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Quale spazio per la bellezza nel mondo d'oggi

sintesi della relazione di Emanuela Mora
Verbania Pallanza, 21 ottobre 2000

Alla domanda se c'è spazio per la bellezza nel mondo d'oggi è difficile dare una risposta, anche per la difficoltà di intendersi sul senso da attribuire al termine bellezza.

1. spazi per la bellezza nel mondo d'oggi

C'è davvero oggi una perdita della bellezza, oppure spazio per la bellezza c'è, ma abbiamo difficoltà a riconoscerlo? Come sociologo che si occupa dei fenomeni della cultura devo dire che la nostra società invoca la bellezza e che è abbastanza evidente una crisi dell'idea di utile, di produttivo, di pratico in quanto valori da perseguire.
C'è sicuramente una perdita della bellezza intesa come armonia, come simmetria, come equilibrio, come qualcosa di compiuto, ma si dà maggiore spazio alla bellezza frammentata, individuale, legata al soggetto. Forse si è trasformata la funzione sociale della bellezza: la bellezza come armonia, simmetria, equilibrio è servita per legittimare un ordine dato, mentre la bellezza frammentata, soggettiva delle forme artistiche contemporanee serve a dare espressione alla soggettività individuale, a permettere una maggiore espressività del soggetto.

la bellezza come bella presenza
C'è un'enfasi sulla bellezza fisica, strumento della presentazione di sé. La bella presenza sul posto di lavoro facilità il rapporto tra le persone. Oppure la bellezza diventa uno strumento di potere nelle relazioni interpersonali, sempre più anche per gli uomini

una bellezza visiva
Siamo abituati a concentrare tutti i significati della bellezza nell'immagine, nonostante nessuno neghi che c'è bellezza in una musica o in un testo letterario.

bellezza e salute
La bellezza come valorizzazione dell'immagine è a scapito dell'interiorità e l'interiorità è valorizzata come bella solo se associata all'idea di benessere, di salute ("più sani e più belli"). Oggi il boom delle palestre, della cura del corpo sottolinea ulteriormente come l'esercizio fisico che dona benessere dona anche bellezza.

bellezza del contesto naturale e urbano
Oggi vi è sempre più enfasi sulla bellezza del contesto naturale e urbano. Si parla di riqualificazione urbana...
Da un lato siamo circondati da una grande quantità di bruttezza. Spesso l'ambiente urbano è sciatto, malfatto, pensato solo in funzione della funzione e non in funzione del gradimento delle persone. Oggi sta aumentando la preoccupazione di rendere nuovamente belli gli spazi della città. C'è una crescente domanda di bellezza.

bellezza come eterna giovinezza
L'allungamento della vita media e dei tempi produttivi ha moltiplicato gli sforzi per mantenersi giovani, con l'ausilio di creme, di chirurgie, ecc. La bellezza esteriore diventa un segnale rassicurante per sentirsi ancora socialmente protagonisti. E' la bellezza che si cerca ogni volta che compriamo oggetti più per il valore estetico che per il valore funzionale.
Noi cerchiamo lo sguardo degli altri perché attraverso lo sguardo degli altri ci riconosciamo. Lo sguardo che cerchiamo, che le persone cercano di ottenere nel proporsi come belle, è paragonabile allo sguardo che lega la madre al bambino.

la bellezza come patrimonio culturale
E' la bellezza che mi permette di legittimarmi socialmente. Oggi abbondano gli intermediari culturali, gli esperti del gusto, capaci di riconoscere e di apprezzare le cose belle. Nella società di oggi, che dà tanto spazio alla bellezza esteriore, alla cultura come intrattenimento, c'è sempre più bisogno di chi questa bellezza e cultura sa apprezzare.

la bellezza artistica
E' la bellezza che, oggi soprattutto, è prodotto della creatività individuale. Spesso le forme artistiche contemporanee ci lasciano oggi disorientati, in quanto non siamo in grado di leggerne la bellezza in base a qualche canone estetico consolidato. Sembrano espressioni artistiche totalmente autoriferite, che possono provocare più sconcerto che reale comunicazione con il pubblico. Si dà spazio alla bruttezza, negando volutamente la bellezza classica. Omar Calabrese parla a questo proposito di ironia creativa.

la bellezza come strumento di comunicazione nella vita quotidiana
E' l'uso della bellezza fatto non dagli artisti, ma dalle persone che si muovono nella vita quotidiana, come i giovani, i quali fanno ampio uso di ironia creativa, non compresa solitamente dagli adulti, nel loro modo di adornarsi e di presentarsi. Si pensi al piercing, ai tatuaggi, agli abiti, in particolare ai graffiti e ai murales che hanno vivacizzato il grigiore delle nostre città ("colpire là dove il grigio della città ci ha azzeccato").

2. estetica ed etica, bellezza e solidarietà con gli oppressi.

Per offrire un contesto teorico agli spunti prima offerti si può iniziare da una citazione di Albert Camus fatta dal sociologo Bauman nel libro La società dell'incertezza: "C'è la bellezza e ci sono gli oppressi. Per quanto difficile possa essere io vorrei essere fedele ad entrambi". E così commenta Bauman: "Sarebbe da condannare il tentativo di realizzare una fedeltà selettiva poiché difficilmente ci può essere bellezza senza solidarietà con gli oppressi".
Proprio ritrovando un legame tra le due dimensioni, quella etica (solidarietà con gli oppressi) e quella estetica (la bellezza) è possibile ritrovare un senso ai fenomeni prima indicati.

dal bello come adeguamento ad un ordine al bello come costruzione di un mondo
Se per gli antichi il bello è l'adeguamento e la realizzazione di un ordine, per i contemporanei il bello è la costruzione di un mondo. Per i contemporanei l'oggetto non è bello perché incarna un ordine esterno all'uomo, ma perché procura un certo piacere.
E mentre per gli antichi non c'è separazione tra bello e essere, tra bello e buono, con la modernità si assiste a una progressiva soggettivizzazione del mondo, cioè il mondo acquista significato solo in quanto io soggetto gli attribuisco significato. E' il tramonto del mondo esterno all'uomo. L'artista crea la sua opera non in relazione ad un mondo esterno, ma a se stesso. Nel bello non si esprime più l'equilibrio, la forma, il valore, la bontà del mondo. Estetica ed etica si separano.

la responsabilità estetica
Nel moderno vien meno l'identità tra bello e buono. Il bene, non più autofondato, non è più visto come corrispondente alla perfezione del creato. E il soggetto che entra in gioco non è più qualcuno che nella sua azione corrisponde ad un bene dato, ma entra in gioco come soggetto eticamente responsabile che deve operare scelte tra opzioni diverse le quali tutte rivendicano dignità, rispetto, bontà in nome di principi diversi e non più da tutti condivisi. E' la drammaticità del problema morale oggi.
E anche quei criteri che ci permettevano di dire che cosa era bello e che cosa no non ci sono più. Così oltre alla responsabilità etica al soggetto viene affidata anche una responsabilità estetica.
Ma mentre della responsabilità etica all'interno della comunità cristiana, dopo il Vaticano II soprattutto ci si è più volte interrogati, della responsabilità estetica quasi non esistono riflessioni.
Dal punto di vista sociologico si può parlare tutt'al più di una estetizzazione dell'etica, in quanto in assenza di fondamenti ultimi e assoluti o di criteri oggettivi, si giustificano le scelte in base al piacere, al desiderio, all'emozione, attribuendo poi a queste scelte, prive di un riferimento ad un bene esterno, un minor valore e serietà. Problema: il godimento della bellezza proprio dell'amore erotico dentro il matrimonio è buono e perciò bello, mentre quello al di fuori del matrimonio è non è buono e quindi è brutto?

estetica come godimento nella libertà
Abbiamo forse buttavo via la capacità di gustare l'esperienza estetica come esperienza di libertà, di non costrizione, di fruizione e non di uso, come la definisce S.Agostino, per il quale la dimensione del fruire è propria della dimensione estetica, come dimensione del godere e del piacere immediato.
Da questo punto di vista, anche il trionfo odierno delle pratiche di consumo può essere espressione di una invocazione alla bellezza, al godimento e al piacere immediato.
Anche Simmel, parlando della socievolezza come esperienza dell'incontro e della reciprocità pura, del godere pienamente della presenza l'uno dell'altro, parla del "senso artistico dell'intrattenimento", contrapponendolo a quello della "chiacchierata". Il piacere che le persone traggono dall'incontrarsi, dal godere della presenza l'uno dell'altro richiede un profondo impegno, il lasciar da parte tutti quegli aspetti della nostra vita che urgono e che di solito fanno sì che ci si metta in relazione con gli altri per ottenere qualcosa dall'altro, per affermare il nostro potere... Godere dell'incontro è un impegno che è una forma d'arte.
E' questa la responsabilità estetica: la fruizione e il godimento immediato non è detto che siano più facili e meno impegnativi e responsabilizzanti, in particolare nella società contemporanea in cui consumo, chiacchiera e visione strumentale prevalgono.
Il diletto tende a diventare divertimento e svago come rinuncia alla responsabilità, come rinuncia all'incontro vero con l'altro.
Il godimento potrebbe essere una via al valore. Invece da una parte c'è chi tramuta il diletto in divertimento e dall'altra chi rifiuta il diletto in quanto ritenuto deresponsabilizzante.

la bellezza come totalità nel frammento
Il bello è un frammento che racchiude un senso più grande, indicibile, che nel passato era l'rdine cosmico, oggi l'interiorità dell'artista creatore. Per i cristiani l'immagine della bellezza che si incarna nel frammento è la croce, in cui l'infinitamente grande si esprime nell'infinitamente piccolo della morte dell'uomo (B.Forte).
L'oggetto bello racchiude un significato e un valore che eccedono la possibilità dell'oggetto di contenerli.
L'opera d'arte è quella il cui significato resta sempre aperto a ulteriori letture e fruizioni, il cui significato eccede la possibilità stessa di contenerlo totalmente.
L'arte e la bellezza sembrano non trovare posto nel modello produttivistico della nostra società oppure trovano posto solo nella forma del consumo e del divertimento. A partire dagli anni settanta sono sorti movimenti (giovani, donne, ecc...) che hanno tematizzato la crisi del modello produttivistico per ridare spazio al tema della felicità. Non solo prestazione e risultato economico ma anche felicità e autorealizzazione. Si riaprono così gli spazi per la bellezza.
Certamente viviamo in una società complessa, la cui organizzazione sociale ed economica, pur entrata in crisi ha continuato a funzionare e ha per certi versi incorporato l'esigenza di bellezza. L'ideale di bellezza contro l'ideale della prestazione è stato assorbito almeno in parte con il risultato di una bellezza un po' banalizzata. Un bello che invece che fruibile diventa utilizzabile.

conclusioni

1. Esistono spazi per la bellezza, esistono tante forme, sia pure ambigue di bellezza, che esprimono l'appello degli uomini alla bellezza.
2. La bellezza banalizzata nasconde una domanda di bellezza che dia maggior senso al vivere, ed è una domanda che richiede anche una riorganizzazione sociale.
3. Occorre riscoprire la responsabilità estetica, riconoscendo e legittimando l'esperienza del godimento fine a se stesso come un'esperienza di valore...

Alcuni temi della discussione

arte e gusto

  • L'arte concepita come esigenza di equilibrio e di armonia è nel tempo minoritaria. Prevalenti sono i momenti in cui l'arte è concepita come critica. L'arte spiazza sempre quando è tale e non si ritrova tanto nelle ambiguità del gusto che cerca sempre la bellezza accattivante.

La separazione tra arte e gusto è un portato della modernità. Venendo meno un criterio universalmente condiviso per indicare ciò che è arte, un criterio, insufficiente e parziale ma abbastanza funzionale nella vita quotidiana, per legittimare l'opera d'arte è diventato il gusto (non è bello ciò che è bello ma è bello ciò che piace).

  • La fruizione del bello oggi sembra legata soprattutto all' "esserci stato anch'io"
  • La bellezza è anche senso di rispetto per gli altri. (Opera cardinal Ferrari a Milano: Creare spazi che tengano conto anche dei bisogni estetici delle persone povere)

Forse non solo è necessario preoccuparsi che ciò che si offre sia esteticamente gradevole, ma è anche necessario mettere le persone nelle condizioni di non dover rimanere lontani dalla bellezza, eliminando la paura provocata dall'insicurezza, dalla povertà. Solo così l'etica si rinsalda all'estetica.

bellezza e verità

  • E il legame tra il bello e il vero? La bellezza non può essere una via alla verità?

Certamente anche il vero è un attributo dell'essere, ma parlare di verità significa innalzare con facilità delle barriere. Mentre il buono è un attributo che più facilmente può essere detto in molti modi, facciamo più fatica a dire lo stesso per il vero. Nella nostra società si va dal relativismo alla contrapposizione di posizioni ognuna delle quali pretende di essere vera.
Inoltre l'educazione al bello dovrebbe valere per se stessa...

è bello ciò che piace

  • Ciò che ad altri non dice nulla a me può dire molto, perché richiama momenti importanti della mia vita. "E' bello ciò piace" nasconde un'importante verità.

pochi sguardi innamorati

  • Oggi troppo pochi sono gli sguardi innamorati tra genitori e figli, tra adulti e giovani. Nei giovani c'è un grande desiderio di bellezza di cui noi adulti non ci accorgiamo o che disdegniamo.

È effettivamente rara la capacità degli adulti di riconoscere ciò che di pienamente umano c'è nel giovane in quanto giovane. Normalmente siamo abituati a vedere i giovani solo nella prospettiva del loro prepararsi ad essere adulti (in formazione...), quasi mai nel loro essere giovani. Così sacrifichiamo spesso quel patrimonio meraviglioso di capacità di fruizione estetica proprio dei giovani.

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