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Leggere la Bibbia

sintesi della relazione di Giuseppe Barbaglio
Verbania Pallanza, 23-24 novembre 1979

Sarà un discorso metodologico per condurci nel mondo della bibbia e prenderà in esami tre aspetti: 1) i livelli di approccio alla bibbia, 2) i metodi di approccio, 3) l'ermeneutica.

i livelli di approccio

Ci sono diversi livelli di approccio alla bibbia.

il testo

Il primo è il testo. La bibbia è un libro, una raccolta di libri, un testo scritto. Testo significa tessuto, cioè il risultato dell'azione del tessere. Le componenti di questo tessuto sono la bibbia, le parole, le espressioni. Come la realtà apparente di un tessuto vero e proprio è il disegno che vediamo immediatamente, così la realtà apparente del testo è la sua realtà stilistica.
Ad esempio, il disegno della prima lettera ai Tessalonicesi è costituito dal binomio "noi" (Paolo), "voi" (comunità di Tessalonica) in continua corrispondenza. Ne deduciamo che questo testo è intessuto sul motivo di rapporti tra Paolo e la comunità.
L'analisi stilistica del testo è molto importante. Oggi nell'esegesi è in primo piano. Il testo è un ordine; se lo si rileva si capisce anche cosa il testo contiene, quali valori racchiude. I testi biblici sono belli. Bisogna cogliere il bello del testo, dell'arte letteraria.
Nel tessuto, dietro il disegno che appare immediatamente, c'è una struttura di trame e di orditi; anche nel testo ci sono le strutture profonde che reggono l'ordine percepibile immediatamente. Si tratta della lettura strutturale. È importante determinare la tipologia, cioè di che tipo è il tessuto. Occorre fare un lavoro di determinazione dei generi letterari.
Nella bibbia ci sono testi storici, tra cui la cronaca (fatti cronachistici riportati con esattezza) e l'epopea (l'esodo), pagine profetiche, pagine sapienziali (trattano i problemi esistenziali: vita, morte, ricchezze, povertà...), pagine apologetiche. Se so che ho davanti una pagina sapienziale, so anche che vi troverò problemi esistenziali quotidiani...
Tutti i testi che compongono la bibbia sono stati tessuti da uomini viventi in un certo tessuto sociale. Sono produzioni umane. La bibbia non è un testo caduto dal cielo, di produzione divina, perciò sacro, immutabile, davanti a cui bisogna avere sacro terrore; è un testo fatto dagli uomini, proviene dalla terra. Questo non significa che non sia il libro di Dio; non è il libro di Dio nel senso di dettato da Dio agli uomini. Se così fosse, le qualità letterarie dovrebbero essere tutte uguali. Invece si passa da massimi vertici della poesia umana (Isaia) a pagine scadenti (certi profeti minori, o Marco stesso, poco abile nel maneggiare la lingua greca).
Impariamo a leggere il testo, a coglierne l'ordine bello, il tipo, lo spessore umano, il timbro umano.

una storia di uomini

Il secondo livello è una storia di uomini che si stende dentro il testo, perché il testo è un tessuto costruito da uomini. Attraverso il tessuto abbiamo il ritratto del popolo di Israele. Mentre nei libri moderni si esprime fortemente l'individualità personale dell'autore, gli autori di questi libri biblici volevano soprattutto dar voce al popolo. Sono la voce del popolo, i solisti, con un coro che fa da sottofondo. Il popolo è in fondo l'autore del tessuto. Questo vale anche per il Nuovo Testamento: Paolo, per esempio, nelle sue lettere ha un grosso timbro personale, ma il suo io entra nel noi degli apostoli. Il vero soggetto del Nuovo Testamento sono le prime comunità cristiane.
Tornando al popolo di Israele, questo popolo vi esprime tutto il suo mondo, tutta la sua vita, pertanto con forme a volte anche molto diverse. Anche le prime comunità cristiane del Nuovo Testamento si manifestano nella loro diversità (aramaiche, di lingua greca, ecc.). Dietro la diversità c'è un comune denominatore: il popolo di Israele è un popolo di credenti. Cioè non siamo i primi ad aver creduto; altri prima di noi hanno percorso questa strada di fede. Questa è la storicità della fede. Perciò non siamo chiamati ad inventarci una fede secondo la nostra misura, ma siamo chiamati a vivere di nuovo la stessa fede (di Abramo, di Israele, delle prime comunità cristiane). Questo confronto è l'unica garanzia per evitare di costruirci una fede a nostro uso e consumo. Non si tratta di tornare nostalgicamente al passato, ma di incarnare oggi un cammino di fede già iniziato. Siamo in questa catena di credenti. La fede è l'elemento di continuità tra noi e il popolo di Israele. L'elemento di discontinuità invece è la sua cultura, cioè il suo modo di vivere, di collocarsi nella storia. Fede non è cultura: si distingue, ma non si separa, in quanto la fede non viene vissuta allo stato puro, ma acculturalizzata. La fede è sempre incarnata in una cultura.
Il popolo di Israele viveva la sua fede in una determinata cultura.
La sua concezione cosmologica si basava sulla distinzione del mondo in tre parti: il cielo, la terra, gli inferi. Di conseguenza Israele esprimeva la sua fede entro questa cultura cosmologica: per dire che Dio ha creato tutto (così ci esprimiamo noi moderni dotati di una cultura cosmologica diversa) diceva che Dio ha creato il cielo, la terra, il sottoterra.
Israele aveva una cultura antropologica fissista (non evoluzionista) e in essa esprimeva la sua fede. Diceva infatti: Dio ha creato gli uomini, ciascuno secondo la sua specie. Israele riteneva la donna inferiore giuridicamente all'uomo, subordinata all'uomo e esprimeva questa concezione dicendo che Dio ha creato prima l'uomo maschio, poi la donna a suo aiuto.
La sua cultura sociologica si fondava su una struttura piramidale (gli schiavi alla base, i padroni al vertice), in una società divisa in ceti, stratificata gerarchicamente. Anche i rapporti tra uomo e donna ripetevano questa dinamica padrone-schiavo: la donna era proprietà del marito (di conseguenza l'adulterio era un attentato alla proprietà del marito; un uomo sposato non commetteva adulterio se aveva rapporti con una donna non sposata).
L'etica di questo popolo non poteva che essere corrispondente a una tale cultura, che si rifletteva anche sul piano delle concezioni religiose: infatti l'immagine religiosa di Dio era quella di un padrone di cui gli uomini erano i servi.
La fede si distingue dalla cultura cosmologica, antropologica, sociologica, etica, religiosa. Noi moderni abbiamo una cultura diversa; quindi siamo chiamati a vivere la stessa fede nella nostra cultura. Siamo chiamati a confrontarci con la fede; a rinunciare alla nostra incredulità, non alla nostra cultura. Spesso confondiamo la fede con la cultura. A Galileo si disse: se vuoi essere un credente devi accettare questa concezione cosmologica propria della cultura degli uomini della bibbia.
La variante è di tipo culturale; le costanti sono la fede, la speranza, la carità. Come vivere la carità? Ecco la storicizzazione. Dobbiamo fare una transculturizzazione. Costante è l'amore. Ma cosa vuol dire amare concretamente nei nostri rapporti reali? cosa vuol dire amare sul piano sessuale? Ecco la storicizzazione. Un'etica statica entra in frizione con la cultura del tempo.

l'evento fondante

Il terzo livello è oltre la storia del popolo di Israele (e delle prime comunità cristiane): dietro sta l'evento fondante, rivoluzionario, creativo: l'esodo per il popolo di Israele, la vita, la morte e resurrezione di Gesù nel Nuovo Testamento.
La storia del popolo di Israele nasce dall'esodo, è un proseguimento del cammino dell'esodo. Il cammino delle prime comunità cristiane ha origine dall'evento fondante. Il popolo di Israele coglie l'evento dell'esodo come rivelativo di Dio, come l'evento in cui Dio si rende presente, mette le carte in tavola, e come fatto compiuto insieme da Dio e da Israele.
Dio mette le carte in tavola nel senso che si definisce nell'evento, fa vedere la sua carta di identità, si tradisce per quello che è: il Dio della liberazione, l'antipotere, colui che sta con gli schiavi nella storia. Non libera Israele dalla schiavitù a un padrone per sostituirsi come nuovo padrone: Dio è l'antitesi del faraone, l'alternativa; Dio si costituisce come il Dio che rompe la struttura piramidale, è il "Dio con".
Ma se in cielo non c'è nessun padrone perché Dio è l'anti-padrone, è il Dio con, il Dio alleato, così deve essere sulla terra. Se Israele incontra il Dio solidale, allora deve creare una realtà umana che sia a immagine della solidarietà, in cui i rapporti siano di alleanza (un essere con, non un essere sopra). Israele, a partire da questa scoperta rivoluzionaria per tutte le categorie allora dominanti, s'incammina secondo questa logica, nel senso dell'esodo, nella direzione dell'uscita dalla struttura servo-padrone (a tutti i livelli: sociale , familiare, politico), non per abbattere ogni strutturazione, ma per crearla secondo lo schema servo-padrone.
Nell'evento fondante del Nuovo Testamento, vita morte e risurrezione di Gesù, Dio si rende presente in modo sconvolgente. È ancora il Dio dell'esodo, ma ora si rivela pienamente, come là non aveva fatto. È il Dio di Gesù, cioè il Dio che si manifesta in questo uomo. Gesù è la carta di identità di Dio, il Dio manifestato. Gesù è il Dio che ha il volto umano, è l'immagine viva di Dio. Dio di Gesù vuol anche dire Dio che ha risuscitato il crocifisso, cioè un maledetto dalla religione del tempo e un senza diritti. La croce assume un significato sociale.
Leggere la bibbia allora vuol dire leggere un testo, confrontarsi con questi fratelli nella fede, camminare dietro a loro nella logica dell'evento fondante (cioè la logica dell'esodo e di Gesù).

metodi di approccio alla bibbia

Ci sono tanti metodi di approccio alla bibbia. Dipendono da culture diverse: esistenzialista, strutturalista, materialista, psicoanalista, o da una visione più politica.

lettura diacronica

La bibbia è vista attraverso il tempo: il testo è ritenuto una realtà storica. È una lettura tipica del metodo critico-storico, cioè di un metodo scientifico, nato in polemica con le tradizioni ecclesiastiche, che vuole sottoporre a verifica scientifica. Questo metodo studia l'ambiente in cui è nato il libro, rifà la storia che sta dietro di esso; va oltre il testo che è solo il mezzo di ricostruire la storia. Fa' un indagine accurata.
Dietro questo metodo sta una precisa concezione antropologica: quella per cui l'uomo è spirito, coscienza, soggetto attivo; una simile concezione dell'uomo fa dimenticare lo spessore economico, sociale, politico e l'interdipendenza tra struttura socio-economico-politica e sovrastruttura religiosa. Da questa antropologia deriva il limite del metodo stesso: l'indirizzo idealistico, nel senso che vengono privilegiate le idee (religiose, filosofiche) del mondo in questione come campo di indagine.

letura sincronica

Il testo è considerato come realtà a sé, sciolta da qualsiasi collegamento con la storia. Non ci si domanda chi e perché l'ha fatto. È una lettura tipica della corrente strutturalista. La concezione filosofica che le sta dietro è quella secondo cui è la lingua che crea l'uomo, e non l'uomo, che, come soggetto libero, crea la lingua; la lingua costituisce una struttura che sta prima dell'uomo e lo condiziona. Lo stesso discorso vale per le strutture sociologiche, familiari, in quanto il nucleo di questa concezione è che l'uomo è uno zimbello, è strutturato già prima delle sue scelte, è un essere predeterminato, non libero.
Chi è strutturalista nel senso filosofico elimina la legittimità delle altre letture. Ma se accantoniamo i presupposti filosofici dello strutturalismo possiamo fare una lettura sincronica considerandola uno degli approcci, non l'unico. Scopriremo così le strutture profonde del testo.
Ad esempio, la lettura strutturale della 1 Corinti ci porta a scoprire lo schema uno-tutti, che significa: ciò che è vero di Cristo, è vero di tutti i credenti; se Cristo non è risuscitato, allora noi siamo ancora nel peccato. È il collegamento, la solidarietà tra Cristo e noi suoi collaboratori. Scartando l'uno si scarta anche l'altro. Paolo non parla mai direttamente di solidarietà: è la struttura sottostante che ce lo svela.
Possiamo applicare il metodo diacronico e quello sincronico ad un unico testo. Per esempio ai capitoli 10 e 11 degli Atti. La lettura diacronica illustra storicamente il problema dei pagani e dei giudei. La lettura sincronica individua la struttura della entrata-uscita, cioè che la chiesa deve uscire dal ghetto e aprirsi al mondo. Le due letture pervengono allo stesso risultato. Naturalmente questa convergenza ci dà una garanzia in più che la lettura è fatta bene. Il limite della lettura sincronica è che non si situa il testo nella storia.

lettura esistenziale

Il suo maggiore esponente è Bultmann. Bultmann legge la bibbia in chiave esistenzialista, considerando l'uomo nella sua individualità, come essere che si realizza nella scelta, nella decisione a favore dell'autenticità del vivere. Il processo di lettura avviene secondo un circolo ermeneutico: dal soggetto alla bibbia e dalla bibbia al soggetto.
Primo momento è la precomprensione: il soggetto anela all'autenticità del vivere. È una disposizione psicologica alla messa in discussione, al cambiamento.
Nella bibbia trova una comprensione dell'esistenza. L'uomo raggiunge la verità uscendo da se stesso e aprendosi al dialogo interpersonale con Dio e con gli altri (questa è la comprensione biblica: l'uomo che si chiude in sé è inautentico, se si apre diventa autentico). Ma questa comprensione è rivestita di un linguaggio mitologico. Per esempio, se considerassimo la risurrezione di Gesù un dato obiettivo cadremmo nella mitologia. Ma se la consideriamo come comprensione dell'esistenza, cioè la interpretiamo come espressione dell'uomo che passa dalla morte, dall'inautenticità, alla vera vita, all'apertura, allora vediamo la risurrezione di Gesù come risurrezione dell'uomo. Vi troviamo la sollecitazione a passare dalla chiusura di sé alla scelta per Dio e per gli altri.
Da questa comprensione torniamo a noi con una nuova comprensione: con la nuova tendenza ad uscire dall'inautenticità. Questo circolo ermeneutico si ripete continuamente. Lo verifichiamo ancora per un nuovo confronto.
Il limite di questa lettura viene dalla concezione antropologica che sta alla base: il soggetto che legge la bibbia è l'individuo sganciato dalla storia, dal mondo. È un soggetto parziale, perché in realtà l'uomo è collettività, popolo, storia, mondo.

lettura politica

Chi legge e interroga la bibbia è l'uomo inteso come essere politico, chiamato a costruire la polis, la città dell'uomo, alle prese con la strutturazione economica, sociale, politica della società. Il maggiore esponente è Ernst Bloch ("Ateismo nel Cristianesimo"). Per Bloch, l'uomo è creatore di sé, capace di ogni autoliberazione. Il suo cammino è autonomo, senza Dio. Gesù è l'uomo che si è sostituito a Dio; è l'immagine dell'uomo del futuro. Bloch cerca nella bibbia il filo rosso delle implicanze politiche del messaggio biblico e lo trova nella ribellione a Dio, nell'indipendenza da Dio.
In realtà il messaggio biblico è centrato su Dio: Gesù non si è messo al posto di Dio, non ha predicato se stesso. Il messaggio biblico è la narrazione delle imprese di Dio, è narrazione sempre rinnovata dell'evento fondante, delle "meraviglie di Dio". Però ha anche grosse implicanze di impegno politico: riguarda la costruzione della città dell'uomo, di una società giusta. Dio si cura dell'uomo. Le sue imprese sono sulla terra, con l'uomo, con il popolo, non con l'uomo singolo, nella ricerca di una terra abitabile per l'uomo al di fuori della schiavitù d'Egitto e del deserto. Israele chiamava Dio re nel senso di difensore. Annunciare il regno di Dio vuol dire annunciare il prendere le difese per quelli che non ne hanno nella società.
L'uomo che legge la bibbia ritorna a sé con una nuova comprensione della sua responsabilità politica.

lettura politica della liberazione

È propria dell'America Latina. Chi legge la bibbia è l'uomo dell'America latina, cioè il non-uomo, l'uomo senza libertà politica, l'oppresso, lo sfruttato. Nella bibbia incontra l'esodo e dice: quell'esodo è il nostro. Incontra il Cristo liberatore degli oppressi e dice: è Cristo liberatore di noi che siamo oppressi. La lettura della bibbia deve sfociare nella prassi, una prassi rivoluzionaria per costruire una società libera. L'immagine di Cristo è quella di un rivoluzionario.
È farisaico che noi europei, appartenenti a una società opulenta, consumistica, di supernutriti si dica ai sudamericani quello che possono o devono fare. La chiesa dovrebbe assumere un atteggiamento più profetico. Una chiesa profetica è una chiesa di martiri, perché denuncia il potente, il più forte.

lettura materialistica

È influenzata dal materialismo storico e dialettico. La bibbia viene letta tenendo conto dei rapporti economici e del rapporto tra organizzazione economica e religione. Una ricerca di carattere materialistico è quella sulle condizioni economiche delle prime comunità paoline. Viene alla luce che esistevano due tipi di missionari: quelli che si facevano mantenere dalla comunità (erano grosse personalità religiose, carismatiche, di origine giudeo-cristiana) e quelli che non si facevano mantenere (Paolo inaugurerà questa modalità di fare il missionario quando vide che i cristiani correvano il rischio di venire confusi con dei santoni che giravano di città in città e che godevano di pessima fama). Il motivo di divergenza tra i due tipi di missionario è di carattere economico.
Dietro la lettura materialistica sta l'importanza data al corpo, la concezione dell'uomo come corpo nel suo desiderio di vivere. Qui si legge nella bibbia la liberazione delle forze vitali interne all'uomo. La risurrezione di Gesù viene intesa come risurrezione corporea.
Se non ci leghiamo alle correnti filosofiche che stanno dietro ai vari approcci, possiamo usarli tutti. Infatti, i metodi, di per sé, non si oppongono tra loro. Se assumiamo le diverse letture semplicemente come strumenti metodologici, allora possiamo usarli in modo complementare, come fossero tante strade utili in quanto l'una corregge i limiti dell'altra. La soluzione a cui portano le diverse strade è però un sola: l'evento fondante. Questo è il punto fermo.

l'ermeneutica

Per ermeneutica si intende quell'operazione volta a cogliere il significato del testo, sganciato dall'autore. Infatti, una caratteristica del testo è che, una volta messo per iscritto, si separa dal padre, fa vita a sé, continua la sua vita nei secoli. Muore il padre (Israele, le prime comunità cristiane), ma il testo (la bibbia) va avanti. Diventa autonomo dall'autore e anche dai lettori.
Allora quale realtà ci appare dal testo biblico? Non il mondo della quotidianità, il mondo già esistente, ma un mondo nuovo: il Regno, la risurrezione, l'alleanza. Un futuro nuovo, "cieli nuovi e terre nuove". Il testo non solo ci propone questo mondo futuro, ma lo proietta davanti a noi.
A questo punto dobbiamo interpretarci, che per Ricoeur ("Ermeneutica filosofica e ermeneutica biblica") vuol dire immaginare questo mondo. Il soggetto, davanti a un testo che proietta un mondo futuro, prima di decidere, immagina. Si accende in lui l'immaginazione creativa, cioè la capacità di pensare cose nuove, mai capitate.
In un secondo momento (appartenente non più all'ermeneutica ma alla fede) decide per questo mondo, per questa prassi nuova, per l'anticipazione del nuovo mondo sul nostro piccolo presente.
Se la comunità cristiana non attiva la luce dell'immaginazione, cade nella ripetitività di ogni giorno.
Capiamo allora che questo è il vero punto centrale della bibbia. L'evento fondante (esodo, la vita morte e risurrezione di Gesù) è un evento anticipatore, è la promessa di cieli e terra nuova, è un evento che ha in sé la promessa di un compimento, di una realtà ultima.
Il sogno del cielo nuovo e della terra nuova passa attraverso la via crucis, il prezzo da pagare perché si realizzino.