Il cristiano dell'occidente di fronte al Terzo Mondo
sintesi della relazione di Umberto Vivarelli
Verbania Pallanza, 23 marzo 1973
Mi riferisco all'ultimo incontro che ho avuto con voi, quando ho cercato di presentarvi l'esperienza fatta con Don Primo Mazzolari: ai problemi del Terzo Mondo ci sono arrivato per una logica interna a tutta l'esperienza vissuta con Don Mazzolari.
Dopo la liberazione ci eravamo accorti e convinti che i poveri rappresentassero il problema di fondo del rinnovamento, della ripresa, della novità della rivoluzione che poteva essere fatta in Italia. A mano a mano che noi cercavamo di guardare in fondo a questo problema così concreto, così complesso, a questo problema carico di mistero, che è la presenza dei poveri nella società, nelle strutture, nella storia, siamo stati sempre più condotti a non vedere più il problema dei poveri dentro al breve spazio della nostra esperienza o regionale o diocesana o nazionale, ma ci siamo accorti che questo problema diventava sempre più decisivo per le scelte ultime della nostra stessa epoca, della nostra stessa storia.
In fondo i poveri che ho incontrato nelle mie esperienze di parroco
erano soltanto un piccolo campionario del dramma, degli interrogativi, delle accuse, delle interpellanze che venivano da milioni e milioni di esseri umani. Non si può negare che oggi il Terzo Mondo stia quasi diventando un'espressione geografica; ne parliamo tanto, siamo quasi invasi dalla pubblicistica sul Terzo Mondo.
Però c'è un modo particolare per i cristiani di guardare questa realtà, senza dimenticare le componenti necessarie, urgenti, tragiche della politica, dell'economia, dei rapporti commerciali, dei rapporti internazionali, delle situazioni storiche internazionali. Vorrei mettermi da un punto di vista molto preciso anche perché noi facciamo un incontro tra fratelli di fede, e d'altra parte, mi pare che sia anche la domanda che mi è stata posta sul tema: il cristiano dell'occidente di fronte alla realtà del Terzo Mondo.
sono i poveri ad annunciarci il vangelo
Vi dirò subito una conclusione a cui sono arrivato, e d'altra parte questa conclusione sarà anche la premessa di ciò che vi dirò.
Sempre più mi sono convinto che i poveri del Terzo Mondo e dò per scontata questa immensa tragedia di povertà, di violenze, di torture, di miseria, di sfruttamento, di soggezione, di avvilimento che si nasconde dietro a questa parola, Terzo Mondo... sono sempre più convinto che al giorno d'oggi questi poveri del Terzo Mondo stanno restituendo il Vangelo a noi cristiani occidentali. Come cristiani, siamo chiamati in ogni tempo ad annunciare la Buona Novella ai poveri, ma oggi, io penso, che sono i poveri che stanno annunciando di nuovo a noi il Vangelo. Un vangelo che abbiamo dimenticato, tradito, razionalizzato, prostituito al potere, al denaro, e alla cultura, e allora non possiamo guardare questa realtà se non nella luce della fede e nella prospettiva del regno di Dio.
il Terzo Mondo come segno dei tempi
Perché il Terzo Mondo è per il credente un segno dei tempi, anzi direi è il segno del nostro tempo che riassume e condensa ed esplicita tutti gli altri segni dei tempi. Se noi non riusciamo a leggere le nostre vicende, dal Vietnam fino al divorzio, all'aborto, se noi non riusciamo a leggere tutti i nostri problemi storici e personali, di chiesa, se non riusciamo a leggerli nella fede, nella prospettiva di questa realtà, di questo che è il segno dei tempi decisivo della nostra storia, della nostra civiltà, della nostra epoca, noi non diventeremo mai cristiani, né consapevoli, né capaci di accettare sul serio la nostra storia.
Quindi vi dirò come mi sento obbligato ad interpretare, a leggere questo fatto storico, nella visione di fede e nella prospettiva del regno di Dio.
Vi dicevo un segno del tempo che concentra e riassume i segni fondamentali della nostra esperienza storica, del nostro passato che dobbiamo espiare, del nostro presente che dobbiamo affrontare con lucidità, senza illusioni, senza mistificazioni, senza evasioni nel futuro, che ci interpella in modo urgente, perché ormai soltanto i ciechi e i sordi non riescono a capire che i poveri sono gli unici veri protagonisti del nostro futuro umano.
Senza i poveri non faremo la società dell'avvenire, senza i poveri non avremo nessuna libertà, senza i poveri non costruiremo nessuna civiltà. È un segno dei tempi anzitutto di contraddizione, perché è il punto dove scoppia la contraddizione radicale di questo nostro tempo, il quale è ormai un tempo planetario, perché non è più possibile vedere i problemi in termini nazionali e continentali: i poveri hanno formato l'ecumene della storia, l'universalità della storia e il nostro povero di periferia cittadina rappresenta la stessa realtà della periferia di Bombey o delle periferie delle grandi città dell'America latina o dei negri nella "brousse" e di tutti i poveri sparsi per tutto il mondo di cui noi non abbiamo ancora avuto possibilità di fare la statistica. Ma il Vangelo non legge la statistica, il Vangelo legge l'uomo, e dentro a ogni uomo povero c'è il nostro destino umano, dentro ad ogni libertà dell'uomo c'è la nostra falsa libertà, dentro l'analfabetismo di gran parte degli uomini c'è la nostra falsa cultura e la nostra ipocrita civiltà tecnologica.
Ecco dove scoppia la contraddizione storica di questa civiltà dentro la quale possiamo leggere le nostre malattie che possiamo purificare con tutti i detersivi che volete, ma che sono radicali e stanno conquistando la terra rendendola sempre più inabitabile. Moltiplichiamo le nostre possibilità di benessere e moltiplichiamo fatalmente la nostra capacità di sfruttamento e di affamamento dell'umanità. Scopriamo un progresso che non libera ma che uccide e uccide chi è il beneficiario del progresso e uccide soprattutto chi è vittima del progresso. Siamo davanti a un fenomeno sconcertante: uno sviluppo che non sviluppa, uno sviluppo che è costante sviluppo del sottosviluppo. Non so se voi sapete che dopo dieci anni di intervento mondiale nei confronti dei paesi cosiddetti sottosviluppati il fossato tra paesi ricchi e paesi poveri non si è colmato ma allargato, oggi i poveri sono sempre più poveri, costretti ad essere sempre più poveri, come i benestanti, i ben pasciuti, i sopra sviluppati, noi, siamo costretti ad essere sempre soprasviluppati. Quindi né di qua né di là c'è l'uomo autentico: direi che il Terzo Mondo è ovunque.
Noi siamo il Terzo Mondo. Il T.M. geografico, il T.M. economico, il T.M.
politico è soltanto la facciata brutale di quello che noi dentro, riusciamo a camuffare, perché se in quei paesi non c'è la libertà è perché la nostra libertà è una falsa libertà e la nostra democrazia è una falsa democrazia; se là c'è la fame è perché praticamente qui non sappiamo mangiare da uomini, siamo ingolfati, siamo se volete supernutriti. Non sappiamo mangiare da uomini, non sappiamo lavorare da uomini non sappiamo pensare da uomini.
Un segno dei tempi. Vi ho dato soltanto una rapidissima fotografia della realtà che nessuno se è onesto oggi può rifiutare; è una fotografia, una costatazione.
i poveri: giudizio di Dio sul mondo
Questo segno dei tempi dobbiamo interpretarlo nella luce della fede e allora innanzi tutto scopriamo questa prima situazione: i poveri del mondo rappresentano il giudizio di Dio sopra la nostra storia. Nel Vangelo è scritta quella piccola frase "Io avevo fame": è un giudizio che la storia, che le civiltà, che le costruzioni umane riceveranno nel giorno di Dio, ma il giorno di Dio viene sempre, questa parola oggi è gridata da miliardi di uomini e questa parola diventa il giudizio di Dio sopra la nostra storia e scopre la radicale contraddizione tra la storia progettata da Dio e la storia costruita dall'uomo, quindi rifiuto del Dio che si fa carne, del Dio che si fa storia, del Dio che si fa esperienza umana. Attraverso questo giudizio di Dio sulla storia noi, come credenti, siamo portati a dover scoprire le nostre idolatrie che ci fanno schiavi secondo un'ideologia di falso progresso, un'ideologia del consumismo, e proprio perché nel nostro mondo cosiddetto sviluppato noi siamo schiavi di questa idolatria ecco che nel Terzo Mondo, che poi sta diventando il Quarto Mondo, noi scopriamo le vittime delle nostre idolatrie.
Pensate alla prima idolatria: il denaro. Un'economia di profitto, di consumo, di mercato, di monopolio, di società multinazionali dove il denaro è legge, dove il denaro tutto giudica, tutto controlla, tutto decide; e proprio questo mondo di denaro produce la miseria, la schiavitù, la fame, l'avvilimento.
È una logica fatale: quando si adora l'idolo, l'idolo divora gli uomini. Come la nostra libertà occidentale, la nostra libertà borghese, la nostra libertà soddisfatta, la nostra libertà tranquillizzante è un idolo, perché è una libertà senza responsabilità, è una libertà senza rischi, svuotata di carnalità umana. Libertà borghese, democratica, liberale, socialista, socialdemocratica, non mi interessa come la chiamate,è una libertà che in fondo non accetta la responsabilità storica di tutti gli uomini; per questo diventa privilegio e mentre noi siamo alienati dalle nostre false libertà fatalmente creiamo nei nostri fratelli la schiavitù, la tortura, l'oppressione, il genocidio, il bombardamento al napalm, perché dobbiamo difendere questa comoda libertà, perché è una libertà che ha paura di essere messa in questione.
Tutto si collega. Ed ecco l'ultimo, il sommo idolo, il potere, il potere che vi dà le briciole, ma vi porta via il resto, che ha bisogno soltanto di automi, di schiavi, di servi e mentre nel mondo sviluppato dà la sensazione della liberazione, proprio perché questa liberazione non è autentica, nel mondo diventa imperialismo, neocolonialismo, diventa una forma sottile, ma profonda, radicata di oppressione, di dominio, di schiavitù di milioni e milioni di uomini.
Queste stesse dimensioni storiche, il giudizio di Dio, i poveri che parlano la parola di Dio nella concretezza storica, queste stesse dimensioni storiche ci rivelano anche la nostra vocazione profetica. Oggi i poveri sono veramente la concretezza attraverso la quale noi possiamo leggere di nuovo la vocazione profetica del cristiano nella storia. Basterebbe che rileggessimo i capitoli fondamentali dove Cristo pronuncia la propria vocazione messianica quando i due discepoli di Giovanni vanno da lui a chiedere "Sei tu che devi venire, o ne dobbiamo aspettare un altro?". La risposta di Cristo è precisa: Andate a riferite quello che udite e quello che vedete: i ciechi vedono i sordi ascoltano, i lebbrosi sono mondati, i morti risorgono, la buona novella è annunciata ai poveri, e beato colui che non si scandalizza di me".
Ma la civiltà occidentale, questa nostra civiltà occidentale che, ipocritamente, continua a chiamarsi cristiana, non è forse una civiltà che si scandalizza di questo Cristo, che vuole ancora non tanto risuscitare i morti, ma impedire che si moltiplichino le carneficine, che si moltiplichino i cimiteri, come nel Vietnam, come nelle colonie portoghesi, come nell'Irlanda, nell'America Latina, come lo sterminio degli Indios, ecco questo Cristo che difende la vita degli ultimi,è uno scandalo, questo Cristo che domanda pane alla nostra civiltà del grissino e del pavesino, questo Cristo scandalistico è scandaloso.
la coincidenza tra paesi ricchi e paesi cosiddetti cristiani
Attraverso questa realtà dei poveri nel mondo ritroviamo le indicazioni evangeliche della vocazione cristiana, le indicazioni profetiche della vocazione cristiana. A questo punto, allora, il vangelo, a livello storico, veramente come situazione mondiale non più come piccola problematica interioristica o individualistica, ma come problema veramente mondiale, come problema storico, a questo punto i poveri del Terzo Mondo a noi cristiani occidentali domandano una radicale conversione. Ed ecco un'altra situazione veramente strana: c'è la coincidenza tra i paesi cosiddetti cristiani e i paesi ricchi, i paesi dominatori, i nostri, i nostri padroni del mondo: mentre quei popoli, quelle civiltà, quelle razze, quelle esperienze che noi chiamiamo con molta sicurezza infedeli, sono, coincidono quasi totalmente con i paesi della miseria, del sottosviluppo economico, dell'analfabetismo, della fame. Allora qui c'è una indicazione veramente lacerante, allora vuol dire che il cristianesimo è servito solo per diventare ricchi, per diventare padroni, per diventare colonialisti, per diventare imperialisti ed essere esclusi dal regno di Dio geograficamente stabilito vuol dire essere condannati come se fosse una maledizione di Dio, alla miseria, alla povertà, al sottosviluppo, all'avvilimento. No, Qui è il giudizio di Dio sul peccato della storia, perché questa civiltà cristiana non è cristiana, è pagana, perché questa chiesa occidentale non è chiesa di Cristo, è chiesa prostituita al potere, è chiesa del denaro, del prestigio, dei concordati, non è la chiesa profetica, no0n è la chiesa che annuncia il vangelo. È la chiesa che fa cultura, fa sociologia, fa filosofia, che si aggiorna ma non è più il segno di Cristo, diventa il contrassegno. Ed allora ecco la richiesta, la interpellanza, l'esigenza fondamentale che un cristiano, che io, devo riconoscere dinnanzi a questa realtà: devo convertirmi, devo ridiventare cristiano, perché non sono cristiano, non penso da cristiano, non opero da cristiano. Qui dobbiamo fare una prima verifica decisiva: dobbiamo convertirci dal cattolicersimo occidentale al vangelo.
E sono i poveri, sono i poveri musulmani, sono i poveri animisti, sono i poveri infedeli, sono i poveri che non hanno la luce della civiltà cristiana che ci chiedono, che pretendono questo, perché il ostro cattolicesimo, il nostro cristianesimo è lo scandalo storico di fronte a questi popoli. Basterebbe che noi leggessimo c0on occhi disincantati la storia della colonizzazione per cui abbiamo annunciato il vangelo impugnando da una parte la croce e dall'altra la spada. Si convertiva per forza, si uccideva per salvare l'anima, si battezzava perché diventassero cittadini del nostro mondo.
Ancora oggi, è storia di ieri, ma è anche storia di oggi, nelle colonie portoghesi non si è cittadini se non si è cattolici, l'unica cultura autorizzata è la cultura portoghese, perché il Portogallo ha la missione di portare la civiltà cristiana in mezzo agli africani e dopo 400 anni di civiltà cristiana in quei paesi abbiamo l'98% di analfabeti,abbiamo la fame, la schiavitù, abbiamo la deportazione di intere popolazioni, abbiamo il lavoro coatto; oggi siamo arrivati al modo più raffinato: non più la croce e la spada, oggi il cristianesimo è il dollaro ed è strano che là dove arriva la penetrazione del sistema economico imperialistico, il nostro sistema economico liberale, occidentale-americano, là c'è sempre la benedizione di un cristiano. Ultimamente, quale è stato, a mio parere, l'atto più scandaloso del nostro occidente cristiano? È stato il giuramento di Nixon sulla Bibbia, alla presenza di un pastore protestante, di un rabbino, di un prete cattolico. Questo è stato il momento più alto della bestemmia contro il vangelo, in cui tutti tacevano, tutti benedicevano, tutti applaudivano. Questo è il nostro cattolicesimo occidentale e noi dobbiamo convertirci e prendere coscienza che la nostra cristianità non è più cristiana, perché è una cristianità mondanizzata, imborghesita, venduta, è una cristianità, direbbe il vangelo, che è diventata sale insipido e quando il sale è insipido può essere calpestato. Non solo la nostra cristianità è mondanizzata, ma anche la chiesa, questa nostra chiesa occidentale, questa nostra chiesa europea, la chiesa italiana, francese, tedesca, americana sono chiese ormai senza capacità di annuncio evangelico perché sono una sovrastruttura del sistema, sono una voce della cultura, sono la benedizione delle situazioni di compromesso. Come vi dicevo prima, non sono più segno evangelico di rottura, segno di contrapposizione come il Cristo, segno profetico di giudizio, esperienza di liberazione di tutto l'uomo, ma sono la benedizione, la copertura ideologia di questo sistema.
la chiesa civilizza o evangelizza?
Infatti oggi la chiesa civilizza o evangelizza? Perché se la chiesa civilizza non è più chiesa, è soltanto strumento mondano. La chiesa, io cristiano, voi cristiani, io prete siamo chiamati ad evangelizzare, a prtare la buona notizia i poveri, che è la speranza di Dio nell'esperienza di liberazione di ogni uomo. Ma il cristianesimo, la cristianità, la chiesa non solo hanno dato questa copertura ideologica, per cui in nome della civiltà abbiamo svuotato il vangelo, abbiamo ingoiato i valori mondani. Ricordate quella frase tremenda del vangeli: "filtrate il moscerino e ingoiate il cammello". Siamo così pronti noi a torturare le coscienze personali, le facciamo veramente passare attraverso il filtro della nostra casistica, della nostra intransigenza moralistica e poi ingoiamo il Vietnam, e poi ingoiamo il genocidio e poi ingoiamo il sistema di tortura del potere militare brasiliano contro, non dico contro l'uomo, almeno avessimo il coraggio di gridare contro l'uomo, ma neppure contro i preti, le suore. Taciamo, ingoiamo il cammello. Filtriamo i piccoli problemi liturgici, moralistici, coniugali, ma questi grossi problemi, la causa dell'uomo non ci inquieta più, non ci fa più gridare e noi abbiamo la patria, il potere, il prestigio, l'ordine costituito. La tranquillità, il rispetto della legge. Non si tocca il governo, non si grida, non si sciopera. Abbiamo praticamente giustificato questi valori e non ci siamo più accorti che erano contraffazioni, mistificazioni della proposta evangelica di libertà.
convertirsi dall'ideologia alla fede
Ed ecco la nostra prima risposta ai poveri del Terzo Mondo, Dobbiamo convertirci dalla ideologia cattolica alla fede, spogliarci da queste idolatrie mentali, culturali, spirituali e ritornare alla nuda, pulita, trasparente fede, altrimenti non abbiamo niente da dire come cristiani a questo mondo, niente da dire a questi infedeli, niente da dire a questi musulmani, a questi indù. Niente da dire. Perché sono più credenti di noi, se non altro perché sono più poveri di noi, nel senso evangelico.
Convertirci dalla ideologia cattolica e cristiana alla fede, e quindi infrangere i miti borghesi, spogliare e denudare tutte le compromissioni culturali.
Chissà poi perché i cattolici sono sempre in prima linea nella conservazione? Come se noi avessimo per vocazione l'essere il can da guardia dell'istituzione, quando abbiamo almeno un prototipo, Gesù Cristo, il quale non ha poi fatto una gran bella figura dinanzi ai potenti del suo tempo. Come mai nella storia questa cristianità è sempre a destra, e guardate che non mi interessa la collocazione parlamentare, mi interessa la collocazione storica; sempre dalla parte dei forti e sempre dalla parte dei ricchi, degli intelligenti, dei colti, dei laureati, sempre da una parte, e dall'altra la mano della beneficienza e delle elemosine. Ma allora come si fa ad annunciare la buona novella ai poveri? Che cos'è la Pasqua, la resurrezione nella storia per questa gente, per questi poveri, per questa maggioranza non silenziosa, ma obbligata a tacere, persino con la tortura. Ecco, non soltanto dobbiamo uscire da questa ideologia pagana, che è verniciata di cristianesimo, ma dobbiamo uscire da una chiesa, liberaci da una chiesa la quale è potenza, è società e quindi fatalmente deve giostrarsi fra le potenze con la diplomazia, con i concordati, con i silenzi e con le parole mediate: questa chiesa la quale deve tenr conto dei potenti. Dobbiamo uscire da questa chiesa ed entrare, ricostruire,rivivere un ahciesa comunità di fede e comunità eucaristica: in nome della fede diventa una comunità profetica che porta il giudizio di Dio sugli avvenimenti ed ogni avvenimento è misurato sull'ultimo e sul povero. Comunità eucaristica che come spezza il pane, così costruisce fraternità, così spezza il lavoro, così fa solidarietà umana, così costruisce la fraternità, così costruisce la comunione nella visibilità storica, altrimenti non è chiesa,è soltanto contraffazione. Queste, amici, sono le esigenze che i poveri del mondo ci pongono dinnanzi.
Vediamo di precisare meglio cosa vuol dire la conversione al vangelo dinnanzi al problema del Terzo Mondo.
convertirsi alla povertà
Vuol dire anzitutto convertirci alla povertà, alla povertà non come fatto economico, ma convertirci alla povertà evangelica, come proposta spirituale evangelica,non spiritualistica, non moralistica. E proprio perché ci convertiamo alla povertà, noi ci convertiamo ai poveri: i poveri non sono un di più nella chiesa. non sono un fardello che portiamo soltanto per carità, per compiacenza. I poveri sono la struttura portante della chiesa.
Ed è soltanto confrontandoci con loro che noi riconquisteremo la nostra autenticità evangelica. La povertà allora sentita come spazio della dignità umana. Oggi siamo continuamente sballottati tra una visione borghese della ricchezza e una visione borghese della povertà.
Il Vangelo non è né dalla parte dei borghesi né dalla parte dei miserabili: il vangelo ci propone la povertà e la povertà è lo spazio concreto della dignità dell'uomo. Ecco perché io allora sono contro la ricchezza, per le stesse ragioni per cui sono contro la miseria.
Ed allora io direi: voglio la liberazione del miserabile come voglio la liberazione del ricco, perché se il miserabile è un sotto-uomo, perché non ha lo spazio concreto per respirare, per scoprire l'avventura della libertà, per scoprire la sua immagine divina, nemmeno il ricco, nemmeno il plutocrate ha la possibilità di scoprire la sua immagine, la sua libertà. Ecco allora l'annuncio della povertà evangelica come liberazione di tutti gli uomini.
Questa scelta di povertà non può essere una scelta solo individuale, deve essere una scelta di chiesa e deve essere una scelta storica, una scelta che deve coinvolgere tutta la nostra esperienza di comunità nella concretezza delle strutture, delle situazioni storiche, degli avvenimenti storici.
Permettete che vi dica una mia pena: questo mondo cattolico italiano, il quale ufficialmente e non ufficialmente, davanti alla tragedia del Vietnam viveva di "ni",e non sapeva mai cosa dire, non sapeva mai come pronunciarsi e oggi fa la colletta per il Vietnam. Ci rifugiamo ancora nelle elemosine per i poveri. Se non abbiamo il coraggio di fare questa scelta, non avremo mai il coraggio di demistificare certe ideologie costruite sui poveri. Proprio perché siamo venduti a destra non abbiamo neppure il coraggio di mascherare la tentazione a sinistra, siamo impotenti da ogni parte. Oggi la chiesa-potenza sta già preparando i concordati con la Jugoslavia e con la Russia; io sono convinto che dietro a Nixon un monsignore del Vaticano era già pronto per preparare il prossimo concordato con la Cina. Abbiamo sempre questa preoccupazione di mediare con il potere. Quelli che sono forti sono sempre quelli che decidono e non crediamo che i poveri sono la forza del regno di Dio. Ecco allora una scelta che non è soltanto liberazione dal padrone, da ogni padrone, proprio per diventare carne dell'ultimo, l'esperienza dell'ultimo, una scelta, vi dicevo, storica.
Per amare veramente i poveri bisogna lottare per i poveri.
Qui dobbiamo superare un altro trabocchetto borghese: l'interclassismo. Aveva ragione don Milani, l'interclassismo è il classismo dei ricchi. La paura dello scontro... la paura dell'odio, della violenza, come se i padroni nella storia, i colonialisti non fossero violenti. Volete l'ultima novità angosciosa che mi diceva un prete colombiano, per dirvi la violenza raffinata dei potenti? Mi diceva che i "corpi della pace" (sono quei volontari che vanno ad esportare un modello di sviluppo occidentale-americano)siccome sono preoccupati dell'esplosione demografica incontrollata dei poveri (nascete troppo, crescete troppo, occupate troppo spazio, rubate troppa aria e crepate di fame) hanno trovato un modo convincente per risolvere questo problema: distribuivano latte in polvere contenente elementi chimici sterilizzanti. Il problema è così risolto. Ecco gli aiuti al sottosviluppo. Di fronte a questi fatti non si po' non fare una scelta. E se il classismo è incominciato da una parte bisogna essere classisti per superare il classismo. Quindi l'interclassismo lo faremo dopo,quando non ci saranno più le classi, ma fino a quando c'è una classe che domina, il cristiano, proprio per amore di coloro che sbagliano, deve schierasi da una parte. C'è una impossibile neutralità del cristiano, come c'è una falsa teologia della carità: con la scusa di amare tutti non amiamo mai nessuno in concreto. Io amo il povero, amo l'oppresso, amo il torturato,amo l'angariato, e proprio per questo, per amore, per giustizia, resisto all'oppressione ed è l'unico amore concreto, altrimenti è evasione e sentimentalismo. Povertà come scelta storica: e allora diventa veramente impegno a promuoverli, ad assumersi come responsabilità che la politica possa dare la risposta ultima alla esigenza sconfinata che Dio ha posto anche nel cuore di un africano o di un indios.
Ecco allora la presenza profetica del cristiano in ogni rivoluzione: si cammina con tutti, ma non si accettano mai i traguardi stabiliti dall'alto: si fa l'esperienza di ogni esperienza, ma si è testimoni di un regno che viene sempre, che mai può essere rinchiuso dentro i limiti della storia, dentro i limiti delle strutture.
Fino a quando noi predichiamo l'avvento del Regno al di fuori delle esperienze storiche non soltanto non siamo credenti, ma non spostiamo minimanente qualcoa neppure nei più piccoli avvenimenti. I poveri ci domandano la conversione alla povertà, alla libertà, alla libertà evangelica. Non so, amici, se voi avete avuto la fortuna di incontrare sul serio un povero, il quale non fosse talmente avvilito dalla sua povertà per cui aveva paura persino di parlare, ma un povero che vi dicesse, anche con le parole più disadorne, più balbettate, la sua esperienza.
Io dai poveri, quando li ho incontrati, ho essenzialmente imparato questo: hanno bisogno di avere dinnanzi degli uomini liberi, proprio perché sono schiavi, schiavi della cultura, ,schiavi dei laureati, schiavi dei tecnici, della fabbrica, della magistratura, della polizia. Il povero ha sempre torto, i poveri hanno sempre torto: tanto è vero che ultimamente nella grande agitazione per la svalutazione del dollaro, i miliardi di poveri non sono stati consultati. Non contano niente: loro pagano, non contano. I poveri sono sempre fuori dalle grandi manovre del potere, dell'economia, della diplomazia. I poveri ci fanno scoprire questo: che se questo ingranaggio del potere è così implacabile, così crudele e sicuro, è perché noi uomini che ci riteniamo liberi siamo soltanto delle marionette che diciamo sempre di sì in nome dell'ordine, in nome della legge, in nome dell'autorità. Qui sta uno dei punti più tragici della nostra esperienza storica perché le nostre dittature ipocrite trovano là in quei paesi la spudoratezza di essere dittature bestiali. Qui camuffano la dittatura, qui c'è tutta la manovra televisiva, la manovra della stampa , qui ci sono i persuasori occulti della pubblicità che rendono schiavi; questo sistema che qui ci domina tormentandoci, là diventa spietato e là c'è la brutalità del genocidio. Come si rompe questo sistema di prepotenza internazionale se non mettiamo l'autorità in questione, come l'obbedienza? Mi ricordava questa sera don Giacomini una frase che io ho detto non so quando, che il cristiano in fondo è sempre un anarchico per impedire l'ingiustizia, anarchico per impedire che la legge sia prevaricatrice, anarchico per non diventare maggioranza silenziosa, il grande campo di manovra del potere: siccome tutti dicono di sì io sono democratico e sono dittatore ed è strano che la maggioranza silenziosa trova sempre una sua stratificazione nella maggioranza cattolica, è strano. Questo mondo cattolico che è sempre ossequiente, sempre ossequiente in nome di Dio, in nome della obbedienza. Bisogna scardinare questa concezione pagana dell'autorità e questa concezione borghese della libertà. La libertà non difende la propria comodità per cui è ossequiente fino a quando non mi pestano i calli, fino a quando non mi disturbano. Una autorità che confisca la libertà è pagana, come una libertà che rifiuta la responsabilità e accetta la complicità con l'ingiustizia è libertà pagana.
La libertà evangelica è quella che sceglie l'unica legge come misura di ogni legge ed è l'amore concreto all'ultimo, al fratello. Ecco, allora vedete questa nuova esigenza che sorge sempre dalla conversione di fede, sempre per ritornare al Vangelo, la conversione alla libertà evangelica.
la lavanda dei piedi
I poveri del Terzo Mondo a me cristiano occidentale domandano di convertirmi al servizio evangelico. Fra non molto tempo io sono convinto che anche nella vostra chiesa farete la lavanda dei piedi. Chissà perché noi cristiani ne abbiamo fatto un rito quando è una prassi politica che il cristiano ha nella storia: "voi mi chiamate maestro è signore e dite bene". Cristo afferma la sua grandezza, la sua autonomia, la sua personalità, la sua vocazione. Mi chiamate maestro e signore, io lo sono, ma se io maestro e signore vi ho lavato i piedi anche voi vi dovete lavare i piedi". E in questo gesto ha sconvolto tutte le false gerarchie, perché se una gerarchia non è al servizio dell'ultimo è un arbitrio, un falsa gerarchia. Ogni struttura legale che non è difesa dell'ultimo è una struttura arbitraria. Ecco il servizio, ecco la scoperta del povero come maestro di ogni legge, come maestro di ogni economia, come maestro di ogni rapporto e commercio internazionale.
Ma oggi servire nella storia, negli avvenimenti, vuol dire liberare l'uomo, e per liberare l'uomo bisogna scontrarsi con tutte le strutture di dominazione, con tutti i poteri che soffocano l'uomo, dal capitalismo come sistema internazionale a un socialismo che diventa burocratico e pretesto per liquidare un'altra volta le attese dei poveri; contro un imperialismo economico ideologico, anche religioso, che diventa la struttura per cui l'uomo non è liberato.
Cosa vuol dire, amici, liberare l'uomo, se non far emergere in ogni uomo l'immagine del Padre, la sua struttura di vita e di libertà. Ecco la liberazione che il cristiano deve portare nella storia. Convertirsi al servizio cristiano che oggi deve scontrarsi con le dimensioni attuali del dominio dell'uomo sull'uomo.
Testo della lezione di P, Umberto Vivarelli, tenuta a Pallanza il 23 marzo 1973, tratta da registrazione e non revisionata dal relatore. Verbania Pallanza.