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Crisi della politica e disimpegno del mondo cattolico

sintesi della relazione di Giorgio Campanini
Verbania Pallanza, 23 novembre 2002

Si vogliono offrire le essenziali coordinate etiche e teologiche dell'impegno politico dei cristiani e un inquadramento storico degli ultimi 150 anni per cogliere continuità e novità dell'impegno politico dei cattolici.

i cristiani e la comunità politica

Il rapporto tra cristiani e politica è sempre stato problematico, per la loro affermazione dell'esistenza di due città e quindi della non identificazione tra regno di Dio e regno di Cesare. Vi è sempre stata una dialettica tra i due poli: da una parte l'appartenenza (omnis potestas a Deo, Rom 13) e quindi il lealismo e l'obbedienza alle autorità costituite, dall'altra il distacco, l'estraneità (è meglio obbedire a Dio piuttosto che agli uomini, Atti 5,29), la coscienza critica, la potenziale disobbedienza.
Quella dei cristiani è una paradossale cittadinanza, perché "ogni terra straniera è la loro patria e ogni patria è una terra straniera". (A Diogneto). La cittadinanza dei cristiani è sempre insieme di leale impegno per la costruzione della città e di "memoria sovversiva" (nessun ordinamento umano può esaurire la tensione escatologica del vangelo), di potenziale conflittualità.

i "nuovi" scenari della democrazia

L'avvento delle moderne democrazie costituiscono un elemento di grande novità (almeno nei paesi di cultura occidentale).
I regimi democratici hanno riconosciuto alcuni fondamentali valori evangelici, quali la distinzione tra chiesa e stato, tra religione e politica, il principio della libertà religiosa, l'affermazione della centralità della persona, i grandi valori della giustizia sociale. Così la paradossale cittadinanza del cristiano è divenuta più praticabile e meno conflittuale.
Per la prima volta nella storia è possibile una partecipazione dei credenti alla vita della città liberata da equivoci, ambiguità e compromessi.
La spinta alla partecipazione dei cristiani alla vita politica si è realizzata nelle democrazie secondo o la forma della partecipazione da dissenso o della partecipazione da consenso.
L'esigenza di partecipare alla vita politica è stata motivata all'inizio soprattutto dalla necessità di fronteggiare la minaccia recata dallo Stato non solo alla Chiesa, ma talvolta agli stessi valori religiosi (derive laicistiche e totalitarie). Di qui la nascita di sindacati cristiani e di partiti democratico-cristiani, cristiano-sociali in tutta Europa
Progressivamente la partecipazione da dissenso si trasforma in partecipazione da consenso. Atteggiamento non solo difensivo ma propositivo. Non più difendere la chiesa ma costruire una nuova democrazia ad ispirazione cristiana, una civiltà cristiana, una società ad ispirazione cristiana.
Oggi queste spinte partecipatice sono venute meno. Non è sentita più necessaria la partecipazione da dissenso (solo scaramucce tra chiesa e stato) e anche la partecipazione da consenso è meno forte: l'ideale di una nuova cristianità è ormai decisamente passato: i valori religiosi tendono ad essere rimossi dalla vita pubblica e consegnati alla sfera privata. Di qui il venir meno della spinta ad una partecipazione alla vita della comunità civile.

la permanente doverosità di un impegno

Come garantire alla democrazia quel fondamento di valori comuni e condivisi senza il quale rischia di diventare solo un insieme di regole del gioco? In questo orizzonte si situa oggi il rapporto cristiani e comunità politica. Questo rapporto non può essere eluso, pena la rinunzia ad essere "anima del mondo" (A Diogneto), non nella presunzione di essere gli unici portatori della verità, ma nella consapevolezza che ogni forma dell'agire umano sia nell'orizzonte del regno che viene. Non c'è posto per un astratto e disincarnato spiritualismo. Il magistero della chiesa è stato costante nel sottolineare l'importanza della partecipazione alla vita pubblica. In particolare la Gaudium et Spes afferma:

  • che la società politica è orientata ad affermare e garantire i diritti della persona (n. 73),
  • nella prospettiva della realizzazione del bene comune (n. 74)<li>il tutto (promozione della persona e perseguimento del bene comune) nel rispetto dell'ordine morale.

In conclusione, l'impegno nella comunità civile è responsabilità di tutti (n. 75). E' la politica come servizio.
Le forme della partecipazione possono essere diverse e dipendono anche dai cambiamenti che contrasssegnano il nostro mondo.

la "quarta sfida"

Qual è la maggiore sfida che la cultura post-moderna pone al credente che intenda essere attivo nella costruzione della città degli uomini?
Dopo aver superato le sfide del passato, riguardanti la democrazia politica (vista inizialmente con molta diffidenza ), il nazionalismo e il totalitarismo (che esercitò una forte suggestione in molti cattolici), il socialismo e il comunismo (condivisibile la passione per la giustizia e criticabile la sovrastruttura ideologica) oggi si profila una quarta sfida nei confronti della quale la comunità cristiana appare in larga misura impreparata, quella della cultura della post-modernità.
Questa sfida non riguarda tanto la forma delle istituzioni democratiche quanto la qualità. Oggi si rischia una democrazia puramente procedurale, di regole del gioco, avulsa completamente dal problema dei valori che stanno a fondamento e che alimentano la democrazia.
Questa è la nuova frontiera dell'impegno dei cattolici nella comunità politica: dotare di senso e riempire di contenuti la democrazia.
Le modalità concrete di esercizio di questa presenza dei cattolici possono essere invece diverse: o la presenza organizzata in forme politiche di esplicita o implicita ispirazione cristiana, o la presenza individuale in formazioni politiche non incompatibili con la fede cristiana.
Senza identificarsi con la città degli uomini, la comunità cristiana manifesta, attraverso l'impegno politico dei credenti, il suo amore per la città, come luogo all'interno del quale consentire alla persona di realizzare pienamente se stessa e di esercitare la carità fraterna, perché a ciascun uomo sia assicurata la piena realizzazione di sé.
La politica non è tutto, ma senza una buona politica non si ha una buona società.

i cristiani nella recente storia d'Italia

Per comprendere meglio lo stato presente è essenziale riflettere sul rapporto cristiani e politica nella società del recente passato.

fra modernità e intransigenza

La chiesa dell'Ottocento ha sostanzialmente un atteggiamento di chiusura contro il mondo moderno, visto in termini pesantemente negativi e oggetto di ripetute condanne (Sillabo). Cè voluto un secolo, con il Vaticano II, per una valutazione aperta e problematica della modernità.
Più precisamente ci furono tre tendenze di fondo nell'atteggiamento dei cattolici verso la modernità nell'Ottocento:

  • il magistero della Chiesa, in particolare il papato, decisamente critico nei confronti della modernità;
  • un laicato cattolico, che, pur condividendo la condanna della modernità, cerca un modus vivendi, con un impegno a livello amministrativo e civico;
  • la componente culturale che sostiene la conciliabilità tra chiesa e modernità (Rosmini, Fogazzaro...).

La tendenza nettamente prevalente fu quella di chiusura nei confronti della modernità.
Il rifiuto della prospettiva laicistico-illuministica assume il carattere di "un ritorno al Medio Evo", per ritrovare le radici cristiane dell'Europa. (contro una cultura che rinnegava tradizione e passato).
La via del ritorno al Medio Evo si esprime in tre modalità (intransigentismo):

  • ritorno allo stato cattolico, come ideale dei rapporti tra potere politico e autorità religiosa ( i più aperti distingueranno tra tesi ideale (stato cattolico) e ipotesi, o stato di fatto (stato laico), dicendosi disponibili ad accettare lo stato laico nel caso abbandoni le pregiudiziali irreligiose). Ma la maggioranza del mondo cattolico e il magistero pontifico sino a Novecento inoltrato teorizzano la concordia tra stato e chiesa, non accogliendo il principio della libertà religiosa e quindi della neutralità dello stato rispetto alle convinzioni religiose dei cittadini (principio riconosciuto nel documento conciliare Dignitatis humanae).
  • proposta della filosofia tomista come risposta agli errori della modernità. Non si dialoga con la cultura moderna ma si propone il ritorno all'indietro.
  • riproposizione del corporativismo come alternativa ad un capitalismo disumano. Si condanna l'economia di mercato in nome della nostalgia al ruralismo e alla famiglia patriarcale.

Ma il ritorno al medio evo era impossibile. Bisognava fare i conti con la modernità.
La ricerca di un nuovo rapporto tra Chiesa e mondo moderno si fa strada sia dal punto di vista della storia dei fatti (l'affermazione dello stato laico non ha comportato un indebolimento della chiesa e del cattolicesimo che anzi ha maggiore libertà di esprimersi in modo più puro), sia dal punto di vista della storia delle idee (lo stato cattolico cessa di essere considerato lo stato modello, la democrazia non è avversione per la religione, superamento dell'idealizzazione della civiltà rurale e nuovo apprezzamento della società industriale).
Questa stagione si chiude col Vaticano II, che non cede alla modernità, ma che non ritiene nessuna epoca come abbandonata da Dio o come età dell'oro. Il Medio Evo non è soltanto positivo, come la modernità non è soltanto il negativo.
Frutto maturo di questo cammino è stato il recupero della funzione critica, anzi profetica, del cattolicesimo, con l'affermazione della sua trascendenza rispetto ad ogni forma di governo, di ogni struttura dell'economia, di ogni espressione della cultura. Non si può scavalcare la modernità, ma occorre condividere "gioie e speranze" degli uomini del proprio tempo.

gli anni del "compromesso" e quelli della "presenza"

La divaricazione tra credenti e società italiana cessa di fatto con la prima guerra mondiale, in nome del lealismo nei confronti di uno Stato impegnato in una dura contesa con gli Imperi centrali. Dopo pochi anni di presenza (dal 1919 al 1925) succederà una lunga stagione di assenza non liberamente scelta. Sono gli anni del compromesso e qualche volta della compromissione fra cattolici e regime fascista.
Col 1945 si apre una nuova stagione di ripresa democratica che vede i cattolici operare a lungo come protagonisti. I nazionalismi avevano rivelato le loro aberrazioni, i socialismi erano diventati totalitari, il liberalismo aveva mostrato i propri limiti nell'assicurare lo sviluppo economico. Si apre lo spazio per una democrazia a ispirazione cristiana pressoché in tutta Europa. Questa situazione dura 50 anni e poi c'è il rapido declino causato anche dall'incapacità di tener conto di nuove situazioni determinatesi con il crollo del muro di Berlino, con il venir meno del rapporto fra Democrazia Cristiana e mondo cattolico, con la fine del collateralismo, in linea anche con le indicazioni conciliari dell'autonomia legittima delle realtà terrene.
La Democrazia Cristiana non era riuscita a realizzare il sogno di "nuova cristianità"... Alla fine rimangono le ceneri amare dell'uso spregiudicato del potere, del clientelismo, della corruzione.

nuove forme e modalità di presenza

Le forme della assenza e della presenza hanno contrassegnato l'impegno politico dei cattolici. Fino al 1943, con una breve interruzione, ha prevalso l'astensione dalla politica militante. Successivamente vi è stata una forte presenza, che oggi sta assumendo forme diverse rispetto al recente passato.
Innanzitutto oggi la chiesa continua a promuovere, sostenere e sollecitare l'impegno politica, ma senza investiture, senza collateralismi. Non si deve strumentalizzare la fede a fini di partito.
Secondariamente la partecipazione dei cattolici alla vita politica non è più unitaria, ma è frammentata.
Questa nuova modalità di presenza non più unitaria presenta il vantaggio di una chiesa più libera nella sua missione evangelizzatrice, ma forse ha lo svantaggio di una minore incidenza sulla vita pubblica.
Oggi c'è la tendenza da parte di molte forze politiche a cercare attestati di cattolicità da parte della comunità cristiana, facendosi paladini di questioni care alla coscienza cattolica (famiglia, diritto alla vita, bioetica...). Ma la presenza dei credenti nella comunità civile non è orientata alla difesa degli interessi cattolici, ma alla costruzione di una città dell'uomo a misura d'uomo (Lazzati).

Sulla base dei documenti conciliari vi sono tre forme di presenza dei cristiani nella città:

  • l'ambito propriamente politico (ruolo di governo centrale o locale)
  • l'ambito del civile (i grandi problemi della pace e della guerra, della politica familiare...)
  • l'ambito del sociale (volontariato, assistenza, promozione dei valori di convivenza civile...)

Sono tutti ambiti aperti all'impegno dei cristiani. La Chiesa si ritrae dalla politica propriamente detta, senza abbandonarla. Conserva il ruolo importante di formazione delle coscienze sia del cristiano che del cittadino, chiamato a rendere responsabilmente e in relativa autonomia il suo servizio alla società.

conclusione

Spetta ai cattolici ricercare oggi le ragioni non solo ideali ma anche storiche della loro presenza sul terreno della politica. Si tratta di evitare una presenza di credenti ridotta a religione civile, capace di assicurare un minimo di coesione sociale. La Chiesa diventerebbe ancora una volta instrumentum regni. È necessario mantenere viva la capacità di essere coscienza critica della società, di denunziare il disordine costituito che si contrabbanda sistematicamente per ordine stabilito (Mounier).

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