Incontri di "Fine Settimana"

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Alle radici della violenza contemporanea

Il secolo XX ha conosciuto l'esplosione della "violenza senza limiti", sia sul piano della giustificazione della violenza e della guerra come forma propria della politica che su quello della disponibilità di conoscenze scientifiche e strumentazioni tecnologiche capaci di una violenza senza precedenti (Olocausto, Gulag, Hiroshima).
Dopo il 1914 si è entrati nell'era della violenza totale, indiscriminata e senza tregua. La prima guerra mondiale ha preparato l'ancor più tragico secondo conflitto, aprendo la via ai totalitarismi, all'uso incondizionato della forza da parte dello stato, a difesa di verità ritenute assolute (Stato, razza, nazione, partito, classe...).
In questo orizzonte si è prodotta l'escalation più agghiacciante, per quantità e qualità, di violenza politica e bellica mai conosciuta dal genere umano. Le deportazioni e lo sterminio in massa dei civili, la delazione, le torture "scientifiche" fisiche e psichiche, i processi sommari e degradanti, l'indottrinamento e le abiure forzate, gli strumenti psichiatrici, gli "squadroni della morte" e i desaparecidos: tutti questi sono diventati mezzi e pratiche "normali" della politica, fino ai campi di concentramento, ai Gulag, allo sterminio, ai genocidi, alle operazioni di "pulizia etnica", alle bombe di Hiroshima e Nagasaki, alle armi chimiche e batteriologiche, all'invenzione dell'"equilibrio del terrore". Sono processi che manifestano la tendenza della violenza e dell'ostilità bellica a trasformarsi in violenza e ostilità assoluta, in guerra assoluta.
La violenza e la guerra contrassegnano nel modo più visibile la vicenda umana: dalla guerra del Golfo alle guerre in atto nella ex Jugoslavia, nell'ex impero sovietico, nel sud del mondo; alle atrocità consumate in Somalia, nel Burundi e in Ruanda, in Afganistan; al perpetuarsi dello sterminio per "fame"; al rinnovarsi del genocidio di minoranze etniche o di popoli senza stato. Si aggiunga la nuova violenza della mafia e della criminalità organizzate su scala internazionale (narcotraffico e commercio mondiale delle armi), e quella della "microcriminalità diffusa", delle discriminazioni etniche e culturali, del razzismo e dell'antisemitismo emergenti, dei fondamentalismi e degli integralismi religiosi, della corruzione politica, degli egoismi sociali, del degrado urbano, dell'aggressione al territorio e alle sue risorse; la violenza sui minori, sull'universo della sofferenza e dell'emarginazione sociale, sulle donne. Ancora la violenza "strutturale" dei rapporti economici e della "linea di povertà" che separa
il Nord dal Sud e dall'Est del pianeta. Infine la violenza formalizzata delle istituzioni "totali", dello Stato, degli anonimi e impenetrabili apparati burocratico-istituzionali.
Questo scenario della violenza sembra evocare oggi lo spettro della violenza "essenziale", della violenza senza ragioni, che può portare alla lotta di tutti contro tutti, fino all'annientamento totale. Segni di questa violenza sono il formarsi di comunità la cui identità si fonda solo contro il diverso, l'altro, il nemico comune; oppure l'assenza di valori che caratterizza le moderne società, proprio di quei valori che erano capaci di contenere, di elaborare le conflittualità.
Il pensiero moderno è giunto a rivendicare la violenza come valore, teorizzando la sua eticità e legittimità in ragione dei fini di volta in volta perseguiti: dalla "violenza rivoluzionaria", alla "violenza liberatrice" dei poveri e degli oppressi o, all'opposto, la "violenza conservatrice dell'ordine costituito. Crollate oggi queste giustificazioni etiche, permane la violenza nel suo essere senza ragioni.
La dissoluzione del rapporto tra violenza ed etica è frutto anche dell'impossibilità di dare un senso all'Olocausto, alla violenza totale di Auschwitz.
L'itinerario di riflessione inizierà con una ricerca nelle tradizioni religiose delle radici della violenza contemporanea (Rizzi), in particolare nella bibbia ebraica (Barbaglio) e poi in quella cristiana (Fabris). Saranno in seguito messi a fuoco i diversi atteggiamenti delle comunità cristiane nei confronti della violenza e della guerra nel corso della storia (Bondolfi). La riflessione si sposterà poi su una forma in qualche modo esemplare della violenza contemporanea, la violenza sulla donna (Piazza-Fortis-Bartolomei), per poi proseguire nell'indicazione di vie per elaborare positivamente la conflittualità nei rapporti tra persone, nella società e tra culture diverse (Piana). L'itinerario si concluderà con uno sguardo più generale e insieme più ravvicinato nel tempo sulle radici della odierna violenza.

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