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Luigi Bettazzi

Nato a Treviso nel 1923, è ordinato prete nel 1945 e consacrato vescovo nel 1963. Come vescovo ausiliario del Cardinal Lercaro a Bologna partecipa alle ultime tre sessioni del Concilio Vaticano II. Nel '67 viene nominato vescovo di Ivrea. Dal 1968 è presidente nazionale di Pax Christi e dal 1978 fino al 1985 presidente internazionale dello stesso movimento. Nel 1998, compiuti i 75 anni rassegna le dimissioni, prontamente accolte. Come vescovo emerito, appassionato costruttore di pace e testimone della vitalità e fecondità del Concilio continua il suo prezioso magistero itinerante.

Delle sue opere ricordiamo:
Ateo a diciotto anni?, Rizzoli, Milano 1982;
Il cristiano e la pace, Elle Di Ci, Torino 1983;
Farsi donna, farsi giovane per la pace, San Paolo, Cinisello Balsamo 1995;
La sinistra di Dio, La Meridiana, Molfetta 1996;
Il Concilio Vaticano II. Pentecoste del nostro tempo, Queriniana, Brescia 2000;
Don Tonino Bello. Invito alla lettura, San Paolo, Cinisello Balsamo 2001;
La Chiesa dei poveri nel Concilio e oggi, Pazzini, 2001;
La Chiesa oltre le rughe, EDB, Bologna 2001;
Pregare l'Apocalisse,Piemme, 2002;
Povertà e servizio. Un amico per gli ultimi, Pazzini, Rimini 2003;
Giovani per la pace, La Meridiana, Molfetta 2004;
Esseri ed essere. Cicaleccio per filosofi principianti, Pazzini, Rimini 2004;
Anticlericali e Clericali. Dal Risorgimento italiano alla nonviolenza, EDB, Bologna 2006;
Non spegnere lo Spirito. Continuità e discontinuità del Concilio Vaticano II, Queriniana, Brescia 2006,
Chi crede, in Cristo sarà salvo, Cittadella Editrice, Assisi 2007.

Luigi Bettazzi ha tenuto i seguenti incontri di "Fine Settimana" (o precedenti):

Articoli di Luigi Bettazzi apparsi nella nostra rassegna stampa:

"Chissà che dagli incontri con il card. Bertone non nascano spinte a "cambiare vita", per rendere la politica più trasparente, più onesta... sì, anche più cristiana! "
  • Servo di Dio di Luigi Bettazzi in Mosaico di pace n. 6 del giugno 2010
"Venerdì 30 aprile, nel duomo di Molfetta, si è aperto il processo di beatificazione di mons. Tonino Bello... credo che un riconoscimento ufficiale della Chiesa cattolica ridia al nostro don Tonino il prestigio che, durante la sua vita, non pochi gli avevano negato,... quei politici che dalla sua franchezza... vedevano denunciati i loro compromessi e le loro ipocrisie, e... alcuni settori della Chiesa - anche autorevoli - che leggevano il suo messaggio come una denuncia alle loro rinunce o alle loro lentezze"
""Se ogni cristiano, col battesimo, viene inserito in Gesù Cristo, morto e risorto, dobbiamo concludere che ogni cristiano è sacerdote" "La presenza di dialogo e di confronto col "mondo" qualifica la "vocazione" dei cristiani laici, a cui il battesimo affida il compito di lievitare la società e l'intera umanità verso il "regno di Dio", cioè verso un mondo di coscienza e di amore quale Dio lo vuole. E questo qualifica anche la "vocazione presbiterale" in ordine a una missione aperta e fiduciosa, che valuti il primato delle persone sulle strutture (...), e che dia la priorità - come fece Gesù - non ai vertici sociali, ai notabili, fossero anche quelli esteriormente più in vista (com'erano allora i farisei e i dottori della Legge), bensì ai piccoli, ai poveri, ai sofferenti, agli emarginati."" (ndr.: sre ogni cristiano è sacerdote, perché continuare ad utilizzare il termine per indicare una categoria)
Spigolando tra le riviste finalmente una riflessione sul ministero e sul prete a partire dalla rivoluzione copernicana operata dal Vaticano II sulla nuova consapevolezza ecclesiale. "è questa la grande "rivoluzione copernicana" che il concilio ha prospettato all'interno della chiesa: non i fedeli subordinati alla gerarchia, ma la gerarchia in funzione dei fedeli. Credo che questa "rivoluzione" debba realizzarsi sempre più all'interno della chiesa" "se prima, praticamente, la gerarchia faceva tutto quello che poteva, facendosi aiutare dal laicato per quello che non era più in grado di compiere ...), oggi si dovrebbe invece riconoscere che sta al popolo di Dio realizzare tutto quello che può, riservando alla gerarchia quello che è insostituibile..."" Le modalità di questo ministero dovranno essere prospettate in funzione dell'efficacia del servizio" " dopo aver ammesso la validità di un battesimo "di desiderio", ..., altri sacramenti di desiderio potrebbero proporsi, per comunità disperse o per comunità cristiane prive di presbiteri legittimi"
Credo che dobbiamo abituarci a considerare gli omosessuali come fratelli e sorelle, con i loro problemi (come tutti li abbiamo), aiutandoli a vivere serenamente la loro vita, senza discriminarli a priori, correggendo con prudenza e carità quanto emergesse pubblicamente di meno accettabile, ricordando sempre l'antico detto: "Unità nelle cose necessarie e doverose, libertà e rispetto in quelle opinabili, ma in tutto e sempre carità".
"Mi chiedo quale debba essere la nostra reazione come cristiani?! Perché è vero che chi ha soccorso questi poveracci è stata la Chiesa, con qualche aiuto materiale, prima, poi con l'offerta provvidenziale degli automezzi di fuga. Ma è anche vero che la prima carità è la giustizia, e il rispetto della legalità. L'impressione invece è che, pronti alla carità come elemosina, non lo siamo altrettanto alla prima carità, appunto alla giustizia."
«Quello che in certi ambienti non si vogliono accogliere sono le due rivoluzioni copernicane fatte dal Concilio. Non è il mondo al servizio della Chiesa, ma la Chiesa è al servizio dell'umanità. All'interno della Chiesa non vi è il clero che è al centro e il laicato ai margini. È il popolo di Dio che è al centro, la gerarchia è al suo servizio. Sono questi due percorsi che sono stati rallentati»
"Ritornare al Concilio Vaticano II perché si attui pienamente. Auspici e sogni per la Chiesa di oggi da parte di chi ha vissuto la sua primavera." "Quando parlo del Concilio Vaticano II, lo commento sempre con un "già e non ancora": ha già dato molto, ma ha ancora molto da dare. Ed è per questo che anziché sognare un Concilio Vaticano III, io sto sognando che si attui pienamente il Concilio Vaticano II!" "" L'appellarsi - come è stato fatto - all'attenzione di Paolo VI nei confronti delle richieste della minoranza non comporta che "il Concilio vada interpretato secondo la mente riduttiva della minoranza", bensì che così come è stato stabilito con il contributo di tutti e confermato dal Papa, praticamente con l'unanimità dei vescovi, va accolto e vissuto come un dono dello Spirito Santo""
Quale visione ecclesiologica e teologica nelle parole di don Tonino? La Chiesa-comunione, al servizio dei poveri e dipinta di profezia. Proprio come annunciava il Concilio Vaticano II. "Don Tonino precisa che un vero servizio ai poveri deve saper risalire alle cause della loro povertà, perché accanto alla condivisione dei nostri beni con loro (anche da parte delle nostre comunità e dei nostri organismi), ci sia la coraggiosa denuncia delle ingiustizie e dei soprusi e ci sia l'educazione dei cristiani al coraggio politico della giustizia e della solidarietà."
Nel sito "Mosaico di pace", come anticipazione del prossimo numero della rivista, è apparsa una lettera del vescovo emerito di Ivrea Luigi Bettazzi rivolta ai confratelli vescovi. "La nostra gente ha sempre pensato che i Vescovi, pur astenendosi da interventi diretti, non riuscissero a nascondere una certa simpatia per il Centrodestra, forse perché, almeno apparentemente, si dichiara più severo nei confronti dell'aborto e dei problemi degli omosessuali e più favorevole alle scuole e alle organizzazioni confessionali." "... tra i valori "non negoziabili", accanto alla campagna per la vita nascente e per le famiglie "regolari", va messo il rispetto per la vita e lo sviluppo della vita di tutti, in tempi in cui si allarga la divaricazione ... tra i popoli e i settori più sviluppati e più ricchi e quelli più poveri e dipendenti," "Ci stracciammo le vesti quando all'on. Prodi scappò detto che non aveva mai sentito predicare l'obbligo di pagare le tasse; ma avremmo dovuto farlo altrettanto quando altri invitavano a non pagarle..."
"Quello che vorrei accentuare è la sua testimonianza di nonviolenza: "Non avrebbe ammazzato una formica!", affermeranno gli amici. Anche in questo era in sintonia con monsignor Romero, che evangelicamente condannava ogni violenza, anche se riconosceva che non poteva mettere sullo stesso piano la violenza di chi voleva in tal modo approfondire e perpetuare la propria condizione di privilegio economico e politico, nello sfruttamento legalizzato delle grandi masse popolari, e la violenza di chi, esasperato e sfiduciato da una situazione di violenza strutturale che opprime insopportabilmente la stragrande maggioranza della popolazione, non vede altra strada di uscita che quella di una momentanea, inevitabile violenza rivoluzionaria, da abbandonare appena raggiunta una situazione di giustizia effettiva e di solidarietà."
L'impegno responsabile nell'agire politico si esprime non solo nella difesa di grandi valori, "ma innanzitutto nello sforzo sincero e operoso per realizzare una società più giusta e più solidale, in cui, fra l'altro, i valori stessi della vita, della famiglia e della religiosità possano attuarsi concretamente e universalmente, non limitandosi a dichiarazioni superficiali o a privilegi settoriali". "... in un tempo in cui il degrado della vita politica è evidente, in cui troppi rincorrono interessi e privilegi particolari, in cui gli stessi grandi ideali, proposti e difesi dalla Chiesa, vengono talora strumentalizzati anche da chi nella sua vita personale ha sempre mostrato di non tenerne un gran conto." "Sento di doverLa ringraziare anche come vescovo, benché emerito, per l'esempio che Ella ha dato di stile e di attenzione alla gente più in difficoltà." "forse il vero modo di "dare a Dio quello che è di Dio", in questo campo, è "dare a Cesare quel che è di Cesare", cioè serietà, onestà, solidarietà"
Il vescovo emerito di Ivrea risponde alle domande del giornalista e ex sindaco di Torino, toccando, con la consueta chiarezza e franchezza molti temi di attialità ecclesiale, sociale e culturale (i giovani e la speranza, vedere le cose a partire dalgi ultimi, il concilio. Solo una sottolineatura di scottante attualità:
"Basta guardare anche oggi come viene considerato il Concilio: l'autorità religiosa di Bologna non c'era ai funerali di Alberigo e non ho potuto presiederlo io, vescovo. Criticano Alberigo perché considerava il Concilio come un evento di grande cambiamento, mentre loro lo considerano solo un'accelerazione, che non va interpretato come una discontinuità ma come una continuità. Su un piano dogmatico è vero che c'è continuità, non ci sono verità nuove, ma su un piano pastorale invece la discontinuità è fortissima. "
"E forse più che puntare sull'imposizione (o sulla libertà) delle leggi, dovremmo impegnarci sulla formazione delle coscienze per metterle in grado di scegliere tra le varie possibilità offerte."
"...Giungere però ad una scelta politica come conseguenza della fede, credo sia davvero un salto non solo illegittimo ma sconcertante"
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