Incontri di "Fine Settimana"

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Futuro dell'uomo e futuro di Dio

Dopo aver riflettuto nelle ultime due passate stagioni sul rinnovato interesse per il presente e per la vita quotidiana con l'emergere dell'istanza sapienziale, e sulla difficoltà e necessità di fare memoria viva del passato, quest'anno l'attenzione sarà rivolta alla dimensione del futuro, al ripensare cosa significhi credere nella "vita del mondo che verrà", nella vita eterna.
Di fronte ad un futuro più temuto che atteso e in presenza di una concezione del mondo e dell'uomo profondamente mutata sembra che le vecchie parole, i vecchi simboli dell'al di là dicano sempre meno agli uomini di oggi. Un silenzio imbarazzato pare aver sostituito i tanti discorsi del passato.
Come ripensare l'escatologia cristiana? Come parlare all'uomo di oggi del futuro ultimo? Come mettere in relazione il futuro come dono gratuito di Dio con il futuro affidato alla responsabilità degli uomini?
"L'avvicinarsi della fine del secondo millennio alimenta sentimenti di paura e di angoscia collettiva... Il buco dell'ozono e le modifiche del clima, la miseria di interi continenti, le contraddizioni tra un mondo che si unifica grazie ai processi di globalizzazione e la rinascita di localismi e di particolarismi etnici sono dati sconcertanti che aprono scenari negativi di portata imprevedibile. L'epoca postmoderna non è caratterizzata soltanto dal tramonto di culture e di ideologie totalizzanti..., ma anche dalla perdita di significato dei grandi ideali di libertà, di giustizia e di solidarietà, che hanno rappresentato la più alta conquista della modernità. L'ammutolirsi delle domande di senso e di fondamento, la frammentazione della vita in una società sempre più complessa e il prevalere di una logica utilitaristica ed efficientistica, provocano la chiusura dell'uomo nell'individuale e il ripiegamento sull'immediato, con la conseguente incapacità di guardare avanti e di progettare il domani" (Giannino Piana).
Proprio questa crisi che investe la dimensione del futuro nasconde l'esigenza di ripensare in modo nuovo i temi del futuro nella storia e oltre la storia
La dimensione escatologica è estremamente importante: un cristianesimo ridotto al presente sarebbe appiattito e misero, senza lo slancio di libertà e di indipendenza dai condizionamenti dell'oggi e dei suoi poteri, senza capacità di rivolta, di invenzione e di creazione.
Il Vaticano II ha riscoperto "l'indole escatologica della chiesa pellegrina" (Lumen Gentium, cap. VII). E' possibile mantenere e vivere la tensione escatologica quando il cristianesimo tende a ridursi ad un religione civile, ad un'etica sociale, a sostegno della realtà così come è?
Si confonde talvolta l'annuncio della parola di Dio con un'agenzia di informazioni. "La "buona notizia" è annuncio di amore e di perdono, non descrizione dell'aldilà. Il regno presente e futuro non viene descritto né nello spazio, né nel tempo; della terra promessa non vengono consegnate né mappe né itinerari. La libertà umana, altrimenti, sarebbe un'illusione. La speranza deve conservare la sua nebbia. Certezze e chiarezze farebbero piacere a tutti, ma costituiscono tentazione: la tentazione, appunto, di vivere n garanzia, invece che in fede-speranza-amore." (Gentiloni in Il volto e l'immagine).

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