Incontri di "Fine Settimana"

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introduzione di Giancarlo Martini

Questo volumetto raccoglie alcuni testi scritti da don Girolamo Giacomini nel corso degli ultimi trent'anni della sua permanenza a Pallanza. Alcuni sono stati predisposti in occasione di celebrazioni liturgiche, altri sotto l'urgenza di eventi drammatici o di momenti di festa.
Sono testi nutriti dalla meditazione della pagina biblica e dall'attenzione ai drammi e alle speranze, alle sofferenze e alle gioie, alle miserie e alle grandezze degli uomini di oggi. Parola di Dio e vicende umane si illuminano così a vicenda, perché "Cristo è carne di ogni uomo, soffre e guarisce nella vita di ogni creatura", perché "il Dio della bibbia è mescolato alle vicende di tutti".
Non sollecitano questi scritti evasioni dalla realtà, né illusorie consolazioni. "Il volto di Dio - scrive l'autore - è muto se non parla il volto dell'uomo" e "il mistero di Dio traspare solo nel mistero dell'uomo".
Sono presenti i temi principali dell'itinerario intellettuale e spirituale di don Girolamo Giacomini:
il credere in Cristo risorto come credere che nulla di ciò che vale andrà perduto ("che nulla di quanto ci appassiona con te avvizzisce");
il ritenere peccato fondamentale il dominio dell'uomo sull'uomo in tutte le sue forme (politiche, economiche, culturali, religiose) e il calpestare le diversità;
l'invitare a essere "ribelli per amore" "a tutto ciò che sciupa il volto dell'uomo";
il patire per qualunque forma di disprezzo della dignità della creatura umana, in particolare di coloro che non contano perché "non hanno";
l'esaltare la libertà ("l'amore non costringe, cresce nella libertà"), la libertà di chi è povero;
il gettare la maschera, l'essere autentici, l'essere se stessi per donare se stessi.
Negli scritti più recenti torna frequentemente il sofferto e commosso tema della solitudine, dell'essere "rimasto solo", del rivivere "quanto affetto contiene uno sguardo, una carezza".
Con questi testi don Girolamo Giacomini ci aiuta, come sanno fare i poeti e i profeti, a leggere in profondità gli avvenimenti del mondo e della nostra storia, anche personale ("i profeti che scavano in profondità e i poeti che vedono al buio"), a mettere a nudo le nostre ipocrisie, le nostre "buone coscienze", invitandoci a "cambiare mente e mutare azione", senza mai battere il petto degli altri.
Vale per questi scritti quanto don Girolamo scriveva nell'introduzione ad una raccolta di preghiere del 1989:
"Quello che abbiamo raccolto, come altre volte, va rivissuto in noi: non possiamo prendere in prestito parole, senza penetrarle, soffrirle, goderle..."

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