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Fede e politica

sintesi della relazione di Ernesto Balducci
Verbania Pallanza, 21 febbraio 1973

FEDE E POLITICA

sintesi da registrazione della relazione di P. Ernesto Balducci, non revisionata dal relatore. Pallanza 5 Marzo 1973.

la svolta del concilio: uno sguardo positivo sul mondo

Il grande sforzo di sintesi del Concilio per quanto riguarda i rapporti tra fede e mondo ha avuto un risultato nel dare del mondo un giudizio so­stanzialmente positivo. La grossa novità del Concilio è l'accettazione della crescita del mondo moderno come riferibile al Regno di Dio. Molti pur­troppo vivono una fede preconciliare; altri hanno vissuto lo slancio vitale del Concilio e si trovano spesso avanti, bersaglio della mentalità dominante, e fanno uno sforzo immenso per non perdere contatto. Ci sono progetti di mediazione anche se sembrano difficili e rischiosi. Tra questi esempla­re è il testo della dichiarazione dell'Episcopato francese pubblicato alla fine dell'ottobre scorso su fede e politica: "Per una pratica cristiana della politica". Abbiamo urgente bisogno di questi stimoli che purtroppo in Italia sono oggi inimmaginabili; sono indispensabili in un momento in cui si passa da un'era ad un'altra.
Dopo il Concilio si sono sviluppate due dinamiche:
a- dinamica della fede che è venuta a sciogliere un legame abituale tra fede evangelica, religione tradizionale e ideologia dominante, sul quale il cattolico ritagliava il proprio atteggiamento formandone un quadro in cui si riconosceva. Il dramma che viviamo sta anche in que­sta perdita di identità come "cattolici" nei confronti di tutte le situazioni con le quali si ha a che fare.
b- dinamica socio-politica: la coscienza si trova di fronte ad una serie di mutamenti che deve assumere e spiegare; e spesso la chiesa ufficia­le è in ciò inadeguata in una relatività storica che specialmente og­gi affiora. C'è uno stacco tra realtà nuova e realtà tradizionale: ciò crea una frattura critica. E vi sono due aspetti dominanti:
- le decisioni politiche a qualunque livello impegnano più di una volta le finalità essenziali dell'esistenza. La politica si pone, oggi, a livello dei fini ultimi; non c'è un giudizio qualsiasi su istituzio­ni o situazioni che non debba essere mediato da un giudizio politico.
- l'analisi di classe è la chiave d'intelligibilità dello situazioni con­crete e tocca tutti i rapporti delle nostra esistenza collettiva.

il vangelo come liberazione dell'uomo

La concreta realizzazione del principio cristiano dell'amore passa dell'analisi delle situazioni; la carità va vissuta in tutta la sua verità storica. Il vangelo non impone un tipo di scelta di classe, ma impegna ad una scelta di "liberazione dell'uomo", di salvezza dell'uomo nella sua totalità fino alla completezza ultima della risurrezione. Quest'impegno di salvezza totale obbliga ad una scelta nelle singole situazioni concre­te e qui intervengono gli strumenti scientifici di tutti i tipi che coinvolgono tutto l'uomo. Qui si fonda la possibilità di un pluralismo nel cristianesimo, in questa esigenze di traduzione concreta, storica del proprio impegno. È un addio al dogmatismo. C'è il pericolo che il catto­lico non voglia perdere la sua identità storica, che non voglia cogliere l'insicurezza come un modo proprio di vivere la fede.
La coscienza cristiana si trova quindi in conflitto con la fede ideologizzata, cioè la fede tributaria della cultura tradizionale di carattere borghese. E questa contraddizione va vissuta per un recupero della radi­calità della fede.
Un cristiano avverte anche di essere stato espropriato della sua "competenza". La realtà non si lascia più inquadrare da circolari, canoni, encicli­che ecc; ma c'è una nuova configurazione dell'essere cristiani che punta sui processi di costituzione nuova da qualunque parte vengono, che vede l'uomo immerso nei conflitti esistenti come vittima e protagonista. E da questo punto di vista, si possono vedere tre linee di sviluppo:
- la fede non ha una sua ideologia, un suo umanesimo; essa si pone come limite critico a tutte le analisi che pretendono di essere esaustive.
L'uomo quindi per la fede non è mai riducibile alla sua appartenenza di classe, e la sua schiavitù non è solo quella che può risultare da una situazione di sfruttamento capitalistico. La fede salva la totalità del­l'uomo, perché impedisce ogni pretesa di esaustività.
- I rapporti di potenza e di violenza hanno la loro origine da una frat­tura originaria più profonda nell'uomo che non l'alienazione derivata dai fattori economici, politici e culturali. Quindi non ci sarà mai una efficacia totale nel mutamento dei fattori politici ed economici.
- Non si può ridurre tutta la storia allo sviluppo dei conflitti economici.

la chiesa come comunità critica

C'è un dinamismo di riconoscimento delle persone che va al di là dei conflitti pur nella radicalità della scelta politica. Non c'è una classe autenticamente rivoluzionaria se non si pone su un piano di co­scienza universale, di comunione. È questo un dinamismo cristiano al­tamente creativo; la chiesa è una comunità critica nella quale sulla "Parola" si riflette sulla alienazione radicale dell'uomo, e su questo si inseriscono i criteri concreti e scientifici che questo tempo mette a disposizione. La Chiesa è luogo e spazio esistenziale delle prospettive di liberazione. Luogo d'incontro e di confronto dei cristiani con ori­gini, ideologie, situazioni diverse, ma che si vogliono integrare in un'esperienza collettiva, in cui la comune fede si manifesta attra­verso le differenze; l'unità di fede non è l'unità delle scelte storiche, e non è nemmeno la copertura della diversità delle scelte ma è l'unità col Cristo come segno misterioso di comunione attraverso la testimonian­za vissuta dell'eucaristia.

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