ci sono discussioni sulla dote perché hai i beni celesti. Non devi aver paura della morte. Non hai ostacoli nella povertà, perché non ti preoccupi della bellezza del tuo sposo: se resti celibe, sposi Cristo, e non puoi aver dubbi sulla bellezza di Cristo. Il celibato è una vita angelica, soprattutto la verginità è esigita dalla storia della salvezza, perché la nuova legge evangelica è superiore all'antico ordine di salvezza. Adesso Dio fa delle promesse più grandi, e vuole che noi ce le meritiamo con una virtù ed un impegno più completo. Pertanto nel regime evangelico la verginità è l'unico modo con cui possiamo adeguarci a questa progressione benevola di Dio nella storia della salvezza.
Però i laici protestavano. E nelle omelie di Crisostomo sono riferite le obiezioni dei laici sposati. Quali erano? Le indico, stralciandole da alcune grandi omelie.
Innanzitutto i laici dicevano che se è bene non accostarsi alle donne, perché allora è stato introdotto nella storia umana il matrimonio?
Una seconda obiezione : ma qual è il ruolo della donna, se essa non è più utile né alla vita matrimoniale, né a far figli?
Terza obiezione: come impedire l'autodistruzione del genere umano, se ogni giorno la morte fa strage? Se noi aboliamo il matrimonio, spariranno le città perché, come voi sapete, nell'antichità i mestieri sono corporativi e si trasmettono di padre in figlio. Se noi aboliamo il matrimonio, non si possono più trasmettere di padre in figlio i mestieri indispensabili, l'artigianato per vivere. E allora sparirà anche la civiltà.
Quarta obiezione: chi si salva va nel seno di Abramo. Ma Abramo era sposato.
Quinta obiezione: critiche molto aspre contro il monopolio spirituale degli asceti.
Queste, in fondo, le obiezioni dei laici alla predicazione dei grandi teologi. Dobbiamo ricordare che nel quarto secolo i laici, ossia la base, non hanno più nessuna possibilità di formare una opinione pubblica che contrasti con la predicazione ufficiale: sono fuori di ogni centro culturale nell'ambito della comunità.
Le risposte di Crisostomo a queste obiezioni:
1. La verginità è anteriore al matrimonio. Basta leggere il racconto di Genesi. I fatti dell'Eden, nel paradiso terrestre, ci dicono che il matrimonio non esisteva, non c'era nessuna civiltà, Adamo ed Eva non conoscevano né mestieri, né arti, né tecniche, ma stavano benone. Dunque, l'esistenza felice dell'uomo è avvenuta in un momento celibatario.
2. La verginità in fondo è stata persa dall'uomo dopo la sua prima radicale ribellione contro Dio. Dunque il matrimonio è la conseguenza della colpa originaria.
3. Il matrimonio è un istituto storico, che si giustifica solo per la morte. Il matrimonio, non è per dare la vita, ma per fornire continuo materiale alla morte. Ogni figlio che fai è un boccone che dai alla morte, perché anche lui morirà e la morte continuerà a regnare finché ci saranno degli uomini.
4. La donna non è di aiuto con la sua femminilità. Nell'Eden, la donna ha fatto cadere l'uomo, e gli ha inflitto la morte. Fu creata per essere di aiuto all'uomo e non fu fedele. E quand'è che la donna è di aiuto all'uomo? Quando rinuncia alla sua femminilità, e si eleva alla virtù, evitando il lusso, i piaceri, le ricchezze ecc.
Questa è una sintesi di come abitualmente predicavano i cristiani nel quarto secolo. Ma non siamo ancora arrivati al peggio !
Il peggio lo diranno gli occidentali, e non gli orientali.
Girolamo
Per gli occidentali prendo in considerazione qualche testo di S. Girolamo. San Girolamo è il Pasolini alla rovescia dell'antichità, è sboccato come nessun altro, ma sempre per difendere il celibato.
A Roma, un monaco, si era messo a fare una contropredicazione di questo genere: vergini, vedovi o sposati, una volta che si è battezzati in Cristo, si è uguali. Ciò che discrimina è il modo di vivere, non l'essere sposati o non sposati. Questo tale si chiamava Gioviniano. Cadde sotto le grinfie di Girolamo e fu il disastro. Girolamo intervenne diverse volte, con tutti gli argomenti prima ricordati.
Cerco di sintetizzare il pensiero di S.Girolamo.
C'era gente che obiettava a S.Girolamo: che ci stanno a fare gli organi genitali che abbiamo ? Li ha fatti Dio o no ?
Dice Girolamo: questa obiezione me l'han già fatta parecchie volte, e io son preso tra due fuochi; se rispondo offendo il pudore; se non rispondo sembra che abbiano ragione gli altri. Allora provo a rispondere ma chiudendo gli occhi. E chiudendo gli occhi dice così: guardate bene dove sono gli organi genitali. Dove sono ? Accanto al sedere; sedere e organi genitali sono vicini, là dove si smaltiscono feci e umori, il posto più schifoso del corpo umano. Dio li ha fatti proprio così lontano dagli occhi, per cui uno, se proprio non si sforza, non riesce a vederli. E la questione è liquidata.
È la predicazione ordinaria di questi grossi colossi del cristianesimo. Però, per fortuna, c'era della gente normale che continuava a far figli facendo finta di non sentire tanto bene quanto veniva predicato in chiesa.
Ancora un greco, Gregorio Nisseno, sintomatico perché presenta forse la riflessione più completa - almeno a giudizio degli orientali - sul problema del rapporto tra verginità e matrimonio. Ha scritto sul tema un'opera giovanile, che ha ripreso poi, da vecchio senza aggiungere idee qualificanti. Gregorio Nisseno pone il problema e lo risolve in modo estremamente radicale, ma serio, non sboccato, come S. Girolamo. Più o meno dice così:
noi dobbiamo impostare il problema della esperienza matrimoniale o del celibato in relazione all'uomo. L'uomo cosa è?
L'uomo è un momento storico degradato dello spirito. L'uomo è una realtà spirituale imprigionata in una realtà carnale. E l'uomo è aperto a Dio.
Dio è al di là della materia, delle passioni, della corporeità.
L'uomo per realizzare sé stesso deve attuare la somiglianza con Dio. Non c'è altro modo per essere simili a Dio che trascendere la propria corporeità e quindi trascendere anche l'esperienza matrimoniale. Ecco il primo grande tema, essere simili a Dio, ripreso da tutto il monachesimo orientale.
Il secondo aspetto riguarda la storia dell'uomo, che ha come paradigma il racconto biblico. L'uomo originario è il modello. Ad un certo punto c'è la scissione con Dio e la colpa. e l'uomo viene rivestito di foglie, viene condannato alla fatica del lavoro, viene espulso dal giardino terrestre e si sposa. Adamo conobbe Eva, dopo che furono espulsi dal Paradiso. Questa è la storia decrescente dell'uomo a cui dobbiamo opporre una storia ascendente. Se l'uomo vuole risalire alla sua autenticità, deve rifare alla rovescia le tappe. Vale a dire come prima tappa l'uomo deve abbandonare il matrimonio, come seconda tappa abbandonare il lavoro come preoccupazione fondamentale, come terza tappa deve abbandonare ogni compiacenza con la sua esistenza corporea. Solo così può avere la garanzia di raggiungere il modello, cioè la contemplazione di Dio.
Gregorio Nisseno
Gregorio Nisseno giustifica la verginità con n disegno titanico dell'uomo nella storia: l'uomo può vincere la morte. Se tutti gli uomini si convincono che è bene rifiutare la vita matrimoniale, la morte non avrà più materiale su cui far presa, e Dio dovrà intervenire concludendo la storia. Ilgrande disegno di Gregorio di Nissa è l'impegno titanico dell'uomo contro la morte.
Come mai la verginità è superiore al matrimonio? Ecco le riposte presenti in tanti scrittori cristiani:
1.Nell'esperienza celibataria si realizza la somiglianza con Dio.
2.L'essere ministro di Dio nel mondo, tanto più se sia ha un ministero nella chiesa, esige il celibato.
I veri ministri di Dio sono gli angeli, la cui castità è persino volontaria, perché alcuni angeli sono caduti. Qui si rifanno al mito antico, diffuso in tutte le chiese cristiane, che risale all'ebraismo e che si ritrova nel libro di Enoc. Gli angeli sono caduti perché ad un certo punto si sono invaghiti delle donne sulla terra, e sono scesi con le loro alucce, si sono accoppiati con le donne e sono nati i giganti. Però quando hanno voluto risalire, le alucce si sono un po' appesantite, hanno starnazzato un po' e hanno dovuto restare in terra: ecco i demoni.
La familiarità con Dio esige il rifiuto del matrimonio.
3. Mediante il celibato si anticipa la situazione dell'uomo nella resurrezione.
4. L'uomo, creato ad immagine di Dio, era incorrotto e vergine. Ora questa situazione originaria è certamente quella superiore: bisogna essere o diventare come si era alle origini. E anche oggi, alle origini, l'uomo nasce vergine. Le bambine nascono vergini, gli uomini nascono vergini: questa è la situazione originaria dell'uomo.
5. Il matrimonio è pieno di miserie e di preoccupazioni alienanti: incertezza sulla donna che si deve sposare; rischi di essere traditi davanti a tutti, e su questo punto insistono anche parecchio; rischio dei figli adulterini e questo è l'argomento che aveva più presa nell'antichità: nell'antichità era sentito fortissimo il senso del continuare il ceppo familiare; rischio di una moglie sterile, il parto difficile, i figli minorati, pratiche superstiziose nelle celebrazioni nuziali, ecc.
6. Nella Bibbia, Dio preferisce la castità. In genere si citano due testi, uno si trova nel libro dell'Esodo e un altro nel primo libro di Samuele. Cioè prima di salire sul Sinai, niente donne per due o tre giorni.
7. La figura e l'esempio di Cristo, vergine, nato da una vergine che tutti devono imitare. Qui spesso vengono presi dei testi di Matteo, per esempio il testo " bisogna rinnegare se stessi", e viene quasi sempre spiegato come un precetto che implica la verginità: chi vuoi seguire Cristo, non può sposarsi.
Connesso con il tema del discepolato è anche molto forte la polemica contro i ricchi. I ricchi non ce la fanno a vivere nella fedeltà. E' un motivo di più per annotare, secondo costoro, come castità e povertà qualificano il discepolo di Cristo.
8. Il commento del capitolo VII della prima lettera ai Corinti,
9, La novità battesimale del Nuovo Testamento: essere sepolti con Cristo e morire con Cristo, esige l'impegno della castità.
10. L'ordine iniziale di crescere e moltiplicarsi non vincola più, perché il mondo non è più deserto e vuoto.
Ultimo punto: l'invito a non piegarsi ai genitori che vogliono costringere i figli a sposarsi per continuare il loro casato.
Queste sono le grandi motivazioni che vengono date per affermare la superiorità del celibato sul matrimonio.
Agostino
Ma veniamo ad Agostino. Agostino farà da scuola per tutto il Medio Evo. Il problema di Agostino è molto semplice. Ad un certo punto si è messo a predicare che tutti i bambini che nascono, nascono dannati, nascono in potere di Satana. II peccato originale l'ha inventato lui. La chiesa ripeterà la sua parola in modo più desessualizzato. Come lo spiega Agostino? Proprio nella polemica sul peccato originale elabora tutta la sua teologia sul matrimonio e sulla sessualità. Innanzi tutto sostiene che il matrimonio è un bene (guai se dicesse che è un male, perché lo avrebbero scomunicato) perché si usa bene di un male: ecco la soluzione sofistica. È un bene perché non è proibito, ma dal matrimonio, dall'amplesso coniugale, non possono che nascere degli esseri dannati eternamente all'inferno, a meno che li si possa battezzare.
E che dire degli sposi non credenti che vivono onestamente il loro matrimonio? Dice Agostino: tale onestà coniugale è solo apparente, perché è radicalmente viziata alla sua origine. Il pudore coniugale dei non cristiani, anche se sono onesti, è viziato dal fatto che non è indirizzato al vero Dio: non si accoppiano pensando a quel che vuole Dio. I credenti invece trasformano in giustizia la libidine carnale che esprimono nel matrimonio, perché si accoppiano con l'intenzione di fare dei figli per poterli poi battezzare. Siccome i pagani non possono aver l'intenzione di battezzare i figli che nasceranno, il loro rapporto coniugale è viziato.
La sessualità manifesta lo squilibrio fondamentale e radicale dell'uomo.
Leggo dei suoi testi, tradotti dalle sue omelie
"perché non dovremmo credere che Dio avrebbe potuto nel paradiso concedere all'uomo felice di usare del suo sperma come vediamo essere concesso ai contadini l'uso dei chicchi di frumento quando li seminano?
Il contadino quando semina il suo campo, cosa fa? Prende il chicco di grano e agisce con tutta semplicità, senza aver bisogno di nessun orgasmo. Coma mai l'uomo, quando si accoppia, ha bisogno di orgasmo?"
Perde la testa, dice Agostino. "Così, avrebbe potuto essere seminato senza alcuna vergognosa libidine, e gli organi genitali avrebbero obbedito al cenno della volontà. Nei genitori il desiderio di fare dei figli sarebbe stato ancor più decoroso di quello di colui che ara il suo campo in attesa di riempire il granaio. Il Creatore onnipotente poi nella sua universale presenza incontaminata e nella sua potenza creatrice, con lo sperma degli uomini avrebbe potuto operare nelle femmine secondo il suo volere, cosa che fa anche ora, con i chicchi di grano che seminati nella terra nascono secondo il suo volere, Così madri felici avrebbero concepito senza il libidinoso orgasmo e avrebbero partorito senza gemiti strazianti. In quella felicità e in quel corpo di vita, non ancora questo corpo di morte, le donne non avrebbero avuto nulla da vergognarsi nell'accogliere lo sperma dell'uomo, come non ci sarebbe stato da soffrire nel partorire i figli. Chiunque non crede o non vuol credere che la volontà e la benignità di Dio avrebbero potuto concedere tutto ciò agli uomini, se essi fossero potuti restare in quella felicità paradisiaca senza alcun peccato, è uno che non vuole lodare il giusto desiderio della fecondità, bensì uno che ama invece il vergognoso orgasmo sessuale."
L'ideologia è chiara: siccome il sesso non obbedisce immediatamente alla volontà dell'uomo, ma ha bisogno di orgasmo per esercitarsi, è tarato, è espressione satanica, e quindi i bambini che nascono da questo orgasmo libidinoso sono dannati, per sempre, all'inferno se non vengono battezzati. Lo spiega meglio in un'altra predica. Dice:
"il nostro problema non riguarda il movimento dei corpi, senza il quale essi non potrebbero certo unirsi, il problema riguarda invece l'eccitazione vergognosa degli organi genitali, che senza dubbio non esisterebbe, e tuttavia, avverrebbe pur sempre l'amplesso fecondativo, se tali organi potessero essere sottomessi alla volontà come le altre membra. Anche ora - sempre discorsi di Agostino - in questo corpo di morte, non comandiamo forse i piedi, e quelli subito di muovono? alle braccia, e quelle subito si muovono; alle dita, alle labbra, alla lingua, e queste membra non si prestano forse subito al nostro cenno?
La stessa urina - sempre omelia di Agostino - cosa ancor più mirabile, che ci portiamo dentro alla vescica, quando ci pare, sempre che lo stimolo non sia troppo forte, perché ce n'è troppa, noi possiamo decidere di pisciarla ed essa ubbidisce. Anzi, possiamo comandare persino alle viscere e ai nervi più reconditi, dove l'urina è contenuta, di spingerla e cacciarla fuori, e se c'è la salute, essi obbediscono senza difficoltà alla nostra volontà." Il brano è tratto da Migne, volume 44, dalla colonna 467 alla colonna 468.
E la predica continua: "con quanta maggior facilità e tranquillità nella obbedienza delle parti genitali del corpo anche il pene potrebbe essere offerto per la emissione dello sperma umano se a quegli uomini disobbedienti non fosse stata imposta come giusta punizione la disobbedienza di questi organi genitali. Gli uomini casti sentono tale supplizio, perchè senza dubbio, se potessero, preferirebbero fare dei figli al comando della volontà piuttosto che nell'orgasmo del piacere. Gli sporcaccioni invece, che fanno l'amore non solo con le puttane, ma anche con la loro moglie, spinti da tal morbo, godono di questo supplizio della carne solo perché sono vittime di un supplizio ancor più grave nella loro mente."
Di Agostino ci sono centinaia di pagine sull'argomento; ho raccolto 360 fogli scritti a mano.
Un'ultima citazione la prendo dal "De civitate Dei". Chi non conosce questa grande opera di Agostino? Soltanto che, purtroppo, si citano sempre alcune opere di Agostino. Era il teorico del potere, come di tante cose ed ha fatto scuola per tutto il Medio Evo.
Nel Libro 14 del "De civitate Dei" "La città di Dio" descrive la storia come una dialettica radicale tra la civiltà di Dio e la civiltà di Satana. E' molto semplice: dalla parte della civiltà di Satana ci son tutti i bambini che nascono, dalla parte della civiltà di Dio ci sono battezzati. Il problema è la libidine. Questo è il problema agostiniano: l'interpretazione dell'orgasmo sessuale come libidine tarata perché l'uomo nella sua prassi matrimoniale sente che l'amplesso sfugge al suo controllo.
Qui ci spiega bene che cos'è la libidine. Dice che la libidine si esprime in tutte le passioni; si manifesta nell'ira, come libidine di vendetta, nell'avarizia come libidine di denaro, nell'ostinazione come libidine di sopraffazione, nella ostentazione come libidine di gloria, nella violenza e nella tirannia come libidine di dominio. Tuttavia la vera, radicale libidine è quella sessuale, che eccita le parti oscene del nostro corpo.
Agostino è il grande teorico del linguaggio sessuale; nel linguaggio sessuale, gli organi sessuali sono le "pudenda", sono le vergogne; benché il linguaggio fosse anteriore, l'ideologia l'ha fabbricata lui.
Sostiene che la radicale libidine è quella sessuale. Difatti l'amplesso sessuale travolge tutto l'uomo, nella sua dimensione corporea e nel suo intimo, lo travolge totalmente, sicché il piacere dell'unione sessuale, è appunto il massimo che l'uomo possa provare. Nel momento culminante dell'orgasmo si annebbia ogni capacità spirituale e ogni capacità razionale dell'uomo, narcotizzato e in balia del sesso. Ogni uomo saggio o santo preferirebbe procreare senza questa vergognosa libidine, vorrebbe riuscire a far figli senza perdere il controllo della sua mente, vorrebbe poter muovere il suo sesso come tutte le altre membra al semplice cenno del volere, della volontà, senza essere scavalcato dall'eccitazione e dall'orgasmo della libidine. Anzi, questa ribellione del sesso contro l'uomo è la punizione della ribellione dell'uomo contro Dio. È la teoria agostiniana.
L'uomo si è ribellato contro Dio ed ecco la punizione inflitta all'uomo: il tuo sesso sarà continuamente ribelle contro di te, contro la tua mente. Il sesso si ribella anche contro l'uomo e mette, a volte, in scacco persino i dissoluti e i lussuriosi: vorrebbero a volte far l'amore, ma il doro sesso non si muove. Altre volte, senza nessuna richiesta, il loro sesso li importuna, altre volte bruciano di voglia, eppure restano frigidi. La libidine si ribella contro se stessa. A ragione dunque il sesso è la massima vergogna dell'uomo. Più che a ragione gli organi genitali che si eccitano o si drizzano senza poter essere controllati dalla volontà, sono chiamati "vergogne".
Per documentare questo, Agostino fa la storia delle mutande, nel "De civitate Dei". La storia delle mutande interessa assai il nostro vescovo di Ippona, perché con quella gran cultura che lui ha, potrà far valere anche l'etnologia per dimostrare la dannazione dei bambini. Le mutande - che lui chiama "campestria" perché è quella striscetta che i contadini dell'Africa usano nei campi quando lavorano, o "succintoria genitalium" - sono patrimonio universale della cultura umana: tutti i popoli della terra, essendo derivati tutti dalla prima coppia tarata, sono oltre che vittime del peccato originale anche degli ammutandati per istinto (libro 14 del De Civitate Dei). Ci sono persino dei barbari che neppure al bagno si scoprono il sesso e si lavano con le mutande. In India ci sono i filosofi, gli joghi già conosciuti dai cristiani, che vanno in giro tutti nudi, eccetto naturalmente gli organi sessuali, coperti da qualche pezza. Dunque questo ammutandamento generale documenta la vergogna del sesso; la massima vergogna.
Ma la vergogna della libidine si manifesta anche nel fatto che l'amplesso i coniugi lo devono praticare di nascosto: dalla camera nuziale escono tutti, anche i servi e i paraninfi, prima ancora che lo sposo cominci a fare le moine alla sua sposa. Tutti sanno quello che fanno marito e moglie quando vogliono procreare, eppure essi restano soli e nascosti, non permettendo neppure ai figli già nati di assistere. La vergogna sessuale è l'effetto della punizione del peccato. La ribellione del sesso rimane nell'uomo storico come malattia mortale, come languore derivato e segnato dal peccato. Le altre passioni peccaminose come l'ira possono dominare a loro servizio le membra del corpo, ma gli organi genitali li può dominare solo la libidine. L'uomo preferisce farsi vedere arrabbiato da migliaia di persone, piuttosto che farsi vedere anche da uno solo quando si accoppia con sua moglie. Solo quei bastardi di cinici van dicendo che se l'amplesso è una cosa onesta e giusta non ci si dovrebbe vergognare di farlo in pubblico, ma lo dicono soltanto - continua Agostino - e poi nessuno di loro sembra essere così impudente da farlo. Il pudore naturale vince anche le loro opinioni filosofiche, escluso forse il caso di Diogene, come dicono alcuni dei suoi discepoli. Ma se qualcuno si provasse a farlo adesso, la gente gli sputerebbe addosso.
La teoria è molto semplice; l'uomo primitivo, se non avesse peccato, avrebbe potuto usare il suo pene al cenno della sua volontà, le donne avrebbero potuto accogliere lo sperma quando e quanto fosse stato necessario anche esse usando dei loro organi genitali ai cenni della loro volontà, senza alcuna eccitazione o orgasmo libidinoso.
E, continua Agostino, perché noi in fondo riusciamo a muovere secondo che vogliamo non solo le membra ben articolate, ma anche gli organi più molli come i muscoli della faccia e della gola? L'uomo primitivo se non avesse peccato avrebbe fatto lo stesso con il suo pene, l'avrebbe mosso ai cenni della volontà.
Noi riusciamo a muovere ai cenni della volontà i muscoli polmonari per parlare, per modulare la nostra voce; ci sono persino delle bestie che riescono a muovere solo quel pezzo di pelle molestato dalle mosche o da altri incomodi. C'è persino gente che riesce a muovere le orecchie, tutte e due insieme o anche una sola per volta; altri sono capaci di far scendere sulla fronte l'intera capigliatura senza muovere la testa, alcuni mandano su e giù per la bocca e lo stomaco ciò che ingoiano, c'è chi sa imitare alla perfezione la voce di parecchi animali e uccelli, c'è anche chi dal di dietro sa modulare suoni da sembrare un canto - siamo sempre nel libro 14 del "De civitate Dei " .
Anzi, sempre per documentare la sua teoria, S.Agostino ha persino conosciuto uno che sudava quando voleva. In una chiesa dell'Africa c'era un suo amico, un prete che si chiamava Restituto, il quale, quando qualcuno glielo chiedeva di fare il morto, lui riusciva a farlo alla perfezione, restava privo di sensi, senza sentire né punture né ustioni; gli veniva meno persino il respiro, pur sentendo come in lontananza le voci di chi gli stava attorno. Volete forse pensare - conclude il nostro amatissimo vescovo, che Dio non avrebbe potuto dare all'uomo la capacità di usare il suo pene ai cenni della volontà, sì da poter far figli senza la libidine? Anzi l'uomo, diceva Agostino, con gran tranquillità, se non ci fosse stato il peccato originale, l'uomo avrebbe messo nella donna lo sperma ai cenni della volontà, senza sverginare la moglie. Ce lo assicura sempre il vescovo di Ippona, perché, dice, per documentare questi suoi nobili pensieri, già adesso le mestruazioni avvengono senza intaccare la verginità delle donne, e allora sarebbe accaduto lo stesso per lo sperma: l'amplesso sarebbe avvenuto senza il torbido orgasmo, le donne avrebbero partorito senza dolore, espellendo i bambini ormai pronti a nascere per semplice rilassamento muscolare. Qui c'è una breve crisi di pudore nel libro 14 del De civitate Dei, ma ormai il romanzo è quasi finito. Ecco questa è la teoria agostiniana della libidine.
Agostino, il grande padre della cultura occidentale è anche il grande teologo dell'angoscia sessuale dell'occidente. L'occidente poi si è fatto abbastanza furbo, ha accettato tutte le tesi, anche le più ignobili come quella della dannazione dei neonati, desessualizzando il peccato originale, facendo finta che il peccato originale non sia nato da una ipotesi sessuale, mentre in Agostino è evidentissimo che il termine " peccato originale " come lui lo introduce, correggendo e falsificando la teologia anteriore, che parlava di una situazione "adamica " dell'esistenza dell'uomo, ma non di peccato originale nel suo senso.
La chiesa è andata avanti, la gente ha continuato a sposarsi, ma ideologicamente l'Occidente è stato marcato dall'angoscia sessuale a causa proprio della ideologia agostiniana.
Discussione.
rapporto tra comunità cristiane e società civile sul matrimonio
È possibile una breve carrellata sul comportamento delle prime comunità cristiane nei riguardi del matrimonio quale era attuato dalla comunità dentro la società civile ?
Agli inizi le chiese riconoscevano il fatto matrimoniale così come era celebrato nelle varie legislazioni. Le chiese accettavano il fatto che un bel giorno si presentasse da loro una coppia di sposi, che avevano stipulato il contratto secondo le leggi civili. Il contratto era molto semplice. Ci si metteva d'accordo sulla dote e si firmavano le tabelle nuziali. Sulle tabelle nuziali c'era scritto: il tale si sposa per far figli ecc. La formulazione in genere era questa. La chiesa riconosceva il fatto matrimoniale così come era celebrato nelle singole legislazioni. Nella Siria e nella Palestina c'erano delle legislazioni diverse da quelle di Roma.
Ad un certo punto inizia una nuova prassi: alcune coppie di sposi cominciano a presentarsi alla chiesa per chiedere di essere benedette prima o dopo il matrimonio. La legislazione antica del matrimonio comprendeva il cosiddetto gesto di fidanzamento, già un impegno ufficiale anteriore al matrimonio.
In genere l'impegno del fidanzamento avveniva mediante lo scambio di anelli o di pegni, e, dopo un certo periodo si faceva il matrimonio. Quando questa gente lo riteneva opportuno, si presentava alla chiesa e chiedeva la benedizione del prete. Questo sino al IV - V secolo. Andando avanti, le chiese hanno incominciato a favorire le coppie di sposi che si presentavano anche alla chiesa per chiedere la benedizione. Ad esempio, se si doveva ordinare un diacono, un esorcista, un lettore, si
preferivano quelli che mostravano un rapporto più completo con la chiesa.
Però restava sempre il dato di fatto che le chiese riconoscono il contratto matrimoniale fatto secondo le leggi civili. La chiesa non sostituiva lo Stato.
Il concetto di sacramentalità non è connesso con il "sì", con la cosiddetta firma del contratto matrimoniale ma con la vita coniugale vissuta nell'ambito della fede. Questo è il sacramento del matrimonio.
Successivamente, nel IV, V e VI secolo la chiesa diventa praticamente arbitra anche delle leggi civili e introduce nella prassi qualcosa di nuovo, cioè che il matrimonio fatto in chiesa diventa il gesto ufficiale, almeno a livello di presenza di fronte alla comunità, perché ancora la firma delle tabelle matrimoniali era fatta a parte. C'era questo doppio riconoscimento.
La chiesa non entra a sostituire lo stato. Noi sappiamo invece che soprattutto la posizione ufficiale del Concilio di Trento nega ai cristiani validità se essi intendono contrarre il matrimonio, ad esempio, secondo le leggi statali e non si presentano alla chiesa.
Per quanto riguarda il rituale. Nel V e VI secolo, nelle chiese, il sabato mattina, il prete, interpellato dagli sposi, si presenta alla loro casa nuova e asperge con sale esorcizzato la nuova casa e soprattutto il letto degli sposi novelli. Lo scopo è cacciare ogni presenza degli spi riti maligni dalla casa nuova degli sposi; poi avviene il fidanzamento, cioè lo scambio dei pegni,- questo è il concetto di fidanzamento. Ci si scambiano gli anelli con la benedizione sacerdotale e, probabilmente, il vero contratto matrimoniale avveniva nel contesto del fidanzamento.
In seguito si celebrava il matrimonio in chiesa. Al termine della messa, i familiari della ragazza consegnano la ragazza al prete, il prete chiama lo sposo, li copre tutti e due con un velo rosso e bianco, prega per una buona vita coniugale e pronuncia la benedizione del matrimonio. Poi segue una benedizione speciale riservata alla sposa, perché sia casta e onesta, e alla fine il prete consegna ufficialmente la ragazza allo sposo. Quasi sempre il rito si concludeva con l'ammonizione di non avere rapporti sessuali la prima notte, dato che si era fatta la comunione.
Ben presto si introduce una liturgia ridotta per i vedovi e le vedove che si risposano; anche se non ci sono pregiudiziali per le seconde nozze, il rito si svolge in forma ridotta, senza troppo risalto. Questa è più o meno, la prassi.
Resta sempre l'autonomia tra i due gesti.
La chiesa riconosce all'inizio l'evento matrimoniale come evento estremamente laico e la realtà sacramentale si esprime nella semplice vita coniugale fatta da due credenti. Poi, piano piano si introduce il gesto della benedizione, si comincia a sdoppiare. Nell'ambito del fidanzamento in genere avviene il contratto civile a cui succede poi il cosiddetto matrimonio ecclesiastico, che è quello in genere che dà il segnale d'avvio anche per i rapporti coniugali.
Le chiese orientali andranno talmente avanti, che ad un certo punto sosterranno che il ministro del matrimonio è il prete che incorona ufficialmente gli sposi, mentre l'occidente rimarrà più laico e dirà che ministri del matrimonio restano sempre gli sposi. Sono loro che fanno il matrimonio, Sono due linee che sono rimaste nella nostra tradizione: l'oriente continua a dire che il ministro del matrimonio è il prete che fa il gesto dell'incoronazione; l'occidente, da questo punto di vista, è rimasto più laico, da questo punto di vista, mentre è molto più statalizzato a livello pratico. Si arriva po alla situazione attuale: la chiesa nega l'autonomia dello Stato.
Oggi la chiesa sostiene che il matrimonio contratto in municipio da due coniugi cristiani è nullo, non è valido. Si tratta di una pregiudiziale giuridica molto grave, oggi messa in discussione.
Di fronte alle insistenze odierne degli sposi si assiste a qualche cedimento da parte di alcune curie che chiedono comunque ai coniugi di astenersi dai rapporti coniugali fino al momento in cui si presentano in chiesa.
Ci sono cedimenti parziali nel senso che alcune curie, visto che gli sposi insistono, si chiede che si astengano da rapporti coniugali finché non si presentano in chiesa, ecc, Una volta per punizione si stabilivano sei mesi di astensione dai rapporti coniugali.