Incontri di "Fine Settimana"

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Annunciare il vangelo in un mondo secolare

Riprendendo quanto Serena Noceti asseriva a conclusione del suo intervento lo scorso anno sul progetto riformatore di papa Francesco, la vera domanda che dobbiamo porci non Ŕ se papa Francesco ce la farÓ, ma se la Chiesa del Concilio ce la farÓ. "La vera sfida non riguarda il singolo papa ma noi tutti."
Questa considerazione pu˛ costituire un buon punto di partenza per l'itinerario proposto quest'anno sul ripensamento e rinnovamento di ministeri e servizi delle comunitÓ cristiane. Il modello tridentino di chiesa, piramidale e gerarchico, tutto centrato sulla figura del "sacerdote" e su fedeli passivi, silenziosi e obbedienti, nonostante permanga nel modo pigro di pensare di molti che frequentano le chiese, non regge pi¨. Anche la nostra Diocesi, al pari di altre, ha avviato un processo di rinnovamento ecclesiale stabilendo nel suo ultimo sinodo la formazione di UnitÓ Pastorali Missionarie che presuppongono la corresponsabilitÓ di tutti nella vita delle comunitÓ le quali hanno il compito primario di annunciare e testimoniare la buona notizia del regno alle donne e agli uomini del nostro tempo.
Proprio l'annuncio del vangelo Ŕ ci˛ che fa esistere la chiesa. Tutti e tutte siamo chiamati a un profondo cambiamento di prospettiva: da quella del laico silenzioso e obbediente del modello tridentino, a quella del discepolo missionario che ascolta e annuncia la Parola.
╚ proprio quanto afferma papa Francesco in Evangelii Gaudium 120: "In virt¨ del Battesimo ricevuto, ogni membro del Popolo di Dio Ŕ diventato discepolo missionario (cfr Mt 28,19). Ciascun battezzato, qualunque sia la sua funzione nella Chiesa e il grado di istruzione della sua fede, Ŕ un soggetto attivo di evangelizzazione e sarebbe inadeguato pensare ad uno schema di evangelizzazione portato avanti da attori qualificati in cui il resto del popolo fedele fosse solamente recettivo delle loro azioni. La nuova evangelizzazione deve implicare un nuovo protagonismo di ciascuno dei battezzati."
Tutta la chiesa in forza del battesimo Ŕ ministeriale. Tutta la chiesa in forza del battesimo Ŕ carismatica. Ognuno, come ci ha ricordato il nostro vescovo, Ŕ una pietra viva.
Al primo posto sta la chiesa popolo di Dio, un popolo di uomini e di donne. E' una delle grandi rivoluzioni copernicane operate dal Vaticano II (Bettazzi). Al primo posto c'Ŕ il ministero di tutti.
I laici non sono chiamati a collaborare coi preti, in conseguenza della loro rarefazione e del loro invecchiamento, ma a essere corresponsabili, a condividere la responsabilitÓ, ad assumersi la propria parte di responsabilitÓ in quanto battezzati nella vita della propria chiesa per rispondere alle sfide del nostro tempo.
Siamo chiamati a passare dalla logica della collaborazione che mantiene la centralitÓ e la prioritÓ del presbitero, a quella della corresponsabilitÓ, che sottintende l'uguaglianza fondata sul battesimo dei membri della chiesa (la comunitÓ fraterna dei discepoli) e che promuove la sinodalitÓ, il camminare insieme e pertanto dinamiche comunicative non unidirezionali (non solo dall'alto verso il basso, dal prete al laico...).
I ministeri allora non vanno definiti e ripensati a partire da quello del prete, ma a partire dalla ministerialitÓ di tutta la chiesa
Il percorso di quest'anno inizia con un'indagine sulle Scritture neotestamentarie (Marinella Perroni) che presentano una grande varietÓ di situazioni, di forme di ministerialitÓ, di coraggiosi impegni di inculturazione del vangelo nella storia. Lo scandaglio sulla ministerialitÓ prosegue poi sul versante della liturgia (Andrea Grillo), e ci interrogheremo su come ripensare i ministeri di una comunitÓ che celebra. Quindi ci si aprirÓ allo sguardo ecumenico (Gianfranco Bottoni) con l'intento di scoprire quanto le diversitÓ tra le chiese possano arricchire. Infine un approccio ecclesiologico su quali ministeri per quale chiesa (Serena Noceti).
Potrebbe sembrare un programma rivolto a questioni tutte interne alla chiesa, autorefenziale, ecclesiocentrico. Tutto dipende da come intendiamo la chiesa e la sua missione, se la concepiamo come una chiesa che sta di fronte al mondo per giudicarlo, condannarlo, illuminarlo, che ha solo da dare e che mantiene salda la propria centralitÓ oppure se la pensiamo come un grembo accogliente che, in atteggiamento di ascolto, sa discernere e recepire la bellezza e la ricchezza dei frutti dello Spirito presenti nel mondo, i segni del regno giÓ all'opera al di lÓ dei confini religiosi.

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